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I: Cercatori di rinnovamento   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #1645 di 2598 |
I: Cercatori di rinnovamento



CONTRIBUTI per LA CREAZIONE di UN ORGANISMO COMUNITARIO

I – L'ORGANIZZAZIONE SOCIALE

Un'analisi delle vicende umane dall'epoca protostorica in
avanti dimostra che il progressivo deteriorarsi delle condizioni di
vita della nostra specie, non è stato dovuto ad una specifica forma
di governo, piuttosto che ad un'altra. In verità, quel che emerge è
che una società squilibrata verso uno dei suoi due poli (come per
esempio quella di tipo maschilista nella quale ci si trova a vivere
da ormai circa 3.000 anni), ha in sé e a causa di questo squilibrio i
germi della propria decadenza.

Ma che si parli di monarchia, repubblica, oligarchia o
qualsiasi altra forma di governo abbiano conosciuto gli Stati dagli
albori della Storia in poi, vi ritroviamo sempre momenti alterni di
buio e di splendore: ciò significa che, appunto, non è la forma di
governo che fa la differenza, ma la qualità in senso morale ed etico
degli uomini che la applicano.

Si potrebbe solo far notare, esaminando tali forme, come
ciascuna di esse presenti pregi e difetti, l'una rispetto all'altra:
e massimamente nel campo dei rischi che la forma presenta nel cadere
verso una deriva autodistruttiva, e - al polo opposto - nella
capacità verso il massimo rendimento delle risorse creative proprie
dei singoli componenti.

Ad ogni modo, due cose si devono accettare, se ci si addentra
nell'analisi delle forme di governo degli Stati Occidentali
dall'antichità ad oggi: che le forme miste sono quelle che permettono
la maggiore stabilità (e qui fa testo l'esempio della Repubblica di
Venezia); e che non si può tornare indietro a forme di governo sulla
carta fattibili, ma più o meno mitologiche dal punto di vista delle
testimonianze storiche.

Con quest'ultima asserzione intendo dire che la forma
perfetta di governo sarebbe democratica e unanimistica: perciò di
fatto acefala. Ma se esempi del genere si sono avuti in periodi
remoti, a prescindere dalle testimonianze che sono (volutamente?)
superficiali e frammentarie, ritengo estremamente pericoloso, dal
punto di vista del dispendio di energie, il partire immediatamente
con una forma sociale basata appunto sull'unanimità decisionale.

La vedo semmai come un traguardo da raggiungere, partendo da una
forma associativa più o meno di base: nella quale la scommessa sta,
da parte di chi per primo è rivestito di ruoli di "governo", nel
saper rinunciare poco a poco alla sua fetta di potere a favore,
appunto, di una maggiore e più paritaria distribuzione di tale
potere: una scommessa senza dubbio difficile da portare a compimento
(che, dal punto di vista simbolico, può ricordare la distruzione
dell'Anello nel capolavoro di Tolkien), ma che dovrebbe assicurare
una costante maturazione dei singoli componenti del gruppo, in tempi
più o meno lunghi: tempi che saranno determinati soltanto la qualità
delle persone coinvolte e dei rapporti che sapranno intrecciare.

Ad ogni modo è fondamentale che i membri della comunità si sentano
estranei alla forma sociale e politica dello Stato nel quale si
trovano: estranei perché ciò che si prefiggono è al di fuori
della mentalità di questa società, il cui livello morale ed etico è
irrimediabilmente più basso di quello che si richiede a chi in ciò
decide di cimentarsi. E, si badi bene, estranei, ma non chiusi:
questo è fondamentale se si crede nella proposta che si va
progettando e realizzando, e si crede nella sua utilità nei confronti
degli altri che, a livello di singoli o piccoli gruppi, possono a
loro volta interessarsi e aggregarsi.

Pertanto, qualunque sia l'aspetto sociale (cooperativa,
associazione culturale, ecc.) che si vorrà dare alla comunità, e col
quale essa apparirà nei documenti aventi valore giuridico, al suo
interno essa dovrà sviluppare quei punti fermi a livello sociale che
caratterizzano qualunque Stato, a cominciare dalle ricorrenze e dalla
ritualità. E con la mentalità di uno Stato dovranno essere condotti i
rapporti fra collettività e singoli, e fra collettività e soggetti ad
essa esterni.


