La riprova della bontà del testo che propongo è proprio nel modo con cui viene
ripetuto fallacemente, dallo stesso autore, il termine "fascismo", e addirittura
"fascismo orwelliano". Segno del fatto che il "lavaggio del cervello" funziona.
E anche con i più accorti.
Dopotutto si cita come l'impostazione dell'ordine elitario ed eurocentrico
artefice del rincoglionimento di massa sia ispirato dalla struttura del fu
Comintern....
...e addirittura di come si prefigga di abattere gli stati nazione.
Proprio Orwell parlerebbe di neolingua e di stravolgimento dei significati.
Scremato a dovere però l'articolo è illuminante.
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Come gli inglesi utilizzano i media per la guerra psicologica di massa
di L. Wolfe - 09/07/2009
"Io conosco il segreto per far credere all'americano medio tutto ciò che
desidero. Datemi soltanto il controllo della televisione... mettete qualsiasi
cosa in televisione ed essa diventa realtà. E se il mondo esterno alla TV
contraddice le immagini, la gente inizierà a modificare il mondo per adeguarlo
alle immagini della TV..."
(Hal Becker, "esperto" di media e consulente del management per The Futures
Group, intervista del 1981) [1]
Nei 15 anni trascorsi da questo commento di Becker, gli americani sono diventati
sempre più "connessi" a una rete mediatica di massa che ora comprende anche
computer e videogames, nonché internet. Una rete onnipresente il cui potere è
così pervasivo da essere dato quasi per scontato. Come ha detto un noto comico:
"Siamo davvero un popolo la cui coscienza è mediatica. Conosco un tale che è
stato investito da una macchina per la strada. Non ha voluto andare
all'ospedale. Si è trascinato invece fino al bar più vicino per controllare se
lo avevano messo nel telegiornale della sera. Quando ha visto che non c'era, ha
esclamato: "Ma che bisogna fare, farsi ammazzare, per andare in televisione?".
Ai più alti vertici della monarchia britannica e del suo Club of Isles, questo
grande potere non viene dato per scontato. Anzi, viene attentamente gestito e
diretto, come Becker spiega da una più limitata prospettiva, per creare e
forgiare l'opinione pubblica. In un rapporto pubblicato nel 1991 dal Club
Malthusiano di Roma e intitolato "La Prima Rivoluzione Globale", Sir Alexander
King, consigliere capo della famiglia reale e del principe Filippo su scienza e
comunicazione, scriveva che le nuove scoperte nelle tecnologie di comunicazione
avranno l'effetto di espandere enormemente il potere dei media, tanto nel
settore avanzato che in quello in via di sviluppo. I media, egli afferma,
costituiscono l'arma più potente e il più forte "agente di cambiamento" per la
creazione di un "mondo unico" neo-malthusiano che travalicherà e cancellerà il
concetto di "stato-nazione".
"E' sicuramente necessario intraprendere un ampio dibattito con giornalisti e
direttori dei principali media per studiare le condizioni che possano metterli
in grado di ricoprire questo nuovo ruolo", scriveva King.
Nel suo progetto, il Club di Roma, di cui King fa parte, può contare sulla
cooperazione di un cartello mediatico, che è una creazione britannica, come
documentato nel nostro rapporto. Può anche contare sulle capacità di una
macchina da guerra psicologica di massa, anch'essa guidata dai britannici e dai
loro interessi, che si estende a momenti chiave della produzione mediatica e
comprende scrittori e psicologi che contribuiscono a definire i contenuti,
nonché sondaggisti che provvedono a perfezionare e analizzare l'impatto su
determinate fasce di popolazione. Oltre a questa rete di operatori interattivi,
esistono poi milioni di altre persone che partecipano alla produzione,
distribuzione e trasmissione dei messaggi mediatici, il cui modo di pensare è
stato anch'esso plasmato dai contenuti del prodotto mediatico e che hanno
letteralmente operato su se stessi un auto-lavaggio del cervello provocato dalla
cultura in cui sono immersi.
"Mamma" Tavistock
Lo storico centro di questo apparato di guerra psicologica di massa ha la
propria sede fuori Londra, presso il Tavistock Center [2]. Creato subito dopo la
I Guerra Mondiale sotto il patronato del Duca George di Kent (1902-42),
l'originale Clinica Tavistock, diretta da John Rawlings Rees, si trasformò nella
centrale di guerra psicologica della famiglia reale e dell'intelligence
britannica. Rees e un gruppo scelto di psichiatri freudiani e neofreudiani
misero a frutto le esperienze di collasso psicologico osservate in tempo di
guerra per elaborare teorie su come tali condizioni di crollo psichico potessero
essere prodotte in assenza del terrore della guerra. Il risultato fu una teoria
del lavaggio del cervello di massa, ottenuta attraverso lo studio delle reazioni
di gruppo, che poteva essere utilizzata per alterare i valori degli individui e
produrre, col passare del tempo, cambiamenti nei princìpi assiomatici che
governano una società.
