Ricordo che
il progetto di
VILLAGGIO ECOLOGICO SOLIDALE ( www.sostenibile.org
<http://www.sostenibile.org/> )
Organizza:
10 gennaio 2004 pomeriggio Gruppo di Condivisione
(e ogni secondo sabato del mese )
11 gennaio 2004 mattina Laboratorio delle Emozioni
(e ogni seconda domenica del mese)
11 gennaio 2004 pomeriggio Incontro con Salvatore
Frigerio monaco camaldolese
Il tema: <<Riacquisto della corporeità >>.
partecipazione gratuita
informazioni Fabrizio Santori 0721 726008- 3485114842 –
ecosolidale@...
sotto:
COSA SONO I GRUPPI DI CONDIVISIONE
Che cosa è il LABORATORIO DELLE EMOZIONI
INCONTRI CON SALVATORI FRIGERIO
COSA SONO I GRUPPI DI CONDIVISIONE
Il gruppo di condivisione è il luogo e lo strumento per costruire quello
spirito di fiducia, cooperazione e dono di sé, che costituisce il motore
della vita di relazione e che solo può portare all'avvio di nuove
esperienze di vita comunitaria.
Il gruppo di condivisione ha una validità a se stante e può essere molto
utile anche a chi, al momento in cui partecipa, non ha nessuna
intenzione di vivere in comunità. Lo troviamo efficace perché ci aiuta
ad abbandonare il vecchio modello di relazione basato sulla
competitività e sulla lotta per acquisire posizioni di preminenza.
Ci aiuta a re-imparare assieme a:
- prendere decisioni partecipate e consensuali (cioè raggiunte con il
consenso <file:///F:\2002\siti\VES\consenso.html> di tutti e non a
maggioranza);
- ascoltare gli altri;
- collaborare seguendo anche i sensi, l'intuito e non solo la ragione;
- esplicitare le nostre esigenze, desideri, aspettative;
- convivere apprezzando le differenze che ci sono fra noi;
- rispettare il diritto di ognuno di essere come si è e ad accettare la
storia di ognuno senza giudizi.
Nel gruppo di condivisione si crea un ambiente protetto dove ognuno è
sicuro che ogni altro partecipante non giudicherà le proprie parole e il
proprio essere. Dove ognuno è libero di parlare di se stesso in merito
ad un argomento scelto insieme. Si parla in prima persona di ciò che si
è e non di ciò che si progetta per il futuro. Ciascuno affida con
fiducia al gruppo ciò che ritiene di voler condividere senza nessun
obbligo o pressione. Nessuno interrompe, né giudica, gli interventi
degli altri. Non ci si risponde e non si innesca dibattito.
Ciò che si è stati e ciò che si è non può essere materia di discussione.
L'esperienza dell'altro è una verità che deve essere ascoltata e accolta
in un atteggiamento di non giudizio e gratitudine per quanto viene
gratuitamente offerto. Questo modo di comunicare implica un vero e
proprio patto morale, fondato sulla discrezione nell'ascolto: ci si
impegna, cioè, a non raccontare banalmente in giro quello che viene
detto, se non riferendosene in terza persona, senza menzionare il nome
delle persone, e al solo scopo di testimonianza.
Il rispetto di queste condizioni farà crescere nel tempo tra le persone
una fiducia sempre più radicata e profonda. La comunicazione di
condivisione è la chiave dell'auto aiuto:
Se condivido una gioia, questa aumenta, se condivido una sofferenza,
questa diminuisce.
Nel corso del primo incontro le persone si presentano in modo sintetico
al resto del gruppo. La presentazione deve essere improntata sul "chi
sono" e "perché sono qui". Un metodo interessante per aiutare
l'autoesposizione consiste nel trovare cinque parole che possano in
qualche maniera disegnare un profilo individuale, e utilizzare questi
termini per raccontarsi al gruppo.
Fatto il giro delle presentazioni, si passa al pranzo che, per il primo
incontro, è al sacco. Sedersi insieme intorno ad una tavola diventerà un
momento caratteristico della vita del gruppo di condivisione.
