Cari amici,
alla luce della 2 giorni di Roma, in cui si è discusso di cosa i
Riformatori Liberali sono e di cosa potrebbero diventare, è emerso
con evidenza che i Riformatori Liberali non hanno alcuna aspirazione
a diventare un partito.
Io immaginavo un partito che si assuma nel paese la rappresentanza
del pensiero liberale e la guida di milioni di liberali dispersi
nelle file del centrodestra, del centrosinistra e del non voto.
Immaginavo un partito che raccogliesse questi liberali, li
organizzasse, candidasse ad assumere responsabilità amministrative e
di governo a qualsiasi livello, locale, regionale, nazionale ed
europeo.
Immaginavo un partito che consentisse ai suoi militanti di
candidarsi ad amministrare una qualsiasi realtà locale al grido
di "America Mercato Individuo", perseguendo un ideale di Stato
Minimo, tagliando l'ICI, l'addizionale IRPEF o magari le tasse sulla
spazzatura. Un partito che cercasse di ribaltare il meccanismo
perverso che ad una tassazione centralizzata vede contrapposti
migliaia di centri spesa decentralizzati, che fa sì che un
amministratore locale è un buon amministratore se riesce ad ottenere
dal centro e a spendere sul proprio territorio quanti più soldi
possibile, mettendosi il cuore in pace con un "se non li spendessimo
noi li spenderebbe qualcun altro".
Immaginavo un partito che desse delle direttive su come amministrare
una realtà locale indicando dove tagliare le spese, dove risparmiare
e come restituire ai cittadini quanto tolto con le imposte.
Immaginavo un partito che non lasciasse l'amministrazione delle
realtà locali nelle mani di comunisti, postcomunisti, socialisti,
democristiani e destra sociale.
Immaginavo un partito che non accusasse chi ha aspirazioni ad
amministrare in modo liberale un territorio di voler usare il
simbolo dei Riformatori Liberali come un "ascensore" per salire ai
piani alti della politica o, peggio, come un mezzo per fare
clientele e giochi sporchi. Immaginavo un partito che cercasse di
distinguere tra affaristi della politica e persone dotate di senso
civico, e che espellesse i primi e promuovesse i secondi, invece di
fare di tutta l'erba un fascio e rifiutare in blocco
l'amministrazione delle realtà locali.
Di conseguenza immaginavo un partito che non avesse schifo dei
propri iscritti ed amministratori locali, e che fosse invece
orgoglioso di andare a contrattare le formazioni delle liste
elettorali forte del loro numero sempre crescente.
Ma, ci è stato detto, "questo è il partito 'tradizionale'",
e... "per l'amor di Dio, il partito 'tradizionale' no". Per quanto
possa essere un modello chiaro e "rassicurante", per quanto possa
essere snello, leggero, moderno, il partito no: "il partito è
tangentopoli, il partito è l'ascensore degli affaristi, il partito è
fatto di clientele, di giochi sporchi e di tessere comprate". Questa
è l'unica cosa che è stata detta con chiarezza nei due giorni del
passato weekend.
Da questa presa di posizione così netta ne traggo le debite
conseguenze. Personalmente ritengo che un movimento d'opinione non
dia ai suoi iscritti gli strumenti per partecipare attivamente alla
politica a qualsiasi livello, ma si limiti a chiedere loro
finanziamenti e di seguire passivamente la leadership del movimento.
Al massimo si richiede ai militanti di allestire il pulpito per dei
momenti di comunicazione della leadership.
Questo è forse l'aspetto che ho odiato più di tutti nel movimento
radicale: Pannella per me è l'unico radicale che c'è. Se uno la
pensa come Pannella, è radicale. Altrimenti non è radicale. Questo
implica che il militonto radicale non deve pensare o agire ma
limitarsi a farsi dire da Pannella quello che deve pensare.
Questo è il ruolo che spetta all'iscritto ad un movimento
d'opinione: seguire la leadership e finanziarla perché possa
continuare a dirgli cosa pensare.
Scusate, ma non fa per me. Penso che un movimento di opinione non
abbia bisogno di militanti, ma al massimo di militonti. E non
farebbe nemmeno per me un invito ad entrare in quella leadership,
perché la mia aspirazione non è quella di essere il leader di un
gruppo (più o meno grande) di militonti.
Da oggi smetterò di definirmi "iscritto" o "militante" dei
Riformatori Liberali e mi limiterò a definirmi "simpatizzante" o,
visto che ho pagato la quota il 2 marzo, "piccolo finanziatore".
Inoltre chiederò agli amici del club "Riformatori Liberali Europei",
di cui sono coordinatore, di sciogliere il club e, se vorranno, di
rifondarlo con un altro nome (ad es. Riformatori Liberali Veneti).
Verso "i quattro" resta la mia grande stima, resta un'amicizia che,
visti i 2000 km di distanza che ci separano, non ha avuto abbastanza
occasioni di essere coltivata, e resta la condivisione della
grandissima parte delle idee politiche. Resta la speranza di poter
presto collaborare per fare assieme quella politica liberale in cui
tutti crediamo per realizzare quelle idee in cui crediamo.
Le nostre strade non si dividono: restiamo sulla stessa strada, ma
viaggiamo su corsie parallele. Vorrei che restassimo in contatto e
che ci aiutassimo a vicenda (in fondo sono pur sempre un
finanziatore e simpatizzante, no?), ma per me è il momento di
cercare altri compagni di viaggio, compagni liberali che cercano
militanti e non militonti.
Con affetto,
Gionata