Negli anni '30 la rete di Tavistock intessè una relazione simbiotica con
l'Istituto di Ricerche Sociali di Francoforte, creato dalle reti oligarchiche
europee, che si focalizzava sullo studio e la critica della cultura da un punto
di vista neofreudiano. Verso la fine degli anni '30, con il trasferimento dei
suoi membri operativi dalla Germania a New York, la Scuola di Francoforte
coordinò la prima analisi dell'impatto di un fenomeno mediatico di massa, cioè
la radio, sulla cultura. Si trattava del "Radio Research Project", con base a
Princeton. [3]
Con lo scoppio della II Guerra Mondiale, gli uomini del Tavistock presero il
controllo effettivo del Direttivo di Guerra Psicologica dell'Esercito
Britannico, mentre il network alleato negli Stati Uniti si integrava
nell'apparato di guerra psicologica americano, che includeva il Comitato sulla
Morale Nazionale e l'Osservatorio sui Bombardamenti Strategici.
Alla fine della guerra, gli sforzi combinati del Tavistock (divenuto Tavistock
Institute nel 1947) e dei funzionari dell'ex Scuola di Francoforte avevano
creato un'equipe di "truppe di attacco psicologico", come le chiamava Rees, e di
"guerrieri culturali" che contava diverse migliaia di persone. Oggi questo
network conta diversi milioni di persone in tutto il mondo e rappresenta il
fattore più importante nella progettazione degli scopi e dei contenuti dei
prodotti mediatici di massa.
Le "immagini nella vostra testa"
Nel 1922, Walter Lippmann definì come segue il concetto di "opinione pubblica":
"Le immagini che gli esseri umani hanno nella testa, le immagini di se stessi,
degli altri, dei propri scopi e obiettivi, delle proprie relazioni,
rappresentano le loro opinioni pubbliche. Queste immagini, quando vengono
gestite da gruppi di persone o da persone che agiscono in nome di gruppi,
diventano Opinione Pubblica, con le iniziali maiuscole".
Lippmann, che fu il primo a tradurre in inglese le opere di Sigmund Freud,
sarebbe divenuto uno dei più influenti commentatori politici [4]. Aveva
trascorso gli anni della I Guerra Mondiale al Quartier Generale di Propaganda e
Guerra Psicologica di Wellington House, fuori Londra, in un gruppo di cui faceva
parte anche il nipote di Freud, Eduard Bernays [5]. Il libro di Lippmann,
L'Opinione Pubblica, pubblicato un anno dopo l'uscita de La psicologia di massa
di Freud, che trattava temi simili, fu un prodotto del periodo trascorso
all'interno del gruppo di Rees. E' tramite i media, scrive Lippmann, che la
maggior parte delle persone elabora quelle "immagini nella testa", il che
garantisce ai media "un potere spaventoso".
Il network di Rees aveva passato gli anni della I Guerra Mondiale a studiare gli
effetti della psicosi bellica e la sua capacità di produrre il collasso della
personalità individuale. Dal loro lavoro emerse una tesi terribile: grazie
all'uso del terrore, l'uomo può essere ridotto ad uno stato infantile e
sottomesso, in cui le sue capacità di ragionamento sono annebbiate e in cui il
suo responso emotivo a vari stimoli e situazioni diventa prevedibile o, nei
termini usati dal Tavistock, "sagomabile". Controllando i livelli di ansietà è
possibile produrre una condizione similare in ampi gruppi di persone, il cui
comportamento potrà così essere controllato e manipolato dalle forze
oligarchiche per cui il Tavistock lavorava [6].
I mass media erano in grado di raggiungere grandi quantità di persone con
messaggi programmati o controllati, il che rappresenta la chiave per la
creazione di "ambienti controllati" per il lavaggio del cervello. Come
mostravano le ricerche del Tavistock, la cosa importante era che le vittime del
lavaggio del cervello di massa non si rendessero conto di trovarsi in un
ambiente controllato; pertanto doveva esserci un ampio numero di fonti
d'informazione, i cui messaggi dovevano essere leggermente diversi, così da
mascherare la sensazione di un controllo dall'esterno. Quando possibile, i
messaggi dovevano essere offerti e rinforzati attraverso l'"intrattenimento",
che avrebbe potuto essere consumato senza apparente coercizione, in modo da dare
alla vittima l'impressione di stare scegliendo di propria volontà tra diverse
opzioni e programmi.
Nel suo libro, Lippmann osserva che la gente è più che disposta a ridurre
problemi complessi in formule semplicistiche e a formare la propria opinione
secondo ciò che credono che gli altri intorno a loro credano; la verità non ha
nulla a che fare con le loro considerazioni. L'apparenza di notizia fornita dai
media conferisce un'aura di realtà a queste favole: se non fossero reali, allora
perché mai sarebbero state riportate?, pensa l'individuo medio secondo Lippmann.
