Parere del Comitato Nazionale di Bioetica - A maggioranza (con 26 voti a favore e 12 contrari) approvato un parere che interpreta la legge 40 in modo rigoroso: anche l'ovocita fecondato è individuo
Il presidente D’Agostino: dal momento successivo alla fecondazione non è possibile fare distinzioni etiche rilevanti
«L’embrione? Dal primo istante è già nuova vita»
di Luca Liverani - (C) AVVENIRE - 17 settembre 2005
L' embrione non si tocca. Nemmeno nelle sue prime ore di vita. Il Comitato nazionale di bioetica approva a maggioranza un'interpretazione rigorosa della legge 40 sulla procreazione assistita, dando torto a chi sosteneva che nelle prime 16/30 ore - quando cioè nell'ovocita fecondato, da alcuni chiamato "ootide", non si sono ancora fusi i due patrimoni genetici del padre e della madre - non si può parlare di nuovo individuo. E quindi non varrebbe il divieto di manipolazione contenuto nella legge. Nemmeno se allo stadio di ootide, dunque, l'embrione può essere crioconservato.
Il parere del Comitato nazionale di bioetica non è passato all'unanimità: la linea di interpretazione rigorosa della legge 40 è passata con 26 voti a favore e 12 contrari. A presentarla è stato il presidente Francesco D'Agostino assieme ad alcuni membri del Comitato. Con l'occasione il professor D'Agostino ha anche precisato i termini del parere approvato nei mesi scorsi che apriva all'uso per fini scientifici delle cellule fetali di feti abortiti, ribadendo l'uso scientifico e non commerciale del materiale, auspicando una regolamentazione in materia. Il presidente del Comitato ha anche illustrato i prossimi, delicati impegni dell'organismo.
L'ootide dunque è una vita individuale a pieno titolo, oppure è una vita pre-individuale? La maggioranza degli esperti, 26 membri tra cui Bruno Dallapiccola e Paola Binetti, ha concordato sulla posizione di Adriano Bompiani: l'ootide, o zigote presingamico, è vita umana individuale a pieno titolo e merita rispetto esattamente come l'embrione, anche se non c'è ancora fusione dei due patrimoni genetici in uno nuovo e originale. Se infatti il processo non verrà alterato, hanno sostenuto, si organizzerà come fusione. Di diverso avviso i 12 esperti d'accordo col ginecologo Carlo Flamigni, fra i quali Demetrio Neri: l'ootide non può essere riconosciuto come vita umana individuale, quindi non è meritevole di tutela. Esiste anche una terza posizione, quella personale di una dei tre vicepresidenti, Cinzia Caporale: «Il criterio della fusione - afferma - non esaurisce l'argomento, esistono altri criteri biologici come la divisione delle cellule o la presenza dell'utero. La mia è una ipotesi di maggiore apertura rispetto alla posizione di Flamigni».
La decisione del Comitato, che quindi non rileva distinzioni etiche nei diversi stadi di sviluppo del concepito, chiarisce che «la legge 40, quando parla dell'embrione, implicitamente parla anche dell'ootide», spiega D'Agostino. Insomma: «A partire dal momento successivo alla fecondazionenon è possibile fare distinzioni etiche rilevanti».
Il presidente poi ha precisato i termini del parere approvato nei mesi scorsi, favorevole all'uso per fini scientifici delle cellule fetali di feti abortiti: «Sull'uso del materiale fetale esiste un'anarchia normativa. Il Comitato si è espresso favorevolmente - ha detto - auspicando un intervento che regolamenti la questione, in nome dell'alto valore simbolico di tutto ciò che riguarda la vita umana. Abbiamo indicato alcuni "paletti" etici: come la non commercializzazione del materiale, la separazione tra il medico che pratica l'aborto e quello che usa le cellule fetali per la ricerca, il consenso della donna, il divieto di usare farmaci in gravidanza per poi analizzarne gli effetti sul feto. Un parere frainteso da molti».