Londra eugenetica
Quel gene predispone (forse) a una malattia? Eliminiamo gli embrioni che ce l'hanno
© IL FOGLIO – 16 maggio 2006 – prima pagina
Roma. A una donna inglese affetta da retinoblastoma è stato consentito di selezionare in vitro un embrione indenne da un gene che predispone, nel cinquanta per cento dei casi, a quel tipo di tumore dell'occhio.
E pazienza, recita il coro degli entusiasti, se per ottenere in questo modo un bambino sano sono stati eliminati allo stato embrionale i suoi fratelli, portatori del gene che predispone (sottolineiamo: predispone ma non condanna) al retinoblastoma. Una malattia comunque curabile nella quasi totalità dei casi, soprattutto se la familiarità è nota ed è quindi possibile attivare precocemente le attività di prevenzione.
La notizia, com'era prevedibile, in Italia ha dato nuovo fiato agli irriducibili del referendum perduto (non esclusi alcuni esponenti della maggioranza che aveva varato la legge 40 sulla fecondazione assistita, che proibisce ogni tipo di indagine reimpianto sugli embrioni a scopo selettivo). E segue di pochi giorni un ulteriore annuncio dalla Gran Bretagna: la Hfea (l'Autorità per la fertilità umana e l'embriologia) ha autorizzato altre ipotesi di applicazione della diagnosi preimpianto. Dal 10 maggio, la selezione degli embrioni sarà infatti possibile anche nei casi di predisposizione familiare ad alcuni tumori al seno e alle ovaie (per alcuni tipi di cancro al colon, così come per il retinoblastoma, è consentita dal 2005).
L'eugenismo si fa legge, dunque, e dimostra di non essere solo uno spettro agitato da chi vuole opporsi al processo scientifico e al "diritto" di avere figli sani. La diagnosi genetica preimplantatoria (che presenta, oltretutto, una significativa possibilità di errore, calcolata tra il cinque e il dieci per cento dei casi) ci viene presentata come un'opzione quasi doverosa, se si è genitori che non vogliono figli a rischio. Come ha scritto il biologo francese Jacques Testart, "quando il sistema dei test genetici sarà pienamente operante,sentiremo dire che non si ha il diritto difare un figlio a caso".
La ricerca del "miglioramento"
Contro la decisione si è levata, come al solito, la voce di protesta di Josephine Quintavalle, che in Inghilterra guida l'associazionismo pro life e dieci anni fa, con altri accademici britannici, ha fondato il Comment on Reproductive Ethics. La Quintavalle, intervistata dalla Bbc, ha dichiarato che "la diagnosi preimpianto non è altro che un'arma di distruzione, che mira all'eliminazione spietata di ogni embrione che non sia conforme al concetto eugenetico di perfezione". Sul fronte opposto, Simon Fishel, esperto di fecondazione in vitro, ha detto che le famiglie dovrebbero avere il diritto di prevenire i problemi di salute dei loro figli selezionando embrioni sani. "Stiamo parlando di disturbi seri, e anche di un costo maggiore per il sistema sanitario nazionale […]. Finché non ci sarà un'opzione più semplice per la cura, sfruttiamo un'opzione di prevenzione".
2) Determinare le condizioni per le quali dovrebbe essere etico condurre ricerche di miglioramento genetico usando soggetti umani.
3) Determinare se esistono delle norme che soddisfano le condizioni etiche per effettuare ricerche di miglioramento genetico, e se non ci sono, suggerire variazioni alle norme esistenti".