Le persone la cui fama viene costruita dai media, come le star del cinema,
possono diventare "opinion leaders", con il potere di influire sull'opinione
pubblica quanto le personalità politiche.
Se la gente pensasse troppo a questo procedimento, il giocattolo potrebbe
rompersi; ma Lippmann scrive:
"La massa di individui completamente illetterati, dalla mente debole, rozzamente
nevrotici, sottosviluppati e frustrati è assai considerevole; molto più
considerevole, vi è ragione di ritenere, di quanto generalmente si creda. Così
viene fatto circolare un vasto richiamo al popolo tra persone che, sul piano
mentale, sono bambini o selvaggi, le cui vite sono un pantano di menomazioni,
persone la cui vitalità è esaurita, gente ammutolita e gente la cui esperienza
non ha mai contemplato alcun elemento del problema in discussione".
Nell'affermare di scorgere una progressione verso forme mediatiche che riducono
sempre più lo spazio di pensiero, Lippmann si meraviglia del potere che la
nascente industria di Hollywood manifesta nel forgiare la pubblica opinione. Le
parole, o anche un'immagine statica, richiedono che la persona compia uno sforzo
per crearsi un'"immagine mentale". Ma con un film:
"Tutto il processo di osservare, descrivere, riportare e poi immaginare è già
stato compiuto per voi. Senza compiere una fatica maggiore di quella necessaria
per restare svegli, il risultato di cui la vostra immaginazione è alla continua
ricerca vi viene srotolato sullo schermo".
E' significativo che come esempio del potere del cinema egli utilizzi il film
propagandistico "Nascita di una nazione", girato da D. W. Griffith a favore del
Ku Klux Klan; nessun americano, scrive Lippmann, potrà mai più sentir nominare
il Ku Klux Klan "senza vedere quei cavalieri bianchi".
L'opinione popolare, osserva Lippmann, è determinata in ultima analisi dai
desideri e dalle aspirazioni di una "elite sociale". Questa elite, egli afferma,
è:
"Un ambiente sociale potente, socialmente elevato, di successo, ricco, urbano,
che ha natura internazionale, è diffuso in tutto l'emisfero occidentale e, per
molti versi, ha il proprio centro a Londra. Conta fra i propri membri le persone
più influenti del mondo e racchiude in sé gli ambienti diplomatici, quelli
dell'alta finanza, i livelli più alti dell'esercito e della marina, alcuni
principi della Chiesa, i proprietari dei grandi giornali, le loro mogli, madri e
figlie che detengono lo scettro dell'invito. E' allo stesso tempo un grande
circolo di discussione e un vero e proprio ambiente sociale".
Con un atteggiamento tipicamente elitario, Lippmann conclude che il
coordinamento dell'opinione pubblica manca di precisione. Se si vuole
raggiungere l'obiettivo di una "Grande Società" in un mondo unitario, allora "la
pubblica opinione deve essere creata per la stampa, non dalla stampa". Non è
sufficiente affidarsi ai capricci di "un ambiente sociale superiore" per
manipolare le "immagini nella testa delle persone"; questo lavoro "può essere
gestito solo da una classe di individui specializzati" che operi attraverso
"centrali d'intelligence". [7]
Il "Radio Research Project"
Mentre Lippmann scriveva il suo libro, la radio, il primo mass media tecnologico
a entrare nelle case, stava assumendo sempre maggior rilievo. A differenza dei
film, che venivano visti nei cinema da grandi gruppi di persone, la radio
offriva un'esperienza individualizzata all'interno della propria casa, avente
per fulcro la famiglia. Nel 1937, su 32 milioni di famiglie americane, 27,5
milioni possedevano un apparecchio radiofonico, più di quante possedessero
un'automobile, il telefono o perfino l'elettricità.
In quello stesso anno la Rockefeller Foundation finanziò un progetto per
studiare gli effetti che la radio produceva sulla popolazione. [8] Ad essere
reclutati per quello che sarà poi conosciuto come "Radio Research Project", con
quartier generale all'Università di Princeton, vi furono alcuni settori della
Scuola di Francoforte, ormai trapiantatisi dalla Germania in America, oltre a
personalità come Hadley Cantril e Gordon Allport, che diventeranno elementi
chiave delle operazioni del Tavistock americano. A capo del progetto c'era Paul
Lazerfeld, della Scuola di Francoforte; i suoi assistenti alla direzione erano
Cantril e Allport, insieme a Frank Stanton, che sarebbe poi diventato capo del
settore informazione della CBS, e più tardi il suo presidente, nonché capo del
consiglio di amministrazione della RAND Corporation.
