LE OPPORTUNITÀ DEL WEB. Il presidente di Confindustria Verona Andrea Bolla con
gli studenti a Joy and Job
«Le occasioni in Rete ci sono
I giovani sappiano trovarle»
Elena Cardinali
Pedrollo:«Ma dev´essere l´etica a governare i social network» Bedoni
(Cattolica): «Non si scordi di dare un´anima agli strumenti»
Domenica 29 Novembre 2009 CRONACA, pagina 9
«I catastrofisti metteteli alla porta. L´uomo è sempre stato capace di
migliorare la propria condizione, al di là delle più nefaste previsioni».
Parola di Andrea Bolla, presidente di Confindustria Verona, che ieri ha
partecipato a Joy and Job, incontro-spettacolo con i giovani delle scuole
veronesi (ma ce n´erano anche da Vicenza e Bologna) per parlare di
innovazione, nuovi orizzonti tecnologici, nuove professioni, capacità di
adattarsi ai rapidi mutamenti che caratterizzano le tecnologie quanto il mercato
del lavoro. «Ai giovani chiedo di restare al passo con l´innovazione, di
essere creativi e concreti. E di farci vedere cosa sono capaci di fare». E ha
ricordato, il presidente Bolla, che ci sono campi dove i giovani possono trovare
spazi per la loro creatività e per risolvere il problema dell´occupazione,
come il settore delle energie rinnovabili, dei social network, delle
applicazioni tecnologiche ai diversi settori dell´impresa e
della comunicazione. E ieri Job & Orienta ha chiuso i battenti con un bilancio
di 42.000 visitatori, un cinque per cento in più rispetto all´anno scorso.
A condurre Job and Joy è stato il presentatore Guido Russo che ha proposto la
proiezione di video realizzati dagli studenti dell´istituto Anti, primo
classificato nel concorso sulla meritocrazia, e degli studenti del
Nani-Boccioni, vincitori del premio per la critica e del premio tecnica e regia.
Giulio Pedrollo, presidente dei Giovani di Confindustria Verona, ha lanciato due
provocazioni: in una società della conoscenza e della comunicazione sappiamo
ancora dialogare? E visto che si parla tanto di fare squadra, in realtà
sappiamo superare gli individualismi? «Con Internet non ci sono più limiti
alla circolazione del pensiero, delle idee», ha detto Pedrollo, «e la bussola
è rappresentata dall´etica».
E se il dirigente dell´Ufficio scolastico provinciale, Giovanni Pontara, ha
ribadito la necessità di trovare in ambito scolastico nuove forme di
comunicazione, Maria Dal Lago, docente con un passato all´Ibm, ha sottolineato
che «il nuovo ruolo della scuolasarà l´utilizzo delle tecnologie per
organizzare la miriade di informazioni che arrivano ai giovani da Internet e
dalle comunità web. La scuola deve continuare a trasmettere cultura ma con
strumenti attuali».
Una testimonianza d´impresa creativa è venuta da Filippo Canasso, titolare di
Uannabe, un sito web per trovare lavoro on line, e dai rappresentanti di Joe
Rivetto, noto marchio dell´abbigliamento giovanile, «nato da tre persone
facendo comunicazione».
Ma se il web e tutte le sue infinite applicazioni rappresenta lo strumento per
inserirsi nel mondo del lavoro, ma anche per allargare i propri orizzonti
sociali e culturali, c´è necessità subito di riempire questo strumento di
contenuti di alto valore umano. Ne è convinto Paolo Bedoni, presidente di
Cattolica Assicurazioni, «una cooperativa nata un secolo fa ispirata alla
solidarietà e alla mutualità i cui valori sono ancora attuali, come la
responsabilità sociale d´impresa».
Un´ovazione ha accolto l´arrivo dei Lost, guppo musicale emergente che
spopola su Mtv e sul web e che ha scatenato l´entusiasmo dei fan.
Aprea: «Riforma pronta,
l´anno prossimo si parte
con le classi prime»
Domenica 29 Novembre 2009 CRONACA, pagina 9
La tanto attesa riforma della scuola secondaria di secondo grado partirà
davvero nel 2010. Lo ha confermato Valentina Aprea, presidente della Commissione
Cultura della Camera dei Deputati, intervenuta a Job&Orienta per il convegno
organizzato dal Miur dal titolo «La nuova identità dell´istruzione
professionale».
«La riforma è al nastro di partenza, perché la Camera e il Senato stanno per
esprimere il parere sui regolamenti, il Consiglio di Stato altrettanto, infine
si avvicina il giorno della seconda lettura del Consiglio dei Ministri», ha
spiegato la Aprea. «Poi toccherà alle scuole, alle famiglie e agli studenti
darle forma e sostanza. Nel 2010 la riforma partirà solo per le classi al primo
anno e ci saranno quattro anni di "rodaggio" che serviranno quindi a
modificarla, valutarla e monitorarla. Ma per il 2015 avremo finalmente i nostri
ragazzi diplomati secondo le migliori esperienze».
La riforma toccherà tutti i settori dell´istruzione secondaria di secondo
grado, dai licei all´istruzione tecnica e professionale. Tra le principali
novità: nuovi licei (in tutto sei), un´istruzione tecnica completamente
rinnovata e anche un´istruzione professionale molto più legata alle vere
esigenze dal lavoro e dello sviluppo. Ed è su questo punto che l´assessore
regionale all´Istruzione Elena Donazzan ha portato la fondamentale esperienza
già realizzata in Veneto. «Mi viene da dire che questa riforma al nastro di
partenza a livello nazionale sia modellata sull´esperienza già realizzata
dalla nostra regione», ha detto la Donazzan. «Il lavoro che abbiamo fatto per
la scuola nel Veneto si caratterizza infatti nell´aver cercato di consolidare
il legame tra scuola e lavoro. La riforma che oggi rafforza e dà qualità
all´istruzione tecnica e professionale ci mette nelle condizioni di affrontare
il cambiamento. Pensiamo a quello
che è accaduto con gli istituti tecnici: se negli anni '90 avevamo visto il
boom della licealizzazione, negli ultimi cinque anni, al contrario, c'è stata
una media del 40 per cento in più di iscrizioni agli istituti tecnici». E
conclude: «Questo recupero del valore della professionalità è a mio avviso la
grande forza in termini di competitività sulla quale dobbiamo puntare in questo
momento di crisi. Dopo il rilancio dell´istruzione tecnica, dobbiamo fare lo
stesso con le scuole professionali, per riconquistare giovani desiderosi di
immettersi nei settori lavorativi in cui c´è effettivamente bisogno di nuove
forze. La nostra sfida si gioca qui». Maria Grazia Nardiello, direttore
generale del ministero dell'Istruzione, ha chiarito: «I nuovi ordinamenti
prevedono una grande area tecnico professionale all´interno della quale ci
saranno da un lato gli istituti tecnici, dall´altro gli istituti
professionali, legati a settori produttivi
specifici». A.G.
http://media.athesiseditrice.it/GiornaleOnLine/Arena/index.php
Job&Orienta PROGRAMMA CULTURALE
http://fair.veronafiere.it/joborienta/prog_culturale.html
Un caro saluto, Flavio
http://www.edscuola.it/famiglie.html
> Sportello Genitori Studenti e Scuola
LAVORARE NEL MONDO. Presentati i risultati di una ricerca dell´Università di
Verona finanziata dalla Banca europea
Un prestito per cominciare:
poi istinto, fantasia ed estero
Elisa Pasetto
Dal dossier sui «prestiti d´onore» emerge l´arretratezza italiana rispetto
all´Europa Colaninno: «I criteri con cui scelgo i collaboratori? Non i voti
ma la voglia di emergere»
Sabato 28 Novembre 2009 CRONACA, pagina 10
A volte serve un prestito, un prestito «d´onore». Poi però occorre seguite
l´istinto e armarsi di fantasia, coraggio e curiosità. Un´esperienza
all´estero poi non guasta certamente: e a volte ci si rimane. E´ quanto
emerso ieri a Job & Orienta grazie ad una ricerca dell´università di Verona e
all´intervento, davanti ad una platea gremita di universitari, di Michele
Colaninno, direttore generale dell´Immsi e amministratore di Piaggio. [FIRMA]
PRESTITI D´ONORE. Interessante la ricerca svolta dal dipartimento di Scienze
economiche dell´università di Verona e finanziata dalla Banca europea degli
investimenti sul tema dei prestiti d´onore. Una forma di sostegno economico
per gli studenti universitari meritevoli che non richiede garanzie personali o
reali. E un´opportunità per rendere più equo l´accesso agli studi
universitari, a cui però pochissimi ragazzi hanno fatto ricorso in Italia.
«Nel Regno Unito ne ha fatto richiesta l´81%, da noi non raggiungiamo l´1%
anche se la nostra ricerca ha dimostrato come il 40% del campione (2700 studenti
veneti delle superiori e 3600 universitari italiani) sarebbe propenso ad
utilizzarlo soprattutto per rendersi indipendente dalla famiglia d´origine»,
spiega Federica Barzi, dell´ateneo scaligero.
«Il problema è che occorrono strumenti adeguati. Le caratteristiche del
prestito andrebbero ritoccate consentendo l´accesso sin dal primo anno e non
dal terzo, come avviene oggi, e offrendo la possibilità di rate di rimborso
proporzionali al reddito». Oppure convertendo il prestito in borsa di studio in
base al merito. «La soluzione potrebbe essere alimentare i prestiti attraverso
un fondo governativo e in sinergia con gli istituti bancari». «L´interesse
da parte delle istituzioni è alto», conclude Federico Perali, economista
dell´università.
ALL´ESTERO PER SFONDARE. In occasione del convegno «Lavorare nel mondo:
strumenti e competenze per un´occupazione oltre confine», il 33enne rampollo
di una delle famiglie più in vista dell´industria italiana ha parlato
presentando la collaborazione tra Piaggio e università di Verona in tema di
stage e inserimento nel mondo del lavoro. «La laurea è fondamentale per
dimostrare le proprie capacità», ha affermato, «ma il mondo è diverso da
quello che è scritto sui libri, ormai non ha più confini. Per capire chi sono
i nostri clienti e cosa cercano da otto anni giro il mondo e ascolto».
Caparbietà, grinta e tanta voglia di girare il mondo, secondo Colaninno, sono
le doti imprescindibili per sfondare in una realtà globalizzata in cui, per
esempio, solo la Cina sforna ogni anno sette milioni di laureati. «I criteri
con cui scelgo i miei collaboratori? Per me non contano i voti, ma la voglia di
emergere e nessuna preclusione a viaggiare all´estero».
«Per uscire dalla crisi le aziende guarderanno ai processi economici dei
mercati stranieri», gli ha fatto eco Alessandro Lai, delegato del rettore
dell´ateneo scaligero per l´orientamento. «E per conoscerli a fondo ai
giovani non resta che fare le valigie».
A CONTI FATTI. Presentato l´annuale rapporto di Unioncamere che ha analizzato
100 mila aziende
Meno posti ma più qualificati
Alessandra Galetto
La specializzazione si conferma ancora una volta l´arma vincente anche se
resta un margine negativo tra domanda e offerta
Sabato 28 Novembre 2009 CRONACA, pagina 11
Continuano ad essere affollati di giovani gli stand di Job&OrientaLa seconda
giornata di «Job&Orienta» ha visto ieri un'altra fitta tornata di incontri e
dibattiti sui temi della formazione dell'occupazione, con l'arrivo in fiera di
migliaia di studenti e insegnanti, che hanno partecipato non solo agli incontri
istituzionali, ma hanno anche affollato i due saloni espositivi, per conoscere e
avvicinare le oltre 450 realtà, tra scuole, università, istituzioni, aziende,
enti pubblici e privati che partecipano a questa XIX edizione della
manifestazione, centrata su «L'orientamento oltre la crisi. Con i giovani per
cambiare il futuro».
