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Vasco Rossi: il "concerto-bluff" di Reggio Emilia
I retroscena dello "spettacolo-intrattenimento" di un artista incapace di
togliersi di dosso bandana e giacca di jeans aderente. Effetto ventriloquo e
imposizione dell'aumento dei prezzi sulle birre per una serata all'insegna del
business.
Vasco Rossi è sicuramente uno di quei personaggi che saranno ricordati per
il contributo alla musica italiana. Soprattutto sarà significativo il suo
apporto nei costumi e nelle aspettative di diverse generazioni, che si
identificano in lui. Questo "personaggio", negli anni ottanta pagò più di tutti
i suoi vizi e il suo essere "naturale". Ora, sembra essersi fermato all'essere
un'icona di se stesso, probabilmente perché fa parte dell'aurea di "mito" che in
molti gli hanno ricucito sopra, per il buon funzionamento dell'azienda. Vasco
Rossi attualmente è un musicista che ha scelto di mimare se stesso e che, a
quasi cinquantatre anni, sta scegliendo di cantare "vorrei possederti sulla
poltrona di casa mia...", come se non avesse accettato di invecchiare e quindi
direzionarsi verso un ambito intimista che nelle ultime produzioni sembra aver
quasi completamente abbandonato. Un peccato perché se citiamo alcuni brani di
"Gli spari sopra" e "Canzoni per me", si nota una linea artistica molto
interessante (Vivere, Stupendo ad esempio) ma non sufficientemente approfondita.
Sicuramente, non è, come alcuni vogliono sostenere, il nuovo De Andrè (il quale
stimava Vasco Rossi, come stimava pure la musica Metal ed altri autori), Vasco è
un artista che è stato incapace di togliersi di dosso bandana e giacca di jeans
aderente, insomma non è stato in grado di invecchiare e di raggiungere un pieno
livello di maturità compositiva. Ma guardiamo bene quanto è successo attorno a
Vasco nei giorni di permanenza a Reggio.
Banalmente, in pochi si sono distinti dal "luogo comune". Un ritornello
costruito perfettamente in una canzone fine a se stessa, talmente rock da dare
sui nervi. O meglio, per certi aspetti potrebbe essere l'inno ideale per il
Partito dell'Uomo Qualunque. Quello che non si può definire un concerto, pare
più appropriato chiamarlo spettacolo di intrattenimento si è concluso, e molte
lodi sono state cantate in onore di Vasco Rossi. Ma...
Durante i giorni che hanno preceduto il concerto, per provare le luci e
gli effetti palco, non c'è stato da parte dell'entourage di Vasco alcun rispetto
degli artisti che si esibivano in Arena, fossero gruppi di base, Bobby Solo o
Elio e le Storie Tese; scivolando così sul buon gusto e sul rispetto verso le
esibizioni di altri artisti. Ma si sa, Vasco è Vasco. E gli altri possono subire
il suo impianto luci. Alcune delle testate giornalistiche locali hanno tentato
di avvicinarsi a Vasco Rossi tramite il suo staff per un'intervista: la
disponibilità è stata data, ma ad intervistare il responsabile comunicazione
dell'artista in quanto capace di interpretare alla perfezione il pensiero
dell'artista. Tutto rispetto dal punto di vista professionale, ma una star ben
pagata se non ha particolari problemi, deve concedersi alle interviste, fa parte
del gioco. E di tempo ne ha avuto, Vasco per sette giorni è rimasto nella nostra
città impegnato con le prove del tour.
Tanta emozione per un concerto in "playback", anche se non è la
definizione giusta. Molti hanno tessuto le lodi per la voce "vissuta" ma
energica dell'artista. Peccato che per la maggior parte del tempo non è stato
l'artista a cantare ma la sua band che (l'effetto ventriloquo è stato
documentato dai megaschermi) hanno "dato voce" alle canzoni di Blasco.
Una birra cinque euro. Questo era il prezzo da pagare per chi era presente
all'interno dell'arena. Anche i ragazzi del Tunnel hanno dovuto alzare i prezzi
nel primo pomeriggio. Infatti ogni cosa venduta all'interno dell'Arena è
rigorosamente definita da contratti minuziosamente firmati con lo staff
dell'artista. Siccome il pubblico di Vasco è uno tra quelli che predilige la
birra all'acqua, forse cinque euro per una birra alla spina, tenendo conto del
caldo e delle trentamila persone, appaiono un po' esagerate. Ma business is
business. Tanto è sempre il pubblico a pagare. Poi così l'economia gira...
Certamente il concerto è stato uno di quelli più vissuti dal pubblico.
D'altronde l'impianto di amplificazione nascondeva mille effetti e modulatori di
voce (per correggere qualsiasi stonatura e imperfezione vocale dell'artista e
"creando" l'effetto voce da studio, incanalando così la timbrica riconoscibile
dell'artista). Il concerto trascende da sé, in quanto in puro stile
d'oltreoceano diventa teatro. Vasco durante le prove associava i movimenti della
mano, del corpo, gli ammicamenti ai ritornelli delle sue canzoni, come un attore
che deve rafforzare una parola con un gesto per coinvolgere il pubblico. Tutto
naturale, lo fanno tutti, ma non diciamo che Vasco è diverso o che lui è così
come è. Anche il suo spettacolo ha una "sceneggiatura" da rispettare.
Organizzazione perfetta, una macchina economica a pieni giri che riesce, creando
il clima di attesa necessario all'evento, a trasformare ogni cosa in oro,
complimenti per le magliette dello staff "Reggio Emilia, 8 settembre. Io c'ero".
Tutto studiato alla perfezione, come nei migliori spettacoli nulla è lasciato al
caso. Una costruzione di alta professionalità.
Altri retroscena? Diversi. Alcuni troppo "crudi" per poterli scrivere.
Certamente sarebbe necessario ascoltare un concerto tralasciando l'idea del mito
o del significato personale che un'artista può avere. Oltre all'evento, c'è
stata anche un'esibizione, che ha certamente gratificato l'artista ma che
musicalmente è parso come uno spettacolo da "mostri del rock", pregno di
passato. Come le band oramai incapaci di graffiare davvero, di essere
provocatori come lo è stato il nostro negli anni ottanta, almeno non quanto si
potrebbe permettere di fare uno che si chiama Vasco Rossi e che vive in un paese
come il nostro, oggi, in questi tempi di cui cose da dire ce ne sarebbero... Ma
la scelta è, nel bene e nel male questa: "quante espressioni di godimento sul
tuo volto/si vedono solo con lo scorrimento lento del nastro/Rewind".
Vasco Rossi è stato un mito; oggi, citando Battiato in una canzone di
qualche anno fa, "la musica è stanca, non ce la fa più".
Gianluca Grassi
(tratto da www.dilloadalice.it)
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
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