13 maggio 2008
Beata Vergine Maria di Fatima
Cari amici,
é col cuore colmo di gioia che Vi informiamo che le due donne nella difficile situazione di cui ci aveva informato la nostra iscritta Rita - e per cui abbiamo recitato il S. Rosario il 30 aprile u.s. - hanno deciso, rispettivamente, di non assumere la pillola del giorno dopo e di non abortire.
"Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare" (Lc 17, 10): ancora una volta il merito non é nostro ma della preghiera a cui ci siamo affidati e sulla cui efficacia non possiamo nutrire alcun dubbio, ricordandoci sempre le parole del Servo di Dio Giovanni Paolo II: "È certamente enorme la sproporzione che esiste tra i mezzi, numerosi e potenti, di cui sono dotate le forze operanti a sostegno della «cultura della morte» e quelli di cui dispongono i promotori di una «cultura della vita e dell'amore». Ma noi sappiamo di poter confidare sull'aiuto di Dio, al quale nulla è impossibile (cf. Mt 19, 26)." (Evangelium Vitae, n. 100).
Buona festa della Madonna di Fatima a Voi ed alle Vostre famiglie!
Un cordiale saluto in Gesú e Maria.
La sanitá é della regioni, la 194 no
Lo dice il Tar che ha bocciato le linee guida lombardi. Formigoni ricorre
(C) IL FOGLIO - 13 maggio 2008 - prima pagina
Le nostre linee di indirizzo non violano né la Costituzione né la legge 194”. Così il presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha commentato le motivazioni addotte dal Tar per azzerare le linee guida regionali emanate a marzo in tema di interruzione di gravidanza, che fissavano a 22 settimane e tre giorni (età gestazionale che consente la sopravvivenza del nato) il limite per l’aborto terapeutico. La decisione del Tar si fonda a una presunta “illegittimità” dell’atto di indirizzo, perché la 194 non lascerebbe spazio alle modifiche delle amministrazioni locali. Motivazioni “curiose, se non speciose”, ha detto Formigoni, il quale ha annunciato ricorso al Consiglio di stato. Forte anche della certezza che ha portato ospedali come la Mangiagalli e il San Paolo ad adottare già da anni il nuovo limite.
Oggi le tecniche di rianimazione permettono a un nato di ventidue settimane e tre giorni di sopravvivere, ed è fuorilegge chi fa aborti terapeutici dopo quel limite. La 194 è stata formulata trent’anni fa, quando le tecniche terapeutiche erano assai meno sviluppate, ma già allora stabiliva, all’articolo 7, che “quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, l’interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso di cui alla lettera a) dell’articolo 6”, ovvero quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna, e che “il medico che esegue l’intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto”. Tanto che l’ultimo parere del Consiglio superiore di sanità (4 marzo 2008), che ovviamente riguarda tutto il territorio nazionale, ha fatto proprio il termine di 22 settimane e tre giorni come soglia a partire dalla quale iniziano a essere significative le possibilità di sopravvivenza del feto. La stessa ex ministra Turco, in una lettera a Formigoni, aveva definito le linee guida della regione Lombardia “un atto di riferimento importante e vorremmo indicarle, insieme alle esperienze di altre regioni, come atto di indirizzo (segue nell’inserto IV) nazionale”. Siamo d’accordo, ci pensi subito il nuovo governo.
Lo staff di DUE MINUTI PER LA VITA