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Referendum, astensione e correttezza dell'informazione   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #125 di 240 |
IL NO È POCO. NOI NON ANDIAMO A VOTARE

Lettera a Giuliano FERRARA
Editoriale di Dino Boffo - Direttore di AVVENIRE (C) - 3 febbraio 2005

Caro Giuliano,
è troppo importante quello che tu e il tuo giornale state facendo sul fronte della bioetica, troppo gagliarda la tua iniziativa di demistificazione dei tabù laicisti, e troppo preziosa la sintonia che abbiamo riscontrato già in altri momenti tra le posizioni nostre e le ragioni tue, insomma è così delicato e insieme così arricchente il nostro rapporto, scaturito dalle cose, perché abbiamo ad accettare - rassegnàti - che un equivoco insidi e prosciughi lo spazio di una convergenza vitale.

Mi riferisco all'atteggiamento che ciascuno di noi, da persona libera e responsabile, pensa di adottare in occasione dei referendum sulla fecondazione assistita. Tu ritieni che, trascinato davanti alla scadenza referendaria, il nostro cattolicesimo ufficiale rischi di scegliere un comportamento obliquo, troppo ovattato, se non accondiscendente e addirittura ruffiano verso lo spirito del mondo. Beh, non è così.

Intanto, vorrei ricordarti che il nostro cattolicesimo ha insistito in maniera quasi maniacale per creare nel Paese la consapevolezza che il vuoto legislativo attorno la procreatica era inaccettabile. Parlavamo di inverecondo far west e sembrava che nessuno o quasi ci stesse a sentire. Quando finalmente il Parlamento si attivò per un'iniziativa legislativa adeguata, abbiamo seguito quei lavori con minuziosa partecipazione, spronando per quanto possibile affinché non si perdesse altro tempo, si conducesse in porto la nuova legge, la si sperimentasse per un congruo periodo di tempo e semmai dopo, soltanto dopo, la si migliorasse nei punti che nel frattempo si fossero rivelati più fragili.

Con improntitudine quasi, abbiamo insistito perché i partiti scontenti della legge 40 non si consegnassero con spavalderia alla suadente chimera di una revisione referendaria. Per l'intera estate 2004 ci siamo trovati a tifare perché la raccolta di firme fallisse, sembrando a noi che il tema della fecondazione è in sé troppo delicato per affidarlo alla mannaia referendaria. Niente. Le firme sono state raccolte, la Cassazione ne ha controllato la validità, mentre è toccato alla Corte Costituzionale individuare i quesiti ammissibili.

E siamo a oggi. Con i cattolici scrutati da ogni parte, stuzzicati senza troppa eleganza, indotti a dividersi e contrapporsi da un giornalismo provocatore e volgare. Che cosa possiamo fare, noi e tutti coloro che religiosi o laici non condividono nulla di questi referendum sommari quant'altri mai? Tu dici, e insisti: bisogna andare alle urne e votare no. È una strada.

Ma lascia che ti dica che per noi non è la più logica né la più consequenziale. Perché mai collaborare per la riuscita di questi referendum, proprio noi che li abbiamo politicamente e moralmente avversati fin dall'inizio? Perché dobbiamo accettare il ricatto in cui siamo trascinati a forza? E contribuire noi a far raggiungere il quorum previsto, quando spetta rigorosamente ad altri esibire l'onere della prova, ossia dimostrare che il 50 per cento più uno del popolo elettore vuole avocare a sé, in materia di fecondazione, il compito legislativo?

Ti ricordo che noi siamo tra coloro che hanno ringraziato il Parlamento per lo sforzo prodotto, non perché giudichiamo questa legge perfetta, ma perché - pur imperfetta - è un più che apprezzabile passo avanti rispetto alle sperimentazioni selvagge. E dunque, che senso avrebbe sfiduciare ad actum un Parlamento che invece proprio sul punto della fecondazione ha dato il meglio di sé?
 
