UNA SCUOLA DA DEMOCRATIZZARE
L´UNICA DEMOCRAZIA OGGI POSSIBILE E PRATICABILE NELLA SCUOLA E´ LA
DEMOCRAZIA A PARTECIPAZIONE DIRETTA
di Lucio Garofalo
L´esperienza di lavoro, più che decennale, nella scuola pubblica italiana (ma
credo che il discorso valga a maggior ragione anche per quella privata) mi ha
insegnato, attraverso frequenti casi e circostanze assolutamente negative, che
attualmente non esiste più alcun margine, né spazio di agibilità e libertà
sia democratica che sindacale, e tantomeno politica, nella vita e nel
funzionamento dei cosiddetti "organi collegiali", a partire dal Collegio dei
docenti, che ironicamente ho ribattezzato "degli indecenti".
Come si è verificato in molteplici occasioni, persino le idee e le proposte che
sono indubbiamente da apprezzare nel merito, in virtù delle finalità
dichiaratamente a favore degli alunni, inevitabilmente finiscono per suscitare
reazioni di perplessità, di critica e dissenso rispetto alle modalità
impiegate, che non costituiscono un aspetto secondario o marginale, né un
elemento di pura formalità procedurale, in quanto i metodi e le regole formano
la base su cui poggia un´autentica democrazia collegiale. Tale deficit, ovvero
l´assenza di regole e di trasparenza democratica, si avverte sempre più
spesso sia in fase di elaborazione e di creazione progettuale, quindi in fase di
discussione e di approvazione formale, sia in fase di esecuzione pratica e
operativa.
Per citare un caso recente ed emblematico, che investe la scuola dove (ahimè)
insegno, una delle circostanze più amare, spiacevoli ed infelici che ho
registrato, concerne le modalità e le procedure decisionali adottate in merito
ai cosiddetti "Corsi di recupero".
Premesso che tali interventi compensativi sono un´iniziativa senza dubbio
valida e persino eccellente, essendo finalizzata al recupero a beneficio degli
alunni che nel corso dell´anno hanno evidenziato lacune, lentezze o
difficoltà sul piano degli apprendimenti e dei contenuti disciplinari, è
quantomeno da obiettare che la proposta sia supportata da un´ampia
condivisione della base collegiale. Infatti, sono di imprescindibile necessità
quelli che ad altri appaiono evidentemente come oziose e noiose procedure
burocratiche da eliminare o rimuovere. Mi riferisco a quei preziosi momenti di
riflessione, dibattito e partecipazione collettiva che sono valori essenziali
tanto, se non più del merito stesso di un´idea o di un progetto, per quanto
nobile, originale e impareggiabile possa essere.
Le procedure democratiche del confronto, della partecipazione e della ratifica
collegiale non possono essere sminuite o degradate al livello di un arido
formalismo burocratico, come ormai accade in molte realtà scolastiche, laddove
i Collegi dei docenti sono esautorati di ogni potere di controllo e decisione,
sono privati della libertà di discutere e confrontarsi sulle questioni. In tali
contesti le delibere non scaturiscono da un confronto sincero, né poggiano su
basi di compartecipazione e corresponsabilità corale. Ormai è evidente che gli
organi collegiali sono stati svuotati e ridotti a luoghi privi di ogni libertà
democratica, divenendo centri di mera ratifica formale delle decisioni assunte
altrove.
Nella scuola odierna, più che in quella del passato, è possibile, oltre che
necessario, ripristinare e rilanciare un metodo di gestione effettivamente
corale e partecipativo. In tale ottica conta molto più il metodo che la
finalità di un progetto, in quanto è più importante il modo in cui si
raggiunge uno scopo, ossia il come, anziché il cosa. Nel nostro caso, il metodo
da recuperare si chiama "democrazia partecipativa", o "democrazia
diretta": è la democrazia suprema dell´autonomia personale, il massimo
possibile di democrazia in una società come la nostra e in una scuola come la
nostra.
In tempi di transizione e di passaggio epocale come quelli che stiamo vivendo,
la democrazia è un organismo estremamente fragile e precario, nella misura in
cui le inquietudini e le insicurezze derivanti dalla grave recessione economica
in atto e dalla crisi sociale, mettono seriamente a repentaglio le libertà
individuali. L´attuale situazione economico-politica nazionale e
internazionale evidenzia simili rischi; infatti, sono in grave pericolo i
diritti e le libertà democratiche delle persone.
Ebbene, in simili fasi storiche di transizione e trapasso, segnate da una
profonda crisi sociale, economica e politica, l´unica democrazia
effettivamente possibile non è quella formale e rappresentativa di stampo
borghese, basata sul meccanismo della rappresentanza liberale, ovvero la
democrazia delle deleghe elettorali, su cui poggia il sistema
politico-istituzion ale tuttora vigente. Oggi l´unica democrazia davvero
possibile e praticabile, da rivalutare, è esattamente la democrazia a
partecipazione diretta.