Il progetto fu preceduto da un lavoro teoretico realizzato in precedenza
studiando la psicosi e la propaganda di guerra, nonché dal lavoro di Walter
Benjamin e Theodor Adorno, operativi della Scuola di Francoforte. Questo lavoro
preliminare era incentrato sulla tesi che i mass media potessero essere usati
per indurre stati mentali regressivi, atomizzare gli individui e generare un
incremento dell'instabilità. (Queste condizioni mentali indotte vennero poi
definite dal Tavistock col termine di stati "brainwashed", e il processo
d'induzione che ad essi conduceva venne chiamato "brainwashing", cioè "lavaggio
del cervello").
Nel 1938, quando era a capo della sezione "musica" del Radio Research Project",
Adorno scrisse che gli ascoltatori di programmi musicali radiofonici:
"fluttuano tra l'oblio completo e improvvisi tuffi nella coscienza. Ascoltano in
modo atomizzato e dissociano ciò che sentono... Non sono bambini, ma sono
infantili; il loro stato primitivo non è quello di chi non è sviluppato, ma
quello di chi ha subìto un ritardo mentale provocato da un'azione violenta".
Le scoperte del Radio Research Project, pubblicate nel 1939, confermarono la
tesi di Adorno sul "ritardo mentale indotto" e servirono da manuale per i
programmi di lavaggio del cervello.
Studiando i drammi radiofonici a puntate, comunemente noti come "soap opera"
(poiché molti di essi erano sponsorizzati da ditte produttrici di sapone), Herta
Hertzog scoprì che la loro popolarità non poteva essere attribuita a nessuna
caratteristica socio-economica degli ascoltatori, ma piuttosto al format seriale
in sé, che induceva ad un ascolto abitudinario. La forza che la serializzazione
possiede nel produrre il lavaggio del cervello è stata riconosciuta dai
programmatori del cinema e della TV; ancora oggi le "soap" pomeridiane sono
quelle che generano maggiore assuefazione televisiva, con il 70% delle donne
americane al di sopra dei 18 anni che guardano ogni giorno almeno due di questi
programmi.
Un'altra indagine del Radio Research Project si occupò degli effetti prodotti
nel 1938 dalla lettura radiofonica de La guerra dei mondi di H. G. Wells da
parte di Orson Welles, in cui si simulava un'invasione marziana. Il 25% degli
ascoltatori del programma, che era stato presentato come se si trattasse di un
notiziario, credette davvero che fosse in corso un'invasione, generando il
panico nazionale; e questo nonostante i chiari e ripetuti avvertimenti che si
trattava di un programma di fiction. I ricercatori del Radio Project scoprirono
che molte persone non avevano creduto all'invasione marziana, ma avevano pensato
che fosse in corso un'invasione da parte della Germania. Questo, come i
ricercatori riferirono, dipendeva dal fatto che il programma era stato
presentato nel format del "notiziario", che in precedenza era stata utilizzata
per fornire il resoconto della crisi bellica che si prospettava a seguito della
Conferenza di Monaco. Gli ascoltatori avevano reagito al format, non al
contenuto del programma.
I ricercatori dimostrarono così che la radio aveva già condizionato a tal punto
le menti dei suoi ascoltatori, le aveva rese così frammentate e irriflessive,
che nella ripetizione del format stava la chiave della popolarità [9].
La "baby-sitter con un occhio solo"
La televisione iniziava a fare il suo ingresso come nuova tecnologia
mass-mediatica proprio nel momento in cui venivano pubblicati i risultati del
Radio Research Project, nel 1939. Sperimentata dapprima su larga scala nella
Germania nazista, durante le Olimpiadi di Berlino del 1936, la televisione fece
la sua prima apparizione pubblica alla Fiera Mondiale di New York del 1939, dove
attirò vaste folle di persone. Adorno e altri riconobbero immediatamente il suo
potenziale come strumento per il lavaggio del cervello di massa. Nel 1944 Adorno
scriveva:
"La televisione punta alla sintesi di radio e cinema... ma le sue implicazioni
sono enormi e promettono di intensificare l'impoverimento della sostanza
estetica in modo così drastico che in futuro l'identità appena velata di tutti i
prodotti culturali industriali potrà uscire trionfante allo scoperto,
concretando in modo irridente il sogno wagneriano della Gesamtkunstwerk, la
fusione di tutte le arti in un'opera unica".
Come apparve evidente fin dai primi studi clinici sulla televisione (alcuni dei
quali furono condotti tra la fine degli anni '40 e l'inizio dei '50 da
ricercatori del Tavistock), i telespettatori, in un arco di tempo relativamente
breve, entravano in uno stato di semi-coscienza simile al trance, caratterizzato
dalla presenza di sguardo fisso. Più a lungo si guardava, più pronunciata
diventava la fissità dello sguardo. In tali condizioni di semi-coscienza
crepuscolare, gli spettatori divenivano ricettacolo di messaggi che potevano
essere contenuti nei programmi stessi, oppure, per dislocazione, nella
pubblicità. Il lavaggio del cervello era completo [10].
