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Il Papa e la difesa della vita   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #122 di 240 |

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS

Fonte: http://www.vatican.va/news_services/bulletin/news/16092.php?index=16092&po_date=06.02.2005&lang=it

Anche oggi, domenica 6 febbraio, il Santo Padre Giovanni Paolo II - ricoverato al Policlinico Agostino Gemelli - recita l’Angelus insieme ai fedeli. La lettura del Messaggio del Papa e la guida della recita della preghiera mariana è affidata al Sostituto della Segreteria di Stato, l’Arcivescovo Leonardo Sandri.

Al termine della preghiera, il Santo Padre imparte ai fedeli la Benedizione Apostolica. Questo il testo del Messaggio del Santo Padre:

1. Oggi mi rivolgo a voi dal Policlinico Agostino Gemelli, dove mi trovo da alcuni giorni assistito con amorevole sollecitudine da medici, infermieri e personale sanitario, che ringrazio di cuore.

Giunga a tutti voi, carissimi Fratelli e Sorelle, ed a quanti in ogni parte della terra mi sono vicini, l’espressione della mia riconoscenza per il sincero e partecipe affetto, che in questi giorni ho avvertito in modo particolarmente intenso.

A tutti e a ciascuno assicuro la mia gratitudine, che si traduce in costante invocazione al Signore secondo le vostre intenzioni, come anche per le necessità della Chiesa e per le grandi cause del mondo. Così, anche qui in ospedale, in mezzo agli altri malati, ai quali va il mio affettuoso pensiero, continuo a servire la Chiesa e l’intera umanità.

2. Si celebra oggi in Italia la Giornata per la vita. Nel Messaggio pubblicato per la circostanza, i Vescovi italiani pongono l’accento sul mistero della vita come relazione, che richiede fiducia. Occorre fidarsi della vita!

Fiducia nella vita reclamano silenziosamente i bambini non ancora nati. Fiducia chiedono pure tanti bambini che, rimasti senza famiglia per diversi motivi, possono trovare una casa che li accolga attraverso l’adozione e l’affido temporaneo.

3. Con speciale sollecitudine penso, pertanto, all’amato popolo italiano e a tutti coloro che hanno a cuore la difesa della vita nascente. In particolare sono a fianco dei Vescovi italiani, che continuano ad esortare i cattolici e gli uomini di buona volontà a difendere il diritto fondamentale alla vita, nel rispetto della dignità di ogni persona umana.

Maria, Regina delle famiglie, ci aiuti a vincere la "sfida della vita", che è la prima tra le grandi sfide dell'umanità di oggi.


UDIENZA AL CORPO DIPLOMATICO ACCREDITATO PRESSO LA SANTA SEDE , 10.01.2005
 
 
Alle ore 11.00 di questa mattina, nella Sala Regia del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Giovanni Paolo II riceve in udienza i Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, per la presentazione degli auguri per il nuovo anno.
Dopo l’indirizzo augurale formulato dal Decano del Corpo Diplomatico, S.E. il Prof. Giovanni Galassi, Ambasciatore della Repubblica di San Marino presso la Santa Sede, il Papa pronuncia il discorso che riportiamo di seguito:
 
[...]

5. La prima sfida è la sfida della vita. La vita è il primo dono che Dio ci ha fatto, è la prima ricchezza di cui l’uomo può godere. La Chiesa annunzia "il Vangelo della Vita". E lo Stato ha come suo compito primario proprio la tutela e la promozione della vita umana.

La sfida della vita si va facendo in questi ultimi anni sempre più vasta e più cruciale. Essa si è venuta concentrando in particolare sull’inizio della vita umana, quando l’uomo è più debole e deve essere più protetto. Concezioni opposte si confrontano sui temi dell’aborto, della procreazione assistita, dell’impiego di cellule staminali embrionali umane a scopi scientifici, della clonazione.

La posizione della Chiesa, suffragata dalla ragione e dalla scienza, è chiara: l’embrione umano è soggetto identico all’uomo nascituro e all’uomo nato che se ne sviluppa. Nulla pertanto è eticamente ammissibile che ne violi l’integrità e la dignità. Ed anche una ricerca scientifica che degradi l’embrione a strumento di laboratorio non è degna dell’uomo. La ricerca scientifica in campo genetico va bensì incoraggiata e promossa, ma, come ogni altra attività umana, non può mai essere esente da imperativi morali; essa può del resto svilupparsi con promettenti prospettive di successo nel campo delle cellule staminali adulte.

La sfida della vita ha luogo al contempo in quello che è propriamente il sacrario della vita: la famiglia. Essa è oggi sovente minacciata da fattori sociali e culturali che fanno pressione su di essa rendendone difficile la stabilità; ma in alcuni Paesi essa è minacciata anche da una legislazione, che ne intacca – talvolta anche direttamente – la struttura naturale, la quale è e può essere esclusivamente quella di una unione tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio. Non si lasci che la famiglia, fonte feconda della vita e presupposto primordiale ed imprescindibile della felicità individuale degli sposi, della formazione dei figli, e del benessere sociale, anzi della stessa prosperità materiale della nazione, venga minata da leggi dettate da una visione restrittiva ed innaturale dell’uomo. Prevalga un sentire giusto e alto e puro dell’amore umano, che nella famiglia trova un sua espressione veramente fondamentale ed esemplare. Vince in bono malum.


