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Il referendum sulla legge 40/2004 costerà 364,8 milioni di euro

Se si raggiungerà il quorum, un milione andrà agli organizzatori come rimborso

ROMA, martedì, 31 maggio 2005 (ZENIT.org).- I referendum abrogativi della legge 40/2004, in programma per il 12 e 13 giugno, costeranno alla comunità 364,8 milioni di euro (circa 725 miliardi delle vecchie lire), ha annunciato il Ministro per i Rapporti con il Parlamento rispondendo il 31 maggio ad un’interrogazione parlamentare.

Se si raggiungerà il quorum, un milione di euro (circa due miliardi delle vecchie lire) andrà come rimborso spese a coloro che hanno promosso il referendum.

Nel frattempo, il comitato Scienza e Vita ha fatto sapere che sono più di 240 gli onorevoli che hanno dichiarato la propria intenzione di non andare a votare i referendum abrogativi.

Nonostante ciò, la presa di posizione del Pontefice Benedetto XVI e quella del Cardinale Camillo Ruini, che hanno sostenuto il diritto di non andare a votare, ha scatenato dure reazioni. C'è chi ha parlato di “ingerenza negli affari dello Stato”, chi ha detto che si tratta di un’“intromissione grave e pericolosa”, chi è arrivato a parlare di “un’offensiva che mira a mettere l’Italia sotto tutela vaticana”.

In molti esponenti della sinistra e non solo, c’è il riflesso condizionato che li porta a osannare la Chiesa quando esprime posizioni a loro convenienti e a demonizzarla quando invece essa esprime idee differenti”, ha dichiarato a ZENIT l’onorevole Antonio Palmieri, tra i promotori del comitato parlamentare per il non-voto.

“La verità per costoro è sempre ciò che è conveniente ai loro partiti. Come italiano sono grato alla cura ed alla considerazione che il Pontefice nutre per il nostro Paese. Il suo intervento è finalizzato a salvaguardare il bene comune delle famiglie italiane”, ha aggiunto.

Quanto al referendum, Palmieri ha affermato che “i referendari hanno cominciato a raccogliere le firme pochi giorni dopo la pubblicazione delle linee guida di attuazione della legge”, sottolineando come “da parte loro non c’era alcuna volontà di valutare gli effetti concreti della legge, ma solo una battaglia ideologica, supportata dai principali media italiani”.

“I quesiti ne sono la logica conseguenza”, ha osservato, ricordando che “la diagnosi preimpianto nel 2003 (dati Istituto Superiore di Sanità) veniva praticata solo nell'11% dei centri”, “il congelamento solo nel 30%”, “le cellule staminali adulte hanno messo capo a 58 protocolli di cura, le staminali embrionali a nessuna”, esempi che dimostrano “la reale consistenza dei quesiti del referendum”.

Nel caso in cui i quesiti fossero votati a maggioranza, per l’onorevole, “al di là delle intenzioni strombazzate dai promotori e della buona fede di molti sostenitori del referendum”, gli esiti sarebbero “catastrofici per la salute della donna, per il rispetto di quell’inizio della vita che è l'embrione umano, per la promozione di una medicina che guarisca e non uccida, per la tutela dalla famiglia naturale”.

“Sarebbe un grave passo indietro, anzi, un grande passo in avanti verso la zapaterizzazione anche della società italiana”, ha constatato.

Nel sito che ha aperto ("http://www.referendumfecondazione.it), Palmieri sostiene che non si può essere contro la sperimentazione sul pomodoro e poi essere favorevoli a quella sugli embrioni.

Commentando questo slogan, l’onorevole ha affermato che voleva far riflettere “quanti protestano contro i prodotti agricoli ogm o si indignano per l’uso dei topolini come cavie da laboratorio e nulla dicono se invece si fanno esperimenti sugli embrioni umani, autorizzandone la produzione perché vengano poi distrutti o selezionati e usati come pezzi o come ‘figli di ricambio’”.

“Volevo aiutare tutti, me per primo, a recuperare quel buon senso che ci fa dire, con buona pace di Sartori, Boncinelli e Veronesi, che la vita dell'essere umano vale più di quella dello scimpanzè o della zanzara”, ha ricalcato.

Esprimendo un parere sulla recente bocciatura della Costituzione Europea da parte dei cittadini francesi, Palmieri ha sostenuto che il voto non è stato provocato tanto da un’opposizione al relativismo ormai dilagante, quanto da “ragioni di politica interna francese” e dalla “scontentezza che l'euro e la politica ottusa e burocratica dell'Unione hanno generato nei cittadini, non solo in Francia ma in molti Paesi che sono stati tra i fondatori dell'Europa, Italia compresa”.

“Il relativismo, la dottrina ‘del punto di vista’, è purtroppo molto forte e vigoroso nelle coscienze di noi europei – ha affermato Palmieri –. La guerra per sconfiggerlo non sarà né breve né facile. Vincere la battaglia del referendum sarebbe un ottimo viatico”.



Gio 2 Giu 2005 9:44 am

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