E proprio come strumento di analisi sulle strategie formative in grado di
contrastare l'attuale situazione di crisi è stato presentato ieri l'annuale
rapporto di Unioncamere, condotto sulla base di una rilevazione di Excelsior che
ha analizzato 100mila aziende e che individua le figure professionali più
richieste, nonché i titoli di studio (diplomi e lauree) più spendibili sul
mercato del lavoro.
«Ne emerge come di fatto la domanda di assunzione nel 2009 sia calata rispetto
all'anno precedente, ma anche come sia cresciuta in misura importante, in
termini relativi, la richiesta di figure altamente qualificate da parte delle
imprese: passeranno da una quota 2008 pari al 17% delle assunzioni programmate a
ben il 22%, ossia in numeri assoluti a circa 113mila assunzioni previste per
l'anno in corso», ha spiegato Domenica Mauriello, ricercatrice del Centro studi
Unioncamere. «Il 55% delle assunzioni interesserà personale con titolo di
studio universitario o di diploma di scuola superiore. Più nello specifico, la
domanda di laureati occupabili entro il 2009 si attesta sui 153mila, risentendo
della caduta della domanda complessiva di lavoro che nel 2008 era di 194mila
laureati richiesti. Resta dunque uno squilibrio fra domanda e offerta di 5.500
unità di esubero».
Ma questo non significa che non ci siano settori per i quali la domanda supera
invece l'offerta. «Per quanto riguarda i laureati, le richieste sono mirate
alle discipline scientifico-economiche: per esempio al fabbisogno di 35mila
laureati in discipline economico-statistiche espresso per il 2009, risponderà
un'offerta pari a 24mila individui. E le prime 10 figure professionali per cui
le aziende trovano difficoltà sono nell'ordine: infermiere, sviluppatore
software, fisioterapista, esperto fiscale, progettista settore metalmeccanico,
analista programmatore informatico, farmacista, progettista elettronico,
progettista meccanico e educatore professionale. Le prime 5 professioni di
sbocco per i laureati in Italia nel 2009 sono, dall'altra parte: infermiere,
educatore professionale, addetto all'amministrazione, progettista meccanico e
addetto alle operazioni front-office. Passando ai diplomati, basta un dato a far
capire come la specializzazione sia
ancora l'arma vincente: a fronte dei 158.700 diplomati tecnico-professionali in
ingresso nel mercato del lavoro nel 2009, il mondo economico-produttivo esprime
una domanda di 212.400, con un gap intorno alle 53.700 unità».
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Job&Orienta PROGRAMMA CULTURALE
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Un caro saluto, Flavio
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L´INAUGURAZIONE. Ribadita la necessità di far marciare l´istruzione con la
rapida evoluzione del mondo del lavoro
Un patto con le imprese per dare fiato alla scuola
Elena Cardinali
L´assessore regionale Donazzan:«Il nostro Paese è dominato da una
gerontocrazia» E da Italia 2020 esce un disallineamento tra mondo formativo e
richieste di mercato
Venerdì 27 Novembre 2009 CRONACA, pagina 8
Una scuola che dovrà essere sempre più in sinergia con il mondo del lavoro ma
che deve anche riscoprire la sua vocazione educativa come formatrice di futuri
cittadini, di persone cioè in grado di condividere le regole del vivere civile,
e di lavoratori responsabili, in grado di modellarsi alle dinamiche del mondo
del lavoro. In poche parole, una scuola in grado di cogliere i grandi
cambiamenti in atto nella società e far crescere una società e una classe
dirigente adeguate. Grandi intenti e ottime intenzioni negli auspici che hanno
accompagnato il convegno inaugurale di Job&Orienta, edizione numero 19, la
rassegna dedicata alla scuola, all´orientamento e al lavoro, aperta in Fiera
fino a domani, che ha esordito con la presentazione di «Italia 2020», il piano
di azione per l'occupabilità dei giovani.
Un documento, siglato lo scorso settembre dai ministri del Lavoro Maurizio
Sacconi e dell´Istruzione Mariastella Gelmini, che, andando oltre gli
specifici ambiti d´intervento, scelgono di lavorare insieme a strategie e
azioni sistematiche per affrontare alcune evidenti «vulnerabilità» che pesano
sul futuro dei nostri giovani. Rispetto ai coetanei di altri Paesi, infatti, i
giovani italiani incontrano il lavoro in età troppo avanzata e con conoscenze
poco spendibili. Manca un vero contatto con il mondo lavorativo e sono quasi
assenti moderni servizi di collocamento e orientamento che possano agevolare una
più celere transizione al mercato del lavoro. Prima dell´inizio dei lavori si
è esibita l´orchestra giovanile provinciale di Vibo Valentia, diretta sa
Antonella Barbarossa, formata da giovani tra i 12 e i 18 anni,i di scuole
diverse, che si sono esibiti con grande bravura in brani di tango e colonne
sonore.
Claudio Valente, vicepresidente della Fiera, ha sottolineato la necessità che
«la scuola formi giovani in grado di prendersi le loro responsabilità e anche
di fare sacrifici», mentre l´assessore regionale all´Istruzione, Elena
Donazzan ha ricordato che «la crisi si può subire oppure aggredire e che in
Veneto c´è una grande capacità di reagire». Ma ha anche sottolineato la
necessità di svecchiare il Paese «dominato da una gerontocrazia
imprenditoriale». La dirigente dell´Ufficio scolastico regionale, Carmela
Palumbo ha ricordato «l´esempio virtuoso delle università venete che hanno
saputo prendere accordi con il territorio per non perdere risorse per strada» e
ha lanciato un appello al direttore della segreteria tecnica del ministro
Gelmini, Gianni Bocchieri, affinchè «nella suddivisione dei futuri licei
musicali, 40 in tutta Italia, si tenga conto delle esperienze maturate».
Michele Tiraboschi, consigliere del ministro del
Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali ha sottolineato il valore dello
stage e dell´apprendistato,«canali professionalizzanti che danno opportunità
di crescita e di orientamento».
Le azioni indicate dal Piano partono dalle proiezioni al 2020 che vedono
l´Italia in forte carenza di competenze elevate e intermedie legate ai nuovi
lavori e un disallineamento dell´offerta formativa rispetto alle richieste del
mercato del lavoro. Se non saranno introdotti dei correttivi persisteranno gli
attuali alti livelli di dispersione scolastica e universitaria.
Dai corsi sui diritti umani
al robot anti sabotaggio
Venerdì 27 Novembre 2009 CRONACA, pagina 8
Gli studenti che si aggirano tra i due padiglioni che racchiudono le oltre 450
realtà presenti, ciascuna con un proprio stand, al XIX Salone di
«Job&Orienta» non hanno davvero che l'imbarazzo della scelta: la presenza di
istituzioni, scuole, università, aziende, enti pubblici e privati è tale da
costituire uno spaccato completo della società attuale, con l'opportunità
però di risultare raggruppata per aree tematiche, in modo appunto da agevolare
"l'orientamento".
FORZE DELL'ORDINE. Agli studenti in visita a Job questa sezione piace molto,
come dimostrava l'affollamento negli spazi allestiti da polizia di Stato,
polizia penitenziaria, Marina militare, Guardia di Finanza, carabinieri. C'è
chi assiste alla dimostrazione del «robot anti sabotaggio», un dispositivo per
operazioni pericolose e disinnesco degli ordigni, chi vuole salire sull'auto dei
carabinieri, chi ascolta le lezioni di prevenzione e legalità, chi incuriosito
si avvicina ai fuochi d'artificio che la polizia espone per sensibilizzare i
giovani sull'importanza di fare attenzione nelle prossime festività.
REGIONE VENETO. Il grande stand della Regione Veneto riunisce realtà
differenti, affiancando per esempio la scuola di moda a quella di cucina, (con
un vero e proprio laboratorio in cui i cuochi in erba preparavano tortellini,
spezzatino, cotechino e polenta), allo spazio riservato alla protezione civile e
alle nanotecnologie.
Qui per i tre giorni di Job sono stati attivati anche una serie di laboratori
sui diritti umani e la cooperazione internazionale, animati dalle associazioni
di volontariato con le quali l'assessorato alle Relazioni internazionali della
Regione ha lavorato durante un intero anno nelle scuole di tutto il Veneto: si
gioca con le carte e si dibatte per spiegare il valore della cultura della pace.
La Cooperativa La Rondine e Ctm Altromercato hanno spiegato la situazione dei
paesi del Sud del mondo e le opportunità di trovare impiego nel settore del
sociale.
PIANETA UNIVERSITA'. Sono circa 70 le Università che uno studente può
«incontrare» a Job, comprese alcune Università della Svizzera, della Spagna a
perfino dell'Australia. Si va dalle facoltà umanistiche a quelle scientifiche e
tecnologiche, con un ventaglio molto vasto di indirizzi anche un po' fuori dagli
schemi più tradizionali.
E poiché uno dei maggiori problemi resta quello dell'accesso all'Università, a
Job ancora oggi e domani è possibile mettersi alla prova con simulazioni del
test d'ingresso di varie facoltà.
TOPJOB. Imparare a cercare lavoro: difficile «mestiere» per chi ha terminato
il ciclo di studi. Nel padiglione 6 di Job c'è un'area apposita, appunto
TobJob, in cui i giovani che si affacciano per la prima volta al mondo del
lavoro possono trovare personale qualificato che li indirizza e consiglia su
come orientare e svolgere la loro ricerca, e su come preparare un curriculum,
nella consapevolezza che proprio il passaggio dal mondo della scuola a quello
del lavoro resta il momento più difficile.
BLOCCO STUDENTESCO. «Ho saputo che studenti del Blocco Studentesco hanno
intenzione di consegnarmi alcune proposte per la legge sulla scuola del Veneto,
e non posso che accogliere l´iniziativa con favore». Commenta così
l´assessore regionale Elena Donazzan la comunicazione che il movimento Blocco
Studentesco regionale, le consegnerà questa mattina, venerdì, un documento con
alcune proposte per la Legge sulla Scuola del Veneto.
«Leggerò il documento- ha aggiunto - e se ci saranno spunti e proposte
interessanti, li inserirò sicuramente nella legge regionale». A.G.
Il Lams in cattedra,
già pronto per la riforma
Venerdì 27 Novembre 2009 CRONACA, pagina 8
Tra gli incontri previsti a «Job & Orienta» in Fiera, oggi dalle 15 alle 17,
in Sala Rossini, si terrà un convegno intitolato «La musica e la professione
della musica». Interveranno musicisti, musicologi, docenti, nonché Luigi
Berlinguer, Presidente del Comitato nazionale per l'apprendimento pratico della
musica. Si parlerà di educazione musicale, della prossima istituzione del liceo
musicale e coreutico, di musica come professione, di attività musicali come
fattore di sviluppo culturale ed economico, di rispetto della creatività.
Proprio in vista dei cambiamenti che, dal 2010/11, sono stati introdotti in
merito al ruolo dei Conservatori, nei giorni scorsi il Lams di Verona
(Laboratorio delle Arti Musica e Spettacolo) ha stipulato una convenzione con il
Conservatorio di Vicenza, che lo qualifica come unico canale di accesso - per
ora - al conservatorio in questione a seguito delle nuove norme. Dall'anno
prossimo, infatti, i Conservatori cesseranno di proporre i corsi tradizionali,
attuando soltanto quelli di Alta Formazione, equiparabili ai Trienni e Bienni di
Laurea universitaria.
Il Lams consentirà agli aspiranti musicisti di frequentare i cosiddetti Corsi
di Base necessari e precedenti alla formazione accademica. Le certificazioni
d'esame, ufficialmente riconosciute, potranno seguire due percorsi, quello più
tradizionale orientato alla musica classica, e un altro al Jazz e alle Musiche
del Nostro Tempo. B.M.