La televisione si trasformò da curiosità di quartiere in strumento ad ampia
penetrazione di massa, soprattutto nelle aree urbane, pressappoco tra gli anni
1947-1952. Come ha osservato Lyndon LaRouche, ciò coincise con un momento assai
critico della vita psicologica nazionale. Il sogno di milioni di veterani della
Seconda Guerra Mondiale e le loro speranze di costruire un mondo migliore, si
erano schiantati al suolo dinanzi alla corruzione morale dell'amministrazione
Truman e alla successiva crisi economica. Questi veterani si ritirarono nella
loro vita familiare, nei loro lavori, nelle loro case, nei loro tinelli. E al
centro di quei tinelli c'era il nuovo apparecchio televisivo, le cui immagini
banali assicuravano che le scelte moralmente ignobili che essi avevano compiuto
erano state quelle giuste.
I primi programmi televisivi si rifacevano ai modelli già sperimentati della
radio, come descritti dal Radio Research Project: le "situation comedy", o
"sitcom", i quiz, i varietà, lo sport e le "soap". Molti erano in forma seriale,
con personaggi, se non storie, collegate tra loro. Tutti erano banali e
deliberatamente progettati per essere così.
I figli di questi veterani infelici, i cosiddetti "baby-boomers", divennero la
prima generazione ad essere accudita da ciò che LaRouche chiama "la baby-sitter
con un occhio solo". I genitori incentivavano i bambini a guardare la
televisione, spesso come mezzo per tenerli sotto controllo, e loro fissavano per
ore tutto ciò che passava sullo schermo. I contenuti dei primi programmi per
bambini erano banali (ma non più dei programmi televisivi in generale) e
mentalmente devastanti; ancor più devastante fu la sostituzione del contatto
concreto con la famiglia con la visione televisiva, quando il "tavolo per la
cena" venne rimpiazzato dalla "cena televisiva" di fronte al tubo catodico.
Com'era prevedibile, i bambini svilupparono fissazioni ossessive per gli
articoli pubblicizzati dalla TV, chiedendo che tali articoli gli venissero
comprati, altrimenti non avrebbero potuto essere come i loro amici [11].
A metà degli anni '70, Eric Trist, che rimase fino alla sua morte (avvenuta nel
1993) a capo delle operazioni del Tavistock americano, e Fred Emery, "esperto"
di media del Tavistock, scrissero una relazione sulle ricerche compiute riguardo
all'impatto di 20 anni di televisione sulla società americana. Nel lavoro di
Emery del 1975, intitolato Futures We Are In, essi riferivano che il contenuto
delle programmazioni non era più tanto importante quanto lo era il totale delle
ore trascorse davanti alla televisione. Il tempo di fruizione televisiva media
era costantemente cresciuto nei due decenni trascorsi dall'introduzione del
mezzo, tanto che a metà degli anni '70 esso poteva essere considerato
un'attività quotidiana, seconda solo al lavoro e al sonno, che occupava circa
sei ore giornaliere (e da allora è cresciuta ulteriormente fino a sette ore, con
l'aggiunta di videogames, videocassette, e così via); fra i bambini in età
scolare, il tempo trascorso a guardare la televisione era inferiore solo al
tempo destinato alle attività scolastiche. Queste scoperte, secondo il
Tavistock, indicavano che la televisione era paragonabile ad una droga che
produce dipendenza. Similarmente, Emery riferiva di studi neurologici i quali, a
suo dire, dimostravano che la visione televisiva continuata "spegne il sistema
nervoso centrale umano".
Che le loro affermazioni siano fondate o no su analisi scientifiche, Emery e
Trist presentano prove convincenti del fatto che una fruizione televisiva
prolungata e massiccia abbassa le capacità di riflessione concettuale su ciò che
viene presentato sullo schermo. Gli studi evidenziano che la semplice presenza
di immagini sulla televisione, specialmente se presentate nell'appropriato
format di documentario o di notiziario, ma anche nel corso della visione in
generale, tende a far considerare quelle immagini "autentiche" e a far
attribuire ad esse un'aura di "realtà".
