"Giardino come bene comune": dalla
Garbatella la genetica della forma dell´urbano
In genere architetti e speculatori discutono
banalmente dei prossimi grattacieli che ogni anno vengono eretti nella
metropoli di New York o Shanghai mentre la discontinuità, la rottura,
il nuovo nascono dal progettare e realizzare la "nuova forma
dell´urbano" a partire dallo smontaggio dei prodotti e dal loro costo
energetico, dal ridisegno dei trasporti e soprattutto da un
nuovo-antico rapporto con la campagna.
Il giardino come bene comune, il giardino come confine del territorio
fra città e campagna, questo il nuovo morfema urbano.
È
quest´ultimo il nuovo registro entro cui progettare la dimensione
urbana come manifestazione di una nuova catena corta che vede la
campagna in città e viceversa l´urbano seminato nella campagna.
Per
questo devono cambiare letteralmente le competenze e le professioni con
cui progettare le città, partendo dal sistema di scambio energetico e
dal terreno bioagricolo, come paradigmi del "Green ring" attorno al
quale generare "metropoli".
"Metropoli" cioè "madre di città",
questo il significato originario e fondante della città greca , capace
non solo di essere città ma soprattutto di generare città e per
generare città dobbiamo partire dalla loro sostenibilità alimentare ed
energetica.
Per continuare lo sviluppo urbano tipo Londra o
Shanghai servono architetti o al massimo urbanisti, mentre per pensare,
coordinare e progettare la nuova metropoli occorrono ambientalisti,
agronomi, giardinieri, ingegneri energetici ed designer per gli oggetti.
La
"catena corta" tra produttori e consumatori, meglio cittadini
consapevoli è il paradigma della nuova progettazione, coniugata con la
rete lunga cioè la visione e la responsabilità dello smontaggio dei
prodotti come sequenza della catena del valore industriale.
Oggi
infatti in una fase "preistorica" dell´industria, diciamo nel
paleolitico abbiamo la concezione industriale che pensa se stessa come
attività di progettazione, fabbricazione e al massimo logistica prima
del consumo.
Poi ci si affida a quel mostro devastante e
ultraconservatore che è la cosidetta GDO, la grande distribuzione che
crede ideologicamente di distribuire le merci ai consumatori, ma in
realtà come Wal-mart dimostra serve a comandare sui produttori,
governando sulla liquidità derivata dai consumatori come una vera e
propria arma politica per ridurre i costi ed impedire ogni innovazione
dei prodotti.
Per questo da Walmart alla Coop la grande
distribuzione è il nemico, il nemico che comanda il consumo e la sua
forma devastata e devastante sia della forma della città sia
dell´autonomia del cittadino.
Drammatica nella Cina odierna la
dinamica dello sviluppo delle città, tutte inequivocabilmente costruite
attorno al Mall, al centro commerciale che diventa il centro della vita
e il centro della forma umana del vivere.
Centri commerciali
sempre più grandi, periferie sempre più vaste, standardizzione dei
prodotti, distruzione dei mercati agricoli, crescita dei trasporti,
inquinamento atmosferico e inquinamento delle menti tramite il comando
della pubblicità, questo lo scena-rio della trasformazione urbana più
vasta e veloce nella storia recente.
Proprio perché riteniamo
che la forma della città sia il cuore della polis e dunque della
politica, pensiamo che ripartire da progettare metropoli, meglio
smontare quelle attuali e rimettere al centro i paradigmi della catena
corta agricola e della rete lunga ecologica sia decisivo per entrare
nella nuova "fase industriale" dove lo smontaggio dei prodotti
finalmente farà parte della loro progettazione.
Designer dello
smontaggio, ingegneri del disassembling, queste le nuove professioni da
inventare e coniugare con i giardinieri e i bioagricoltori per
progettare certo insieme ad i bioarchitetti e gli ingegneri
ambientalisti la nuova forma dell´urbano.
Per questo vogliamo
aprire una discussione sulle contraddizioni ed opportunità attuali
sulla forma della città, attraversando i progetti di Gas, gruppi di
acquisto solidale, le esperienze dei farmers market, le strategie per
riorganizzare la logistica ed i trasporti per le produzioni alimentari
biologiche come il progetto di City logistic di Pro.B.E.R, gli esempi
di "mercatali" in Toscana ed altre regioni, la nuova funzione del
giardino in città verificata e sostenuta da Bio-habitat, metodo
ispirato al biologico, ed una critica serrata al modello devastante e
energivoro dell´iper-auto-megalopoli.
Ritornare alla città vuol
dire ritrovare il giusto equilibrio fra agorà e demos, fra sistema
urbano e campagna, in realtà cibo per il corpo e cibo per la mente.
Laddove
la "parola diventa carne", là avviene il magico e sacro confine
dell´umano con il suo futuro, per questo dalla "Casetta" si produce la
nuova genetica dell´urbano e della sua qualità.
Oscar Marchisio