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lo=
Job&Orienta PROGRAMMA CULTURALE
(...)
ore 14.30 - 16.30 Auditorium Verdi
UNA SCELTA PER CRESCERE
a cura di Cosp Verona
in collaborazione con Ufficio scolastico provinciale di Verona
saluti GIOVANNI PONTARA, dirigente Ufficio scolastico provinciale di Verona o
MARCO LUCIANI, assessore alle Politiche per l´Istruzione e della Famiglia
Provincia di Verona o ALBERTO BENETTI, assessore all´Istruzione e alle
Politiche giovanili Comune di Verona
TAVOLA ROTONDA
intervengono CLAUDIO GENTILI, direttore Confindustria per l´Education o
KATIA PROVANTINI, psicologa autrice del libro "Orientarsi dopo la terza
media" o CINZIA GIULIANA ALBERTINI, presidente Cosp Verona o STEFANIA
ZERBATO, Pagroup, "io ho cambiato", un´esperienza personale o LAURA
LONGO, antropaleontologa "fin da piccola ho scavato", un´esperienza
personale o LAURA DONÀ, dirigente scolastico responsabile interventi
educativi Usp Verona o LUCA MANFREDINI, direttore Cfp Istituto Canossiano e
coordinatore Crov o EMANUELE TAGETTO, direttore Cosp Verona "La valigia del
genitore"
coordina ALESSIA ROTTA, giornalista Dibattito con il pubblico
In chiusura saranno consegnati "La strada per il futuro" e "La valigia dei
genitori"
(...)
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Un caro saluto, Flavio
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> Sportello Genitori Studenti e Scuola
Dopo le elezioni, quale partecipazione...di Genitori in movimento, pubblicato il
26/11/2009
Si sono ormai conclusi gli annuali appuntamenti con le elezioni dei
rappresentanti negli organi collegiali di istituto per il rinnovo dei consigli
di classe, interclasse, intersezione nonché di circolo o di istituto ove
previsto o necessario. Ancora una volta invece si sottace in merito agli organi
collegiali territoriali mentre si è spenta ogni piccola voce di indignazione e
agli ultimi spasimi di orgoglio partecipativo è seguita una triste rassegnazione
nella generale indifferenza.
Quest'anno, in eccezionale controtendenza rispetto alle premesse e alle
prospettive di una riforma, che appariva ormai imminente, abbiamo la
testimonianza milanese che, sebbene non costituisca certo un campione
significativo sul piano nazionale, è da segnalarsi non solo per la sua
positività ma altresì perché capovolge tanto il dato relativo alla
partecipazione quanto quello legato alla sua "tipologia di genere" con un
rinnovato coinvolgimento anche dei "papà".
Questo nuovo impulso sembra nascere dal dichiarato "momento di crisi e
incertezze".
In effetti attualmente l'impegno dei genitori nella scuola appare
prevalentemente deludente o inefficace, quasi una "mission impossible" visto lo
scarso riconoscimento di "cittadinanza".
Ecco perché ci si aggrega di più nella protesta che nella proposta o quando c'è
un problema rispetto che nell'ordinario quotidiano. Si è più motivati e si ha
maggiori speranze di ottenere un risultato seppur minimo. La "normalità
rassegnata" spegne le nostre motivazioni in una reale già tanto complesso.
E poi, quale interesse potrei avere per ciò che non conosco e mi si impedisce di
conoscere?
Il richiamo alla figura manageriale, poi, da un lato riporta alla mente la
composizione dei proposti "consigli di amministrazione", dall'altro costituisce
un segnale di nuove opportunità di partecipazione, in una scuola sempre più
povera e destinata a un "fai da te" nella ricerca di risorse, a inventarsi nuove
opportunità e fonti di "approvvigionamento".
A tutto questo va aggiunto che è il meccanismo elettorale che stimola
l'interesse e la competizione, mentre la previsione di meccanismi nominali
finirebbe inesorabilmente per svuotare la democrazia di rappresentatività.
L'effetto "delega" si codifica nella legittimazione a parlare a nome di altri
senza un mandato e senza opportunità di concorrere e accedere al "ricambio".
E l'inevitabile disinteresse a partecipare rafforza chi nell'indifferenza dei
più appare rappresentativo senza reale rappresentatività e per effetto del
meccanismo nominale diventa sempre più distante e inconsapevole dei bisogni
della base.
Recuperare la partecipazione è possibile solo attraverso organismi
istituzionalizzati e funzionanti che non siano numeri per la visibilità vuota di
presidenti, direttivi o consigli amministrativi né organi collegiali vuoti,
strumenti inutilizzati o male utilizzati, per gli impedimenti frapposti
dall'autoreferenzialità ma luoghi riconosciuti in cui essa si realizza
praticamente e attivamente, occasioni di crescita e arricchimento perché ognuno
mette a disposizione le proprie competenze, sul tavolino i propri bisogni, in
campo azioni concrete.
Come non esiste democrazia senza parlamento così non può esserci partecipazione
senza organi collegiali e senza le auspicabili consulte.
Ora il passaggio più difficile è non spegnere quegli entusiasmi, guidando
l'attività dei genitori nei consigli di classe e di circolo o di istituto e
fornendo loro un progetto da condividere.
Genitori in Movimento
http://www.apritiscuola.it/genitori/inmovimento
Per approfondire:
• Genitori in Movimento - Quali opportunità di partecipazione per i genitori
nella scuola? Aspettando le elezioni, e dopo…
• Corriere della Sera.it - Elezioni a scuola, il ritorno dei genitori di
Annachiara Sacchi
• Genitori in Movimento - I genitori nella scuola: realtà, opportunità,
prospettive
http://www.educationduepuntozero.it/Community/2009/11/26/genitoriinmovimento2.sh\
tml
> ...ma Enrico Maranzana, sa come sono governate le istituzioni
> scolastiche e le associazioni dei genitori?
Caro Flavio,
dello stesso autore ti segnalo questo articolo: "Il problema SCUOLA Errori,
elusioni e omissioni sono all'origine del disservizio di Enrico Maranzana
U.R.L. ( http://www.atuttascuola.it/collaborazione/maranzana/problema_scuola.htm
) che ne pensi?
Ciao.
Pierfelice
"Quando la terra trema": indagine rivolta alle scuole e alle famiglie
di Lara La Gatta
Che cos'è il terremoto e quando si verifica? Ti è mai capitato di vivere
l'esperienza di un terremoto? Se la terra trema mentre sei in classe, cosa fai?
Cosa sai sul terremoto?
Queste sono solo alcune delle domande poste a studenti e famiglie in un
questionario proposto dal dicembre 2008 a marzo 2009 (quindi prima del terremoto
che ha colpito l'Abruzzo il 6 aprile 2009) a tutte le scuole che si erano
iscritte all'iniziativa promossa da Cittadinanzattiva e raccolte nel documento
"Quando la terra trema", prima indagine nazionale realizzata in collaborazione
con il Dipartimento della Protezione Civile e dedicata alla conoscenza e alla
percezione del rischio sismico da parte di studenti e genitori.
"Quando la terra trema" è frutto di una ricerca condotta su un campione di circa
2.000 genitori (età media 43 anni) e oltre 5.000 studenti delle scuole
secondarie di primo e secondo grado (età media 13 anni). Si tratta di
un'indagine senza intervistatori, condotta su un campione significativo di
giovani e di adulti attraverso questionari compilati in piena autonomia dalle
famiglie e dalle scuole.
La presentazione del documento conclusivo si è tenuta il 24 novembre, alla
vigilia della VII Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole, nel corso di
una Conferenza Stampa presso la sede del Dipartimento della Protezione Civile.
Il quadro che emerge presenta alcuni elementi di positività, quali una buona
consapevolezza riguardo ai comportamenti da adottare durante e dopo una scossa
di terremoto, benché siano ancora molte le lacune da colmare, soprattutto per
quanto riguarda la percezione del rischio e la cultura della prevenzione.
Infatti, se da un lato la maggior parte degli studenti fornisce la risposta
corretta riguardo a cosa sia opportuno fare durante e dopo la scossa (il 41%
dice di allontanarsi dalle finestre, dall'armadio e dalla lavagna, l'81% si
ripara sotto il banco o nel vano della porta;l'80% dopo la scossa segue
l'insegnante verso il punto di raccolta e il 58% aiuta i propri compagni),
dall'altro poco conosciuta è, ad esempio, la classificazione sismica e
l'articolazione delle competenze in caso di emergenza, tanto che solo il 17% dei
ragazzi è al corrente che la prima autorità di Protezione Civile sul territorio
del proprio Comune è il Sindaco.
I genitori sembrano più informati rispetto ai propri figli, mostrando di
possedere maggiori conoscenze relativamente al terremoto.
Ad esempio: il 41% dei genitori fornisce la risposta esatta alla domanda sulla
previsione dei terremoti, a fronte del 25% delle risposte esatte fornite dagli
studenti, anche se rimangono molto alte le percentuali di coloro che affidano ai
sismografi la previsione e non la registrazione delle onde sismiche (43%
ragazzi, 38%) o di chi si affida agli animali domestici (15% ragazzi, 11%
genitori).
Il 40% dei genitori e il 36% dei ragazzi dichiarano che sia del tutto casuale il
fatto di essere coinvolti o meno in un terremoto.
Un'area molto critica è rappresentata dalla mancanza di conoscenza circa
l'esistenza del piano comunale di emergenza e in particolare delle aree di
attesa del proprio Comune (59% dei ragazzi e 55% degli adulti).
Una corretta informazione appare in questo senso l'unico strumento concreto per
poter superare queste lacune.
L'obiettivo di questa Prima indagine su "Conoscenza e percezione del rischio
sismico" è stato quello di far emergere le conoscenze effettivamente possedute e
legate all'età, all'esperienza, alle zone di provenienza, ma anche le percezioni
che i ragazzi e gli adulti mostrano di avere in relazione al fenomeno sismico.
A questa prima indagine ne seguirà una seconda, che prenderà avvio in occasione
della VII Giornata della sicurezza nelle scuole (25 novembre 2009) e che ha
mantenuto inalterato gran parte dell'impianto precedente, aggiungendo una
sezione relativa al terremoto del 6 aprile 2009 che ha colpito l'Abruzzo.
Finalità di questa seconda indagine, sarà, infatti, quella di capire quanto e
come questo evento abbia modificato e in che misura sia il livello di conoscenza
del rischio sismico in generale e del territorio su cui ciascuno vive, sia il
livello di consapevolezza personale e familiare (es. acquisire informazioni
sulle caratteristiche strutturali della propria abitazione o della scuola dei
propri figli, oppure cercare di sapere quali siano le aree di raccolta previste
dal piano comunale dove si risiede, ecc.).
I risultati di questa seconda indagine consentiranno a Cittadinanzattiva e
Protezione Civile di proseguire l'attività di sensibilizzazione e di sviluppo
della cultura della sicurezza con una partecipazione sempre più attiva e diretta
dei ragazzi e delle loro famiglie.
25/11/2009
http://www2.tecnicadellascuola.it/index.php?id=27367&action=view
...ma Enrico Maranzana, sa come sono governate le istituzioni scolastiche e le
associazioni dei genitori?
Flavio
Commenti:
Valutare è inutile se il servizio scolastico non ha regole di enrico maranzana,
pubblicato il 24/11/2009
Condivisibili le aspettative ma confuso appare lo scenario. La valutazione altro
non è che il momento terminale di un cammino che attraversa la progettazione
formativa -- la progettazione educativa -- il coordinamento didattico -- la
progettazione dell'insegnamento -- il controllo -- la valutazione. Sterile,
anche se comprensibile, il soffermarsi solo su questo ultimo segmento del
percorso. Nella sezione autonomia e organizzazione di questa rivista ho
tratteggiato gli aspetti più significativi del problema scolastico la cui
dimensione temporale si misura in decenni.
http://www.educationduepuntozero.it/Community/2009/11/23/russo.shtml#titoloComme\
ntiH3
--- Mer 25/11/09, pierfelice_licitra <pierfelice_licitra@...> ha scritto:
Da: pierfelice_licitra <pierfelice_licitra@...>
Oggetto: [famiglie-edscuola] I genitori tra valutazione e competenze di Mario
RussoMario Russo.
