E’ quanto sostiene Francesco Agnoli, professore alla scuola cattolica Sacro Cuore di Trento in un agile libricino intitolato "La fecondazione artificiale", e pubblicato dalle “Edizioni Segno" (Udine, 85 pp., 7 euro; info@...).
In una intervista concessa a ZENIT, Agnoli ha voluto affrontare le questioni più concrete e scottanti, sui possibili pericoli corsi dalle donne con la fecondazione artificale la donna; sul fatto che i bambini nascono meglio che con metodi naturali; e sul destino degli embrioni.
Replicando alle parole espresse dall’onorevole Laura Cima, Segretaria alla Commissione Esteri della Camera, secondo cui la legge 40 è ingiusta, perché pone troppi divieti, Agnoli ha affermato che “in realtà è vero il contrario: ne pone troppo pochi!”.
“La stessa onorevole Cima nel 1992 definiva la fecondazione artificiale una ‘sperimentazione selvaggia che ha come oggetto donne e bambini e che rappresenta un giro d'affari non indifferente’”, ha poi aggiunto.
Secondo l’autore del libro “La fecondazione artificiale procede per tentativi, sulla pelle delle donne e dei bambini, con costi economici altissimi. E nei casi in cui il bambino viene alla luce, vi è prima uno spreco assurdo di vite umane sotto forma di embrioni; un calvario fisico e psicologico per la coppia, che porta, non di rado, a problemi psicologici, depressione, conflittualità tra i coniugi ecc.”
Dal punto di vista della salute Agnoli ha scritto che le tecniche di fecondazione presentano “un rischio enormemente più alto che in natura per la salute fisica, oltre che psichica, dei bambini che dovessero nascere”.
“Si corrono rischi di malattie degenerative, nel corso degli anni, del sistema neurologico e del cuore; che nel caso di parti trigemini, piuttosto frequenti, i bimbi rischiano deficit fisici e/o mentali”.
“Vi sono poi tutta una serie di altre possibili complicazioni, come il retinoblastoma, la paresi cerebrale, l'atresia dell'esofago, i difetti del tubo neurale ecc”, ha riferito poi a ZENIT.
Agnoli ha inoltre denunciato i rischi di deriva eugenetica insita nella selezione degli embrioni e nel tentativo di definire a priori tutte le caratteristiche fisiche del nascituro.
“Si tratta di una concezione assurda della paternità e della maternità” sostiene l’autore del libro, anche perché è nota la non fruibilità delle cellule staminali embrionali, ed “accettare l’idea che forse sarebbe possibile risolvere una serie di malattie uccidendo embrioni, cioè altri esseri in divenire, vite umane, è inaccettabile”.
Nel libro vi è una sezione dedicata alla storia, dove vengono analizzati i documenti scritti da persone favorevoli alla fecondazione in vitro (FIV), tra cui Mary Warnock e Carlo flamini, e dove Agnoli racconta gli esperimenti compiuti negli anni passati, in un clima di completo Far West della provetta.
L’autore del libricino narra come il ginecologo romano Severino Antinori abbia fatto partorire, sotto il flash dei fotografi cui erano stati venduti i diritti, Rosanna Della Corte, di anni 63: una donna vedova presentatasi con un contenitore contenente sperma del marito congelato dieci anni prima (con tutti i danni che la crioconservazione comporta sulla vitalità del seme).
Sempre di Antinori racconta di quando fece sì che una ragazza siciliana di nome Manuela, portasse "in grembo l'embrione frutto degli ovociti della madre e degli spermatozoi del patrigno".
Agnoli tratteggia anche le moltissime storie di dolore e di sofferenza che si celano dietro queste pratiche mediche, ma l’intenzione principale del libricino è quella di spiegare in maniera semplice ed accessibile a tutti le problematiche storiche, scientifiche e morali connesse alla fecondazione in vitro.
ROMA, martedì, 1° febbraio 2005 (ZENIT.org).- Pur partendo da scuole e concezioni diverse, giuristi e scienziati riunitisi a Roma il 31 di gennaio, hanno espresso le loro perplessità nei confronti di proposte di variazioni peggiorative della legge 40/2004 sulla Procreazione Medicalmente Assistita, oggetto di prossimi referendum abrogativi.
Organizzato dall’Istituto per la Documentazione e gli Studi Legislativi (Isle) con il Patrocinio del Presidente della Repubblica, il Convegno dal titolo “procreazione assistita: problemi e prospettive” (www.laprocreazioneassistita.it) ha visto i diversi relatori difendere con chiarezza i diritti dei nascituri, fin dal concepimento.
