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La zampogna tra leggenda e fantasia   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #435 di 448 |


Alice incontra il Presidente dell'Associazione Culturale "Circolo della
Zampogna" di Scapoli Antonietta Caccia: "Svetonio ci informa che uno dei primi
suonatori dell'utricularius (nome latino dello strumento) fu l'imperatore
Nerone".



Ci può descrivere la sua associazione e le attività che svolge?

L'Associazione Culturale "Circolo della Zampogna" opera a Scapoli (IS)
dalla fine dell'anno 1990 con l'intento principale di salvaguardare e
valorizzare la tradizione musicale e artigianale legata all'antico strumento
pastorale. Da allora ha svolto una ininterrotta e intensa attività di promozione
e animazione culturale. Abbiamo attivato un sito internet (www.zampogna.org)
visitato annualmente in media da circa seimila persone.


Che origini ha la zampogna?

Questa è la domanda più ricorrente tra quelle che mi vengono poste da
quanti si avvicinano a questo strumento, anche solo per curiosità. Ciò non
significa però che sia banale; al contrario, essa denota la difficoltà che i non
addetti ai lavori incontrano nel ricostruire le tracce di uno strumento così
antico, particolare e carico di echi ancestrali di cui nessuna enciclopedia ci
da né luogo né data di nascita né paternità sia pure presunta. Il fatto è che
quella delle origini della zampogna (o meglio degli aerofoni a sacco) è una
delle questioni più dibattute in cui storia e leggenda si mescolano fino ad
esiti talvolta fantasiosi. Messe da parte, almeno per ora, leggende e fantasia,
data la esiguità e la frammentarietà delle fonti disponibili, va preliminarmente
detto che non vi sono, a tutt'oggi, conoscenze tali da poter dare alla nascita
degli aerofoni a sacco una precisa collocazione spazio\temporale.

Tra le informazioni che ci sono giunte dal mondo antico, la prima che ci
consente di individuare l'uso certo di uno strumento musicale dotato di sacca ci
viene da Svetonio il quale, nel De Vita Caesarum c'informa che l'imperatore
Nerone era capace di fare anche l' utricularius , cioè il suonatore dell'
utriculus, nome latino dello strumento. La seconda la si ricava da un epigramma
di Marziale, in cui il poeta fa riferimento ad un ascaules (suonatore di aulos
con sacca, quindi zampogna) di nome Canus. Entrambe queste attestazioni ci
dicono che nella Roma imperiale era presente uno strumento ad otre, passatempo
di un imperatore -per quanto "pazzo" come Nerone- e, al tempo stesso associato
ad un ambiente urbano di basso ceto come quello rappresentato nell'epigramma di
Marziale. Ma da dove, come e quando lo strumento che oggi chiamiamo zampogna
fosse approdato nel cuore dell'impero non è dato di sapere.


Esiste un rapporto tra la riscoperta delle proprie origini e la zampogna?

Certamente sì e questo spiega anche, io credo, il grande fascino che la
zampogna, come suono e come oggetto, continua ad esercitare sulle persone. Non
solo in quelle comunità presso le quali questo strumento è stato ed è tuttora
presente, come potrebbe apparire ovvio anche se non sempre lo è, ma a livello
più generale. Anzi, per esperienza posso dire che proprio nelle comunità di più
stretta appartenenza si è assistito a fenomeni di rimozione senz'altro legati
all'immagine di arretratezza e povertà se non addirittura di "devianza sociale"
che degli zampognari ci è stata tramandata dalla cultura dominante, dai tempi
dell' ascaules di Marziale fino ai più recenti musicanti girovaghi del XX
secolo. Da qualche tempo, però, questa immagine ha cominciato a sbiadire anche
nel senso comune per lasciare il passo a un processo di riscoperta e
rivalutazione che, facendo emergere il portato socio-culturale che sta dietro a
delle canne di legno legate a una pelle di capra, induce inevitabilmente a
riconoscersi in quel bagaglio che un po' tutti, chi più chi meno, ci portiamo
dentro. Come il nipote del nipote di un emigrato calabrese che, avendo trovato
tra i cimeli di famiglia una vecchia zampogna, mi ha scritto recentemente dagli
USA dicendomi del desiderio di ritrovare le proprie origini. E poi,
fortunatamente, ci ha pensato il Natale a tessere il filo della memoria tra le
generazioni facendo della zampogna, da almeno tre secoli, la propria colonna
sonora.


Negli ultimi anni ha notato un diverso approccio dei giovani verso questo
strumento così particolare?