A: famiglie-edscuola@yahoogroups.com
Data: Mercoledì 25 novembre 2009, 05:55
Promuovere una "cultura della valutazione" adeguata all'evoluzione del sistema
socio-culturale rappresenta un terreno di impegno non eludibile per i genitori
poiché i modelli valutativi si collocano nel cuore del sistema scolastico e
formativo.*
Le modifiche introdotte dal governo nel corso dell'ultimo anno scolastico in
materia di valutazione trascurano i problemi di maggiore rilevanza (in
particolare la certificazione delle competenze e la valutazione della qualità
del sistema scolastico e formativo). Piuttosto, dietro l'apparente riferimento
ai valori di una valutazione più severa e selettiva, rispondono invece a logiche
populistiche e semplificatorie che, poste di fronte ai problemi reali, finiscono
per determinare involuzioni regressive (1).
Al contrario, affrontare con realismo e tempestività le questioni della
valutazione è un compito che interessa i genitori, sia nel loro quotidiano
impegno educativo con i propri figli, sia per la valenza sociale che
caratterizza il loro ruolo in ordine al futuro dell'istruzione nel nostro Paese.
La discussione sulla valutazione, infatti, conduce a penetrare nel cuore del
sistema scolastico e formativo, cogliendone le contraddizioni e le linee di
evoluzione e rivolgendo attenzione alle sue finalità e alle logiche di
funzionamento.
In ultima istanza, la valutazione (nelle diverse pratiche e accezioni attraverso
cui si presenta nell'ambito scolastico) è un'attività che si configura come
attribuzione di valore, nel senso di collocare i fenomeni oggetto di
osservazione, misurazione, rendicontazione, e così via, sullo sfondo dei valori
di riferimento e degli obiettivi che si perseguono.
Per quanto concerne la valutazione degli apprendimenti individuali, va osservato
che la decisione di tornare al voto in decimi nella scuola primaria, al posto
dei giudizi utilizzati negli anni recenti, appare finalizzata prevalentemente a
ottenere effetti mediatici e, in realtà, si sostiene su due fraintendimenti:
quello della presunta maggiore comprensibilità e quello della presunta maggiore
precisione.
Infatti, non solo il voto espresso in numeri non è affatto più chiaro e
immediatamente comprensibile di una valutazione espressa in giudizi, ma il voto
in decimi non è altro che una traduzione numerica della gamma stessa dei giudizi
e non possiede pertanto il grado di precisione di una vera e propria scala
numerica.
In realtà, la scelta governativa a favore della valutazione numerica si colloca
all'interno di una logica competitiva, che identifica il merito nei termini
dell'affermazione personale in una gara con gli altri e richiede pertanto il
ricorso a un sistema numerico che consenta di formulare classifiche (2).
Questo conduce a porre la domanda di fondo per un sistema di valutazione: perché
si valuta? Un'evoluzione del nostro sistema scolastico in linea con le domande
poste dalla complessa evoluzione culturale e sociale richiede anche l'adozione
di modelli e strumenti di valutazione in grado di porre in relazione la
valorizzazione del merito con la tensione verso l'inclusione e l'equità.
Infatti, non solo la valorizzazione del merito non contraddice la ricerca
dell'inclusione e la garanzia dell'equità, ma al contrario nessun processo
formativo riesce a valorizzare i meriti degli allievi se nel contempo non
assicura loro pari opportunità di apprendimento e li abbandona a condizioni di
emarginazione culturale.
Scaturisce da tale impostazione la richiesta di valorizzare le forme di
"valutazione formativa": vale a dire, modalità valutative focalizzate sul
processo stesso di insegnamento/ apprendimento allo scopo di assumere le
assumere le decisioni didattiche migliori alle esigenze di ciascun allievo.
In ogni caso, la principale mancanza delle politiche governative nel campo della
valutazione scolastica riguarda soprattutto il persistente ritardo nel campo
della certificazione delle competenze; fattore cruciale per assicurare la
qualità del sistema scolastico e formativo.
Valutare la qualità del sistema scolastico e formativo (sia a livello delle
singole istituzioni scolastiche si a livello di sistema paese) rappresenta un
impegno che risponde in primo luogo ad un domanda di democrazia, che si declina
attraverso i principi esposti nella nostra Costituzione.
Si tratta di rispondere a domande molto concrete: per esempio, se la qualità
della formazione che ricevono i ragazzi sia adeguata alle esigenze che
l'evoluzione sociale, culturale, economica ci pone di fronte; quale sia il grado
di successo dei programmi di contrasto dell'abbandono e dell'emarginazione delle
fasce più deboli? in che misura la scuola sia in grado di accrescere la mobilità
sociale, liberando anche i ragazzi dal peso dei contesti socio-culturali di
provenienza; e così via.
Si tratta altresì di domande alle quali, in questo momento la politica non sta
dando risposte adeguate, poiché pochi segnali incoraggianti e innovativi in
materia di valutazione provengono dalle proposte di riforma in questo momento in
discussione (3).
È necessario, pertanto, consolidare un modello operativo in grado di comporre in
modo integrato e coerente, per un verso, modalità di valutazione individuale e
di sistema (così da allineare gli apprendimenti degli allievi agli standard di
competenza richiesti) e, per un altro verso, processi valutativi interni ed
esterni (per porre in rilievo gli elementi del contesto specifico contrastando
altresì i rischi di autoreferenzialità ).
Inoltre, per un'organizzazione di genitori è sempre più urgente contribuire a
sviluppare una "cultura della valutazione" che valorizzi, tra l'altro,
l'attenzione alle finalità e ai principi che orientano il complessivo sistema
valutativo; che si fondi su una considerazione del merito strettamente integrato
con i valori dell'inclusione e dell'equità; che preveda il ruolo regolatore di
un'autorità indipendente, autorevole, autonoma dal governo in grado di garantire
la finalizzazione dei processi di valutazione verso la capacità del sistema
scolastico di garantire standard adeguati e omogenei di competenze.
In altri termini, appare urgente riconquistare anche in questo campo la capacità
di esercitare una "egemonia culturale" per contrastare i modelli culturali
populistici e regressivi della destra: vale a dire, ritornare a proporre e
realizzare visioni credibili e in sintonia con il tempo che ci troviamo a
vivere, cogliendone le domande e creando le condizioni per cambiare l`ordine
delle cose.
* Sintesi della relazione al Convegno de "La scuola in cocci", Coordinamento
genitori democratici, Firenze, 24 ottobre 2009. Il testo completo è consultabile
presso il sito www.genitoridemocra tici.it.
NOTE
(1) Vedi il documento "Quale valutazione per migliorare la scuola pubblica",
redatto nel mese di luglio 2009 dal Coordinamento Genitori Democratici e dalla
Cgil, Dipartimento Formazione e Ricerca.
(2) L'esposizione più precisa di questa posizione è stata fornita dal ministro
dell'economia Tremonti in un articolo apparso sul Corriere della sera il 22
agosto 2008. Inoltre, non è stata finora messo in evidenza la completa
divergenza del modello adottato con quello di riferimento della riforma Moratti,
maggiormente improntato a ideologie "personalistiche" (vedi il contributo "La
valutazione nella scuola della Moratti: fastello o sistema?", sempre nel sito
http://www.genitoridemocratici.it .
(3) Vedi i progetti di legge attualmente in discussione in Parlamento su
autogoverno e/o partecipazione nelle istituzioni scolastiche.
Commenti:
Valutare è inutile se il servizio scolastico non ha regole di enrico maranzana,
pubblicato il 24/11/2009
Condivisibili le aspettative ma confuso appare lo scenario. La valutazione altro
non è che il momento terminale di un cammino che attraversa la progettazione
formativa -- la progettazione educativa -- il coordinamento didattico -- la
progettazione dell'insegnamento -- il controllo -- la valutazione. Sterile,
anche se comprensibile, il soffermarsi solo su questo ultimo segmento del
percorso. Nella sezione autonomia e organizzazione di questa rivista ho
tratteggiato gli aspetti più significativi del problema scolastico la cui
dimensione temporale si misura in decenni.
http://www.educationduepuntozero.it/Community/2009/11/23/russo.shtml#titoloComme\
ntiH3
Promuovere una "cultura della valutazione" adeguata all'evoluzione del sistema
socio-culturale rappresenta un terreno di impegno non eludibile per i genitori
poiché i modelli valutativi si collocano nel cuore del sistema scolastico e
formativo.*
Le modifiche introdotte dal governo nel corso dell'ultimo anno scolastico in
materia di valutazione trascurano i problemi di maggiore rilevanza (in
particolare la certificazione delle competenze e la valutazione della qualità
del sistema scolastico e formativo). Piuttosto, dietro l'apparente riferimento
ai valori di una valutazione più severa e selettiva, rispondono invece a logiche
populistiche e semplificatorie che, poste di fronte ai problemi reali, finiscono
per determinare involuzioni regressive (1).
Al contrario, affrontare con realismo e tempestività le questioni della
valutazione è un compito che interessa i genitori, sia nel loro quotidiano
impegno educativo con i propri figli, sia per la valenza sociale che
caratterizza il loro ruolo in ordine al futuro dell'istruzione nel nostro Paese.
La discussione sulla valutazione, infatti, conduce a penetrare nel cuore del
sistema scolastico e formativo, cogliendone le contraddizioni e le linee di
evoluzione e rivolgendo attenzione alle sue finalità e alle logiche di
funzionamento.
In ultima istanza, la valutazione (nelle diverse pratiche e accezioni attraverso
cui si presenta nell'ambito scolastico) è un'attività che si configura come
attribuzione di valore, nel senso di collocare i fenomeni oggetto di
osservazione, misurazione, rendicontazione, e così via, sullo sfondo dei valori
di riferimento e degli obiettivi che si perseguono.
Per quanto concerne la valutazione degli apprendimenti individuali, va osservato
che la decisione di tornare al voto in decimi nella scuola primaria, al posto
dei giudizi utilizzati negli anni recenti, appare finalizzata prevalentemente a
ottenere effetti mediatici e, in realtà, si sostiene su due fraintendimenti:
quello della presunta maggiore comprensibilità e quello della presunta maggiore
precisione.
Infatti, non solo il voto espresso in numeri non è affatto più chiaro e
immediatamente comprensibile di una valutazione espressa in giudizi, ma il voto
in decimi non è altro che una traduzione numerica della gamma stessa dei giudizi
e non possiede pertanto il grado di precisione di una vera e propria scala
numerica.
In realtà, la scelta governativa a favore della valutazione numerica si colloca
all'interno di una logica competitiva, che identifica il merito nei termini
dell'affermazione personale in una gara con gli altri e richiede pertanto il
ricorso a un sistema numerico che consenta di formulare classifiche (2).
Questo conduce a porre la domanda di fondo per un sistema di valutazione: perché
si valuta? Un'evoluzione del nostro sistema scolastico in linea con le domande
poste dalla complessa evoluzione culturale e sociale richiede anche l'adozione
di modelli e strumenti di valutazione in grado di porre in relazione la
valorizzazione del merito con la tensione verso l'inclusione e l'equità.
Infatti, non solo la valorizzazione del merito non contraddice la ricerca
dell'inclusione e la garanzia dell'equità, ma al contrario nessun processo
formativo riesce a valorizzare i meriti degli allievi se nel contempo non
assicura loro pari opportunità di apprendimento e li abbandona a condizioni di
emarginazione culturale.
Scaturisce da tale impostazione la richiesta di valorizzare le forme di
"valutazione formativa": vale a dire, modalità valutative focalizzate sul
processo stesso di insegnamento/apprendimento allo scopo di assumere le assumere
le decisioni didattiche migliori alle esigenze di ciascun allievo.
In ogni caso, la principale mancanza delle politiche governative nel campo della
valutazione scolastica riguarda soprattutto il persistente ritardo nel campo
della certificazione delle competenze; fattore cruciale per assicurare la
qualità del sistema scolastico e formativo.
Valutare la qualità del sistema scolastico e formativo (sia a livello delle
singole istituzioni scolastiche si a livello di sistema paese) rappresenta un
impegno che risponde in primo luogo ad un domanda di democrazia, che si declina
attraverso i principi esposti nella nostra Costituzione.
