04 ) RUBRICHE VARIE / ECONOMIA: - I sei mesi decisivi -
di: Maurizio Blondet
Il semestre da luglio a dicembre 2008 sarà, per il pianeta, il tuffo nella
fase d'impatto della crisi sistemica globale. È «l'alerte» lanciata dal
Gruppo francese di analisi Europe 20/20 (1).
Apparentemente, la previsione si sta già avverando in USA - dove manca
ogni genere di ammortizzatore sociale o economico - con il crollo del Dow
Jones di oltre 30 punti, il petrolio a 140, Lehman Brothers vicina al
tracollo; Goldman Sachs che dà valutazioni in discesa di Merrill Lynch e
Citigroup (e Merrill Lynch che svaluta Goldman Sachs); American Express
che denuncia l'accumulo di arretrati dei loro clienti nel pagare i debiti,
mentre Federal Express segnala un netto rallentamento di ogni tipo di
trasporto; United Airlines che licenzia 950 piloti (il 15% del totale),
General Motors che ha visto un calo delle vendite del 28%, e non può più
fare offerte speciali per attrarre compratori a rate, perché la sua
finanziaria, la GMAC, è schiacciata da insolvenze dei clienti che l'auto
l’hanno già comprata, e non riescono a pagarla.
E sì che l'auto sta diventando la casa in cui dormono sempre più famiglie
della classe media, che hanno avuto l'immobile pignorato non potendo
pagare il mutuo. Nella ricca e chic Santa Barbara, California, sono già
800 i pignoramenti delle belle ville, e 800 famiglie hanno raggiunto i
senza tetto nei parcheggi a loro riservati. Questa è l'America, già oggi
(2).
E quando toccherà al resto del mondo ? Europe 20/20 risponde: «È nel corso
del semestre prossimo che convergeranno con il massimo d'intensità tutte
le componenti della crisi - finanziaria, monetaria, economica, strategica,
sociale, politica». E descrive i «otto fenomeni maggiori che segneranno i
sei mesi futuri in modo decisivo, e orienteranno gli anni 2009-2010».
Primo: «Il dollaro a perdere (per fine 2008, 1 euro sarà eguale a 1,75
dollari). Il panico del collasso della divisa USA assilla la psicologia
collettiva americana».
Secondo: «Rottura del sistema finanziario mondiale a causa
dell’impossibile tutela di Washington».
Ben Bernanke, capo della Federal Reserve, ha parlato di una volontà di
«rafforzare» il dollaro. Le sue parole risibili sono tutto quel che resta
per ritardare la presa di coscienza collettiva, da parte di tutti i
detentori di valuta USA, che Washington non ha più i mezzi per sostenere
la sua moneta. Nel 2006 ancora la caduta del dollaro era una politica
deliberata con lo scopo di ridurre il deficit commerciale americano e il
valore reale del debito USA verso il mondo, che è ovviamente denominato in
dollari. Ma ora questa tattica «si rivolta contro i suoi iniziatori, e si
trasforma in una fuga generalizzata verso l'uscita dagli USA».
Fra poche settimane, quando si vedrà che è impossibile organizzare a
livello mondiale un'azione qualunque per stabilizzare il dollaro, in
quanto l'economia USA affonderà sempre più in basso nella recessione,
mentre il mondo è già ingorgato di dollari di cui nessuno sa come
liberarsi, «allora il sistema finanziario globale esploderà in diversi
sotto-sistemi che tenteranno di sopravvivere alla meglio, in attesa che
compaia un nuovo equilibrio finanziario mondiale».
La teoria indicherebbe a Washington la via per stabilizzare il dollaro:
dovrebbe rialzare nettamente i tassi d'interesse (oggi al 2%) e ridurre
drasticamente la creazione di moneta dal nulla. Ma in pratica, ciò
produrrebbe l'arresto immediato, in poche settimane, dell'economia
americana, quella finanziaria e quella reale.
Il mercato immobiliare si ridurrebbe a zero, dato l'aumento rovinoso dei
mutui a tasso variabile (altri pignoramenti a migliaia) e per mancanza di
credito a basso costo; il consumo americano diventerebbe negativo,
ritraendosi mese per mese; i fallimenti di imprese sarebbero esponenziali,
Wall Street crollerebbe sotto il peso dei suoi debiti e sotto l'esplosione
del mercato del CDS (collateralized default swaps), i derivati sempre
presentati come «un'assicurazione» contro i rischi borsistici, ma che non
assicureranno nessuna visto che le controparti (che dovrebbero rifondere)
saranno già vaporizzate dalla crisi.
In breve, applicare la ricetta che la teoria consiglia in questi casi è,
politicamente, inaccettabile per qualunque presidente USA, per i suoi
effetti sociali. D'altra parte il vecchio trucco americano, farsi prestare
i soldi dai suoi fornitori per poter restare il grande consumatore
globale, non è più praticabile. Solo dopo un rafforzamento del dollaro,
con la cura da cavallo imposta dalla teoria, la Cina e gli altri creditori
tornerebbero a comprare i Buoni del Tesoro USA; siccome questo non
avverrà, ciascuno farà per sé. Ecco la «rottura» del sistema globale.
