Ben pochi, almeno in Italia, sanno che il 9 di maggio è ufficialmente la
Festa dell'Europa. Ben pochi sanno, quindi, che cinquantasei anni fa,
prendeva avvio, attraverso la Dichiarazione Schuman (ispirata da Jean
Monnet), il processo di integrazione europea così come si è dipanato sino
ai giorni nostri, ma che ancora è ben lontano dal dirsi concluso.
Ad oggi, siamo infatti ancora in piena "pausa di riflessione" nel percorso
che dovrebbe portare alla ratifica del Trattato Costituzionale, i dubbi e
le incertezze sull'esito sono più vivi che mai e, nonostante le (generiche)
dichiarazioni di intenti sul "rilancio del processo" che vengono da più
parti, non si riesce ad intravedere all'orizzonte nessun serio progetto
politico che possa portare l'Europa fuori da questa impasse senza farla
precipitare verso una crisi irreversibile.
E per "serio progetto" si intende un progetto che, se necessario, rimetta
in discussione anche radicalmente quanto fatto sinora: per sperare di
arrivare finalmente ad un'Europa unita è necessario, infatti, tornare a
proporre idee forti, "parole d'ordine", che possano mobilitare i popoli
europei, ed abbandonare la retorica europeista che ha fatto abbondantemente
il suo tempo, e tutto questo prima che le "idee forti" vengano dagli
avversari della costruzione europea! Parlare, in maniera chiara ed univoca,
di "Federazione", di "Assemblea costituente europea", di "popolo" e di
"popoli", tanto per fare alcuni significativi esempi, è urgente.
L'alternativa è che, tra qualche anno, il 9 di maggio non ci sia niente da
ricordare.
Lanfranco Nosi
Coordinatore Nazionale
Europa Plurale - Movimento per un Federalismo Globale
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