Ovviamente li abbiamo sentiti anche noi, in queste settimane, i generosi quanto stravaganti richiami alla coscienza cattolica circa il dovere civile della partecipazione. O lo sono ingenui, o ci fanno. Possono degli uomini di Stato non sapere che il voto referendario è costituzionalmente diverso dal voto elettorale? No. E allora, per favore, niente prediche moralistiche, che di confusione ce n'è già tanta in giro.

Tu temi la nostra pigrizia, la nostra cedevolezza, peggio: la nostra alleanza con l'ignavia. Ti smentiremo, Giuliano. Siamo a fianco a te per vivere questa stagione esaltante di alfabetizzazione circa la vita e le sue responsabilità. Non è vero che noi ci asterremo: è troppo poco. Noi non andiamo a votare, che è un doppio no: al contenuto dei quesiti e a questa rozza strumentalizzazione del metodo referendario.
 
Sta' attento piuttosto che il tuo no non si confonda con altri no, apparentemente rigorosi, in realtà voluttuariamente protesi alla sconfitta. Io non disdegnerò per l'occasione di allearmi con gli assenteisti storici, se questo serve a trarre in salvo delle vite umane. Perdona la schiettezza, e abbimi per cordialmente tuo.
 

 
 
Il biologo del San Raffaele: sbagliato far credere che esistano già terapie con le cellule embrionali
 
da Roma - Pier Luigi Fornari - (C) AVVENIRE - 5 febbraio 2005

Angelo Vescovi, il co-direttore dell’Istituto per la ricerca sulle cellule staminali del San Raffaele di Milano, anch’egli tra i fondatori della Associazione “Loris Brunetta”, si asterrà sui referendum che vogliono abrogare parti della legge sulla procreazione assistita.

«L'embrione non è un grumo di cellule», ribadisce lo scienziato. «Lo attesta la fisica che è scienza più esatta della biologia - spiega -. Con la fecondazione, un evento termodinamico, si ha il passaggio dal non vivente al vivente». Tutte gli altri tentativi di distinguere fasi successive in cui si darebbe la vita non si basano «su parametri oggettivi».

Il problema di una corretta informazione, secondo Vescovi, è diventato pressante per il bene del malato. Si è fatto credere che le cellule staminali embrionali siano l'unica via per salvare molti milioni di pazienti. «Numerosi malati - argomenta il biologo - si sono convinti che le terapie con le cellule embrionali già esistono, ma non sono permesse in Italia. Quindi sono partiti per la Cina, la Russia, si sono fatti trapiantare cose che nessuno di noi sa cosa siano. Nel migliore dei casi sono tornati senza alcun beneficio e con il portafoglio molto alleggerito».

Invece le staminali adulte, che hanno la specifica funzione di ricostruire il tessuto in cui risiedono, sono già utilizzate in medicina per terapie consolidate: cura delle leucemie, trapianti di cornea e di pelle per i grandi ustionati, ricostruzioni delle lesioni ossee. Sono solo i primi passi di una ricerca che preannuncia già altri successi: è in corso un trial clinico negli Stati Uniti e uno in Inghilterra, che utilizzeranno cellule staminali del cervello umano per curare delle malattie neurologiche. Una sperimentazione, contro malattie simili letali partirà in Italia nel 2006.

Ma il problema dei fondi può diventare critico. «C'è il rischio - avverte lo scienziato - di concentrare risorse economiche e umane su quella che si ritiene erroneamente l'unica via di ricerca, togliendo fondi a settori che in Italia non sono solo promettenti ma già altamente sviluppati, sono la nostra eccellenza».

Non c'è nulla di oscurantista nella posizione della Associazione. «Il problema non sono le cellule embrionali in sè - puntualizza Vescovi - non sono embrioni: non danno origine ad un uomo. Ma attualmente c'è un problema etico: per prelevarle si distrugge l'embrione». Il biologo è convinto, però, che sarà possibile risolvere il problema etico, producendo cellule staminali embrionali dalle adulte, senza passare per l'embrione.