II – LA PROPRIETÀ

Anche in questo caso, per quanto detto al paragrafo
precedente, il mio suggerimento è che si applichi alla proprietà una
forma mista. Per questo ritengo conveniente adottare un sistema che
integri proprietà pubblica con proprietà privata, analogamente a
quanto, del resto, accadde nel Medioevo e in altri periodi storici
precedenti l'attuale.

Ritengo anche che per un qualsiasi bene, il discrimine fra
l'essere di proprietà pubblica o privata venga dato dalla durata che
si presume abbia quel bene stesso, in rapporto alla durata della vita
umana. Ecco quindi che ogni bene "naturale" (suolo, acque,
aggregazioni vegetali, ecc.) diviene automaticamente di proprietà
pubblica, perché destinato a sopravvivere ai singoli utilizzatori; e
in teoria anche alla comunità stessa, per quanto a lungo essa duri.

Fra tali beni è da inserire senza ombra di dubbio anche la casa:
perché anche se pensata e realizzata da un singolo (al cui uso è
destinata), è evidente che è pensata come un bene oltremodo durevole,
dovendo rimanere utilizzabile poi per molte generazioni a venire.

Non così i beni che soddisfano le esigenze più varie
ed "occasionali" del singolo: dall'arredamento della casa stessa, a
qualsiasi oggetto d'uso personale: perché, anche se pure in questo
caso è possibile che la loro durata superi quella della vita del loro
proprietario, in linea di massima sono legati strettamente si suoi
particolari bisogni.

Diviene quindi ovvio che i "beni durevoli" vengono dati in
solo uso a singoli membri della comunità, seguendo la forma
contrattuale che si ritenga più armonica al livello etico raggiunto
dalla comunità e per tempi definiti: riguardo a quest'ultimo punto, e
in casi limite (per esempio quando si pensi all'abitazione), per la
durata della vita del soggetto contraente.

Poiché il nostro atteggiamento di fronte a qualsiasi problema
dovrà essere improntato alla massima eticità, nel caso di beni
fondamentali per la decorosa esistenza del singolo membro della
comunità (qual è appunto quello dell'abitazione), il canone di
locazione sarà il più basso possibile, a livello se possibile
simbolico: a fronte della responsabilità del soggetto contraente di
assumersi qualsiasi onere manutentivo dell'edificio in questione. Il
rispetto del punto appena toccato sarà perciò oggetto di periodico
controllo da parte dell'organismo comunitario, che potrà far anche
decadere il soggetto contraente dal beneficio dell'immobile
assegnatogli, in caso di palesi e gravi inadempienze.

Con questa forma contrattuale, è altrettanto evidente che il
soggetto contraente non dispone del bene stesso per vendite o lasciti
testamentari. In entrambi i casi il problema non si pone: il soggetto
in questione lascia semplicemente libero l'immobile, che sarà
assegnato a qualcun altro. Questo "qualcun altro" può anche essere
nominato dal contraente, ma l'accettazione di tale volontà è
demandata alla ratifica comunitaria: infatti può essere che quel
particolare immobile o appartamento risulti più adatto ad altre
persone, piuttosto che a quella designata.

