Madri single per scelta
Sono fidanzate, ma il figlio lo vogliono fare con lo sperma giusto (e lo cercano su Internet)
(C) IL FOGLIO - 21 marzo 2006 - prima pagina
(C) IL FOGLIO - 21 marzo 2006 - prima pagina
Shelby ha 44 anni, è bionda, vive a New York e ha un figlio di due anni, Christopher. Ha usato lo sperma di un donatore, poi se ne è fatta mettere da parte un po' e adesso, all'ottavo tentativo, è di nuovo incinta. Il suo fidanzato è d'accordo, "lui è una persona fantastica ma non vuole bambini e non vuole sposarmi".
Anche per questo Shelby fa allegramente parte delle "Madri single per scelta", in formidabile crescita: non cercano più l'uomo giusto ma il seme adatto, usano Internet, leggono profili, studiano le foto, strisciano la carta di credito, entrano in clinica, aspettano, intanto volentieri si fidanzano con qualcun altro, oppure trascorrono weekend erotici con preservativo, per non rischiare cambi di programma. Il New York Times Magazine ci ha fatto sopra un'inchiesta che sembra un romanzo, con le voci di queste risolute single per scelta, sopraffatte dalla fatica degli appuntamenti al buio, o delle storie d'amore sbagliate, dei matrimoni finiti perché lui si rifiuta di avere figli. "Cento appuntamenti nei passati dieci anni, e qualche relazione seria", racconta Karyn, trentanove anni "poi finalmente l'ho trovato". L'inseminatore giusto: la foto dell'uomo perfetto, donatore per una banca di sperma, sano e fertile e, secondo il profilo sul web, di buon carattere, perfino disposto a conoscere i figli naturali. E' stato un colpo di fulmine, ha chiamato la banca ma le hanno detto che erano rimaste solo "otto unità", essendo lui un donatore molto ricercato. "Moltissime donne a New York comprano d'impulso un paio di Manolo Blahnik, e io d'impulso ho detto: le prendo tutte e otto, 3.100 dollari". Poi ha stampato la foto, l'ha spedita ai genitori, alla sorella, e adesso sta per giocarsi l'ultimo tentativo di restare incinta prima di compiere quarant'anni, e prima di finire le scorte dell'uomo dei sogni: "In un mondo perfetto resterei incinta adesso e vivremmo per sempre felici e contenti".
La monovolume, il barbecue, un marito
"Avrei voluto la cartolina, avrei voluto tutto: un figlio, la monovolume, un marito, lui che prepara il barbecue in giardino e io che gli faccio un margarita. Ma ho dovuto scegliere: intanto diventerò una mamma, poi forse un giorno troverò il resto". Storie così, di disordinata fecondazione, storie di finto entusiasmo per una foto con didascalia, donne che giurano di sperare "che le madri single aumentino sempre di più", e intanto continuano ad accettare appuntamenti al buio, e il giorno dopo sono in clinica per il quarto tentativo. C'è poi la questione della scelta: Daniela vuole un donatore del suo stesso gruppo sanguigno, O positivo, alto perché anche lei lo è (e comunque il seme dei bassi non è nemmeno accettato nelle banche), magari di un'altra razza, perché "credo nel multiculturalismo", e se è magro è meglio così se avrà una femmina "potrà mangiare quel che vuole, non dovrà lottare con il cibo come me". Per avere un po' di perfezione anche nella confusione, per sperare di potere finalmente decidere qualcosa. Poi però l'inseminazione non funziona, il donatore indiano è in quarantena per via del test sull'Hiv, l'assicurazione sanitaria sta esaurendo la copertura delle spese, gli ormoni creano qualche scompenso, gli africani sono troppo scuri, ma spunta la foto di un peruviano- cinese-italiano: sarebbe fantastico. "Sarà il mio bambino, sarà soltanto mio". Per scelta e per malinconia.
Anche per questo Shelby fa allegramente parte delle "Madri single per scelta", in formidabile crescita: non cercano più l'uomo giusto ma il seme adatto, usano Internet, leggono profili, studiano le foto, strisciano la carta di credito, entrano in clinica, aspettano, intanto volentieri si fidanzano con qualcun altro, oppure trascorrono weekend erotici con preservativo, per non rischiare cambi di programma. Il New York Times Magazine ci ha fatto sopra un'inchiesta che sembra un romanzo, con le voci di queste risolute single per scelta, sopraffatte dalla fatica degli appuntamenti al buio, o delle storie d'amore sbagliate, dei matrimoni finiti perché lui si rifiuta di avere figli. "Cento appuntamenti nei passati dieci anni, e qualche relazione seria", racconta Karyn, trentanove anni "poi finalmente l'ho trovato". L'inseminatore giusto: la foto dell'uomo perfetto, donatore per una banca di sperma, sano e fertile e, secondo il profilo sul web, di buon carattere, perfino disposto a conoscere i figli naturali. E' stato un colpo di fulmine, ha chiamato la banca ma le hanno detto che erano rimaste solo "otto unità", essendo lui un donatore molto ricercato. "Moltissime donne a New York comprano d'impulso un paio di Manolo Blahnik, e io d'impulso ho detto: le prendo tutte e otto, 3.100 dollari". Poi ha stampato la foto, l'ha spedita ai genitori, alla sorella, e adesso sta per giocarsi l'ultimo tentativo di restare incinta prima di compiere quarant'anni, e prima di finire le scorte dell'uomo dei sogni: "In un mondo perfetto resterei incinta adesso e vivremmo per sempre felici e contenti".
La monovolume, il barbecue, un marito
"Avrei voluto la cartolina, avrei voluto tutto: un figlio, la monovolume, un marito, lui che prepara il barbecue in giardino e io che gli faccio un margarita. Ma ho dovuto scegliere: intanto diventerò una mamma, poi forse un giorno troverò il resto". Storie così, di disordinata fecondazione, storie di finto entusiasmo per una foto con didascalia, donne che giurano di sperare "che le madri single aumentino sempre di più", e intanto continuano ad accettare appuntamenti al buio, e il giorno dopo sono in clinica per il quarto tentativo. C'è poi la questione della scelta: Daniela vuole un donatore del suo stesso gruppo sanguigno, O positivo, alto perché anche lei lo è (e comunque il seme dei bassi non è nemmeno accettato nelle banche), magari di un'altra razza, perché "credo nel multiculturalismo", e se è magro è meglio così se avrà una femmina "potrà mangiare quel che vuole, non dovrà lottare con il cibo come me". Per avere un po' di perfezione anche nella confusione, per sperare di potere finalmente decidere qualcosa. Poi però l'inseminazione non funziona, il donatore indiano è in quarantena per via del test sull'Hiv, l'assicurazione sanitaria sta esaurendo la copertura delle spese, gli ormoni creano qualche scompenso, gli africani sono troppo scuri, ma spunta la foto di un peruviano- cinese-italiano: sarebbe fantastico. "Sarà il mio bambino, sarà soltanto mio". Per scelta e per malinconia.