Trist ed Emery non trovano nulla di sbagliato in questa evoluzione, la quale
indica che la televisione sta producendo una generazione cerebralmente morta. Al
contrario, essi evidenziano come tale evoluzione si inserisca all'interno di un
più ampio piano globale di controllo sociale, portato avanti dalla Tavistock e
dai network suoi alleati per conto dei loro sponsor. La società, essi affermano
in A Choice of Futures, libro pubblicato nello stesso periodo, è sprofondata in
stati di coscienza mentale sempre più bassi, al punto che anche uno Stato
fascista di tipo orwelliano ormai non sarebbe più realizzabile. A questo punto,
grazie alla televisione e ad altri mass media, il genere umano versa in uno
stato di dissociazione le cui implicazioni politiche si manifesteranno in una
società di stampo "Arancia Meccanica", dal nome del libro di Anthony Burgess, in
cui gang giovanili scatenate commetteranno atti di violenza casuale, per poi
tornare a casa a guardare i notiziari e vedere sullo schermo ciò che hanno
compiuto.
Gli artefici del lavaggio del cervello sottolineano che questa evoluzione, che
secondo loro ha il proprio modello nella violenza in Irlanda del Nord, non è
stata indotta dagli effetti della sola televisione. La società è passata
attraverso una "turbolenza sociale" dovuta ad una serie di shock politici ed
economici, che comprendono la guerra in Vietnam, il rialzo dei prezzi
petroliferi e l'assassinio di alcuni leader politici. L'impatto psicologico di
questi eventi, la cui responsabilità essi omettono di attribuire
all'establishment anglo-americano, è stato amplificato dalla loro penetrazione
nelle case, in dettagli crudi e spaventosi, attraverso i notiziari televisivi.
Nello scenario descritto da Trist e Emery, sembra quasi di sentire il possibile
sommario di un futuro telegiornale: "La fine del mondo: tutti i dettagli
nell'edizione delle 11".
Consolidare il paradigma
Nel 1991, in un'antologia dei lavori del Tavistock che egli stesso aveva
pubblicato, Trist scriveva che tutti i "nodi" internazionali o centri
dell'apparato di brainwashing dell'istituto miravano allo scopo fondamentale di
consolidare uno spostamento di paradigma verso un "ordine mondiale
postindustriale". Il loro obiettivo, egli affermava, era di rendere questo
cambiamento irreversibile. In quest'opera, e in altre, Trist, proprio come
Alexander King, invita ad una campagna di "rieducazione" di massa che distrugga
le ultime vestigia di resistenza nazionale, soprattutto all'interno degli Stati
Uniti, a questo nuovo ordine mondiale.
Circa dieci anni prima, un altro dei serventi del Tavistock, Bernard Gross, in
una relazione consegnata alla conferenza del 1981 sulla Società del Mondo
Futuro, presieduta da Al Gore, offriva uno spiraglio sulle caratteristiche di
questo "nuovo ordine mondiale". Gross affermava che nel periodo che stava per
iniziare il mondo si sarebbe trovato di fronte a ciò che il Tavistock ama
chiamare una "scelta critica": una serie di opzioni, ciascuna delle quali appare
cattiva, ma, a causa del terrorismo diffuso e della pressione degli eventi, una
decisione va comunque presa scegliendo l'opzione che rappresenta il "male
minore". La società industriale dell'occidente scivolerà nel caos; questo caos,
egli affermava, potrà condurre o a un fascismo di tipo autoritario, come quello
che gli inglesi contribuirono ad instaurare nella Germania nazista; oppure ad
una forma di fascismo più umana e benevola che Gross definiva "fascismo
amichevole". La scelta, sosteneva Gross, è tra il tentativo di ritornare al
vecchio paradigma industriale, nel qual caso avremo un fascismo di tipo nazista;
oppure di abbracciare il post-industrialismo, in cui avremo il "fascismo
amichevole". Quest'ultimo, egli affermava, è chiaramente preferibile, poiché
esso rappresenta una mera transizione verso un nuovo "ordine mondiale di
informazione globale", che comporterà una maggiore libertà e possibilità di
scelta individuale, una vera democrazia di massa aperta e partecipativa.
Per Gross la scelta è chiara: in ogni caso vi saranno dolore e sofferenza; ma
solo il "fascismo amichevole" dell'informazione globale, di una società
interconnessa da TV via cavo, satelliti e reti informatiche, offre speranza per
un "futuro" migliore.
Ma chi amministrerà questo ordine mondiale del "fascismo amichevole"? Gross
spiegava che oggi esiste una vera e propria "Internazionale Aurea", termine che
egli ricalcava sull'Internazionale Comunista (Comintern) di Nikolai Bukharin. Si
tratta di un'illuminata elite internazionale, avente per fulcro la potente
oligarchia eurocentrica che controlla l'industria della comunicazione globale,
nonché varie altre risorse chiave e la finanza globale. Questa elite deve essere
istruita e informata dall'intelligence delle reti Tavistock; deve comprendere
che le grandi masse di zombi teledipendenti possono essere facilmente costrette
ad amare questo nuovo mondo, grazie alla persuasione degli spettacoli televisivi
e all'infinita fornitura di "informazione". Una volta conquistate le masse
attraverso questa "educazione", la resistenza dei settori nazionali si
sgretolerà.
