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fallimento e concretezza   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #1311 di 2631 |
Arrivederci ad Alessia!

Sono d’accordo con te in molte delle cose che hai detto.
Sono sicuro che riuscirai a passare dalle parole hai fatti e che ti farà
bene.
Noi ci stiamo sporcando le mani a lavorare nell’orto e nella casa, a
fare turni in bottega equosolidale, ad organizzare Gruppi di Acquisto
Solidale, a sperimentare Gruppi di Condivisione mettendoci in gioco
pienamente ed è in effetti bellissimo condividerlo con chi ci affianca
con lo stesso spirito.
E’ bello e divertente in questi giorni lavorare a fianco di Dona e Mike
dalla Corea sia nell’orto che in falegnameria. Sarebbe stato bello avere
anche te qualche volta.
Penso e spero che tu possa provare la stessa gioia anche con altri. Sei
libera di scegliere la tua strada ma mi dispiace che tu abbia deciso di
mollare.
Buon proseguimento nel tuo percorso personale!

Spero di rincontrarti presto. La porta è sempre aperta.
Ciao
Fabrizio



-----Messaggio originale-----
Da: Alessia [mailto:geotritone@...]
Inviato: martedì 20 aprile 2004 16.18
A: VES mailing list
Oggetto: [VES] fallimento e concretezza