Nella scuola questa formula è incarnata nella democrazia collegiale, l´unico
esempio di democrazia realmente possibile e praticabile. Non esistono altre
forme o modalità organizzative. L´alternativa sarebbe semplicemente
l´assenza di democrazia, di regole condivise e di trasparenza, ovvero la
deriva verso il personalismo e l´autoritarismo, il dirigismo e il verticismo,
la censura e la manipolazione delle idee e delle persone.
Pertanto, è necessario riscoprire ed applicare un metodo di gestione politica
basato sulla più ampia partecipazione e condivisione collettiva possibile, un
metodo di organizzazione e di direzione collegiale da mettere in pratica sin
dalle fasi iniziali di elaborazione e creazione di qualsiasi progetto o
iniziativa scolastica che investe l´istruzione e la formazione delle giovani
generazioni.
>UNA SCUOLA DA DEMOCRATIZZARE
>
>L’UNICA DEMOCRAZIA OGGI POSSIBILE E PRATICABILE NELLA SCUOLA E’ LA
>DEMOCRAZIA A PARTECIPAZIONE DIRETTA
Ringrazio per la cortese nota che volentieri ricambio
con una sullo stesso ampio tema della Democrazia Diretta:
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Partecipazione alle mansioni e decisioni pubbliche
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In questi ultimi tempi si accumulano, giorno dopo giorno, sempre più numerosi
annunci di convegni, seminari, incontri, appuntamenti dedicati alla
PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA. Ebbene: colpisce il fatto che si aprano convinti
spiragli di partecipazione alle DECISIONI PUBBLICHE quando ancora NON si vede
nemmeno l'ombra di una possibilità di partecipazione alle MANSIONI PUBBLICHE.
Come mai illustri relatori, persone che dovrebbero essere mature, giungono ad
invitare noi "persone comuni", per lo più prive di una qualche preliminare
consapevolezza ed esperienza nell'ambito di ciò che è pubblico, a partecipare
addirittura direttamente nella finale FASE DECISIONALE senza minimamente
chiamarci ad una, per altro spesso necessaria e propedeutica, più modesta
partecipazione in FASE OPERATIVA?
Ebbene, leggendo le locandine di questi inviti alla partecipazione vedremo che
essi partono quasi sempre da professori e professoresse assunti a vita od
aspiranti tali, da STATALI, i quali, annusando l'esponenziale crescita
dell'insoddisfazione dei cittadini, offrono loro un veloce contentino verso
l'ambito decisionale, in un estremo tentativo di evitare la perdita del loro
posticino fisso ed indebito privilegio a vita nell'ambito delle pubbliche
mansioni.
"Vi offriamo di partecipare alle decisioni pubbliche!" gridano a gran voce,
sbandierando un lessico e nozionismo d'alto bordo e rapporti provenienti da
tutto il mondo, anch'esso per ogni dove ancora succube dell'indegna CASTA degli
STATALI. (Purché ci lasciate le nostre mansioni pubbliche!) pensano
silenziosamente, ritenendo di poterla fare franca giungendo fino alla pensione
senza che nel frattempo sia sopraggiunto alcun cambiamento nell'ordinamento del
pubblico impiego.
Ebbene, emeriti professori e professoresse che vi fate belli e generosi contando
sul fatto che al mondo non vi sia rimasta persona alcuna dotata di capacità di
osservazione e raziocinio: è vero, avete in gran parte ragione, la maggior parte
delle persone sa leggere e scrivere ma in quanto a buon senso è del tutto
analfabeta e si lascia turlupinare in mille e mille modi diversi.
Sappiate però che siete stati infine scoperti, che siete ormai circondati dalle
evidenze e che pertanto fareste bene ad uscire con le mani in alto da quei
pubblici uffici, in segno che avete ben compreso che l'epoca degli STATALI è
definitivamente tramontata! Dopo averci preso in giro tanto a lungo, ritrovate
infine un po' di dignità e dichiaratevi favorevoli all'introduzione della
rotazione nel pubblico impiego.
Dopo esservi tanto vantati di aver imparato a memoria le lezioncine che vi hanno
somministrato altri come voi allo scopo di entrare a far parte di quel vostro
chiuso circolo baronale, datevi ora da fare a studiare ciò che è una potente
sintesi in grado di trasformare la peggiore delle società in una comunità di
persone liete e fiere di far del loro meglio per stare, insieme e singolarmente,
tutti meravigliosamente bene:
Lettera aperta ai Docenti Universitari
in favore di uno Società Democratica
Signori Docenti, finora, senza Internet, è andata com'è andata. Vi siete goduta
per sessant'anni una indebita situazione sopravvissuta, tutti sappiamo come,
all'avvento della Res Publica. Vi siete divertiti con le migliaia di inutili
convegni che avete fatto senz'altro scopo che accumulare credito nel vostro
brutto ambiente. Ora è finita. Fate la cosa giusta: arrendetevi.
Danilo D'Antonio
un qualsiasi cittadino
di questa, per ora finta,
Repubblica