Prospettive più dinamiche nella scelta del non-voto

di Luca Diotallevi - (C) AVVENIRE - 4 febbraio 2005

Il dibattito in vista del referendum sulla legge 40 (relativa al complesso fenomeno della fecondazione assistita) si va progressivamente avviando, e - salvo in alcuni episodi - su livelli mediamente elevati.Al centro di questo confronto è finito anche l’invito al non-voto che molti osservatori hanno còlto nelle parole pronunciate a Bari dal cardinale Ruini nel corso dei lavori del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana. Anzi, si può dire che questa ipotesi sta attirando un notevole volume di attenzioni, e di critiche, in parte attese in parte inattese.

È allora il caso di chiedersi quale sia il valore aggiunto del non andare al voto rispetto al "no" che si può scrivere sulle schede, visto che tanto un affermarsi del "no" quanto un affermarsi dell’astensione avrebbero come effetto la sconfitta dei "sì". Posto che il non andare a votare garantisce al referendum l’essenziale di quello che il "no" ottiene, c’è qualcosa che il non-voto consente e che il "no" invece non garantisce? Se al referendum vince l’astensione non solo si evita che sia consentita la fecondazione eterologa, la illimitata produzione e manipolazione di embrioni della specie umana, la riduzione ulteriore del numero e della qualità di diritti riconosciuti all’embrione, ma si ottiene qualcosa in più. Qualcosa che con il "no" non si può ottenere.

In primo luogo, la vittoria del non-voto, a differenza della vittoria del "no" (o del "sì") giuridicamente equivale ad un annullamento del referendum. In altre parole, non recandosi alle urne la maggioranza dei cittadini e delle cittadine rifiuta che su questa specifica materia la questione venga chiusa nei termini semplificanti di un referendum. Si eviterebbe così non solo il ritorno al far west del "tutto è possibile con l’embrione" ma si eviterebbe anche una sorta di sacralizzazione di questa legge non priva di limiti. Non possiamo dimenticare, infatti, che per effetto di un referendum, in cui certo non vinse l’astensione, la legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza risultò di fatto "intoccabile", nonostante a difenderla così com’è oggi resti solo una minoranza mentre una larghissima parte della opinione pubblica (laici e cattolici) sarebbe favorevole a qualche correzione.

In secondo luogo, attraverso la proposta del non-voto si introduce chiarezza e distinzione tra dinamiche ecclesiali e dinamiche politiche. La testimonianza cristiana, che non mancherebbe comunque di accendersi, si troverebbe chiamata al realismo, secondo un orientamento che bene esprime il recente richiamo alla ricerca del "male minore" da parte della Congregazione per la Dottrina delle Fede. La testimonianza cristiana (in politica come altrove) non è spettacolo ma ricerca coraggiosa e saggia dell’affermazione di valori positivi e di maggiori possibilità.

Infine, un importante valore aggiunto del non-voto rispetto al "no", non dimentichiamolo, è che l’astensione pare avere più possibilità di vittoria. Il realismo cristiano, a differenza del mero cinismo, non può ridursi a questo tipo di valutazioni, ma senz’altro non ne può prescindere. I sostenitori del "no comunque", tra l’altro, sembrano mostrare una ingenuità che desta persino qualche sospetto.

Almeno per le suddette ragioni, dunque, il non-voto offre un valore aggiunto notevole, soprattutto per chi vorrebbe evitare che una legge non perfetta venga peggiorata. Nel contempo si presenta come una soluzione che, senza drammatizzare il confronto, lo mantiene aperto, anche in presenza di una evoluzione della ricerca scientifica che continuamente indebolisce alcune delle apparenti ragioni del "sì". Insomma, lungi dall’assomigliare ad una neutralità, l’astensione così intesa è foriera di significati nuovi e di prospettive più dinamiche.