FIDARSI DELLA VITA

Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente
per la 27a Giornata per la vita
6 febbraio 2005

Fonte: http://www.zenit.org/italian/visualizza.php?sid=3558

La vita è un intreccio di relazioni e le relazioni richiedono che ci si possa fidare gli uni degli altri. Secondo una tendenza culturale diffusa, la vita degli altri però, non è degna di considerazione e rispetto come la propria. In particolare non riscuote un rispetto sacro la vita nascente, nascosta nel grembo d’una madre; né quella già nata ma debole; né la vita di chi non ha i genitori oppure li ha, ma sono assenti e aspetta di averli col rischio di aspettare molto a lungo, forse addirittura di non averli mai.

Così chi attende di nascere, rischia di non vedere mai la luce; e chi attende in un Istituto l’abbraccio di due genitori, rischia di vivere per tutta la vita con il desiderio di un evento che mai accadrà.

Scontiamo modi di pensare e di vivere che negano la vita altrui, che non si fidano della vita perché diffidano degli altri, chiunque essi siano. E invece: “Non è bene che l’uomo sia solo!” (Gen 2,18): lo scopo dell’esistenza sta nella relazione. Con l’Altro, che ci ha creati, ci ama da sempre e per sempre, e per noi ha in serbo la vita eterna. E con gli altri, a cominciare da chi più ha fame e sete di vita e di relazione: come il bambino non ancora nato o i molti bambini senza genitori.

C’è il bambino non ancora nato, icona e speranza di futuro: entrare in relazione con lui, considerandolo da subito ciò che egli è, una persona, è la più straordinaria avventura di due genitori. In questo senso, l’aborto, quando è compiuto con consapevole rifiuto della vita, superficialmente o in obbedienza alla cultura dell’individualismo assoluto, è la più terribile negazione dell’altro, la più gelida affermazione dell’individuo che ignora l’altro, perché riconosce soltanto se stesso.

In non poche circostanze, in verità, l’aborto è una scelta tragica, vissuta nel tormento e con angoscia, sbocco di povertà materiale o morale, di solitudine disperata, di triste insicurezza: in queste situazioni a negare l’altro è, in ultima analisi, tutta una società, cieca nei riguardi dei bisogni delle persone e insensibile al rispetto del figlio e della madre.

Anni di esperienza inducono a ritenere che la via maestra per vincere la cultura dell’individualismo, ma anche per superare la fragilità che durante una gravidanza può nascere dalla paura di non farcela, consiste nel fare compagnia alle madri in difficoltà, aiutandole a capire che gli altri esistono, ti aiutano, non ti lasciano sola e portando assieme a te il tuo peso, lo rendono sopportabile, fino a farti scoprire che non di un peso si tratta, ma della gioia più grande.

Ci sono poi molti bambini e ragazzi che trascorrono la loro infanzia in un istituto, perché i loro genitori li hanno abbandonati o per i più svariati motivi non sono in grado di tenerli con sé. Il loro futuro è incerto e insicuro, perché tra pochi mesi questi istituti saranno definitivamente chiusi. Si aprirà così per le famiglie italiane – sia per quelle che godono già del dono di figli propri, sia per quelle che vivono la grande sofferenza della sterilità biologica – una grande opportunità per dilatare la loro fecondità attraverso l’adozione o l’affido temporaneo.

Se una famiglia si dimostra disponibile, non va lasciata sola. Deve avvertire attorno a sé una rete di solidarietà concreta, fatta non solo di complimenti ed esortazioni, ma di tante forme di aiuto e di solidarietà. E chi si rende disponibile per l’adozione o l’affido, deve sentirsi parte di un’avventura collettiva, in cui gli altri ci sono, vivi e presenti.

Risuonano perciò particolarmente suadenti in questo momento, per le famiglie e per le comunità, le parole di Gesù: “Chi accoglie questo fanciullo nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Poiché chi è il più piccolo tra tutti voi, questi è grande” (Lc 9,48).

Perché dunque non fidarsi della vita rispondendo a una sfida che viene dagli eventi? Ne guadagnerebbero le famiglie nel vivere la esaltante avventura di una fecondità coraggiosa che fa sperimentare che “vi è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20,35).

Ne guadagnerebbero molti figli nel trovare finalmente l’affetto e il calore di una famiglia e la sicurezza di un futuro. Ne guadagnerebbe l’intera società nel mettere in evidenza segni convincenti che le farebbero prendere il largo nella civiltà dell’amore.

La vita vincerà ancora una volta? Osiamo sperarlo e per questo chiediamo a tutti una preghiere unita a un atto di amore accogliente e solidale.
 
Roma, 4 ottobre 2004
Festa di S. Francesco di Assisi
Il Consiglio Episcopale Permanente


Lun 7 Feb 2005 7:18 pm

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LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL'ANGELUS Fonte: http://www.vatican.va/news_services/bulletin/news/16092.php?index=16092&po_date=06.02.2005&lang=it Anche...
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7 Feb 2005
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