"Chissà quante delle persone stravolte in lacrime che sfilano davanti le
telecamere o quanti di quei Papa boys hanno un nonno dimenticato in
qualche
ricovero..."
E' vero, siamo tutti capaci di atrocità indicibili e pieni di contraddizioni
ma ciò non toglie che quando incontriamo qualcuno che ci mostra un pò di
umanità non possiamo far altro che riconoscerlo, al di là del suo credo o
condizione. Siamo tutti fatti di carne e sangue, questo non giustifica
assolutamente le nostre malignità ma ci pone di fronte al fatto che siamo
tutti uomini e che se non cominciamo ad ascoltarci andando oltre le nostre
"diversità" non facciamo altro che alimentare un gioco al massacro.
Nella mia famiglia ho esempi di presunti perfetti cristiani che predicano
pace e amore nel mondo ma che poi quando si è trattato di accompagnare nonni
o fratelli alla morte si sono dileguati in nome di una missionarietà più
grande, la sofferenza fa paura a tutti....per fortuna io credo che il buon
Dio sia altro e l'ho scoperto nelle sofferenze strazianti che hanno patito i
miei cari prima di andarsene e nella serenità che mi hanno trasmesso
parlando con loro e condividendo con loro gli ultimi istanti della loro
vita.
Grazie Roby per la tua risposta, grazie davvero
Claudia
----- Original Message -----
From: "Roby Margutti" <robymargutti@...>
To: <faip-onlus@yahoogroups.com>
Sent: Monday, April 04, 2005 6:47 PM
Subject: Re: [faip-onlus] Carol Wojtyla
>
> Sicuramente Giovanni Paolo I I è molto conosciuto quanto inascoltato dai
> "potenti" che ora sfilano ipocritamente innanzi al suo cadavere.
>
> Chissà quante delle persone stravolte in lacrime che sfilano davanti le
> telecamere o quanti di quei Papa boys hanno un nonno dimenticato in
> qualche
> ricovero...
>
> saluti
> Robyy
> ----- Original Message -----
> From: "Anna Guglielmi" <anna.guglielmi@...>
> To: <faip-onlus@yahoogroups.com>
> Sent: Monday, April 04, 2005 3:11 PM
> Subject: Re: [faip-onlus] Carol Wojtyla
>
>
>>
>> Ciao Pietro, non ci conosciamo di persona ma vorrei ugualmente rispondere
>> alla tua mail dal momento che personalmente non condivido la lettura che
>> Massimo Fini da della figutra del Papa.
>> Pur concordando sull'eccessiva "spettacolarità" che alcune emittenti e
>> mezzi
>> di comunicazione hanno attribuito all'agonia del Santo Padre (alcuni in
>> particolare parevano solo attendere il momento della morte per essere i
>> primi a dirlo in diretta....la stessa dignità deve essere data alla
>> sofferenza di tante persone che soffrono e muoiono nell'anonimato), non
>> concordo con tutto il resto. Il giudizio storico mi sembra superficiale e
>> fuori dal mondo, basta leggere cosa hanno scritto leader religiosi e
>> politici di tutto il mondo.
>> Wojtyla è stato l'unico Papa a calarsi nella realtà e, da cristiana, gli
>> riconosco il merito di aver proposto una fede che non sia solo pura
>> spiritualità e dogma. Il dialogo aperto con altre religioni, l'apertura
>> ai
>> giovani e alle mutate modalità di comunicazione non solo mediatiche ma
>> anche
>> culturali, il bisogno di una proposta di Chiesa meno lontana e rigida, il
>> desiderio di incontrare le persone nelle loro realtà..... A me una fede
>> che
>> non si cala nella quotidianità non serve a niente, un Dio che rimane su
>> una
>> nuvoletta e lancia amonimenti non mi educa. L'eccessivo spiritualismo è
>> pericoloso e porta ad un distacco dalla realtà, disprezzo profondamente
>> tutti coloro (cattolici compresi) che danno come risposta alla sofferenza
>> una ricetta di spiritualità e che non entrano in rapporto con chi vive la
>> sofferenza. Il Papa l'ha fatto, nel ruolo che rivestiva all'interno della
>> Chiesa (NB: ha avuto grandi resistenze anche dall'interno della stessa
>> Chiesa per questo) e nel mondo. Credo che al di là del fatto che fosse il
>> Santo Padre, Carol Wojtyla sia stato un grande uomo, uomo che come tutti
>> noi
>> aveva i suoi limiti ma che ha saputo incarnare un'idea di Chiesa
>> completamente nuova e interessante. Vi giro una testimonianza un pò
>> diversa
>> rispetto a quella di Massimo Fini. Attenzione però, non ho alcuna
>> intenzione
>> di fare polemica o di convertire qualcuno, è solo un'altro punto di
>> vista.
