Monsignor Robert Sarah denuncia un piano per liberalizzare l'aborto in Africa
CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 5 luglio 2007 (
ZENIT.org).- Dal 30 giugno al 4 luglio si è svolto presso il Centro Internazionale di Animazione Missionaria, nella Città del Vaticano, il XV Meeting di Missiologia sul tema "Fare missione oggi – fra spiritualità e sfide bioetiche".
L'incontro ideato e animato da padre Giuseppe Buono del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) e dalla dottoressa Patrizia Pelosi, ha voluto approfondire le sfide etiche quali la lotta contro i piani di riduzione delle nascite, gli aborti e le sterilizzazioni e l'annuncio del Vangelo della Vita nelle terre di missione, in America Latina, Asia e Africa.
Nel suo intervento, monsignor Robert Sarah, Arcivescovo emerito di Conakry (Guinée) e Segretario della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, ha denunciato con forza il tentativo di liberalizzare l'aborto in tutto il continente africano.
Il presule ha ricordato che al Vertice dell'Unione Africana a Maputo, l'11 luglio 2003, i Paesi africani hanno adottato il Protocollo sui Diritti delle Donne in Africa, che all'articolo 14.2c autorizza l'aborto. Il Protocollo di Maputo è entrato in vigore il 26 ottobre 2005 dopo aver raggiunto le necessarie ratifiche da parte di almeno 15 Paesi.
Attualemtne, sono 38 i Paesi che hanno sottoscritto il Protocollo, mentre 16 lo hanno già ratificato. Libia, Rwanda a Senegal hanno ratificato il Protocollo, esprimendo però riserve sull'articolo 14.2c
Secondo il Segretario della Congregazione vaticana, quella di coniugare "la promozione della difesa della vita con la missione è per l'Africa la sfida del terzo millennio".
"L'Africa soffre già di tanti problemi – ha osservato monsignor Sarah – per questo non può vedere la vita calpestata. Gesù è venuto per portare la vita".
Il Segretario della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli ha ricordato che la Santa Sede aveva denunciato "l'imperialismo contraccettivo" già alla Conferenza dell'ONU sulla popolazione che si è svolta a il Cairo nel 1994.
"L'aborto è lontano dalla cultura e dal popolo africano – ha sottolineato monsignor Sarah – e le conferenze episcopali di diversi Paesi stanno criticando il Protocollo di Maputo".
Proteste vigorose contro il Protocollo che autorizza l'aborto sono venute, tra gli altri, dalle Conferenze Episcopali dell'Uganda, del Mozambico e dall'Associazione delle Conferenze Episcopali dell'Africa Centrale (ACEAC).
Secondo quanto riportato dall'agenzia "Fides" i Vescovi di Burundi, Rwanda e Repubblica Democratica del Congo hanno scritto nel corso della loro Nona Assemblea Plenaria (21 e 22 giugno 2007) che "contrariamente a quello che pretende di cercare, la preservazione dei valori africani quali la legalità, la pace, la libertà, la dignità, la giustizia, il Protocollo di Maputo distrugge i valori africani in generale e della donna in particolare".
L'ACEAC afferma che: "In effetti, si vuole allineare l'Africa e le donne africane ad una concezione estranea alla cultura africana: rifiuto della maternità, qualificata come una forma di schiavitù, diritto all'aborto come attentato al diritto alla vita del nascituro, edonismo e libertà sessuale, diritto di gioire liberamente della propria vita sessuale quale che sia il proprio orientamento sessuale".
"Questo Protocollo – hanno concluso i Vescovi dell'ACEAC – costituisce una distruzione lenta ma sicura dei valori africani fondamentali: rispetto della vita, importanza della famiglia, maternità, fecondità, matrimonio, tutti questi valori sono ignorati dal Protocollo".
Monsignor Sarah ha concluso la sua relazione spiegando che "per salvare l'Africa bisogna respingere questi piani di morte, e sostenere il lavoro dei missionari con la preghiera, l'ascolto in silenzio di Dio e l'educazione".