Dopo anni di incontri di condivisione, la comunità che sognavamo non
nasce. Al suo posto, sforzi individuali di alcuni suoi componenti
rimasti privi di qualsiasi collegamento e di forza di aggregazione.
Secondo la formula originale, l'aggregazione sarebbe dovuta nascere
dagli incontri di condivisione, più un luogo che avrebbe ospitato il
primo nucleo.
Da molto tempo ormai entrambe le condizioni sono in atto senza che il
nostro progetto riesca a decollare e ad aggregare alcuno. Molti
visitatori, certo, ma nessuno che si ferma. Come mai? Perché la gente
non si aggrega attorno a noi?
E perché io stessa non mi sento molto in sintonia con le persone che
compongono questo gruppo? Ho riflettuto e sono arrivata a delle
conclusioni.
Queste ruotano attorno alle seguenti parole chiave:
- RADICI
- FEDE
- RISCHIO
- VINCOLARSI
Un bel po' di tempo fa mandai una riflessione a questa mailing-list che
prendeva le mosse dall'atmosfera esistente in una catena di montaggio di
una grande industria. Dicevo che le persone che lavoravano in questa
situazione di costrizione si sentivano molto unite e, mentre si
lavorava, si sentiva il piacere dell'incontro. Questo faceva superare la
"bruttezza" della catena di montaggio e del tipo di organizzazione
sociale che la controlla. Dicevo anche, provocatoriamente ma non troppo,
che mi sentivo più vicina a queste persone che al gruppo del VES.
Allora concludevo la riflessione azzardando che forse è necessaria una
qualche forma di costrizione per fare in modo che le persone si
avvicinino e avvicinino i loro destini.
Credo che se si vuole costruire una comunità, un ecovillaggio vero e non
un quartiere di villette a schiera che sembrino un ecovillaggio, deve
essere costruita per prima la voglia di vincolarsi, di sentirsi legati.
Non in senso astratto, ma in un senso maledettamente concreto. Devono
essere legami derivati da una situazione di vita, magari problematica ma
sentita come comune.
Uno degli errori che abbiamo fatto fin dall'inizio del nostro sognare,
noi del VES, è stato quello di andare "sempre più su" coi ragionamenti.
Invece di parlare di piccole cose concrete che si sarebbero potute fare
insieme, abbiamo preferito mettere le ali alla nostra fantasia e andare
dal concreto al sempre più astratto, all'ideale tanto bello quanto privo
di contenuto.
Sì, bello e gratificante parlare di libertà, di solidariertà, di
crescita personale (vogliamo riprendere in mano i materiali partoriti
nei nostri brainstorming?). Peccato che siano parole vuote. Per creare
legami non serve la precisione pedante delle definizioni, ma la
testimonianza contenuta in piccoli atti quotidiani dal raggio
spazio-temporale molto limitato.
Non è stato facile arrivare a queste conclusioni. E' stata una conquista
di pochi giorni fa, quando mi è capitato di notare, direi per caso, come
mi senta maggiormente vicina a persone con le quali ho interagito poco,
delle quali non conosco assolutamente (e non mi interessano) gli ideali,
ma con le quali ho semplicemente condiviso un "agire concreto in una
situazione di costrizione vissuta", rispetto a voi, coi quali dovrei
condividere ideali elevati e importanti ma confinati sul piano delle
teorie.
Perché le comunità ACF crescono e noi siamo incapaci di crearne una?
Eppure anche noi ci richiamiamo agli ideali di ACF no?
Sì, ma solo in teoria. All'ACF le persone lavorano insieme. Non si
limitano a fare condivisione ma lavorano nel sociale, le famiglie,
dandosi una mano, confrontandosi coi problemi e aiutandosi,
testimoniando i valori in cui credono, e così nasce nel tempo la voglia
di vincolarsi a vicenda e diminuisce l'attaccamento al denaro perché si
fa strada la coscienza non che il denaro non serva, ma che a fondamento
della serenità e della qualità della vita ci sono le relazioni. Sono
relazioni vissute, e non teorizzate.
Quando Bruno Volpi venne in visita a Sassoferrato, ci spronò a darci
un'immagine lavorando nel sociale, dove volevamo noi, ma lavorando, in
modo da radicarci sul territorio dando un'immagine e un volto
riconoscibile al nostro gruppo all'esterno. Peccato che quella parte del
discorso l'abbia sentita solo io! Se però andate a visitare le comunità
ACF vedrete che sono tutte accomunate dal fatto di avere un "lavoro"
comune, lavoro nel senso di "lavoro sociale", diverso ovviamente per
ognuna di loro.
E questo mi porta alla seconda parola chiave: RADICI. Avere un volto,
fare qualcosa per gli altri, non coi progetti, non con le idee
svincolate dalla realtà, ma fare piccoli gesti quotidiani di aiuto verso
chi ha bisogno, vuol dire mettere radici sul territorio e acquisire
quella forza d'attrazione che fa avvicinare le persone. I proclami
ideologici via internet attraggono i sognatori che passano e vanno, il
fare con poche o zero parole attrae il tuo vicino di casa, l'uomo e la
donna concreti verso i quali non ti domandi che ideologia professano e
quanto sono lontani dal tuo credo. Perché del credo ideologico, a quel
livello, non te ne frega niente.
Terzo elemento: la FEDE. E' necessaria molta fede per vincolarsi
assieme. Ma fede di che tipo? Secondo me la fede in un progetto, ma un
progetto concreto che implici un "fare" per qualcuno, gruppi sociali ben
determinati. Se vedo che nel mio territorio c'è un problema di
squilibrio di potere fra gruppi sociali e mi adopero concretamente con
un programma di empowerment verso questi gruppi e lo faccio insieme ad
altre persone che ci credono quanto me, allora questo può essere l'humus
da cui può nascere un primo nucleo. Sono certa che se approfondiamo
ulteriormente il significato e le implicazioni della parola "fede"
troveremmo altre idee per agire.
A questo punto, se c'è un lavorare insieme, un vincolarsi, se ci sono
radici e c'è una fede, diventa più facile rischiare. Si vede più
chiaramente cosa si rischia facendo il passo di mettersi insieme e
confrontando le opportunità che porta con sé rispetto all'opzione
individualistica. Se con gruppo condivido una forte fede e degli atti
concreti per un ideale comune, il rischio di unirmi a loro mi sembrerà
più limitato.
Restando sul piano dell'astratto, ciò che siamo tati capaci di produrre
come gruppo sono stati tanti progetti, ognuno a misura della persona che
lo formula. Come mai nessuno si avvicina al progetto di un altro? Non vi
si avvicina perché non vede ragione per rischiare, non vede perché
dovrebbe mettere a repentaglio ciò che ha costruito finora per una fede
che non c'è e per un ideale di lavoro concreto comune che non c'è.
Per questo motivo esco dal gruppo di condivisione, trovandovi ormai solo
una vuota ritualità. Proseguo il mio progetto cercando di radicarmi e di
allacciare relazioni minime nel quotidiano. Relazioni dove si evita di
teorizzare e di parlare di grandi quanto astratti progetti. Piuttosto,
invece di teorizzare, si fà un turno in bottega del commercio Equo, o si
ascolta una persona che ha un problema. Si fà qualcosa, insomma, per far
nascere qualcosa.
Pian piano, così facendo, sono sicura che da qualche parte nascerà una
"fede", una forza forte che tenderà a far convergere i destini di più
persone.
Senza la dimensione del fare, senza il lavoro sociale, senza una
difficoltà da affrontare insieme che a poco a poco diventa ideale, non
ci sarà mai aggregazione.

Alessia



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santoripiano...
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... Da: Alessia [mailto:geotritone@...] Inviato: martedì 20 aprile 2004 16.18 Dopo anni di incontri di condivisione, la comunità che sognavamo non...
Alessia Bellucci
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27 Set 2004
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