L'associazione "Comunità e Famiglia" propone una scaletta di argomenti
per i primi 4-5 incontri, così congegnata:
1. conoscenza profonda dei vari componenti del gruppo tra di loro: ogni
persona ha un tempo di dieci minuti per parlare al gruppo di sé in prima
persona;
2. il lavoro;
3. il denaro e la condivisione dei beni;
4. l'accoglienza;
5. un argomento scelto dal gruppo.
Verifica e Gruppi di Lavoro
Al termine di questo primo ciclo di incontri dei Gruppi di Condivisione,
si procede ad una verifica nel corso della quale il singolo si
riposiziona nei confronti delle proprie aspettative iniziali e di quelle
della altri componenti del gruppo. La verifica si può fare sulla base di
tre domande:
a. cosa mi aspettavo quando ho iniziato questo cammino?
b. Quali cambiamenti ho notato nella mia famiglia e nelle altre?
c. Che prospettive sentiamo di avere e quali aspetti qualificanti
vediamo nel cammino che si sta facendo?
Si può constatare la presenza di posizioni diverse:
a. chi si sente pronto per la vita comunitaria subito;
b. chi vede la prospettiva comunitaria a medio e lungo termine;
c. chi non pensa alla vita comunitaria, ma desidera condividerne lo
spirito da vicino.
A questo punto, si deciderà se formare, in aggiunta al gruppo di
condivisione eterogeneo (che continuerà ad esistere e a lavorare per
proprio conto), dei sottogruppi che lavoreranno a progetti specifici di
villaggio. Questi sotto gruppi li chiamiamo Gruppi di Lavoro.
Gli incontri dei Gruppi di Condivisione vengono coordinati da una coppia
tutor che, ha il compito di:
a) avviare l'incontro;
b) ricordare ed esplicitare il metodo della condivisione;
c) salvaguardare il gruppo dal dibattito;
d) contribuire alla crescita di altre coppie tutor, che si
avvicenderanno alla guida del gruppo.
I gruppi di condivisione sono tanto efficaci quanto più vi si partecipa
costantemente. Per vedere gli effetti su se stessi è consigliato
partecipare almeno ad una serie di quattro incontri.
Che cosa è il LABORATORIO DELLE EMOZIONI
E' uno spazio dove vengono messe in scena situazioni problematiche e
conflittuali intra- e interpersonali, blocchi emotivi, inibizioni,
straripamenti emozionali, tensioni, disagi derivanti da problemi di
comunicazione. Nella vita quotidiana viviamo tanti drammi, piccoli e
grandi, di questo tipo. A volte riusciamo a vivere pienamente e anche a
risolvere questi drammi nella vita reale, ma il più delle volte le
esigenze pressanti di un mondo esterno sempre più frettoloso e meno
attento alle problematiche del benessere relazionale non ce lo
consentono. Finiamo perciò con il rimuovere questi problemi, che vanno
così ad accumularsi in quello spazio interiore dove spingiamo il non
detto, l'irrisolto, la bugia, la doppiezza, l'autoinganno, tutto quello
insomma che non riusciamo a chiarire a noi stessi e a chi ci sta vicino.