Europe 20/20 ricorda, a questo proposito, che Pechino, massimo detentore
di riserve in dollari (su cui ha perso, da gennaio, 75 miliardi di dollari
per il calo della valuta USA), ha agito con moderazione fino ad ora,
perché vuole garantire il successo delle sue Olimpiadi. Da metà agosto,
questo freno non ci sarà più: e la Cina può ricorrere ad «opzioni
brutali».
Terzo fenomeno: il crollo dell'economia reale USA si manifesterà in tutta
la sua evidenza.
Quarto: «Unione Europea: la periferia cade in recessione mentre il nucleo
della zona euro rallenta solamente». L'Italia, è inutile dirlo, fa parte
della «periferia», con Spagna, Grecia, Portogalllo, Irlanda e Francia. La
disparità con i risultati della Germania sottoporrà l'euro a una tensione
forse insopportabile: come si è già notato, i BOT italiani, benché in
euro, devono pagare un interesse più alto che i BOT tedeschi pure in euro.
Quinto: «L'Asia sotto il doppio colpo di bambù». Il primo colpo è
l'inflazione, il secondo è il calo decisivo delle esportazioni nel
principale mercato che assorbe le merci cinesi, coreane e giapponesi - gli
USA - e un forte rallentamento del secondo mercato, l'Europa. Una
doppietta che farà molto male a Paesi che hanno puntato tutto sulla
riduzione dei costi del lavoro e sulla competitività nell'export, e che
oggi vedono aumentare i costi produttivi per il rincaro delle materie
prime (petrolio anzitutto) e dei salari (da inflazione, in Cina sul 10%).
Si aggiunga che nei giorni scorsi il Congresso degli Stati Uniti - questi
predicatori dell'apertura liberista - ha posto un dazio del 700%
sull'import di acciaio cinese.
Sesto: «America latina: difficoltà crescenti, ma crescita mantenuta per
gran parte della regione». Due le eccezioni: la crisi colpirà duramente il
Messico, direttamente legato all'economia USA che sarà in depressione, e
l'Argentina (di nuovo).
Settimo: «Mondo arabo - regimi filo-occidentali alla deriva». Europe 20/20
prevede «un miscuglio di disordini da fame (rincaro del cibo), di
esplosione dell'integralismo (il prestigio di Hezbollah, di Hamas e
dell'Iran), cui va aggiunta l'incapacitò di Washington e dei suoi alleati
europei di una politica che non sia militare». Previsione: «60% di rischi
di esplosione politico-sociale sull'asse Egitto-Marocco». Quanto alla
probabilità di un attacco USA o israeliano ad ottobre, il gruppo francese
la pone al 70%.
La nomination di Barak Obama non fa che aumentare il rischio: l'uscente
Bush, repubblicano, potrebbe dare il via libera all'attacco fra
l'eventuale vittoria di Obama su McCain, e il suo insediamento effettivo.
Ottavo: «Le banche nella collisione delle bolle». Soprattutto le banche
mondiali americane e britanniche sono minacciate dall'esplosione di
quattro bolle speculative convergenti.
È dello stesso parere emesso dalla Barclay’s Bank, per voce del suo capo
della strategia azionaria, Tim Bond (3): ha avvisato i clienti a
prepararsi a «una tempesta finanziaria mondiale», dato che la credibilità
di Bernanke è crollata «sotto zero». «Siamo in un brutto ambiente; è
entrato lo shock inflazionistico, che sarà molto negativo per gli attivi
finanziari. Facciamo come le tartarughe, ritiriamoci nella nostra corazza.
Gli investitori si dovranno considerare fortunati se riusciranno a
preservare i loro beni».
Intanto, di cosa discutiamo furiosamente in Italia ? Se prendere o no le
impronte digitali ai piccoli ladri zingari, che danno false generalità e
non sono punibili per età, e per questo sono mandati dai cari genitori a
rubare al posto loro. Oppure, ci dividiamo sulle scemenze che si dicono al
telefono i ka... ni che stanno ai posti di comando, pensando a veline e
TV.
Con questo dato curioso: coloro che sono contro le impronte degli zingari
perché «violano la privacy», sono gli stessi che si dichiarano a favore
delle intercettazioni a tappeto, che violano molto più la privacy. Senza
contare che anche gli zingari bambini e senza nome che mettono le mani
nelle borsette, violano alquanto la privacy. Fortuna che in Italia abbiamo
il garante della privacy.
Occorrerebbe un «garante della logica»: ma sarebbe solo una nuova poltrona
a spese del contribuente e a beneficio di qualche politico trombato.
1) «Alerte LEAP/E2020: Juillet-Décembre 2008, le monde plonge au coeur de
la phase d’impact de la crise sistémique gloable», 15 giugno 2008.
2) Steven Pearlstein, «This recession, it’s just beginning», Washington
Post, 27 giugno 2008.
3) Ambrose Evans Pritchard, «Barclays warns of a financial storm as
Federal Reserve’s credibility crumbles», Telegraph, 27 giugno 2008.
Fonte: www.effedieffe.com