Si tratta di rispondere a domande molto concrete: per esempio, se la qualità
della formazione che ricevono i ragazzi sia adeguata alle esigenze che
l'evoluzione sociale, culturale, economica ci pone di fronte; quale sia il grado
di successo dei programmi di contrasto dell'abbandono e dell'emarginazione delle
fasce più deboli? in che misura la scuola sia in grado di accrescere la mobilità
sociale, liberando anche i ragazzi dal peso dei contesti socio-culturali di
provenienza; e così via.
Si tratta altresì di domande alle quali, in questo momento la politica non sta
dando risposte adeguate, poiché pochi segnali incoraggianti e innovativi in
materia di valutazione provengono dalle proposte di riforma in questo momento in
discussione (3).
È necessario, pertanto, consolidare un modello operativo in grado di comporre in
modo integrato e coerente, per un verso, modalità di valutazione individuale e
di sistema (così da allineare gli apprendimenti degli allievi agli standard di
competenza richiesti) e, per un altro verso, processi valutativi interni ed
esterni (per porre in rilievo gli elementi del contesto specifico contrastando
altresì i rischi di autoreferenzialità).
Inoltre, per un'organizzazione di genitori è sempre più urgente contribuire a
sviluppare una "cultura della valutazione" che valorizzi, tra l'altro,
l'attenzione alle finalità e ai principi che orientano il complessivo sistema
valutativo; che si fondi su una considerazione del merito strettamente integrato
con i valori dell'inclusione e dell'equità; che preveda il ruolo regolatore di
un'autorità indipendente, autorevole, autonoma dal governo in grado di garantire
la finalizzazione dei processi di valutazione verso la capacità del sistema
scolastico di garantire standard adeguati e omogenei di competenze.
In altri termini, appare urgente riconquistare anche in questo campo la capacità
di esercitare una "egemonia culturale" per contrastare i modelli culturali
populistici e regressivi della destra: vale a dire, ritornare a proporre e
realizzare visioni credibili e in sintonia con il tempo che ci troviamo a
vivere, cogliendone le domande e creando le condizioni per cambiare l`ordine
delle cose.
* Sintesi della relazione al Convegno de "La scuola in cocci", Coordinamento
genitori democratici, Firenze, 24 ottobre 2009. Il testo completo è consultabile
presso il sito www.genitoridemocratici.it.
NOTE
(1) Vedi il documento "Quale valutazione per migliorare la scuola pubblica",
redatto nel mese di luglio 2009 dal Coordinamento Genitori Democratici e dalla
Cgil, Dipartimento Formazione e Ricerca.
(2) L'esposizione più precisa di questa posizione è stata fornita dal ministro
dell'economia Tremonti in un articolo apparso sul Corriere della sera il 22
agosto 2008. Inoltre, non è stata finora messo in evidenza la completa
divergenza del modello adottato con quello di riferimento della riforma Moratti,
maggiormente improntato a ideologie "personalistiche" (vedi il contributo "La
valutazione nella scuola della Moratti: fastello o sistema?", sempre nel sito
www.genitoridemocratici.it.
(3) Vedi i progetti di legge attualmente in discussione in Parlamento su
autogoverno e/o partecipazione nelle istituzioni scolastiche.
Commenti:
Valutare è inutile se il servizio scolastico non ha regole di enricomaranzana,
pubblicato il 24/11/2009
Condivisibili le aspettative ma confuso appare lo scenario. La valutazione altro
non è che il momento terminale di un cammino che attraversa la progettazione
formativa -- la progettazione educativa -- il coordinamento didattico -- la
progettazione dell'insegnamento -- il controllo -- la valutazione. Sterile,
anche se comprensibile, il soffermarsi solo su questo ultimo segmento del
percorso. Nella sezione autonomia e organizzazione di questa rivista ho
tratteggiato gli aspetti più significativi del problema scolastico la cui
dimensione temporale si misura in decenni.
http://www.educationduepuntozero.it/Community/2009/11/23/russo.shtml#titoloComme\
ntiH3
La certificazione della qualità, nella scuola, è la dichiarazione della
conformità del servizio scolastico ai vincoli derivanti dalla legge e dai
regolamenti.
Nella scuola la certificazione della qualità non ha mai trovato effettiva
applicazione essendo stata ridotta a formale enunciazione di atti e procedure
secondari rispetto alla natura di un servizio scolastico concepito in attuazione
delle vigenti disposizioni. La certificazione della qualità non entra nel merito
delle decisioni assunte: garantisce la fedele trasposizione del sistema di
regole alle procedure decisionali. La certificazione della qualità del servizio
scolastico implica la conformità delle prestazioni fornite alle disposizioni di
legge.
La certificazione della qualità si fonda sulla natura del servizio che riguarda
la formazione, l'educazione e l'istruzione dei giovani, problema la cui
complessità è stata riconosciuta, affrontata e risolta dal legislatore.
La certificazione dell'attività delle scuole è stata un'occasione propizia per
riportare l'ordinaria gestione scolastica nell'alveo istituzionale, occasione
che avrebbe potuto e dovuto valorizzare sia le funzioni vitali del sistema, sia
i soggetti responsabili dei corrispondenti compiti.
Per chiarezza d'esposizione si richiamano alcune disposizioni del TU 297/94:
* Il rapporto intercorrente tra l'istituto scolastico e la società è curato dal
Consiglio di Istituto che "elaborando e adottando gli indirizzi generali" elenca
le competenze generali che caratterizzeranno gli studenti al termine
dell'itinerario formativo ["indirizzo", in ambito scolastico, ha univoco
significato]. In tal modo la scuola dichiara i caratteri del servizio erogato.
Il lavoro sarebbe potuto essere facilitato dalle esemplificazioni esistenti [cfr
profilo professionali indirizzi ITIS]. Il Consiglio di istituto, inoltre, ha
l'onere di determinare "i criteri generali per la programmazione educativa" e
"ha potere deliberante per quanto concerne l'organizzazione e la programmazione
della vita e dell'attività della scuola".
* La programmazione e il controllo dell'efficacia dei processi educativi,
progettati per conseguire i traguardi fissati dal Consiglio di Istituto, sono
affidati al Collegio dei Docenti. In particolare esso enuclea, a partire dalle
competenze generali, le capacità ad esse corrispondenti e ipotizza il percorso
pluriennale per il loro conseguimento.
* L'adeguamento della strategia educativa generale alla peculiarità della
singola classe, la scelta delle modalità di convergenza degli insegnamenti verso
obiettivi comuni competono al Consiglio di Classe.
* La progettazione e la gestione di "occasioni di apprendimento" è il mandato
affidato ai docenti.
I procedimenti d'attuazione delle disposizioni sopra richiamate costituiscono
l'asse portante dell'intero sistema di certificazione di qualità: un'efficace e
corretta gestione della scuola nasce dall'assunzione di responsabilità da parte
degli organismi collegiali. Essi sono chiamati a determinare gli obiettivi, a
programmare e controllare i processi formativi, educativi e di istruzione:
momenti cardine della certificazione.
I documenti ufficiali delle scuole documentano la sistematica elusione della
legge.
Se la certificazione della qualità fosse stata correttamente applicata, le
scuole non si sarebbero potute sottrarre alle responsabilità derivanti
dall'applicazione della legge e non si sarebbe potuto trascurare il fatto che
• l'accettazione di un'iscrizione impegna l'istituto scolastico nel suo
complesso;
• la crescita integrale di uno studente è un problema irrisolvibile per il
docente che opera isolatamente;
• lo "sviluppo della persona umana" comporta sia l'integrazione di tutte le
attività della scuola sia il riconoscimento della loro interdipendenza;
• la gestione del servizio scolastico esige il governo dei processi formativi,
educativi, di coordinamento, di progettazione e di insegnamento;
• il legislatore ha riconosciuto la strumentalità delle conoscenze e delle
abilità.
http://www.educationduepuntozero.it/Community/2009/11/24/maranzana8.shtml
Un grazie a Cinzia per il suo intervento, evidentemente c'è da intervenire sui
Regolamenti della scuola, che non tengono conto delle prescizioni normative.
Ciao.
Pierfelice
Caro Stefano,
oltre alle cose dette da Cinzia, aggiungerei un suggerimento, verifica che ai
primi punti dell'o.d.g. ci sia sempre "variazioni di bilancio" o altrimenti
chiedi che venga sempre inserito. Un genitore di una scuola della Provincia mi
raccontava di una sua avventura, per tre volte in C.d.I. era stata portata una
delibera per l'acquisto di un telescopio elettronico. Evidentemente in quella
scuola la Giunta e la Direzione amministrativa non supportava i lavori del
C.d.I.
Ciao.
Pierfelice
Caro Stefano,
concordo sulle tue perplessità.
In effetti quella della redazione successiva del verbale è una pratica
altamente diffusa che personalmente non trovo condivisibile, vuoi per le
eccezioni che sollevi (diversa composizione) vuoi per le esigenze legate alla
pubblicità che non mi sembrano superate con la circostanza che è solo il testo
della delibera che deve essere reso pubblico.Tuttavia Infatti la CM 105/75
all´art. 13 dispone che l´ "affissione in apposito albo di circolo o di
istituto, della copia integrale - sottoscritta e autenticata dal segretario del
consiglio - del testo delle deliberazioni adottate dal consiglio stesso"
deve avvenire "entro il termine massimo di otto giorni dalla relativa seduta
del consiglio. La copia della deliberazione deve rimanere esposta per un periodo
di 10 giorni". Dunque quanto meno per il contenuto delle delibere non può
essere ammessa approvazione successiva. Ma lo stesso articolo continua
disponendo che "I verbali e tutti
gli atti scritti preparatori sono depositati nell'Ufficio di segreteria del
circolo od istituto e - per lo stesso periodo - sono esibiti a chiunque ne
faccia richiesta". Dunque negli stessi termini anche il verbale va depositato
per l´opportuna visione. Questo confermerebbe l´impossibilità di
un´approvazione successiva.
Tuttavia va previsato che il Consiglio di Stato si è espresso favorevolmente
rispetto alla possibilità di lettura ed approvazione alla seduta successiva
(vedi qui
http://www.gildanapoli.it/normativa/bandolo/2004/docs/deliberaz_oo_cc.pdf)
Per quanto sarebbe corretta un'astensione mi auguro che il rinnovo e la
conseguente variazione della composizione non determini poi la mancata
approvazione del verbale.
Quanto alle responsabilità esse sono evidentemente relative solo alla materia
contabile, giacchè solo in tal caso è limitata la capacità degli studenti
(art. 8 comma 3 Dlgs 297/94
http://www.edscuola.it/archivio/norme/decreti/tu02.html "3. Gli studenti che
non abbiano raggiunto la maggiore età non hanno voto deliberativo sulle materie
di cui al primo ed al secondo comma, lettera b), dell'articolo 10 ".)
Il DI 44/01 http://www.edscuola.it/archivio/norme/decreti/digestam.html
attribuisce le rispettive competenze e responsabilità. E' evidente che
l'attività del consiglio non è diretta alla redazione dei documenti contabili
predisposti dal Dirigente e dal DSGA.
Saluti
Cinzia
http://www.apritiscuola.it/genitori/inrete/campania/napoli/
--- Lun 23/11/09, Stefano <stefano.terraneo.68@...> ha scritto:
Da: Stefano <stefano.terraneo.68@...>
Oggetto: [famiglie-edscuola] Prima convocazione nuovo Consiglio d'Istituto
A: famiglie-edscuola@yahoogroups.com
Data: Lunedì 23 novembre 2009, 00:19
Venerdì prossimo c'è la prima seduta del neo eletto Consiglio d'Istituto.
Dopo l'insediamento, le elezioni del presidente, vicepresidente e della giunta e
la nomina del segretario, nell'ordine del giorno è stato messo "lettura e
approvazione verbale seduta precedente".
Dato che la rappresentanza genitoriale è stata completamente rinnovata e
nessuno di noi era presente alla riunione precedente, dovremmo astenerci tutti,
giusto ?
Il verbale dovrebbe comunque essere approvato lo stesso con i voti degli altri
componenti del consiglio e ciò non comporterebbe niente giusto ?