I ritmi cui siamo costretti dalla vita moderna e la necessità di trovare
forme di adattamento rapide e pragmatiche ad una vita sociale così
configurata, finiscono poi con il determinare una sorta di
desensibilizzazione rispetto a una serie di piccoli disagi e paure
interiori e di frizioni comunicative tra le persone, tanto che finiamo
con l'abituarci e col considerare normale e fisiologico ciò che invece
può, con una sensibilità rimessa in carreggiata, essere esperito come
appartenente alla patologia della comunicazione e, quindi, essere
migliorato. Di qui la necessità di re-inventare uno spazio dove sia
possibile per la persona rivivere i suoi drammi e i conflitti,
esplorando le emozioni negative e il dolore psichico che ne consegue, al
fine di ottenere sollievo, chiarezza e maggiori possibilità di
risoluzione. E' uno spazio che permette di oltrepassare l'approccio
individuale-verbale. Il dramma interiore o sociale, non viene
semplicemente raccontato, ma agito, anzi ri-agito, davanti a un gruppo
di persone che permette al protagonista di assumere consapevolezza delle
molteplici facce del suo problema. L'apprendimento, per il protagonista
e per il gruppo, funziona meglio nel quadro di un'azione che si
approssima alla vita che in quello di analisi e prolisse discussioni di
gruppo. I principi strutturanti del Laboratorio delle Emozioni sono
ricavati dalle tecniche della comunicazione ecologica, della terapia
biosistemica e dello psicodramma di Moreno. Il nostro non è però un
modello definito una volta per tutte, ma una sperimentazione permanente
e aperta a tutti quei contributi che la pratica e la fantasia dei
componenti del gruppo dovessero suggerirci. Esplorazione della parola,
lavoro sul corpo, gioco, teatro si combinano creativamente generando
esiti aperti alla molteplicità delle situazioni e degli obiettivi che ci
si prefigge. Il Laboratorio delle Emozioni è uno specchio di vita non
solo per il protagonista della seduta, ma per tutto il gruppo presente,
stimolando insight (autoconsapevolezza) nei suoi componenti. Il
protagonista agisce con l'aiuto di ego ausiliari che sostengono le
controparti necessarie per allestire la scena da rappresentare. Nella
versione che stiamo provando attualmente, una seduta di Laboratorio è
suddivisa in due parti distinte: una prima parte in cui viene effettuato
il gioco di ruolo e rivissuta l'emozione, che viene descritta dal
protagonista con l'aiuto delle identificazioni operate dai componenti
del gruppo e completata dal feedback su queste da parte del protagonista
stesso; una seconda parte in cui si passa all'esplorazione delle
possibili soluzioni, sempre con identificazioni del gruppo e feedback.
Per facilitare l'ampliamento dei punti di vista sulla realtà e la
comprensione di aspetti dell'altro e della relazione che normalmente
sono in ombra, il conduttore può far procedere il protagonista a
un'inversione di ruolo, facendogli rivestire i panni di uno degli ego
ausiliari. Un vantaggio della procedura è la possibilità di ripetere
indefinitamente la scena, concentrandosi come al rallentatore su momenti
e parole chiave alla base del problema. Ciò mette in grado protagonista
e spettatori di capire l'esperienza e di apprendere in ogni angolatura
dell'azione. Sul fronte corporeo, un vantaggio molto importante rispetto
ai metodi centrati sulla parola, è quello di trarre indicazioni dai
segnali provenienti dal corpo. Lo stress si concentra infatti
direttamente in una parte del corpo, su cui si può agire per facilitare
la scarica dell'emozione, anche tramite tecniche di intensificazione e
di empatia corporea. Il Laboratorio è uno spazio aperto alla
partecipazione di esterni al VES e si effettua con periodicità di due
volte al mese.
INCONTRI CON SALVATORI FRIGERIO
Il VES (Villaggio Ecologico Solidale) organizza un ciclo di incontri con
Salvatore Frigerio (monaco camaldolese di Fonte Avellana) finalizzati
alla conoscenza delle Sacre Scritture e del Cristianesimo delle origini.
Guidati da una persona di profonda sensibilità e cultura e muovendoci
tra esegesi, storia, antropologia e spiritualità, entreremo in contatto
coi valori di fondo del cristianesimo, liberati da implicazioni
clericali, strumentalizzazioni politiche e di potere e incrostazioni
culturali occidentali. Accanto ai tradizionali percorsi
razionali-mentali dell'apprendimento basato sul "capire", attiveremo i
percorsi del cuore e la conoscenza del "sentire", per oltrepassare le
impostazioni catechistiche e le tradizionali ma consunte barriere fra
credenti e non credenti, cristiani e non cristiani al fine di stimolare
percorsi di crescita spirituale lungo i tracciati delle sensibilità di
ognuno e nel rispetto delle diversità personali. Il secondo incontro
avrà luogo domenica 11 gennaio 2004 alle ore 15,30 al monastero di Fonte
Avellana, Serra S.Abbondio. Il tema: <<Riacquisto della corporeità >>.
Chi vuole può partecipare alla S.messa del mattino e poi pranzare con i
monaci prima dell'incontro.
Per la conferma della partecipazione confermare a:
Fabrizio Santori 0721726008 – 3485114842 – ecosolidale@...
Per prenotare il pranzo con i monaci telefonare al monastero 0721730261
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