Il professore Giorgio Oppo, docente emerito della Facoltà di Giurisprudenza dell’ Università “La Sapienza” di Roma, facendo riferimento agli embrioni sacrificati dalla tecnica ha precisato che: “Il fatto che la distruzione del principio di vita sia opera di chi lo ha formato non è per sé, e per qualunque etica o diritto, una esimente ma una aggravante come l’uccisione o mutilazione del proprio figlio”.
In merito alla legge 40, il professore ha spiegato che “Il tentativo di avvicinamento alla natura e di rispetto della natura è apprezzabile e conforme all’ispirazione della Costituzione che privilegia la famiglia come società naturale”.
Pierangelo Catalano, professore di Diritto Romano a “La Sapienza” ha sottolineato come già nel diritto romano si riconoscessero i diritti del nascituro fin dal concepimento.
Catalano ha ricordato che già Giustiniano sosteneva che nell’interesse della res pubblica, “il pretore deve favorire colui che sta nel ventre della madre ancor più di quanto debba favorire il fanciullo”. Secondo il professore è evidente come “il diritto romano si richiama all’interesse pubblico e al vantaggio del concepito”.
Catalano ha poi rilevato come sotto gli Imperatori Settimio Severo e Antonino Caracalla “l’aborto volontario era punito con la pena dell’esilio”, e che fu lo stesso Caracalla a “far crescere la civitas conferendo la cittadinanza a tutti gli uomini liberi”.
A questo proposito il docente di Diritto Romano ha riportato il dialogo tra il Rabbi Jehudà e l’Imperatore Antonino, forse Marco Aurelio (secondo altri Caracalla), che si trova nel Talmud.
L’Imperatore chiese al Rabbi: “Da quando viene introdotta l’anima nell’uomo, dall’ora del concepimento o dall’ora della formazione (dell’embrione)?”.
Gli rispose il Rabbi: “Dall’ora della formazione”. Allora l’Imperatore replicò “è mai possibile che un pezzo di carne stia tre giorni senza sale, senza andare a male? Certo deve essere dall’ora del concepimento”.
Ed il Rabbi: “Questo mi ha insegnato Antonino e vi è un passo biblico che lo conferma, come è detto: Mi hai donato la vita e mi hai usato misericordia e la tua visitazione conservò il mio spirito”.
Sui pericoli di derive eugenetiche della fecondazione in vitro ha poi preso la parola il professore di Diritto Penale all’Università di Milano, Luciano Eusebi.
“La valutazione degli embrioni in vitro nella fase anteriore al trasferimento in utero implica uno screenig di tipo eugenetico”, ha detto Eusebi, osservando poi che le diagnosi prenatali e il patrimonio di conoscenze genetiche che si è in grado di ottenere, potrebbero essere utilizzate per operare una selezione a esistenza già avviata.
Il professor Eusebi ha rilevato come il rischio della diffusione di prassi eugenetiche precoci sia stato già stato sollevato dall’associazione Disabled People’s International – Europe, con il documento “Le persone con disabilità discutono della nuova genetica” (www.dpieurope.org ).
In proposito il professore ha ricordato che l’articolo 11 della Convenzione di Oviedo sui Diritti dell’Uomo e la Biomedicina afferma testualmente che “è vietata qualsiasi forma di discriminazione nei confronti di una persona a causa del suo patrimonio genetico”.
Secondo il Condirettore dell’ “Istituto di ricerca sulle cellule staminali” DIBIT HSR Milano
ROMA, martedì, 1° febbraio 2005 (ZENIT.org).- Il motivo fondamentale alla base dei referendum che chiedono di cambiare la legge sulla procreazione medicalmente assistita, la libertà di ricerca scientifica, è "totalmente infondato", secondo il Condirettore dell’ “Istituto di ricerca sulle cellule staminali” DIBIT HSR Milano.
Angelo L. Vescovi, professore Associato di Biologia Cellulare c/o Università degli Studi di Milano – Bicocca ha fatto un'analisi delle possibilità scientifiche offerte dalla sperimentazione con le cellule staminali embrionali intervenendo lunedì scorso nel Convegno tenutosi a Roma su "Procreazione assistita: problemi e prospettive” (www.laprocreazioneassistita.it).
Vescovi ha riconosciuto che dietro lo scontro sulla legge che regolamenta la produzione di embrioni umani, c'è il tentativo di usare le cellule staminali embrionali per lo sviluppo di numerose terapie rigenerative ad oggi incurabili, quali il diabete, il morbo di Alzheimer eccetera.
