L'assegno di disoccupazione non risolve, alla lunga, la crisi e il problema della stabilità economica dei cittadini italiani, anche se al presente può aiutarli a sopravvivere.
Andrebbero attuati in contemporanea due programmi: ristrutturazione economica e soddisfazione delle necessità economiche immediate.
Il problema oggi, visto il collasso della struttura, del tessuto socio-economico mondiale e locale, è: quale tipo di organizzazione produttiva ci si può dare?.
Per la ricostruzione economica del paese e lo sviluppo di una società solidale, P.R. Sarkar elenca alcuni punti essenziali:
* 100% occupazione alla popolazione locale
* Massimo sviluppo industriale
* Non importare prodotti dall'estero
* Produrre in base alla domanda locale
Qualche sintetica delucidazione:
a. Chi è popolazione locale? Coloro che hanno immerso i propri interessi socio-economici negli interessi socio-economici del paese in cui vivono. In parole povere quelli/e che contribuiscono al benessere socio-economico del paese. Vi sono molti imprenditori italiani che, per questa definizione, non potrebbero essere considerati cittadini italiani, nè molti stranieri che rimettono i guadagni alle famiglie di origine. 4 miliardi di euro censiti ogni anno se ne vanno verso i paesi di origine degli immigrati.
Ma il danno maggiore viene dai capitalisti locali e dalle multinazionali che raccolgono ricchezza locale, la spostano verso altri lidi o delocalizzano.
b. Massimo sviluppo industriale. Per ottenere massima occupazione. Si parla di industrie locali che mantengono in loco i ricavi. Industrie che producono sulla base della presenza di materie prime locali. L'Italia è povera di materie prime, ma può diventare autosufficiente in agricoltura, produrre macchinari per l'agricoltura e la lavorazione dei prodotti agricoli. Invece importiamo pomodori e prodotti agricoli addirittura dalla Cina, poi piangiamo perchè vi sono precari e disoccupati.
La delocalizzazione industriale ha spiazzato dal lavoro oltre 1 milione di persone.
In secondo luogo l'attuale modello produttivo, il capitalismo familiare italiano, è fallito; è necessario rimpiazzarlo un sistema di proprietà collettiva, non statale, dei mezzi di produzione: tutti i lavoratori diventano responsabili e proprietari delle attività produttive di beni essenziali (democrazia sul posto di lavoro)
c. Non importare prodotti dall'estero. Il terzo punto dell'approccio proutista è che i prodotti finiti realizzabili localmente non si possano importare. Questo implica che la popolazione locale dovrebbe appoggiare le industrie locali, acquistando i loro beni finiti. Anche se inizialmente questi beni finiti possono non essere all'altezza per qualità ed efficienza di quelli prodotti all'estero, tuttavia questo può assicurare lo sviluppo delle industrie locali e l'occupazione. Con l'appoggio continuativo, le aziende locali si svilupperanno a tal punto da produrre beni di ottima qualità. Ma se per ragioni economiche, politiche o a causa dello sfruttamento psico-economico i cittadini acquistano beni finiti esteri invece di quelli locali, le industrie in crescita saranno forzate a chiudere creando disoccupazione e altri problemi sociali....
d. Produrre in base alla domanda locale. Un altro punto dell'approccio proutista è che la domanda proveniente dalle aree locali sia soddisfatta. Infatti è necessario studiare a fondo la situazione locale e adottare poi dei programmi per rispondere alla impellente domanda locale. Un esempio per i gruppi socio-economici in Germania, Irlanda e Korea il programma prioritario dovrebbe essere l'unificazione della loro divisa nazione... In altri paesi vi sono le infrastrutture, ponti, strade, irrigazione. Qui in Italia possiamo pensare allo sviluppo dell'economia locale, per dare occupazione... banche cooperative per favorire il credito per lo sviluppo delle piccole e medie industrie, il tutto per rendere più veloce lo sviluppo eocnomico locale. (P.R. Sarkar - A Few Problems Solved - 1984)
E' un approccio molto radicale, ma forse necessario in un momento di collasso del sistema liberista che aveva incantato tutti ma beneficiato pochissimi.