Un altra cosa: non ho trovato scritto da nessuna parte che tipo di
responsabilità giuridico-amministr ativa hanno i vari membri del consiglio
d'istituto.
Ringrazio anticipatamente chi vorra illuminarmi.
Stefano.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
ore 14.30 - 16.30 Auditorium Verdi
UNA SCELTA PER CRESCERE
a cura di Cosp Verona
in collaborazione con Ufficio scolastico provinciale di Verona
saluti
GIOVANNI PONTARA, dirigente Ufficio scolastico provinciale di Verona o MARCO
LUCIANI, assessore alle Politiche per l´Istruzione e della Famiglia Provincia
di Verona o
ALBERTO BENETTI, assessore all´Istruzione e alle Politiche giovanili Comune di
Verona
TAVOLA ROTONDA
intervengono CLAUDIO GENTILI, direttore Confindustria per l´Education o
KATIA PROVANTINI, psicologa autrice del libro "Orientarsi dopo la terza
media" o
CINZIA GIULIANA ALBERTINI, presidente Cosp Verona o
STEFANIA ZERBATO, Pagroup, "io ho cambiato", un´esperienza personale o
LAURA LONGO, antropaleontologa "fin da piccola ho scavato", un´esperienza
personale o
LAURA DONÀ, dirigente scolastico responsabile interventi educativi Usp Verona
o
LUCA MANFREDINI, direttore Cfp Istituto Canossiano e coordinatore Crov o
EMANUELE TAGETTO, direttore Cosp Verona "La valigia del genitore"
coordina ALESSIA ROTTA, giornalista
Dibattito con il pubblico
In chiusura saranno consegnati "Le strade per il futuro" e "La valigia dei
genitori"
http://fair.veronafiere.it/joborienta/convegni_ist.html
Invito
http://it.groups.yahoo.com/group/famiglie-edscuola/files/C_O_S_P/
Un caro saluto. Flavio
http://www.edscuola.it/famiglie.html
> Sportello Genitori Studenti e Scuola
La scuola svolge la sua attività nel contesto della "continuità", si tratta di
vecchie delibere, che non impegnano di norma l'azione futura e oltre ai genitori
potrebbero essere cambiati il D.S. ed il membro di Giunta ed alcuni docenti,
credo che questa dovrebbe essere la considerazione base, si tratta, quindi, di
una presa visione.
Nel merito mi preoccuperei che il verbale non fosse solo un romanzo a puntate,
fatto di dichiarazioni e controdichiarazioni, ma stilato sulla base di Delibere
contestualizzate con gli impegni di spesa relativi e le variazioni di bilancio
idonee.
Ciao.
Pierfelice
P.S.
Per la responsabilità amministrativa nelle scuole superiori gli studenti
"minorenni" non votano le delibere di bilancio.
Venerdì prossimo c'è la prima seduta del neo eletto Consiglio d'Istituto.
Dopo l'insediamento, le elezioni del presidente, vicepresidente e della giunta e
la nomina del segretario, nell'ordine del giorno è stato messo "lettura e
approvazione verbale seduta precedente".
Dato che la rappresentanza genitoriale è stata completamente rinnovata e nessuno
di noi era presente alla riunione precedente, dovremmo astenerci tutti, giusto ?
Il verbale dovrebbe comunque essere approvato lo stesso con i voti degli altri
componenti del consiglio e ciò non comporterebbe niente giusto ?
Un altra cosa: non ho trovato scritto da nessuna parte che tipo di
responsabilità giuridico-amministrativa hanno i vari membri del consiglio
d'istituto.
Ringrazio anticipatamente chi vorra illuminarmi.
Stefano.
Bene anche i Comuni di Livorno e Caltanissetta. A premiarli, il 10 novembre, è
stata Legambiente, al termine di un'indagine sulle politiche amministrative
rivolte all'ambiente e a nostri giovani svolta nell'ambito dell'iniziativa
"Ecosistema bambino 2009". Ed è anche su questi temi che a Napoli dal 18 al 20
novembre si svolgerà la "Conferenza Nazionale per l'infanzia e l'adolescenza".
Uno al nord, un altro al centro ed uno ancora al sud. Sono collocati equamente,
in rappresentanza delle tre zone principali dalla penisola, i Comuni italiani
che adottano delle buone pratiche per l'infanzia. I Comuni sono quelli di
Torino, Livorno e Caltanissetta: a premiarli, il 10 novembre, è stata
Legambiente, al termine di un'indagine sulle politiche amministrative rivolte
all'ambiente e a nostri giovani svolta nell'ambito dell'iniziativa "Ecosistema
bambino 2009".
In risultati sono stati presentanti a Urbino durante il convegno "Buone pratiche
per l'infanzia e l'ambiente". Un appuntamento che apre la Settimana del decennio
dell'educazione allo sviluppo sostenibile dell'Unesco, dedicata a Città e
cittadinanza, con l'obiettivo di rilanciare le politiche per l'infanzia e creare
un'occasione di confronto tra i Comuni.
L'indagine di Legambiente ha riguardato 44 Comuni: 15, oltre a Urbino, quelli
presenti al workshop. Sono Torino, Cuneo, Novara, Cremona, Crotone, La Spezia,
Livorno, Ravenna, Siena, Colmurano (Macerata), Cossignano (Ascopi Piceno),
Pandino (Cremona), Trento, Modena e Pesaro, con i rispettivi sindaci o
assessori, oltre che i tecnici, a illustrarne i progetti per mettere in rete le
esperienze, potenziando il dialogo e lo scambio tra le amministrazioni.
"Occuparsi della qualità della vita dell'infanzia e dell'adolescenza - ha detto
Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente - è una scelta culturale che
fanno solo alcune amministrazioni, in mancanza di politiche che indichino una
via nazionale. Abbiamo pensato, allora, per ricominciare a parlare del rapporto
fra bambini, adolescenti e città di ripartire da quelle amministrazioni che
hanno sperimentato politiche territoriali finalizzate a tenere nella rete
sociale anche questa fascia di cittadini".
In assoluto la palma del Comune più virtuoso in fatto di servizi ed attività
rivolte ai bimbi delle scuole d'infanzia spetta a Torino: secondo Legambiente la
città della Mole è "quella che meglio ha messo a sistema tutte le attività
rivolte al mondo dei bambini e dei ragazzi". A Torino, sempre secondo
l'associazione, viene svolto "un lavoro di coordinamento e rete capillare che
vede coinvolti uffici tecnici e assessorati, pubblico e privato, e che ha
resistito a rinnovi di giunte e cambi di assessori, dimostrando come le
politiche per l'infanzia siano un modello culturale e non una moda politica".
Ottimo anche il giudizio ottenuta da Livorno: la città portuale toscana è stata
premiata "per il lavoro svolto dal Centro infanzia adolescenza e famiglie, che
progetta e propone costantemente occasioni socio-educative per promuovere il
benessere delle famiglie e per prevenire le situazioni di difficoltà collegate
alla vita quotidiana".
Per quanto riguarda Caltanissetta, invece, Legambiente ha motivato la scelta
sulla base della capacità del capoluogo siciliano di attuare un'efficace
"consultazione dei ragazzi e la loro conseguente formazione" sulla scorta di
adeguate "politiche sociali; viene premiata – continua l'associazione - in
rappresentanza di tutto il sud che ha deciso di non arrendersi e vuole dare ai
propri cittadini le giuste opportunità di crescita".
Ma ci sono anche altri esempi di città a misura di bambino: Crotone, che ha
allestito in sette parchi della città tanti giochi nuovi, fruibili anche dai
bimbi disabili; Pesaro, che lavora per un maggior rispetto dei diritti dei
pedoni; Siena, che ha realizzato nove interventi di riqualificazione urbana
proposti dai suoi cittadini più piccoli; Teramo, che unendo sport e ambiente,
lancia le Olimpiadi della raccolta differenziata. Forlì, che ha coinvolto i
giovanissimi in un percorso di mobility management; Bolzano, che dedica alle
giovani della città il progetto Girls power; Viterbo, che coinvolge l'intera
città nella "settimana della scuola". Segnalati anche diversi progetti di
sostegno ai minori stranieri attraverso l'azione di mediatori o psicologi a
scuola.
Per quanto riguarda i ragazzi più grandi, Legambiente ha segnalato, in
particolare, Modena, dove il 10 di ogni mese un'intera pagina della Gazzetta è
redatta dagli studenti delle scuole secondarie, e Novara, che ha un suo
consiglio comunale dei ragazzi. In assoluto tra i Comuni che "investono in
cultura" figurano Bologna, Roma, Siena e Ravenna (quattro città che offrono
un'ampia offerta di rassegne di cinema e teatro); ma anche Bari, dove i ragazzi
sono coinvolti in un affascinante concorso Festival del Cortometraggio.
Sempre nell'ambito dei diritti dell'infanzia, va segnalata la "Conferenza
Nazionale per l'infanzia e l'adolescenza" www.conferenzainfanzia.it
a cui parteciperanno addetti ai lavori e pedagoghi: si svolgerà a Napoli dal 18
al 20 novembre. Organizzata dal ministero del Lavoro, della Salute e delle
Politiche sociali, assieme alla presidenza del Consiglio dei ministri e con la
Commissione parlamentare per l'Infanzia e l'Adolescenza, l'iniziativa vuole
rappresentare un momento di bilancio dei risultati raggiunti negli ultimi anni e
proporre nuovi obiettivi per allargare la sfera dei diritti di questa
particolare ed importantissima fascia d'età.
http://www.tecnicadellascuola.it//index.php?id=27204&action=view
La mia esperienza mi ha portato a una certa sfiducia riguardo l'autonomia
scolastica. Questi dieci anni avrebbero dovuto essere gli anni del cambiamento
radicale della scuola italiana... eppure la speranza non è morta del tutto.
Correva l'anno 2000 quando per la prima volta mi venne affidato dal collegio
docenti un incarico di Funzione Strumentale per il P.O.F. (allora si chiamava
Funzione obiettivo), nell'area del sostegno alla funzione docente (precisamente
in ambito informatico). Avevo accolto con grande entusiasmo questo compito, che
ho svolto per sette anni consecutivamente in modo molto appassionato. A questo
incarico se ne sono aggiunti altri connessi con l'autonomia. In particolare,
sono stato referente per l'orientamento in entrata nel 2001, e questo mi ha
convinto a lavorare per il miglioramento e per la buona reputazione della mia
istituzione scolastica sul territorio. È a questo proposito che ho sentito per
la prima volta parlare di autonomia delle scuole.
Per quattro anni ho svolto la funzione di rappresentante sindacale RSU, e ho
sempre vissuto questo mandato come una collaborazione con il Dirigente
Scolastico. Purtroppo, l'avvicendarsi di docenti, non sempre all'altezza, a mio
parere, dell'istituzione scolastica cui appartenevo, e una serie di altri
motivi, mi hanno spinto a chiedere il trasferimento in un'altra scuola. Ho
ricevuto notizie sulla scuola da cui provengo, che non fanno altro che
confermare la mia sfiducia. Come è possibile coltivare il senso di appartenenza
a un'istituzione, quando il corpo docente, nel giro di pochi anni, è cambiato
per una gran parte? Io, che mi consideravo membro vitale di quella istituzione
autonoma, adesso sono in un'altra scuola, in cui non svolgo più mansioni così
importanti (ad esempio, non sono funzione strumentale al P.O.F.), forse anche
per non ricevere le stesse delusioni, per una sorta di prudenza cautelare, come
un innamorato che, dopo aver subito una cocente delusione, non ha più nessuna
intenzione di spendere tempo ed energie per una nuova storia, viste le vicende
pregresse.