Lo scienziato, che davanti al pubblico si è confessato come ateo, ha costatato che “purtroppo, il messaggio che incautamente viene trasmesso al grande pubblico ed al legislatore è di ben altra natura e diametralmente opposto a quello che la realtà dei fatti ci propone”.
“Ci viene infatti spesso spiegato il contrario del vero, e cioè che le cellule staminali embrionali rappresentano se non l’unica (concetto che comunque in molti propongono) sicuramente la via migliore per lo sviluppo di terapie cellulari salvavita”.
“Si allude spesso, nemmeno troppo velatamente, al fatto che le terapie a base di cellule staminali embrionali sarebbero addirittura già disponibili. Non posso mancare di notare come un tale approccio sia non solo totalmente infondato, ma ponga il cittadino – presto chiamato a decidere sulla validità della legge sulla fecondazione assistita – di fronte ad un dubbio dilaniante: lasciare morire milioni di persone o permettere l’uso degli embrioni umani per generare cellule salvavita?”.
“Ovviamente, in un contesto di queste fattezze la natura dell’embrione umano viene stravolta, negata e banalizzata fino a renderlo un semplice ‘grumo di cellule’, qualcosa di sacrificabile ignorando gli enormi problemi etici che tale sacrificio solleva. In realtà tale sacrificio non è per nulla necessario”, ha detto.
Vescovi ha fornito quattro motivi scientifici per spiegare come questo sacrificio non sia neanche utile.
In primo luogo, ha detto, “non esistono terapie, nemmeno sperimentali o trias clinici che implichino l’impiego di cellule staminali embrionali. Non è attualmente possibile prevedere se e quando questo diverrà possibile data la scarsa conoscenza dei meccanismi che regolano l’attività di queste cellule”.
Secondo, ha aggiunto, “esistono numerose terapie salvavita che rappresentano realtà cliniche importanti, quali le cure per la leucemia, le grandi lesioni ossee, le grandi ustioni , il trapianto di cornea. Tutte queste si basano sull’utilizzo di cellule staminali adulte. Inoltre, sono in fase di avvio nuove sperimentazioni sul paziente che implicano l’utilizzo di cellule staminali cerebrali umane”.
Terzo, ha spiegato, “le terapie cellulari per le malattie degenerative non si basano solo sul trapianto di cellule prodotte in laboratorio. Esistono tecniche altrettanto promettenti basate sulla attivazione delle cellule staminali nella loro sede di residenza. Saranno quindi le cellule del paziente stesso che si occuperanno di curare la malattia una volta stimolate con opportuni farmaci”.
“Ovviamente – prosegue Vescovi –, trattandosi delle cellule staminali del paziente stesso i problemi di rigetto che, ricordiamolo, possono esistere col trapianto di staminali sia embrionali che adulte, in questo caso non sussistono”.
Per ultimo, ha detto, “la produzione di cellule staminali embrionali può avvenire senza passare attraverso la produzione di embrioni. Sono infatti in corso studi grazie ai quali è possibile deprogrammare le cellule adulte fino a renderle uguali alle staminali embrionali senza mai produrre embrioni. Si tratta di una procedura che ha la stessa probabilità di funzionare della clonazione umana, ma scevra da problemi etici e che produce cellule scevre da problemi di rigetto”.
Vescovi è quindi giunto alla conclusione che: “Il dibattito riguardante la legge sulla fecondazione assistita deve avvenire in assenza delle pressioni emotive e psicologiche che, artatamente, vengono fatte scaturire dalla supposta inderogabile necessità di utilizzare gli embrioni umani per produrre cellule staminali embrionali che rappresenterebbero l’unica o la migliore via per la guarigione di molte malattie terribili ed incurabili”.
“Questa affermazione è incauta non solo perché fondata su concetti facilmente questionabili ma anche in relazione all’esistenza di linee di ricerca, di sviluppo e di cure almeno altrettanto valide, molto più vicine alla messa in opera nella clinica corrente e prive di controindicazioni etiche”.
“Il dibattito sulla legge deve quindi incentrarsi sugli aspetti relativi alla dignità dell’embrione ed al suo riconoscimento come vita umana a tutti gli effetti. In questo contesto, mi permetto di concludere che, nella mia scala di valori di laico ed agnostico, il diritto alla vita dell’embrione precede inequivocabilmente il diritto alla procreazione”, ha concluso infine.