Dopo la visita di Benedetto XVI in America Latina, in cui il Papa ha affermato che la Chiesa Cattolica non ha mai imposto l’evangelizzazione delle civiltà precolombiane, sono state fortissime e da più fronti le reazioni in tutto il continente. Chávez chiede al Papa le scuse ufficiali.
“Il Papa Benedetto XVI deve scusarsi con i popoli indigeni sudamericani per aver negato l’Olocausto avvenuto durante l’evangelizzazione dell’America Latina”. Queste le dichiarazioni di Hugo Chávez, presidente venezuelano, alle sconcertanti affermazioni del Papa che volevano negare l’imposizione delle religione cattolica perpetrata dai Conquistadores cinque secoli fa. “Siamo stati vittime di un massacro molto grave, forse anche più dell’Olocausto della seconda guerra mondiale, e nessuno si può permettere di negarci questa verità, (…). Neanche sua Santità può permettersi di negare questo olocausto aborigeno.”
Forti hanno tuonato le parole del cattolicissimo Chávez in difesa della dignità indigena: “Come capo di Stato, ma con l’umiltà di un contadino venezuelano, invito il Pontefice a pubbliche scuse nei confronti di tutti i popoli latinoamericani”.
Era normale che le sconvolgenti dichiarazioni di Benedetto XVI scatenassero questo tipo di reazione. Se però quelle dell’eterno provocatore Chávez sono rimbalzate nei quotidiani di tutto il mondo, ci sono state anche molte altre risposte all’interno di tutto il continente latinoamericano che invece non hanno trovato spazio.
Sempre in Venezuela, ad esempio, la ministra dei popoli indigeni, Nizia Maldonado, ha criticato fortemente l’inopportuna uscita del Papa, rimarcando come “l’invasione imperiale abbia portato al genocidio più grande della storia sudamericana”. “Mi piacerebbe che un sacerdote rispondesse al Papa, esprimendo la vergogna che si prova ascoltando che i popoli indigeni erano in attesa dell’evangelizzazione”. La Maldonado ha anche sottolineato come l’obiettivo di imporre alle culture indigene la cultura cristiana non è purtroppo ancora scomparso, ricordando come esempio “l’operato dei missionari che operano alla frontiera tra Venezuela e Brasile”.
Anche dalla Bolivia ci sono state pubbliche risposte a Benedetto XVI, Mauricio Arias, leader (Apu Mallku, in lingua aymara) del Consiglio Nazionale di Ayllus ha tenuto a sottolineare: “La religione cattolica è stata imposta con la forza e la repressione, nonostante le nostre credenze e la nostra fede”.
Mentre dalla Colombia, Luis Evelis, leader della ONIC(Organizzazione Nazionale Indigena Colombiana), ha precisato: “Come popoli indigeni, sebbene credenti, non possiamo tollerare che la Chiesa pretenda negare le sue responsabilità con la negazione delle sue responsabilità nell’annilichimento della nostra identità e della nostra cultura”.
“Il Papa Benedetto XVI deve scusarsi con i popoli indigeni sudamericani per aver negato l’Olocausto avvenuto durante l’evangelizzazione dell’America Latina”. Queste le dichiarazioni di Hugo Chávez, presidente venezuelano, alle sconcertanti affermazioni del Papa che volevano negare l’imposizione delle religione cattolica perpetrata dai Conquistadores cinque secoli fa. “Siamo stati vittime di un massacro molto grave, forse anche più dell’Olocausto della seconda guerra mondiale, e nessuno si può permettere di negarci questa verità, (…). Neanche sua Santità può permettersi di negare questo olocausto aborigeno.”
Forti hanno tuonato le parole del cattolicissimo Chávez in difesa della dignità indigena: “Come capo di Stato, ma con l’umiltà di un contadino venezuelano, invito il Pontefice a pubbliche scuse nei confronti di tutti i popoli latinoamericani”.
Era normale che le sconvolgenti dichiarazioni di Benedetto XVI scatenassero questo tipo di reazione. Se però quelle dell’eterno provocatore Chávez sono rimbalzate nei quotidiani di tutto il mondo, ci sono state anche molte altre risposte all’interno di tutto il continente latinoamericano che invece non hanno trovato spazio.
Sempre in Venezuela, ad esempio, la ministra dei popoli indigeni, Nizia Maldonado, ha criticato fortemente l’inopportuna uscita del Papa, rimarcando come “l’invasione imperiale abbia portato al genocidio più grande della storia sudamericana”. “Mi piacerebbe che un sacerdote rispondesse al Papa, esprimendo la vergogna che si prova ascoltando che i popoli indigeni erano in attesa dell’evangelizzazion
Anche dalla Bolivia ci sono state pubbliche risposte a Benedetto XVI, Mauricio Arias, leader (Apu Mallku, in lingua aymara) del Consiglio Nazionale di Ayllus ha tenuto a sottolineare: “La religione cattolica è stata imposta con la forza e la repressione, nonostante le nostre credenze e la nostra fede”.
Mentre dalla Colombia, Luis Evelis, leader della ONIC(Organizzazione Nazionale Indigena Colombiana), ha precisato: “Come popoli indigeni, sebbene credenti, non possiamo tollerare che la Chiesa pretenda negare le sue responsabilità con la negazione delle sue responsabilità nell’annilichimento della nostra identità e della nostra cultura”.