La mia esperienza, pertanto, mi porta a una certa sfiducia riguardo l'autonomia
scolastica. Questi dieci anni avrebbero dovuto essere gli anni del cambiamento
radicale della scuola italiana. La spinta progettuale che aveva portato alla
legge 15 marzo 1997 (articolo 21) e al regolamento DPR 275 del 1999, a me pare
che si sia esaurita quasi del tutto. Nel concreto del nostro lavoro scolastico
di insegnanti, soprattutto per noi docenti delle scuole superiori, non è
cambiato quasi nulla. Continuiamo a chiamare il preside così, e non dirigente
scolastico. Abbiamo fatto di tutto per conservare le nostre ore di cattedra,
anche se l'autonomia ci spingeva a riconsiderare il monte ore. Abbiamo visto con
ostilità qualsiasi progetto di riforma scolastica, che venisse da destra o da
sinistra. Lo slancio iniziale, connesso anche con la possibilità di partecipare
maggiormente alla gestione dell'istituzione, attraverso, per quanto ci riguarda,
la nomina a funzione strumentale (ex funzione obiettivo) al P.O.F., è venuto
meno, quando si è scoperto l'inganno.
Non era vero che le scuole si trasformavano in soggetti autonomi. Sono cambiate
le sigle e i nomi, da Provveditorato si è passati a Centro per i Servizi
Amministrativi, ma la sostanza non è cambiata più di tanto. La singola
istituzione scolastica si è vista effettivamente dirottare molti compiti
burocratici che prima spettavano al Provveditorato, ma non quegli incarichi che
da sempre caratterizzano, in altri paesi, la reale conduzione autonoma di una
scuola. Se spiegassimo che cosa significa per noi italiani "autonomia" a un
insegnante inglese, facendogli capire che nella nostra autonomia non è previsto
che le scuole possano decidere quali insegnanti assumere o ricevere donazioni da
privati, quanto meno ci riderebbe in faccia.
Mi sembra che l'unico modo per rendere effettiva l'autonomia sia continuare
sulla strada delle riforme. Una riforma è strettamente connessa con l'altra. Se
non c'è un maggior potere, effettivo, delle regioni, l'autonomia rischia di
essere sempre dipendente da un centro troppo lontano. Se le scuole non si
trasformano in fondazioni, la gestione dell'istituzione scolastica rimane troppo
complessa, e il gioco dei veti incrociati, fra collegio docenti e consiglio di
istituto, non giova alla efficacia decisionale. Se non si sblocca la situazione
delle risorse umane e finanziarie, non sarà possibile attuare una didattica
innovativa. Sicuramente, il complicarsi della situazione politica, e l'astio con
cui la maggior parte degli insegnanti osteggia qualsiasi tentativo di riforma,
in modo pregiudiziale, costituiscono il primo ostacolo a un processo adeguato di
riforme.
La classe docente sembra oggi più sfiduciata, e più conservatrice, che mai.
Paradossalmente, sembrava più facile attuare nuove sperimentazioni tra gli anni
Ottanta e Novanta, con i programmi Brocca nelle superiori, o con le riforme in
altri gradi di istruzione, che non in questo nuovo millennio, in cui tutti hanno
paura a sperimentare, per non correre il rischio di vedere vanificati i propri
sforzi da un rivolgimento politico o da un avvicendamento ministeriale.
Eppure, la speranza, per quanto mi riguarda, non è morta del tutto. Noi
insegnanti lo sappiamo, in fondo, che se ci limitiamo a vivere alla giornata, se
non mettiamo radicalmente in discussione il nostro modo di rapportarci con i
nostri alunni, siamo destinati all'insuccesso e all'avvilimento. Applicando
questa riflessione all'istituzione scolastica in genere, saremo costretti a
rivedere le nostre convinzioni, e allora ci renderemo conto che, o l'autonomia
diventerà effettiva, il che vuol dire con un rapporto più diretto con il
territorio, con l'utenza e con le domande e richieste emergenti nella società,
oppure la nostra singola istituzione, così come la scuola italiana in generale,
andrà incontro a un deterioramento inesorabile.
Commenti:
Ripensare l'autonomia
di paolo.francini, pubblicato il 19/05/2009
E' evidente che l'autonomia, così come è stata attuata, non ha funzionato.
Tuttavia l'autonomia può ancora essere un valore (in senso direi kantiano),
purché la si ripensi e la si riscopra nel suo senso più vero, non più come
slogan buono a fare da paravento a tutte le sgangheratezze. Un'autonomia
virtuosa potrà aversi solo con la distinzione e le chiarificazione delle
responsabilità, non nella sovrapposizione e nella confusione dei livelli.
Debbono esserci responsabilità che competono al centro, e che il centro deve
esercitare fino in fondo, e debbono esserci prerogative da riservare
all'autonomia delle scuole e degli insegnanti. Al momento, invece, non sono
chiare né le une né le altre, tutto si confonde in un groviglio di competenze, e
sono deboli sia i poteri del centro (che ha perso il controllo di quel che
succede in larga parte delle scuole) sia i poteri delle autonomie, di fatto
impantanati nel grigiore dei vincoli burocratici. Di fatto, l'unica parte che ne
è uscita più forte che mai è proprio il cieco meccanismo della burocrazia, a sua
volta legittimata da nulla se non da se stessa, ed in nulla espressione
dell'autonomia delle scuole e della scuola. Un'autonomia effettiva non può fare
a meno di regole e indirizzi generali che siano chiari e condivisi,
responsabilità chiare, valutazione, margini reali di libertà e di azione.
E' normale che sia così
di melania, pubblicato il 16/05/2009
La scuola ti chiede tanto e poi ti manda in crisi, quando non ti dice di
toglierti dai piedi e non rompere le scatole. Gl'insegnanti di ogni ordine e
grado sono lì per farsi educare e non per educare i ragazzi,lo pretendono le
famiglie e tutto il sistema. Fino a quando i docenti non ritorneranno ad essere
docenti, la cui missione principale è educare gli alunni tutto sarà
inutile.Tutta questa autonomia, riforma e controriforma ha lo scopo di educare
gl'insegnanti a rapportarsi con il sistema, le famiglie e gli alunni. Non serve
a niente se non si capisce una buona volta che sono gli alunni che devono
impegnarsi e lavorare e studiare e non i poveri professori che non sanno più
come attivarsi. L'autonomia è caso mai per aiutare gli studenti a studiare, sono
loro che devono rendersi autonomi e non i professori. Così i docenti studiano e
si aggiornano e fanno gli esami e gli studenti hanno gli omogenieizzati e le
pappine pronte. Melania
http://www.educationduepuntozero.it/Community/2009/05/15/gaudio.shtml
Tra i rappresentanti molti uomini. I presidi: una partecipazione cosi' solo
negli anni '70
Elezioni a scuola, il ritorno dei genitori
Voto per i consigli d'istituto. In via Giusti scelto il supermanager di
Luxottica
MILANO - Uno striscione dipinto dai bambini fuori dall'elementare di via
Morosini: «Mamma e papà, non ti scordare, il tuo rappresentante vieni a
votare». I volantini appesi davanti al plesso di via Tabacchi: «Ci presentiamo
alle elezioni per il rinnovo del consiglio di istituto con la voglia e
l'entusiasmo di collaborare con il corpo docente, vi chiediamo di votare per
noi. Chiara Torresani e Sabrina Zanella». Le candidature «al maschile» e le
elezioni «prestigiose», anche di amministratori delegati importanti (come
Andrea Guerra di Luxottica) che hanno deciso di mettersi al sevizio della
collettività. Scuola, dopo anni di latitanza, forse qualcosa si muove: torna la
partecipazione. Boom di candidati per entrare nei consigli di istituto di
elementari e medie. «Una campagna elettorale così — dicono i presidi — non si
vedeva dagli anni Settanta». Striscioni, manifesti, programmi elettorali,
chiamate a raccolta, mailing list. Cos'è successo? Difficile capirlo. La
spiegazione più diffusa, da parte di dirigenti e insegnanti, è questa: «In un
momento di crisi e incertezze, le famiglie hanno ripreso a interessarsi delle
condizioni della scuola. Hanno capito che c'è in gioco il futuro dei loro
figli».
Istituto Morosini Manara, lunedì e domenica la scelta dei rappresentanti in
consiglio di istituto. I votanti: 140. Un record, visto che tre anni fa si
fermarono a 120. Tra i dieci candidati, ben sette papà. Nicoletta Paolucci è
uno dei nuovi consiglieri. Ed è molto combattiva: «Ho due figli e con gli altri
eletti vogliamo dare più valore alla scuola. Troppo spesso è stata
bistrattata». Anche all'istituto Thouar Gonzaga la battaglia per la scelta dei
rappresentanti è stata accesa, con appelli al voto e manifesti elettorali:
«Sono stati molto attivi — conferma la preside, Crocetta Calabrese — soprattutto
dopo il caso "influenza". Ci scrivono mail, organizzano mercatini e raccolte
fondi. Si danno molto da fare». La crisi economica, la pandemia da virus A che
lascia a casa le maestre (non solo gli studenti), i problemi legati alle
ristrutturazioni, gli appelli a sostenere le spese ordinarie. Tanti motivi per
raccogliere i genitori intorno alle scuole. Anche i papà. Mai visti così
tanti. Alberto Ciullini, consigliere all'istituto comprensivo Franceschi, è
duro: «Le famiglie stanno toccando con mano il disastro in cui versa
l'istruzione pubblica». Un altro eletto (ieri sera tardi) è Andrea Guerra,
amministratore delegato di Luxottica. Lui che gestisce un impero
miliardario, ora è consigliere in via Giusti, la scuola multietnica (ma
amatissima dai milanesi) nel cuore di Chinatown.
Un super manager alle assemblee di istituto, qualche anno fa sarebbe stato un
miracolo. Guerra si schermisce: «In fondo è un impegno che non occupa molto
tempo». Quindi l'analisi: «È un momento delicato per la scuola, penso che
ognuno di noi possa dare un contributo». La carica dei padri. Alla Rinnovata
Pizzigoni hanno dovuto fissare alcune riunioni alle 20.30 per accogliere le
loro richieste. E in via Dal Verme i papà fanno perfino parte delle
commissioni mensa, compito solitamente lasciato in mano alle mamme. Anzi, alle
mamme casalinghe. La dirigente, Maria Lucia Saba, sorride: «Non so se sia
tornata la partecipazione o se i genitori pensano di poter risolvere da soli la
crisi della scuola. Purtroppo non è così. Ma resta comunque apprezzabile e
preziosissimo il loro impegno per far funzionare al meglio il nostro istituto».
Annachiara Sacchi
17 novembre 2009
http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/09_novembre_17/consigli-istitut\
o-elezioni-1602022237134.shtml
Attenzione ai telefonini ...
Una importante sentenza di condanna al risarcimento dei danni per culpa in
educando.
Saluti
Cinzia
http://www.apritiscuola.it/genitori/inrete/campania/napoli/
Da Tuttoscuola
http://www.gildavenezia.it/docs/Archivio/2009/nov2009/riscatto_insegnanti.htm
Il riscatto degli insegnanti
davanti al bullo di turno
da TuttoscuolaNews N. 416, 16 novembre 2009
La notizia di un´insegnante che ha denunciato un proprio alunno "bullo",
chiedendo e ottenendo dalla famiglia un risarcimento di 20 mila euro, è di
quelle che potrebbero (ci auguriamo) segnare una svolta, se altre migliaia di
docenti, seguendo il suo esempio, colpiranno al cuore le prodezze dei bulli,
rivalendosi sulle famiglie dei minorenni per culpa in educando.
Quali i fatti? Due anni fa una insegnante di Monza venne ripresa alle spalle da
un proprio alunno con il telefonino e si ritrovò su you tube con commenti
sgradevoli, data in pasto al popolo del web.
Il ragazzo venne sospeso per 15 giorni, ma la prof non si accontentò
dell´intervento disciplinare interno e citò i genitori del ragazzo in
tribunale, ottenendo ora il risarcimento.
"Ho voluto andare in fondo alla questione - ha spiegato l´insegnante al
Corriere della Sera - non solo per tutelare la mia immagine professionale, ma
anche per lanciare un monito, rivolto soprattutto ai ragazzi e ai loro
familiari".
I legali dell´insegnante hanno chiesto ai giudici di lanciare un segnale forte
a garanzia della figura dell´insegnante, e sono stati ascoltati: il ragazzo è
stato ritenuto colpevole di "avere pubblicato immagini lesive del decoro e
della reputazione dell´insegnante". Ben fatto.
