On Thu, 9 Sep 2004 22:54:18 +0200, Artemisia wrote:
> Non mi stupirò se mi si porteranno infiniti memi a sostegno feroce della
> spiritualità e del mistero ... questa lista docet, sarei già più che
> soddisfatto se io avessi insinuato il "benefico" meme del dubbio
Non vorrei che questa discussione finisse per generare un OT di
dimensioni non gestibili per i moderatori della lista stessa.
Credo che sia una polemica piuttosto vecchia questa che contrappone
"raziocinio" a "spiritualita'". Credo anche che non sia funzionale alla
tematica dei VES.
A me interessa la funzionalita' economica e le dinamiche di gruppi che
si instaurano all'interno di una esperienza simile.
Per funzionalita' economiche intendo la possibilita' di trasformare
l'esperienza dei VES in un "modello economico" valido per ambiti piu'
complessi. In altri termini mi piacerebbe cercare di capire cio' che
c'e' di esportabile su scala piu' ampia del "fare economia ecologica e
solidale".
In altri termini l'esperienza dei VES (questa e' la domanda che mi
pongo) e' da considerarsi una "esperienza di nicchia" valida per gruppi
ristretti che fanno una propria scelta personale ma irrealizzabile in
contesti diversi? Questa e' la tesi dei detrattori di questo tipo di
esperienze rispetto alla quale nutro forti dubbi.
Provenendo da esperienze legate alle azioni di microcredito nelle aree
in via di sviluppo ho maturato la convinzione che alcune forme di
economia e scambio possono essere di grande valore in determinati
contesti.
Sempre secondo la mia, limitata esperienza, tentativi di questo genere
devono presupporre un livello collaborativo sofisticato e fragile al
contempo per funzionare. Creare una dinamica di autosufficenza
economica che funzioni deve presupporre per forza un grande livello di
coesione del gruppo attore dell'esperienza.
Qui allora si intrecciano le dinamiche interpersonali e la gestione
delle conflittualita'.
A me pare che Alessia e Fabrizio abbiano fatto capire con i loro
interventi che la "spiritualita'" fa parte di questo orizzonte di
dinamiche interpersonali senza per questo occupare tutta la linea di
cielo. In un gruppo che sperimenta una attivita' assolutamente in
"controtendenza" rispetto a linee economiche e sociali correnti
l'apertura alla convivenza di diverse tendenze e modi di pensiero credo
sia assolutamente essenziale.
Non si fa un percorso di questo tipo ponendo dei paletti pre-giudiziali
rispetto a sfere di intimita' cosi' profonde. Credere o non credere,
favorire un aspetto spirituale (non religioso, che si tratterebbe di
cosa diversa) o favorire una attitudine raziocinante non possono essere
scelte appartenenti al gruppo in quanto tale ma ai suoi membri in
quanto individui.
Un gruppo si mantiene tale soltanto se un confine esiste tra cio' che
e' richiesto per far vivere il gruppo e cio' che sta alla sfera
personale. Questo sottile confine e' decisivo per la salute dei singoli
e della struttura che li unisce.
Se un gruppo imponesse ai suoi membri la coltivazione della
"razionalita'" vietando quella della "spiritualita'" o viceversa, il
gruppo imploderebbe. Questo perche' - a mio avviso - una scelta del
genere andrebbe al di la' della legittimita' e della sfera d'azione
propria del gruppo. Avremmo allora un gruppo "fideistico" che entra
nell'intimo dei membri gestendone la coscienza ed il sentire. Sia che
si tratta di fede nel raziocinio che di fede nella spiritualita'.
Su alcune questioni un gruppo non puo' porre una regolamentazione.
> A me dispiace che il meme di Zichichi continui a fare strada, ma non è
> sufficiente affermare che l'esperienza non si occupa di spiritualità per cui
> potranno coabitare. Certo potranno convivere fisicamente insieme
> razionalisti e spiritualisti, ma queste due componenti non hanno
> alcuno spazio comune coerente possono solo ignorarsi tra loro pena lo
> scontro. Un individuo può sostenerle entrambe solo se tratta una delle due
> in maniera molto superficiale.
Credo che questa affermazione sia piu' che accettabile in un contesto
tradizionale non all'interno di un percorso che è per definizione
sperimentale. Se un VES e' un luogo di ricerca economica e sociale, se
punta alla creazione di aggregazioni misurate su una "scala valoriale"
diversa dal quotidiano, allora perdono senso le contrapposizioni che
provengono dal quotidiano.
O si cerca una via di innovazione o si fa finta. Se si fa finta si
perde solo tempo.
Percio' se non e' mai successo che "razionalismo" e "spiritualita'"
abbiano coabitato questa possibilita' deve essere prevista all'interno
di un esperimento nuovo ed e' legittimo ed utile che venga tentato. Se
e' sempre accaduto che due principi di pensiero si sono ignorati e'
legittimo e utile che in un contesto simile si promuovano e si
ricerchino forme di dialogo.
Sarebbe quantomeno buffo creare un contesto che vuole essere differente
ed alternativo e abitarvi con la medesima logica che presiede al
sistema valoriale che si vuole innovare. Nessuno cambia casa portando
nella nuova i muri di quella vecchia.
saluti
Giovanni