Sì certo, non solo diverso ma nuovo ed entusiasmante. E credo di poter
dire anche grazie all'attività dell'Associazione che, perseguendo ostinatamente
l'obiettivo di traghettare questo strumento nel 3° millennio, ha
contribuito ad attualizzare la zampogna rendendola attraente per le giovani
generazioni. Ciò è stato possibile, in particolare, attraverso il Festival di
fine luglio; evento in cui, accanto agli ultimi zampognari depositari e
interpreti più autentici della tradizione, a partire dal 1991 abbiamo iniziato
ad affiancare musicisti e gruppi musicali attratti dai suoni di pifferi e
zampogne ma portatori di un gusto e di una sensibilità musicale in sintonia con
il proprio tempo.

Vi è anche da dire che l'interesse da parte dei giovani non si limita al
Festival o a manifestazioni analoghe cresciute un po' ovunque in Italia e nel
resto d'Europa, occasioni in cui l'attrattiva esercitata dalla musica, la
vacanza, giocano indubbiamente un grosso ruolo. Infatti, per tutto il resto
dell'anno le persone che ci contattano o che ci vengono a trovare sono sempre
più prevalentemente giovani che cercano strumenti, partiture musicali, metodi e
corsi per imparare a suonare, pubblicazioni, CD e quant'altro.


La zampogna è associata al Natale, ma in quali altre occasioni viene
utilizzata?

Per lungo tempo nell'immaginario collettivo la zampogna è stata
indissolubilmente legata al Natale: "Un tu scendi dalle stelle maledettamente
stonato, cento lire in un piattino e arrivederci all'anno prossimo". Dico, però,
è stata, in quanto, grazie al forte revival che lo strumento sta conoscendo da
qualche anno, la zampogna non solo conosce forme e occasioni sempre nuove e
attuali di espressione ma si stanno anche conoscendo e riscoprendo usi diversi
sopravvissuti nel tempo accanto a quello natalizio sicuramente più diffuso e
noto. A parte il massiccio uso fattone dai musicisti girovaghi che dalla prima
metà dell'800 fino ai primi del '900 partivano dai luoghi più remoti
dell'Appennino centro-meridionale raggiungendo tutti gli angoli d'Europa fino
alla lontana Russia, la zampogna accompagnava e, in taluni casi continua ad
accompagnare, feste e ricorrenze sacre e profane delle più diverse.


Esistono delle scuole per apprendere a suonare la zampogna e per
costruirla?

Per quanto riguarda la costruzione, a Scapoli, dopo un tentativo risalente
agli anni '80, ci ha riprovato nel 1999 il Circolo della Zampogna con il
progetto "Vivere con la Zampogna", organizzando un corso nel quale si è riusciti
a coinvolgere ben quattro costruttori e una decina di giovani. L'esperienza al
momento resta unica perché, a quanto mi risulta, difficoltà nel trovare
artigiani disponibili ad aprire le loro botteghe a giovani corsisti e scarso
impegno da parte delle istituzioni a lavorare in tal senso si riscontrano anche
in altri luoghi ove è presente la tradizione di questo strumento. Pertanto,
continua a vigere il metodo del rubare il mestiere oppure quello di tramandarlo
a livello familiare. Per imparare a suonare, le cose vanno un po' meglio. Sempre
per quanto riguarda Scapoli, il Circolo organizza annualmente corsi ai quali
partecipano giovani locali. Inoltre, a richiesta, organizza brevi corsi nei
fine-settimana, anche ad personam. Persiste tuttavia l'apprendimento ad
orecchio, sia in ambito familiare, per chi ha la fortuna di avere un suonatore
in famiglia, sia presso un suonatore esperto per chi non ha questo privilegio.
Analoga situazione, ritengo, si verifica nel resto del sud Italia dove,
tuttavia, una buona palestra è costituita dalla presenza di vari gruppi musicali
e singoli musicisti che hanno posto questo strumento al centro della propria
azione musicale. Nel resto d'Italia le scuole a nostra conoscenza, dove è
possibile frequentare anche corsi per zampogna, sono la Scuola di Musica
Popolare di Forlimpopoli (FO) e la Scuola di Musica popolare del Testaccio di
Roma.


Rocco Fiore
(www.dilloadalice.it)



[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]




Mer 3 Nov 2004 2:23 pm

albyviv
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Inoltra Messaggio #435 di 448 |
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Viviani Alberta
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3 Nov 2004
1:49 pm
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