Dopo questa condanna, che fa giurisprudenza, tanti altri docenti potrebbero
seguire l´esempio e rivalersi contro i genitori dei bulli; e chissà che i
genitori di alunni vittime dei bulli non portino in tribunale i genitori dei
colpevoli, chiedendo congrui risarcimenti.
La sensibilità della borsa vale spesso molto di più della sensibilità
educativa.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
SCUOLA: ALESSANDRIA, ISTITUITA CONFERENZA PROVINCIALE ORGANIZZAZIONE
Alessandria, 16 nov. (Adnkronos/Labitalia) - La giunta provinciale di
Alessandria, presieduta da Paolo Filippi, su proposta dell'assessore alla
Pubblica Istruzione, Massimo Barbadoro, ha deliberato di istituire la Conferenza
provinciale di organizzazione della rete scolastica. L'obiettivo e' quello di
procedere, attraverso la predisposizione di un piano programmatico di interventi
e misure, a un piu' razionale utilizzo delle risorse umane e strumentali
disponibili sulla base dei criteri stabiliti dalla regione.
Presieduta dal presidente della provincia o da un suo delegato, la Conferenza
provinciale sara' composta dai sindaci dei comuni, dai presidenti delle
Comunita' montane, dai presidenti delle Comunita' collinari, dal dirigente
dell'Ufficio scolastico provinciale, dai dirigenti delle autonomie scolastiche e
dai presidenti degli organi collegiali delle istituzioni scolastiche presenti
sul territorio. La Conferenza provinciale, che si riunira' in sedute
territoriali e plenarie, secondo un calendario concordato con i comuni
centro-zona, sara' convocata entro il 10 dicembre prossimo.
Tenendo conto delle specificita' territoriali, la provincia ha quindi provveduto
all'individuazione dei seguenti ambiti territoriali sub-provinciali, che possano
favorire una programmazione della rete scolastica e dell'offerta formativa
integrata: Alessandria (distretto scolastico n. 70), comprensivo di 27 comuni e
17 istituzioni scolastiche; Acqui Terme (distretto scolastico n. 75),
comprensivo di 27 comuni e 7 istituzioni scolastiche; Casale Monferrato
(distretto scolastico n. 76), comprensivo di 45 comuni e 12 istituzioni
scolastiche; Novi Ligure (distretto scolastico n. 73), comprensivo di 31 comuni
e 11 istituzioni scolastiche; Ovada (distretto scolastico n. 74), comprensivo di
16 comuni e 4 istituzioni scolastiche; Tortona (distretto scolastico n. 72),
comprensivo di 40 comuni e 9 istituzioni scolastiche; Valenza (distretto
scolastico n. 71), comprensivo di 4 comuni e 4 istituzioni scolastiche.
http://www.libero-news.it/adnkronos/view/225226
Il periodico telematico della Flc-Cgil Conoscenza News (n. 43, edizione
speciale) segnala che sarebbe "fortemente aumentata" nelle scuole la scelta di
ridurre la durata dell'unità oraria delle lezioni non per ragioni estranee alla
didattica (orari settimanali particolarmente pesanti, elevato pendolarismo degli
studenti ecc.) ma per creare artificialmente ore a disposizione per sostituire i
docenti assenti.
Le ore - o meglio le unità didattiche - di 45-50 minuti consentirebbero così di
"creare" altre 4-6 circa per supplenze, e di fronteggiare l'esigenza di non
lasciare scoperte le classi. Così avrebbero deciso alcuni Collegi adducendo
motivazioni essenzialmente didattiche: il carico di lavoro complessivo dei
docenti presenti a scuola non cambierebbe (18 ore di sessanta minuti), ma la sua
articolazione in unità più piccole consentirebbe di riempire i vuoti create
dalle assenze, soprattutto di quelle brevi e improvvise (ciò che in passato si
poteva fare utilizzando le ore a disposizione dei docenti che avevano orari di
lezione inferiori a 18 ore).
Il periodico sindacale critica queste pratiche perché "l'ulteriore riduzione
dell'orario delle lezioni, oltre quella consentita dal contratto e deliberata
dal Consiglio di Istituto, è una scelta che non è permessa dalle norme, se non
per motivi didattici e nel rispetto del monte ore di insegnamento previsto dagli
ordinamenti e dal regolamento sull'autonomia". E l'anno prossimo le riduzioni di
orario nella scuola secondaria superiore, previste dalla riforma, "renderanno
irrealizzabile una ulteriore riduzione del tempo scuola degli alunni".
------------------------------------------------------------------
tuttoscuola.com lunedì 16 novembre 2009
http://www.tuttoscuola.com/cgi-local/disp.fcgi?ID=21490
Ciao,
desideriamo farti sapere che, nella sezione File del gruppo
famiglie-edscuola, troverai un nuovo file appena caricato.
File : /PRODUCT_422_PDF.pdf
Caricato da : pierfelice_licitra <pierfelice_licitra@...>
Descrizione : La valutazione: un possibile strumento per bilanciare autonomia
e giustizia scolastica
Puoi accedere al file dal seguente indirizzo:
http://it.groups.yahoo.com/group/famiglie-edscuola/files/PRODUCT_422_PDF.pdf
Per ulteriori informazioni su come condividere i file con gli altri
iscritti al tuo gruppo, vai invece alla sezione di Aiuto al seguente
indirizzo:
http://eur.help.yahoo.com/help/it/groups/files
Cordiali saluti,
pierfelice_licitra <pierfelice_licitra@...>
16 novembre 2009 – Seminario di studio sulla scuola a Udine, centro congressi
Paolino d'Aquileia
Seminario di studio
Quale governance per la scuola dell'autonomia in FVG?
Sfide, opportunità e prospettive
Organizzato dalla rete di scuole:
"Una scuola per la persona, la conoscenza, la società. Un'altra scuola è
possibile!"
UDINE – Lunedì 16 novembre 2009 – ore 16,30
Centro congressi Paolino d'Aquileia, via Treppo, 5/b
Confronto con gli esperti della scuola. Interverrà l'Assessore Molinaro
Lunedì 16 novembre alle ore 16.30, presso il Centro Congressi Paolino
d'Aquileia, in via Treppo a Udine, si terrà il Seminario di studio "Quale
governance per la scuola dell'autonomia in FVG? Sfide, opportunità e
prospettive", promosso dalla rete di scuole "Una scuola per la persona, la
conoscenza, la società. Un'altra scuola è possibile!". Interverranno il
direttore generale dell'Ufficio Scolastico regionale Daniela Beltrame,
l'assessore regionale all'istruzione Roberto Molinaro, il prof. Roberto
Pelegatta della Di.S.A.L (Dirigenti scuole statali autonome e libere), il Vice
Presidente ANP (Associazione nazionale presidi e alte professionalità della
scuola) Licia Cianfriglia, l'on. Valentina Aprea, presidente Commissione Cultura
della Camera. Moderatrice Maddalena Venzo, dirigente scolastico IC Premariacco,
scuola capofila. L'evento è stato organizzato in collaborazione con le
associazioni ANP, DISAL e Diesse.
"Vogliamo affrontare insieme alcuni aspetti cruciali della nuova governance
della scuola e della sua autonomia – spiega la dirigente didattica Venzo -;
l'incontro si svilupperà attorno ai numerosi quesiti che come operatori della
scuola noi spesso ci poniamo: quali scenari per la scuola dell'autonomia si
stanno prefigurando? Quali sono i capisaldi e gli obiettivi da perseguire per
nuove forme di governance? Qual è il compito dei docenti e dei dirigenti per
promuovere una comunità di pratiche e di saperi? Inoltre, quale formazione
prevedere per costruire una comunità tecnico-professionale in grado di
corrispondere alle esigenze e sollecitazioni di una società in continuo
cambiamento?".
Dal confronto diretto con esperti di scuola e con le esperienze in atto si potrà
infatti concretizzare un progetto di governance che permetta di affrontare la
complessità del "sistema scuola". "La creazione di un consenso che si serva
della comunicazione, dell'informazione e del dialogo, tesi a promuovere un
modello di scuola accogliente e rigorosa, moderna e di qualità, che educa e
promuove il successo nell'ambito di un sistema pubblico e nazionale è un
obiettivo irrinunciabile. Solo così, a nostro avviso, è possibile realizzare una
scuola efficace – conclude la prof. Venzo – e, in termini di ricaduta didattica,
adottare uno stile educativo nuovo, che tenga conto del valore della persona
dello studente".
http://www.ilgiornaledelfriuli.net/2009/11/15/16-novembre-2009-seminario-di-stud\
io-sulla-scuola-a-udine-centro-congressi-paolino-daquileia/?utm_source=feedburne\
r&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+sfueidalfriullibar+%28SFUEI+DAL+FRI%C3%9B\
L+LIBAR+-+IL+GIORNALE+DEL+FRIULI+LIBERO%29
... pedonate ma il messaggio è partito inavvertitamente
http://www.camera.it/organiparlamentarism/10085/242/4413/6113/commissionepermane\
ntetesto.asp?slAnnoMese=200911&slGiorno=17&commissione=07&addTitle=Convocazione+\
del+giorno+17+Novembre+2009
17.11.09
Ore 10.30: rappresentanti di associazioni e di federazioni di istituti e di
insegnanti
Ore 11.30: dottor Max Bruschi, presidente della Cabina di Regia per la riforma
dei Licei
Ore 12: esperti del settore e rappresentanti di associazioni di categoria
http://www.camera.it/organiparlamentarism/10085/242/4413/6113/commissioneperma\
nentetesto.asp?slAnnoMese=200911&slGiorno=19&commissione=07&addTitle=Convocazion\
e+del+giorno+19+Novembre+2009
19.11.09
Ore 9
AUDIZIONI INFORMALI
Audizione informale, nell´ambito dell´esame degli schemi di regolamento atti
nn. 132, 133 e 134 in materia di regolamenti di riordino dei licei, degli
istituti tecnici e degli istituti professionali, di rappresentanti di
associazioni di categoria del settore
Buon fine settimana
Cinzia
http://www.apritiscuola.it/genitori/inrete/campania/napoli/
--- Sab 14/11/09, Cinzia Olivieri <cinflemi@...> ha scritto:
Da: Cinzia Olivieri <cinflemi@...>
Oggetto: [dw-genitori] Convocazioni VII^ commissione cultura
A: "famiglie edscuola" <famiglie-edscuola@yahoogroups.com>
Cc: "dw-genitori" <dw-genitori@yahoogroups.com>
Data: Sabato 14 novembre 2009, 11:47
Audizione informale nell´ambito dell´esame degli schemi di regolamento nn.
132, 133 e 134 in materia di regolamenti di riordino dei licei, degli istituti
tecnici e degli istituti professionali
http://www.camera. it/organiparlame ntarism/10085/ 242/4413/ 6113/commissione
permanentetesto. asp?slAnnoMese= 200911&slGiorno= 05&commissione= 07&addTitle=
Convocazione+ del+giorno+ 05+Novembre+ 2009
5.11.09
ore 9.30: audizione di rappresentanti di associazioni sindacali della scuola;
ore 11.30: audizione di rappresentanti di associazioni di genitorihttp:
//www.camera. it/organiparlame ntarism/10085/ 242/4413/ 6113/commissione
permanentetesto. asp?slAnnoMese= 200911&slGiorno= 12&commissione= 07&addTitle=
Convocazione+ del+giorno+ 12+Novembre+ 2009
12.11.09
Ore 9.30: audizione di: professor Giuseppe Bertagna, direttore del Centro di
Ateneo per la qualità dell´insegnamento ed apprendimento (CQIA); professor
Alberto Felice De Toni, presidente della Commissione nazionale per la
riorganizzazione degli Istituti tecnici e professionali; dottor Claudio Gentili,
direttore generale education di Confindustria;
Ore 10.30: associazioni professionali di docenti;
Ore 11.30: forum delle associazioni studentesche 17.11.09
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
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