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Il 'Punto' di Claudio: il mistero dell'acqua di Taggia   Elenco di messaggi  
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Il punto di Claudio Porchia


Il punto di Claudio - 19 agosto 2008
Il 'Punto' di Claudio: il mistero dell'acqua di Taggia

Sono pervenuti numerosi commenti al precedente punto sull’acqua potabile. Alcuni simpaticamente mi hanno invitato a bere l’acqua delle loro abitazioni, che è di colore marrone, accusandomi di aver scritto una stupidaggine perché, secondo loro, nessuno in provincia di Imperia beve acqua del rubinetto. Altri mi hanno scritto sostenendo di usare da anni l’acqua del rubinetto e che avevo scoperto l’uovo di colombo. Non sono disponibili dati ufficiali, ma tento ugualmente qualche considerazione. La situazione provinciale è molto articolata. Generalmente è migliore a ponente: da Ventimiglia fino a Ospedaletti la qualità dell’acqua del rubinetto appare complessivamente buona. A Sanremo la situazione è a macchia di leopardo. Dalla zona di Imperia e Diano Marina sono arrivate solo indicazioni negative, mentre nei paesi dell’entroterra la situazione si presenta positiva. Una situazione che appare irrazionale considerando che l’acqua spesso arriva dalle stesse fonti. Stupisce, inoltre, la passiva accettazione dei cittadini di questa situazione, come se l’acqua marrone fosse una maledizione divina, cui non ci si può sottrarre, ed il fatto di essere costretti a spendere ogni mese decine di euro per acquistare acqua in bottiglia sia soltanto determinato dalla sfortuna. Se poi all’atteggiamento dei consumatori aggiungiamo la latitanza di alcune amministrazioni locali, come se il problema non li riguardasse, ed il totale disinteresse di alcune società che gestiscono gli acquedotti, si ottiene una miscela pericolosa. Se non si affrontano oggi questi problemi, con la definizione dell’ambito territoriale ottimale dell’acqua da parte dell’amministrazione provinciale, le tariffe si allineeranno sulla fascia più alta mentre la qualità dell’acqua potrebbe scivolare su quella più bassa. E’ un rischio concreto, non fantascienza.

Fra le tante situazioni quella di Arma di Taggia assume una valenza simbolica. Al riguardo mi ha scritto Massimo Bolla, consigliere di opposizione del comune, segnalandomi che da tempo nei consigli comunali si beve acqua servita nelle brocche con la scritta “acqua di Taggia” e che anche nelle scuole viene fornita agli studenti acqua del rubinetto in caraffa. L’amministrazione comunale ha quindi fatto una scelta coerente e coraggiosa, forse poco pubblicizzata, ma di positivo impatto sull’ambiente. Inoltre il riconoscimento di questo comportamento positivo è fatto con onestà da un consigliere di opposizione e questo non capita spesso. Ma la situazione non è tutta rose e fiori: Taggia è in qualche modo emblematica di quanto accade nel resto della provincia, dove c’è chi può usare l’acqua del rubinetto per bere e cucinare e chi non la può usare nemmeno per lavarsi i denti. Dove ci sono famiglie che spendono centinaia di euro ogni anno per la sfortuna di abitare in un quartiere piuttosto che in un altro. E con la beffa aggiuntiva che l’acqua di Taggia, che è quella buona, costa meno mentre l’acqua imbevibile costa di più. Per approfondire la situazione di Taggia vi allego la lettera che mi ha mandato Massimo Bolla e che ha intitolato simpaticamente 'separati in casa'. Come sempre attendo vostri commenti e critiche a questo indirizzo: claudio.porchia@....

'SEPARATI IN CASA' - Massimo Bolla – Capogruppo “Centrosinistra” consiglio comunale di Taggia.

"Caro Claudio, al momento non possiedo dati statistici precisi, ma posso affermare con sicurezza che il comune di Arma di Taggia conta la più alta percentuale di “separati in casa” d’Italia. Problemi di cuore? No problemi di acqua. E’ notorio e riconosciuto da tutti che l’acquedotto del nostro comune fornisca acqua non solo potabile, ma anche qualitativamente buona. Nell’idilliaco rapporto di coppia che potrebbe esserci tra gli armataggesi ed il loro acquedotto, però, nella migliore tradizione del feuilleton, s’inserisce il terzo incomodo: l’AMAIE. Da qui il dramma famigliare. Una quota della popolazione, che ha avuto, per sorte o previdenza, la possibilità di abitare in determinate zone del comune rimane fedele al patto coniugale, un’altra si trasforma, suo malgrado, in partner fedifrago e traditore.

Ora, non metto in dubbio la potabilità dell’acqua fornita dalla S.p.a. sanremese, dal momento che do per scontato il rispetto della legge, ma (e questo è un fatto oggettivo) il suo sapore ed il suo colore lasciano, quantomeno, a desiderare. Ecco allora che, da sempre, quando ha sete, una parte della città apre il rubinetto di casa e beve, mentre un’altra parte, mette mano al portafoglio, va in negozio e compra i cestelli di bottiglie (normalmente di plastica) di cui abbisogna.

Perché questo trattamento discriminatorio? Non se lo ricorda nessuno. E’ sempre stato così punto. A questo si aggiunga che il prezzo a metro cubo dell’acqua erogata dall’AMAIE costa ai cittadini “scelti” più di quello dell’acqua fornita dall’acquedotto comunale. A questo si aggiunga ancora che l’acquisto delle bottiglie si trasforma, al termine della filiera, in un’abbondante produzione di plastica da gettare che tanto contribuisce, com’è noto, al benessere dell’ambiente.

L’attuale amministrazione ha bandito sia dal consiglio comunale, sia (fatto più rilevante) dalle sei mense scolastiche del nostro comune le bottiglie di plastica, ricorrendo a caraffe di acqua provenienti dal nostro caro acquedotto. Si è trattato di un gesto sicuramente encomiabile e che va nella direzione di quelle buone prassi di cui la Pubblica Amministrazione italiana è generalmente così avara. Ma, come spesso accade, si vede l’albero, ma non il bosco.

Quanta plastica immettono nel ciclo dei rifiuti gli amanti armataggesi dell’AMAIE? Quanto spendono all’anno per dissetarsi? Siccome, avendo cambiato casa di recente, sono finito nel novero dei “fortunati”, ho azzardato alcuni conti spannometrici, tenendo conto che il nostro nucleo famigliare è composto di tre persone.

Peso di una bottiglia da 1,5 lt. vuota: 35 grammi
Acquisto medio settimanale: 12 bottiglie
Plastica prodotta alla settimana: 420 grammi
Plastica prodotta in un anno: 21840 grammi pari a 21,84 Kg

I nuclei familiari del nostro comune sono 6691 (dati al 31.12.2006). Non so ancora quanti siano quelli serviti dall’AMAIE, ma ad occhio direi che alla fine dell’anno abbiamo prodotto qualche decina di tonnellate di plastica inserite nel ciclo dei rifiuti che pagano tutti i cittadini. Dal punto di vista economico, ipotizzando un prezzo medio (contenuto) di 3,5 euro a cestello un nucleo famigliare spende 364 euro all’anno in più di un suo concittadino utente dell’acquedotto comunale solo per bere acqua. Si dice che gli/le amanti costino: va bene, però uno vorrebbe almeno potere scegliere se averli o no".

Carlo Alessi


Mar 19 Ago 2008 10:29 am

gaggino@...
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Simone Gaggino
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