>> Così come per me è costruttivo misurarmi con chi ha sensibilità diverse
>> dalla mia, spero che anche il mio intervento venga inteso nello stesso
>> modo.
>> Claudia
>>
>> AFRICA 3/4/2005 18:10
>> PAPA: DALL'UGANDA AL CONGO, PELLEGRINO DI PACE NELLE TERRE SCOSSE DALLA
>> GUERRA
>> Church/Religious Affairs, Standard
>>
>>
>> "La gente ha ancora negli occhi e nel cuore la visita di Giovanni Paolo
>> II
>> nel 1993 nella città di Gulu" dice alla MISNA padre Tarcisio Pazzaglia,
>> comboniano, da oltre 35 anni impegnato in nord Uganda, in quell'Africa
>> che
>> il Papa-pellegrino amava in particolare e dove visitò ben 42 Paesi. Il
>> missionario italiano risponde al telefono da Kitgum, a poche decine di
>> chilometri dal confine con il Sudan: "Ricordo che dodici anni fa, oltre
>> 2.500 persone della mia comunità andarono a Gulu a piedi, con un
>> pellegrinaggio di tre giorni lungo più di 100 chilometri, per partecipare
>> alla messa del Pontefice. Oggi durante le celebrazioni e i momenti di
>> preghiera, molti fedeli, soprattutto gli adulti, hanno ricordato
>> quell'incontro
>> con il Papa". Karol Wojtyla, aggiunge padre Carlos Rodriguez Soto,
>> raggiunto
>> proprio nella città di Gulu, "è stato uno dei pochi leader mondiali a
>> denunciare con forza le violazioni dei diritti umani perpetrate nel
>> conflitto in Nord Uganda, mentre altri restavano in silenzio di fronte a
>> questa tragedia". Da oltre 18 anni la regione è scossa da una guerriglia
>> interna che ha provocato migliaia di vittime e oltre un milione di
>> sfollati.
>> "Papa Wojtyla ha avuto il coraggio di chiedere continuamente la fine di
>> questa guerra, nei suoi messaggi pubblici e più di una volta anche alla
>> recita dell'Angelus domenicale" aggiunge il religioso, anch'egli
>> comboniano.
>> La notizia della morte di Giovanni Paolo II, in Africa, è arrivata
>> soprattutto dalle frequenze delle emittenti radiofoniche, sia
>> internazionali
>> che locali: le radioline a transistor sono il principale mezzo di
>> comunicazione in tutto il continente, raggiungendo anche le località più
>> isolate. "In Liberia purtroppo il Papa non riuscì a fare visita a causa
>> della guerra civile" racconta alla MISNA l'italiano padre Mauro Armanino,
>> raggiunto per telefono nella capitale liberiana Monrovia. "Era l'inizio
>> degli Anni Novanta, i combattimenti impedirono la presenza del Pontefice.
>> Ma
>> non dimentichiamo che anche nel 2003 il Papa era intervenuto
>> pubblicamente,
>> durante la recita dell'Angelus domenicale, per denunciare la guerra in
>> Liberia e chiedere di pregare per la pace" aggiunge il missionario. Che
>> aggiunge: "Questo è un aspetto importante, che stamani ho voluto
>> ricordare
>> ai fedeli durante le messe che ho celebrato". A Monrovia - dove dopo due
>> anni dalla fine dei combattimenti si cerca di costruire quel futuro di
>> pace
>> auspicato da Giovanni Paolo II - "la gente, in un Paese a prevalenza
>> protestante, mi ferma per strada per esprimere cordoglio e partecipazione
>> al
>> dolore, in un clima di comune mestizia", conclude padre Armanino, della
>> Società delle missioni africane (Sma). Maurice Henry, un missionario
>> irlandese raggiunto nel nord della Nigera, riferisce alla MISNA che sono
>> stati proclamanti nove giorni di preghiera nella diocesi di Kano, nel
>> nord
>> della Nigeria, una zona già teatro di scontri tra gruppi rivali
>> riconducibili a cristiani e musulmani, motivati soprattutto da cause
>> socio-economiche. Anche nella Repubblica democratica del Congo riecheggia
>> ancora il messaggio di pace di Giovanni Paolo II (che visitò l'allora
>> Zaire
>> nel 1980, prima della disastrosa guerra di fine Anni Novanta): "Questo
>> Papa
>> resta nella storia del nostro Paese - scrive padre Luigi Lo Stocco,
>> vicedirettore dell'emittente 'Radio Maria Malkia wa Amani - insieme a
>> tutte
>> le sue prese di posizione in favore della pace nella regione africana dei
>> Grandi Laghi". (di Emiliano Bos)
>>
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