Non è mio costume ragionare per mezzo di parole altrui, così come evito di
citare giornalisti o scrittori dell'"orgoglio laico". Credo però sia
interessante leggere questa lettera scritta da Massimo Fini al direttore di
Libero Vittorio Feltri sulla morte e sull'opera di Giovanni Paolo II.
Pietro
Caro Feltri,
le agonie di Pio XII e di Paolo VI si svolsero in un silenzio quasi
assoluto, rotto solo da qualche scarno comunicato, che dava una
straordinaria intensità e sacralità all'evento che stava per compiersi, la
fine di Papa Wojtyla è stata avvolta in un frastuono e in una grancassa
massmediatica che infastidiscono e disturbano sottraendole ogni autentica
commozione. Ma non poteva essere che così. Wojtyla è stato un Papa
massmediatico e qui sta la ragione del suo immenso successo personale ma
anche il punto debole del suo pontificato. Durante i 26 anni del suo papato
la popolarità di Wojtyla non ha fatto che aumentare nella misura in cui,
nello stesso periodo, crollavano le vocazioni e in Occidente, soprattutto
quello cattolico, scompariva il senso del sacro. Ciò significa che Papa
Wojtyla era percepito dalla gente come una grande star del firmamento
internazionale e quindi più che altro mondana. Tanto è vero che quando
Wojtyla tuonò contro la guerra in Iraq la cattolicissima Spagna di Aznar non
gli diede alcuna retta. È paradossale la parabola di Papa Wojtyla. Uomo dai
valori forti, antichi, tradizionali, pretridentini li ha via via offuscati
con l'uso a tappeto degli strumenti di comunicazione di massa, la tv, i jet,
i viaggi, la creazione di "eventi", i concerti, la stessa "papamobile",
finendo per trasmettere un messaggio di mondanità e di modernità. («Il mezzo
è il messaggio», diceva McLuhan) che di quei valori sono esattamente
l'antitesi. Il suo stesso ecumenismo religioso si rivela, a ben guardare,
perfettamente funzionale alla globalizzazione che è il trionfo proprio di
quel mercato che Wojtyla, a parole, ma mai veramente forti e decise,
condannava. Anche il fatto di essere stato un Papa molto "politico", che ha
contribuito in modo determinante alla caduta del comunismo sovietico e alla
dissoluzione della Jugoslavia, col pesante appoggio dato all'indipendenza
croata, non ha favorito l'ascolto del suo messaggio spirituale. È sceso
troppo nel mondo ed ha usato troppo i suoi mezzi per essere distinto dal
mondo. Per cui la Chiesa di Wojtyla ha lasciato un vuoto spirituale che è
stato riempito in vario modo, dalle religioni orientali, in particolare il
buddismo, dall'islamismo, dalle sette e addirittura da culti poveri e
poverissimi, così lontani dalla raffinatezza psicologica del cristianesimo,
come l'occultismo, il satanismo e persino l'astrologia. L'uomo occidentale
di oggi non ha bisogno di mondo, ne ha fin sopra i capelli, ha un disperato
bisogno di spirito e credo che, in questo senso, vedesse più lontano
monsignor Lefevre che proprio Papa Wojtyla ha emarginato e scomunicato. E io
penso che fra qualche anno, lasciati alle spalle l'entusiasmo conformistico
che ha accompagnato l'intera parabola di Wojtyla e che in questi giorni vede
il mondo stringersi intorno al suo troppo esibito capezzale, evitando parole
crude anche per il rispetto che sempre si deve a un uomo che muore (ma tutti
moriamo, non dovrebbe essere uno scandalo, tantomeno per chi crede in una
vita ultraterrena), quello di Giovanni Paolo II sarà ricordato, nonostante
l'enorme, e anche generosa, spesa di sé che Karol Wojtyla ha fatto per un
quarto di secolo, come un pontificato che ha aggravato e non lenito la crisi
di una Chiesa altrettanto morente.
di Massimo Fini
----- Original Message -----
From: "Alex Caro" <alexcaro@...>
To: "Faip-Onlus" <faip-onlus@yahoogroups.com>; "Midollospinale"
<midollospinale@yahoogroups.com>
Sent: Saturday, April 02, 2005 3:45 PM
Subject: [faip-onlus] Carol Wojtyla
Indipendentemente dal credo religioso che ognuno di noi ha o non ha,
ritengo doveroso, da parte mia, rivolgere un pensiero a quest'Uomo,
che per la disabilita' e la sofferenza che ha sopportato con grande
dignita',
e' da considerarsi a tutti gli effetti come uno di noi.
Alex
"Un minuto di pensiero vale piu' di un'ora di parole"
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