Nel 1989, per iniziativa di Trist, il Tavistock tenne un seminario presso la
Case Western Reserve University per discutere dei mezzi con cui arrivare a
creare un fascismo internazionale "senza più Stati", un nuovo ordine mondiale
basato sull'informazione. Nel 1991 il Tavistock incaricò il suo giornale, Human
Relations, di pubblicare gli atti di quel seminario. Molti interventi contengono
un appello ai mass media affinché si schierino a favore di questo progetto.
Inoltre, a partire dal 1981, esisteva ormai un'altra tecnologia a disposizione
dei funzionari del lavaggio del cervello: internet. Secondo Harold Permutter,
uno dei partecipanti al seminario della Case Western, internet rappresenta uno
strumento sovversivo per penetrare i confini nazionali con "informazioni"
relative a questo nuovo ordine mondiale; esso funziona anche come collante per
un network di organizzazioni non governative che avrebbero fatto circolare
propaganda a favore del nuovo ordine mondiale. Queste ONG avrebbero dovuto
essere la sovrastruttura su cui sarebbe stato edificato il nuovo ordine
mondiale. Perlmutter e altri partecipanti alla conferenza affermarono che il
loro movimento non poteva essere sconfitto, perché non esisteva in senso
formale. Risiedeva solo nelle menti dei suoi cospiratori, menti che erano a
conoscenza della macchina per il lavaggio mediatico del cervello creata dal
Tavistock. Come la televisione era stata la droga informativa dell'ultima parte
di questo millennio, così internet, con la sua abbondanza di chat e
"informazione" per la maggior parte inutile, con i suoi messaggi sovversivi
programmati, sarebbe stato la droga del nuovo millennio, si vantava il
Tavistock. [12]
"Gli americani, in realtà, non pensano. Hanno solo opinioni, sensazioni", diceva
Hal Becker di The Futures Group in un'intervista del 1981. "La televisione crea
le opinioni e poi le conferma. La gente ha davvero subito un lavaggio del
cervello ad opera del tubo catodico? In realtà c'è molto di più. Io credo che la
gente abbia perso la capacità di collegare insieme le immagini della propria
vita senza l'intervento della televisione. E' questo che intendiamo quando
diciamo che ci troviamo in una società catodica. Ci dirigiamo verso una società
orwelliana, ma Orwell commise un errore in 1984. Il Grande Fratello non ha
bisogno di guardarti, finché sei tu a guardarlo. E chi può dire che si tratti,
in fondo, di una cosa così malvagia?".
La mosca nella pomata
Ma perfino i circoli elitari dei network internazionali del Tavistock hanno la
vaga sensazione che ci sia qualcosa di terribilmente sbagliato nel loro piano.
Questa sensazione fu espressa da un autore che Emery citava nel 1973, il quale
si chiedeva cosa sarebbe successo quando la generazione di baby-boomer
teledipendenti fosse arrivata alle redini del potere. Li avevamo davvero
preparati ad esercitare il comando? Sarebbero stati in grado di ragionare e di
risolvere problemi? Emery ignorava il problema, affermando che esiste tempo
sufficiente per addestrare i nuovi quadri dirigenti. Ma la questione rimane
aperta. Nel 1981, alla conferenza Società del Mondo Futuro, durante la quale
Gross intonò il suo peana al nuovo ordine globale dell'informazione abbigliato
da "fascismo amichevole", Tony Lentz, assistente professore di lingue presso la
Pennsylvania State University, fece notare di aver personalmente osservato una
devastazione delle capacità di espressione scritta e orale, dovuta ai mass media
e alla televisione; molti studenti non solo non riuscivano più a scrivere in
modo corretto, ma non riuscivano più nemmeno a pensare in modo intelligente. Non
si trattava di un semplice caso di scarsa istruzione, come egli faceva notare
nel suo articolo "The Medium is Madness", ma del fatto che essi non sentivano
più alcun desiderio di pensare. Ricordando che, secondo Platone, la nostra
conoscenza del mondo deve fondarsi sulla conoscenza del pensiero di qualcuno che
conosce il mondo, Lentz affermava che la televisione ha instillato nelle persone
l'idea che le semplici immagini rappresentino la conoscenza. Non esistono più
interrogativi, non vi è più lo sforzo per penetrare il pensiero di altre
persone, ma soltanto dialogo e immagine, suono e furia, che naturalmente non
significano nulla. [13]
"Permettere a noi stessi di essere influenzati dalle sottili ma potenti
illusioni presentate dalla televisione", scriveva Lentz, "conduce ad una sorta
di follia di massa che potrebbe avere implicazioni piuttosto spaventose per il
futuro della nazione... Inizieremo a vedere cose che non esistono, daremo a
qualcun altro il potere di creare per noi le nostre illusioni. La prospettiva è
agghiacciante, e visto il nostro retaggio culturale dovrebbe essere motivo di
riflessione".