Il Segretario della Congregazione ha infine chiesto aiuto ai Paesi avanzati per lo sviluppo dell'Africa e ai collaboratori romani di aiutarlo nell'informazione e formazione bioetica dei missionari, dei sacerdoti, dei religiosi e religiose che operano nel continente africano.
L'incontro ideato e animato da padre Giuseppe Buono del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) e dalla dottoressa Patrizia Pelosi, ha voluto approfondire le sfide etiche quali la lotta contro i piani di riduzione delle nascite, gli aborti e le sterilizzazioni e l'annuncio del Vangelo della Vita nelle terre di missione, in America Latina, Asia e Africa.
Nel suo intervento, monsignor Robert Sarah, Arcivescovo emerito di Conakry (Guinée) e Segretario della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, ha denunciato con forza il tentativo di liberalizzare l'aborto in tutto il continente africano.
Il presule ha ricordato che al Vertice dell'Unione Africana a Maputo, l'11 luglio 2003, i Paesi africani hanno adottato il Protocollo sui Diritti delle Donne in Africa, che all'articolo 14.2c autorizza l'aborto. Il Protocollo di Maputo è entrato in vigore il 26 ottobre 2005 dopo aver raggiunto le necessarie ratifiche da parte di almeno 15 Paesi.
Attualemtne, sono 38 i Paesi che hanno sottoscritto il Protocollo, mentre 16 lo hanno già ratificato. Libia, Rwanda a Senegal hanno ratificato il Protocollo, esprimendo però riserve sull'articolo 14.2c
Secondo il Segretario della Congregazione vaticana, quella di coniugare "la promozione della difesa della vita con la missione è per l'Africa la sfida del terzo millennio".
"L'Africa soffre già di tanti problemi – ha osservato monsignor Sarah – per questo non può vedere la vita calpestata. Gesù è venuto per portare la vita".
Il Segretario della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli ha ricordato che la Santa Sede aveva denunciato "l'imperialismo contraccettivo" già alla Conferenza dell'ONU sulla popolazione che si è svolta a il Cairo nel 1994.
"L'aborto è lontano dalla cultura e dal popolo africano – ha sottolineato monsignor Sarah – e le conferenze episcopali di diversi Paesi stanno criticando il Protocollo di Maputo".
Proteste vigorose contro il Protocollo che autorizza l'aborto sono venute, tra gli altri, dalle Conferenze Episcopali dell'Uganda, del Mozambico e dall'Associazione delle Conferenze Episcopali dell'Africa Centrale (ACEAC).
Secondo quanto riportato dall'agenzia "Fides" i Vescovi di Burundi, Rwanda e Repubblica Democratica del Congo hanno scritto nel corso della loro Nona Assemblea Plenaria (21 e 22 giugno 2007) che "contrariamente a quello che pretende di cercare, la preservazione dei valori africani quali la legalità, la pace, la libertà, la dignità, la giustizia, il Protocollo di Maputo distrugge i valori africani in generale e della donna in particolare".
L'ACEAC afferma che: "In effetti, si vuole allineare l'Africa e le donne africane ad una concezione estranea alla cultura africana: rifiuto della maternità, qualificata come una forma di schiavitù, diritto all'aborto come attentato al diritto alla vita del nascituro, edonismo e libertà sessuale, diritto di gioire liberamente della propria vita sessuale quale che sia il proprio orientamento sessuale".
"Questo Protocollo – hanno concluso i Vescovi dell'ACEAC – costituisce una distruzione lenta ma sicura dei valori africani fondamentali: rispetto della vita, importanza della famiglia, maternità, fecondità, matrimonio, tutti questi valori sono ignorati dal Protocollo".
Monsignor Sarah ha concluso la sua relazione spiegando che "per salvare l'Africa bisogna respingere questi piani di morte, e sostenere il lavoro dei missionari con la preghiera, l'ascolto in silenzio di Dio e l'educazione".
Il Segretario della Congregazione ha infine chiesto aiuto ai Paesi avanzati per lo sviluppo dell'Africa e ai collaboratori romani di aiutarlo nell'informazione e formazione bioetica dei missionari, dei sacerdoti, dei religiosi e religiose che operano nel continente africano.
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Lo staff di due minuti per la vita
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