Inizia a cambiare qualche cosa nel mondo del lavoro: per ora una partecipazione dei lavoratori/trici agli utili delle aziende, ma gli industriali dicono: al comando siamo ancora noi..." Sacconi frena sulla partecipazione alla gestione "modello tedesco".
Quello che sorprende è che si vada spesso a copiare modelli di altri paesi e non si studi ed applichi un modello italiano ricavato dal buon senso e dalla razionalità: il modello elettorale alla francese, alla tedesca, franco-tedesco, modello educativo Obama etc...
Pensate un po' quante energie sprecate la non partecipazione di tutti i lavoratori, colletti blu e bioanchi, ciascuno per il proprio ruolo e competenze, alla gestione dell'azienda.
Un solo imprenditore al comando, potenzialmente potrebbe creare disastri per migliaia di famiglie. Tanzi della Parmalat insegna...
E i sidacati tacciono. Un peccato che non l'abbiano portata avanti loro questa idea...
Saluti
Tarcisio Bonotto
"Partecipazione, la legge entro l’anno"
Quello che sorprende è che si vada spesso a copiare modelli di altri paesi e non si studi ed applichi un modello italiano ricavato dal buon senso e dalla razionalità: il modello elettorale alla francese, alla tedesca, franco-tedesco, modello educativo Obama etc...
Pensate un po' quante energie sprecate la non partecipazione di tutti i lavoratori, colletti blu e bioanchi, ciascuno per il proprio ruolo e competenze, alla gestione dell'azienda.
Un solo imprenditore al comando, potenzialmente potrebbe creare disastri per migliaia di famiglie. Tanzi della Parmalat insegna...
E i sidacati tacciono. Un peccato che non l'abbiano portata avanti loro questa idea...
Saluti
Tarcisio Bonotto
"Partecipazione, la legge entro l’anno"
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| Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi |
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Sacconi accelera sulla proposta di
Tremonti: sì agli utili distribuiti
anche ai lavoratori, ma frena
sull'intervento diretto nella
gestione su modello tedesco
Tremonti: sì agli utili distribuiti
anche ai lavoratori, ma frena
sull'intervento diretto nella
gestione su modello tedesco
ARMANDO ZENI
INVIATO A CORTINA
«Si farà», dice subito dopo aver definito «notevole e di spessore» l’intervento di Giulio Tremonti al meeting di Rimini dove il Ministro dell’Economia ha proposto la partecipazione dei dipendenti agli utili di impresa: «non è un sogno di mezza estate - spiega deciso il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi - noi faremo entro l’anno una legge che renda possibile, che codifichi questa partecipazione agli utili dei lavoratori. Ci sono tutte le condizioni per farla». Gettato il sasso insomma, il governo ci sta pensando. Anche perché, aggiunge Sacconi, l’uscita dalla crisi ha bisogno di un ripensamento complessivo dei rapporti economici e sociali.
La tesi è suggestiva. Tremonti, davanti alla platea ciellina di Rimini l’ha in qualche modo teorizzata partendo dai casi più recenti di protesta sindacale, gli operai milanesi saliti sulla gru dell’Innse, i dipendenti romani sul Colosseo, «proteste senza violenze» per il Ministro dell’Economia che, insieme al caso dell’imprenditore che per salvare la Innse «non ha chiesto soldi allo Stato ma ne ha messi dei suoi», gli fanno dire che «il conflitto di classe non c’è più». E Sacconi, antico teorizzatore di nuovi equilibri sociali ed economici («che vadano al di là dell’antica contrapposizione socialdemocratica capitale-lavoro») sottoscrive parola per parola le tesi tremontiane e, spiega, «servono a riprogettare il mercato che sarà, e riportano finalmente nel giusto modo il lavoro al centro dell’attenzione». Anche se attenzione, un distinguo dal collega dell’economia Sacconi lo sottolinea. Lui, dice, è contrario a proteste «straordinarie» come quelle a Roma e a Milano: «si deve operare per garantire condizioni ordinarie di confronto tra le forze sociali perché da queste iniziative esterne non è detto che si generino risposte adeguate».
Ma sulla proposta della compartecipazione agli utili, d’accordissimo. Tant’é, anticipa, che il governo farà al più presto una legge per renderla possibile. Una legge, aggiunge, «che non significa far partecipare i lavoratori alla gestione delle imprese», no precisa ricordando che persino in Germania si sta ripensando il modello cogestivo da tempo adottato dalle grandi imprese: «la gestione delle aziende deve restare ai manager e agli imprenditori, qui si tratta di far partecipare i dipendenti alla distribuzione dell’utile». Un passo, dice Sacconi parlando all’ennesimo incontro estivo di Cortina, molto importante perché proprio la gravità della crisi vissuta negli ultimi due anni dimostra che «serve una nuova complicità tra capitale e lavoro».