Note
1. The Futures Group, un think-tank privato, fu una delle prime organizzazioni a
specializzarsi nell'utilizzo di interfaccia computerizzate per la manipolazione
psicologica di direttori d'azienda e di leader politici. Nel 1981 progettò il
programma RAPID per il Dipartimento di Stato americano, che utilizzava la
grafica computerizzata per fare il lavaggio del cervello a leader selezionati di
settori industriali avanzati e spingerli a sostenere le politiche del Fondo
Monetario Internazionale e i programmi per il controllo della popolazione.
Partecipò anche all'elaborazione di una mappatura completa della popolazione
americana per le maggiori multinazionali.
2. Il movimento LaRouche iniziò il suo sconvolgente lavoro sulla rete Tavistock
nel 1973-74 e pubblicò i risultati delle sue indagini sulla rivista Campaigner
(numeri di Inverno 1973 e Primavera 1974). Informazioni aggiuntive sono state
pubblicate su EIR, le più recenti nel numero del 24 maggio 1996, in un rapporto
speciale intitolato "The Sun Never Sets on the British Empire".
3. Per un rapporto completo sulla Scuola di Francoforte e sui suoi network,
compreso il suo ruolo nell'elaborazione delle strategie dei mass media e della
guerra culturale, si legga Michael Minnicino, "The New Dark Age: The Frankfurt
School and `Political Correctness,'", Fidelio, Inverno 1992.
4. Lippmann, che migrò dai network socialisti della Fabian Society ai circoli di
Thomas Dewey e dei fratelli Dulles, divenne portavoce di una fazione
imperialista americana, controllata dai britannici, che si schierò contro la
visione anti-imperialista di Franklin D. Roosevelt. Si legga in proposito Lyndon
LaRouche, The Case of Walter Lippmann, Campaigner Publications Inc., New York,
1977.
5. Bernays è noto per aver elaborato la pubblicità di "Madison Ave", sfruttando
le teorie freudiane di manipolazione psicologica.
6. Tutta la teoria psicologica del Tavistock (come anche quella freudiana) muove
dalla concezione dell'uomo come bestia dotata di pensiero. Essa rifiuta
esplicitamente, con grande malizia, l'immagine giudaico-cristiana dell'uomo
creato ad immagine di Dio, la quale implica che l'uomo, e l'uomo soltanto, sia
stato beneficiato dal suo Creatore con la creatività. Il Tavistock sostiene che
la creatività derivi unicamente da impulsi nevrotici o erotici sublimati e vede
l'uomo come una lavagna su cui disegnare e ridisegnare le proprie "immagini".
7. Si tratta di una concezione simile a quella espressa da Rees nel suo libro
The Shaping of Psychiatry by War, in cui si parla della creazione di un gruppo
elitario di psichiatri che dovranno garantire, a vantaggio dell'oligarchia
dominante, la "salute mentale" del mondo.
8. I nazisti avevano già ampiamente utilizzato la propaganda radiofonica per il
lavaggio del cervello come elemento integrante dello Stato fascista. I loro
metodi vennero osservati e studiati dai ricercatori del Tavistock.
9. E' importante sottolineare che non vi è nulla di intrinsecamente malvagio
nella radio, nella televisione o in qualsiasi altra tecnologia. Ciò che li rende
pericolosi è il controllo del loro utilizzo e dei loro contenuti da parte del
Club of Isles per fini malvagi, per creare ascoltatori e spettatori assuefatti e
perfino maniaci, le cui capacità critiche vengono così seriamente compromesse.
10. Per una più completa trattazione sulla televisione, sulla sua programmazione
e sul lavaggio del cervello che essa produce sul popolo americano, si veda la
serie di 16 articoli "Turn Off Your Television" dello stesso autore, pubblicata
su New Federalist, 1990-93. E' disponibile in ristampa presso la EIR.
11. Una delle specializzazioni del Tavistock è lo studio della manipolazione
psicologica dei bambini e dell'impatto della pubblicità sulla mente dei minori.
Tali pubblicità vengono progettate con cura per indurre i bambini a desiderare
il prodotto pubblicizzato.
12. Vi sono stati investimenti massicci sull'infrastruttura di internet,
sproporzionati rispetto alle possibilità di rientro a breve o a medio termine.
Ciò porta a pensare che si tratti in realtà di "investimenti a fondo perduto"
per favorire l'impatto psicologico delle nuove tecnologie.
13. Queste espressioni riecheggiano il pensiero di Platone, ma ne sono appunto
soltanto un'eco. Per una migliore comprensione dei problemi educativi si veda
Lyndon LaRouche, On the Subject of Metaphor, Fidelio, Autunno 1992.
di L. Wolfe, tratto da The American Almanac del 5 maggio 1997
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