Alberto Rizzi



Da: Roberto Cavaliere

PREMESSA

Mi sembra che l'intento del presente documento sia permettere ad
ognuno di noi non solo di conoscere le altrui opinioni e le proposte
utili alla "creazione di un organismo comunitario" , ma soprattutto
di esprimere le proprie, con la volontà di fornire un
contributo "preliminare" alla formazione di un modello etico,
economico, culturale e organizzativo idoneo a porsi come una
concreta, duratura e desiderabile alternativa di vita sociale.
Infatti nessuna conoscenza sarebbe utile se non applicata e
realizzata. Tale documento pertanto dovrà semplicemente circolare
costituendo inizialmente un "forum preparatorio" alla creazione di un
organismo comunitario e successivamente permetterne quindi la
fondazione costituente. La lettura e la scrittura su questo foglio
avverrà trasmettendone il contenuto accresciuto delle proprie
considerazioni a tutti coloro che ognuno di noi ritiene interessati a
tale progetto, via email, o chi non fosse in rete spedendo per posta
il floppy. Colgo pertanto al volo tale opportunità suggeritaci da
Alberto, anche perché, pur disponendo in taluni casi del territorio
adatto ad un insediamento di tipo comunitario, come da più parti mi è
stato riferito, in realtà il grande scoglio su cui si infrangono
quasi tutti i progetti di vita comunitaria è l'aspetto relazionale e
interpersonale. In assenza di regole chiare e condivise chiunque può
dare un'interpretazione arbitraria a fatti e situazioni o ritenere di
avvantaggiarsene personalmente. Concordo nel ritenere non solo
opportuno ma necessario passare quindi attraverso un sistema
di "governo" fatto da coloro che siano garanti di un'equa e armonica
condivisione e convivenza con il solo scopo di stabilizzare un gruppo
umano altrettanto motivato a gestire costruttivamente la propria
conflittualità, superando le tensioni distruttive e le tentazioni ad
un uso egoico del potere. Niente di più distruttivo poi della corsa a
ritagliarsi dei privilegi perseguita da parte di singoli come è
avvenuto e avviene in certi gruppi umani, laddove il titolo
di "anzianità" nell'appartenenza al gruppo talora ha portato certi
individui ad alienarsi la simpatia e la partecipazione di coloro che
ritengono odiosa la replica dei vizi egoistici di una
società "convenzionalmente malata di potere" da cui rifuggire con una
risposta realmente alternativa. Ci sono gruppi che hanno saputo
stabilizzarsi ma che in mancanza di una guida "forte e indifferente
al potere che genera privilegi" decadono verso una deriva entropica ,
una progressiva degradazione del livello di energia, alienando da sé
gli individui più capaci, più intelligenti, più coraggiosi, più
creativi, non inclini a scendere a compromessi sui principi etici,
più inclini all'autostima.


LA PROPRIETA'

Argomento alquanto delicato. L'esperienza storica del socialismo
reale ci ha dimostrato che la proprietà collettivistica, contrapposta
alla proprietà privata, non ha sicuramente condotto quei popoli ad un
destino migliore rispetto alle popolazioni del così detto mondo
occidentale. In realtà la questione principale non è tanto la
proprietà ma ancora una volta è l'esercizio del potere. E tuttavia la
proprietà è una forma di potere. Quando poi si tratta della proprietà
di una risorsa scarsa, rara e che per sua natura obbliga altri a
dipenderne, allora tale potere nelle mani del singolo individuo può
trasformarsi in qualcosa di simile ad un'arma nelle mani di un bimbo.
Concordo con Alberto che la proprietà privata non dovrebbe superare
la durevolezza dell'esistenza stessa dell'individuo. Un'automobile,
l'arredamento, strumenti vari, ecc., sono beni di questo tipo, ma già
quando si tratta di una casa, di un terreno, di una fabbrica, ecc.,
si dovrebbero far rientrare questi beni in una categoria
di "interesse collettivo" il cui contenuto di "responsabilità
sociale" fa sì che meritino qualche riflessione in più di quella di
pertinenza al singolo individuo.
Prima di avviare un'esperienza pratica di vita comunitaria ritengo
indispensabile chiarire e definire una proposta su questo argomento.

















Gio 4 Ago 2005 5:45 am

santoripiano...
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CONTRIBUTI per LA CREAZIONE di UN ORGANISMO COMUNITARIO I – L'ORGANIZZAZIONE SOCIALE Un'analisi delle vicende umane dall'epoca protostorica in avanti...
Fabrizio Santori - ...
santoripiano...
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4 Ago 2005
5:44 am

CONTRIBUTI per LA CREAZIONE di UN ORGANISMO COMUNITARIO I – L'ORGANIZZAZIONE SOCIALE Un'analisi delle vicende umane dall'epoca protostorica in avanti...
Fabrizio Santori - ...
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4 Ago 2005
5:45 am
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