Un storiella di Ghandi riportata liberamente:
<<Se ci accorgiamo di aver bisogno di un orologio decidiamo (“fine”) di
procurarci un orologio.
Il MODO in cui riusciremo ad ottenere il nostro fine farà di noi una persona
diversa.
Se dovessimo rubare l’orologio forse raggiungeremmo subito il nostro fine ma
saremmo dei LADRI.
Se ottenessimo l’orologio tramite una truffa, un raggiro, saremmo dei
TRUFFATORI.
Se approfittassimo della difficoltà economica di qualcuno per comperare a
buon prezzo l’orologio, saremmo degli APPROFITTATORI.
Se invece ci procurassimo l’orologio pagandolo più del prezzo di mercato
perché così aiuteremmo una persona in difficoltà?
Se invece lo comprassimo utilizzando soldi sudati e guadagnati con il nostro
lavoro?
In tutti questi casi avremmo raggiunto il nostro “fine”, ma il MODO come
l’abbiamo raggiunto farebbe di noi una persona diversa.>>
Questo per dire che IL FINE NON GIUSTIFICA I MEZZI e che il MODO, il
PERCORSO per raggiungere un fine è più importante del fine stesso.
Il fatto che il fine sia nobile non giustifica i mezzi utilizzati per
ottenerlo.
Se per avviare un GAS (nobile progetto - fine) ci comportiamo in modo
autoritario, antidemocratico e non rispettoso degli altri, ne vale veramente
la pena?
Se per andare a vivere in campagna ci comportiamo da pescicani? Ne vale la
pena?
Se per raggiungere la nostra tranquillità facciamo finta che non ci siano
differenze con gli altri (conflitti), ne vale veramente la pena?
Io penso che IL FINE ( se pur nobile) NON GIUSTIFICA l’utilizzo di
qualsiasi MEZZO pur di raggiungerlo.
Il percorso è più importante della meta.
Sono contento di essere riuscito a mantenere fede a questo principio che è
stato chiaro sin dai primi documenti del VES.
Voi che ne pensate?
Ciao
Fabrizio
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]