Bisogna essere considerati bigotti, baciapile, servi del Vaticano e nemici delle donne per pensare che i figli non sono un diritto, l’abrogazione dei figli non è un diritto, i figli non sono cose esigibili per legge o fabbricabili a piacimento, sono natura e civiltà indissolubilmente connesse, sono una possibilità dell’amore e non una nevrosi familiare da curare medicalmente con dosi massicce di disprezzo per il diritto, quello sì un diritto, alla vita? Fecondazione eterologa, sperpero degli embrioni, diagnosi pre impianto, diritto all’aborto di un embrione impiantato, famiglia single o omosessuale e tante altre combinazioni artificiali, fino alla produzione di figli on demand e alla clonazione (perché no?): è questa la salute della donna che dite di difendere?
Ma sapete che cos’è la salute? In quale società volete portare questa salute, questa fitness, questa distratta adeguatezza alla più sbadata e conformista delle modernità? Non è in questione la religione, che pure ha diritto di esistere e di farsi sentire. E’ in questione una elementare riflessione civile sul mondo e sull’umanità nell’epoca della scienza dispiegata.
Pensate di avere spiegato bene, a voi stessi e agli altri, le conseguenze dell’abolizione biomedica, nel crogiuolo confuso della famiglia artificiale, di concetti come la paternità, la maternità, la fraternità? Pensate di potere abolire senza spiegazioni etiche la sorprendente casualità dell’esistenza? Dove sta la salute se la vita è cosa, progetto di laboratorio socialmente impazzito, catalogo e classificazione delle opzioni per un consumo e una produzione di figli à la carte?
E’ vero che quasi tutto sta già succedendo, che un pezzo del mondo è già immerso nel caos della sindrome da spermatite, ma non è una buona ragione per obbedire a quel che succede, per essere conformisti quando si fanno le leggi. Ragionate. Interrogatevi. Disobbedite. Siate laici.
Siamo nelle mani della sciatteria morale moderna, del pensiero senza altro fondamento che una vaga nozione di desiderio e diritto. Siamo nel regno della buona fede desiderante e del sogno da realizzare a tutti i costi: la buona fede sostituisce la fede o anche solo la meditazione razionale, che sono segno di oscurantismo; il sogno di avere un figlio è più importante dei progetto biologico contenuto in un embrione, ecco il trionfo dell'idealismo illuminista sul materialismo della Chiesa cattolica e del pensiero laico disincantato. Un commentatore sabato, su Libero, accusava questa legge sulla procreazione di "uccidere i sogni della gente", che sono più importanti dell'esistenza degli embrioni, della loro intrattabilità (salvo precise, severe, condizioni restrittive). I sogni del cuore desiderante, secondo questi moralisti, sono intrattabili; sull'embrione esistente si negozia volentieri.
Ma c'è di peggio che l'idealismo, il quale è già il peggio del peggio.
C'è l'associazione "cercounbimbo", scritto tutto attaccato come "facciainosportinsieme" nelle fiere delle gioie assessorili sponsorizzate dai comuni. Un caso linguistico di inconsapevole pedofilia. Scovare un bimbo da qualche parte e farlo tuo, a tutti i costi: un orrore senza fine. L'infertilità come malattia, dice il professor Flamigni, come il diabete.
E la provetta eterologa con annessa banca dati dei figli e dei padri, la diagnosi preimpianto perché il bimbo cercato sia sano prima ancora di legarsi a un corpo di donna, la sovrabbondanza degli embrioni e il loro abuso congelato per azzeccarla da subito e senza sforzo, in vista di un impianto che si può anche rifiutare, di una gravidanza che si può interrompere, si può, si può, si può, basta che lo si voglia: se i miei genitori mi avessero trattato così, li avrei ammazzati con la roncola appena nato. E poi avrei guardato Porta a porta per sapere che ne pensa il professar Crepet ciucciando il santo latte di una balia.
No, gentile professore. L'infertilità riguarda la persona, che non è solo un corpo ma il punto geometrico su cui si esercita una convergenza di natura e civiltà; e riguarda la società, che è una struttura di relazioni con l'altro, embrionale o adulto non fa differenza. Se il mio corpo si ammala, sono fatti miei, e le chiedo aiuto se me lo può dare, con l'insulina. L'infertilità è un'occorrenza molto diversa, perché non sono solo con il mio sogno d'immortalità, e l'embrione non è un ormone in fialetta. Chiaro? Lo Stato etico siete voi con il vostro positivismo corretto dall'idealismo, questi due sgorbi della filosofia moderna.
Siete strani, come laici e progressisti. Credete ciecamente alla favola degli americani che cercano il petrolio in Iraq. Ma siete piuttosto distratti quando si tratta di capire chi sponsorizzi la costosa stimolazione ormonale, chi abbia interesse alla fabbrica dell'umano (anche attraverso la sua distruzione in embrione, se del caso). Non vi piace il traffico immondo degli spot con i sederini plasmon, ma sorvolate sul catalogo dei bimbi- belli e felici a disposizione della famiglia artificiale. Dite che bisogna fare l'amore, non la guerra, e volete autorizzare ogni forma di guerra all'amore. In nome della salute della donna, per di più, e qui si ride, si ghigna con disgusto.
Non sapete assolutamente che cosa sia la salute: la vostra è fitness, adeguatezza del corpo alle vostre idee sulla salute, e al fatturato della salute che deve pur curare la sua buona forma. Leggetevi il saggio di Sergio Solmi sulla salute di Montaigne: la salute è una combinazione di eccesso e rinuncia, è comprensione di quel che si è, è l'umanità e il suo autoritratto, è tradizione e memoria, innovazione attentamente sorvegliata. Non c'è salute dove si vuole quel che si può e si può quel che si vuole. Lì c'è solo obbedienza conformista alla tecnica, disumanizzazione inconsapevole.
Si potrebbe pensare che questi sono pensierini di un matto conservatore, anzi di un reazionario, di un predicatore della christian coalition. No. Senza vantarmene, vi dico che non ho fatto la prima comunione e non mi sono mai confessato, e non ho un credo personale. Che ho votato per la legge sull'aborto non già turandomi il naso, però facendomi un po' schifo. Credo nei rimedi, non nei diritti, in materia di famiglia artificiale. Sono un progressista anch'io, purtroppo, e dentro regole pensate, severe, puntigliose, meticolose, casuistiche, pazienti e solenni, ho l'impressione che qualcosa si possa e si debba fare per aiutare medicalmente chi desideri generare un bambino. E' un atto di acquiescenza verso una delle possibili volizioni moderne, e di realismo verso il mondo com'è. Ma se mi tirate in ballo, come la nostra gentile lettrice di sabato, l'equazione embrione-ogm, se la manipolazione della carota vale la manipolazione dell'embrione, se il desiderio di maternità o paternità diventa sogno da soddisfare con annesso diritto di vita e di morte, allora prendo la roncola.