Certo, ammicca tra qualche applauso della platea, non tutti saranno d’accordo, «per esempio la Cgil, figlia del conflitto distributivo». Per fortuna insiste «in Italia c’è il pluralismo sindacale e c’è chi, come Bonanni della Cisl ma anche altri, condividono le posizioni di Tremonti». A muso duro, Sacconi, sia pure col sorriso sulle labbra ma con la certezza ripetuta, anche qui tra qualche applauso, «che il governo vuole arrivare entro l’anno a una legge in materia». Legge, anticipa, «che può prevedere una tassazione massima del 10% anche per i redditi collegati a una partecipazione agli utili di impresa».
Insomma, il dado sembra tratto. E pazienza se l’uscita dalla crisi («che si intravede») avrà una coda problematica in un autunno che Sacconi definisce «freddo» per il rischio di chiusure di fabbriche e di nuova occupazione. «Il problema fondamentale dell’autunno è garantire liquidità alle imprese per consentire loro di sopravvivere, è importante che il sistema bancario si comporti coerentemente con la firma dell’accordo per la moratoria negli affidamenti».
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200908articoli/46803girata.asp
«Si farà», dice subito dopo aver definito «notevole e di spessore» l’intervento di Giulio Tremonti al meeting di Rimini dove il Ministro dell’Economia ha proposto la partecipazione dei dipendenti agli utili di impresa: «non è un sogno di mezza estate - spiega deciso il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi - noi faremo entro l’anno una legge che renda possibile, che codifichi questa partecipazione agli utili dei lavoratori. Ci sono tutte le condizioni per farla». Gettato il sasso insomma, il governo ci sta pensando. Anche perché, aggiunge Sacconi, l’uscita dalla crisi ha bisogno di un ripensamento complessivo dei rapporti economici e sociali.
La tesi è suggestiva. Tremonti, davanti alla platea ciellina di Rimini l’ha in qualche modo teorizzata partendo dai casi più recenti di protesta sindacale, gli operai milanesi saliti sulla gru dell’Innse, i dipendenti romani sul Colosseo, «proteste senza violenze» per il Ministro dell’Economia che, insieme al caso dell’imprenditore che per salvare la Innse «non ha chiesto soldi allo Stato ma ne ha messi dei suoi», gli fanno dire che «il conflitto di classe non c’è più». E Sacconi, antico teorizzatore di nuovi equilibri sociali ed economici («che vadano al di là dell’antica contrapposizione socialdemocratica capitale-lavoro») sottoscrive parola per parola le tesi tremontiane e, spiega, «servono a riprogettare il mercato che sarà, e riportano finalmente nel giusto modo il lavoro al centro dell’attenzione». Anche se attenzione, un distinguo dal collega dell’economia Sacconi lo sottolinea. Lui, dice, è contrario a proteste «straordinarie» come quelle a Roma e a Milano: «si deve operare per garantire condizioni ordinarie di confronto tra le forze sociali perché da queste iniziative esterne non è detto che si generino risposte adeguate».
Ma sulla proposta della compartecipazione agli utili, d’accordissimo. Tant’é, anticipa, che il governo farà al più presto una legge per renderla possibile. Una legge, aggiunge, «che non significa far partecipare i lavoratori alla gestione delle imprese», no precisa ricordando che persino in Germania si sta ripensando il modello cogestivo da tempo adottato dalle grandi imprese: «la gestione delle aziende deve restare ai manager e agli imprenditori, qui si tratta di far partecipare i dipendenti alla distribuzione dell’utile». Un passo, dice Sacconi parlando all’ennesimo incontro estivo di Cortina, molto importante perché proprio la gravità della crisi vissuta negli ultimi due anni dimostra che «serve una nuova complicità tra capitale e lavoro».
Certo, ammicca tra qualche applauso della platea, non tutti saranno d’accordo, «per esempio la Cgil, figlia del conflitto distributivo». Per fortuna insiste «in Italia c’è il pluralismo sindacale e c’è chi, come Bonanni della Cisl ma anche altri, condividono le posizioni di Tremonti». A muso duro, Sacconi, sia pure col sorriso sulle labbra ma con la certezza ripetuta, anche qui tra qualche applauso, «che il governo vuole arrivare entro l’anno a una legge in materia». Legge, anticipa, «che può prevedere una tassazione massima del 10% anche per i redditi collegati a una partecipazione agli utili di impresa».
Insomma, il dado sembra tratto. E pazienza se l’uscita dalla crisi («che si intravede») avrà una coda problematica in un autunno che Sacconi definisce «freddo» per il rischio di chiusure di fabbriche e di nuova occupazione. «Il problema fondamentale dell’autunno è garantire liquidità alle imprese per consentire loro di sopravvivere, è importante che il sistema bancario si comporti coerentemente con la firma dell’accordo per la moratoria negli affidamenti».
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200908articoli/46803girata.asp