"L'informazione sulle staminali sia corretta"

da Roma Pier Luigi Fornari - (C) AVVENIRE - 5 febbraio 2005

Nasce l'associazione "Loris Brunetta", con lo scopo principale di promuovere un'alleanza tra il diritto di cura del malato e il diritto alla vita sin dal momento del concepimento. Il presidente è Loris Brunetta, che è anche a capo dell'associazione ligure dei Thalassemici.

«È un presidente che è un emblema - ha sottolineato Carlo Giovanardi nella conferenza stampa di presentazione tenuta dai fondatori - perché è interessatissimo alla ricerca di terapie che possano guarire la sua e altre malattie, ma al tempo stesso è interessato ad affermare il valore della sua vita».

Brunetta tempo fa scrisse infatti su "il Giornale": «Mi sento di rappresentare una voce tra coloro che si sono salvati dal "cestino dei rifiuti" in cui sarebbero certamente finiti se la cultura del figlio perfetto, delle veline e del grande fratello, e la disinformazione gravissima, imperante oggi, fosse stata pervicacemente sostenuta anche molti anni fa». L'associazione, ha assicurato il ministro dei Rapporti con il Parlamento, vuole essere protagonista dell'informazione «sullo stato della ricerca scientifica sulle cellule staminali» di fronte a strategie divulgative palesemente disinformative. Chiederà dunque di essere presente nei confronti e nei contraddittori in cui saranno invitati i sostenitori del referendum.

Le staminali adulte, ha evidenziato l'esponente dell'Udc, costituiscono «una concreta risposta alla esigenza di milioni di malati con prospettive di applicazioni molto più vicine e praticabili e, al contempo, il loro utilizzo non lede, non sopprime e non danneggia nessun altro essere umano in qualunque stadio del suo sviluppo».

«L'associazione - ha precisato Brunetta - si propone di correggere la errata informazione, secondo cui la ricerca è ferma perché la legge 40 sulla procreazione assistita vieta la sperimentazione sull'embrione, condannando alla morte milioni di pazienti. Il rischio è che sulla base di questa falsa tesi si dirottino le risorse verso la ricerca sulle staminali embrionali, un campo dove non esistono terapie, e allo stato non sono prevedibili, mentre per salvare i malati bisogna potenziare al massimo la ricerca sulle cellule staminali adulte».

Domenico Di Virgilio ha lamentato l'«informazione a senso unico» su questi temi con l'effetto di indirizzare male le risorse, mentre sarebbe possibile un'utilizzazione migliore, investendo sulla ricerca sulle cellule staminali adulte. Il deputato di Forza Italia ha ribadito che «la vita inizia dal concepimento: e questo non è un assunto teorico apriori, ma un dato di fatto, di realtà concreta». Quindi per rispetto e tutela dell'embrione che «è vita, non si può acconsentire all'uso degli embrioni per far ricerca sulle cellule staminali embrionali la cui efficacia terapeutica per curare le malattie genetiche è tutta da dimostrare e da provare».

Diversa è la situazione della ricerca sulle cellule staminali adulte, come le staminali ombelicali di cui esistono 16 banche ed il cui impiego è già ampiamente sperimentato. «Ci sono 500.000 nati ogni anno - ha sostenuto Di Virgilio - ma i cordoni raccolti sono solo il 20%, ciò non dipende dalle donne, ma solo da cattiva informazione».

Riccardo Migliori, deputato di An, ha ritorto sul fronte referendario una delle accuse più pesanti mosse alla legge 40. «Oscurantista - ha evidenziato - è chi in nome del monopolio metodologico di una linea di ricerca disinforma i malati, con un terrorismo mediatico». «L'embrione è vita e da lì si parte - ha sottolineato il deputato di An - e quanto sosteniamo non è una affermazione confessionale ma scientifica». Quanto al referendum Giovanardi ha annunciato che non andrà a votare. L'esponente dell'Udc ritiene che i quesiti siano «assolutamente fuorvianti e mistificatori e quindi, se passassero, scardinerebbero la legge e determinerebbero conseguenze gravissime». E votando "no" si favorirebbe solo la vittoria del referendum.



Mar 8 Feb 2005 10:24 pm

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