caro Riccardo, traggo da un blog questa lezione di BIFO su Foucault (
MATERIALI
RESISTENTI è un blog dei negriani) e te lo invio in anteprima perchè tu
stesso mi hai
segnalato come l'atteggiamento foucaltiano nei confronti del liberismo è molto
aperto e
problematico, qui invece il solito BIFO lo usa pro domo sua: ti chiedo anche
solo dieci
+quindici righe di risposta affinchè io possa immettere il testo di Bifo
seguito dai tuoi
rilievi,,, che ne pensi?
attilio mangano
Il giorno 02/dic/05, alle ore 13:22, Riccardo De Benedetti ha scritto:
Non commento la parte sugli Stati Uniti: puro delirio.
Sulle altre chioso qualche passaggio. Il finale è puro delirio anch'esso.Non
commento la
parte sugli Stati Uniti: puro delirio.
Sulle altre chioso qualche passaggio. Il finale è puro delirio anch'esso.TI i
allego il
besaggio di Ottavio Marzocca, pubblicato su «Tellus», una rivista valtellinese
davvero
molto interessante e ora sospesa. Ideata e costruita da Marco Baldino [
http://www.marcobaldino.com/] negli anni ottanta e novanta uscì nel gennaio del
2000
con un numero dedicato al liberalismo. Cercherò di inviartene una copia (tra
l'altro c'era la
ritraduzione del saggio di Bataille sulla Struttura psicologica del fascismo).
Il saggio di
Marzocca è una ricostruzione esatta e dettagliata della messa in causa del
iberalismo da
parte di Foucault che avviene con strumenti e analisi che aprono interrogativi e
domande
ma certamente non ingabbiano il suo pensiero nello schematismo ridicolo di Bifo.
Il libro che raccoglie i saggi non pubblicati da Feltrinelli di Foucault dal
titolo Biopolitica e
liberalismo mi sono accorto di non averlo in casa, ma Ottavio ne analizza la
portata sulla
falsa riga del saggio che ti allego.
Un caro saluto.
• Martedì 29 Novembre 2005
Liberarsi dal liberismo
Riflessioni sul seminario su Foucault
di Franco Berardi (Bifo)
A un anno di distanza dalle elezioni americane occorre dirlo: McSilvan
aveva ragione. La sua ipotesi, che la vittoria di Bush aprisse un processo
di crisi precipitosa dell'egemonia americana era del tutto fondata. E'
quello che in effetti sta accadendo. Leggete l'Economist di questa
settimana. Insieme al certificato di morte per un paese che si chiamava
Italia (requiescat in pace) ci sono due editoriali che si intitolano: "Why
America must stay" e l'altro: "Not whether, but when to withdraw" che
dicono il contrario uno dell'altro, e questo non sarebbe grave, ma
sorpattutto manifestano il tilt, la paralisi decisionale in cui il gigante
imperiale si è venuto a trovare grazie alla resistenza iraqena (occorre pur
dirlo), ma soprattutto grazie al conflitto di interessi tra corporation
petrolifere-armifere e stato americano.
Noi fatichiamo sempre a vedere quel che si nasconde proprio dietro
l'angolo, ma forse dovremmo osare: dietro l'angolo ci sta il 1989
dell'occidente.
Dobbiamo allora cominciare a ragionare sull'utopia, sul programma utopico.
Un po', se volete, perché siamo pazzoidi, ma soprattutto perché solo i
pazzoidi possono prevedere l'imprevedibile.
La chiave di volta dell'intero castello mondiale, il dogma centrale che
regola il suo funzionamento è il neoliberismo, l'ideologia che ha reso
possibile l'emergenza del capitalismo globalizzato reticolare.
(de benedetti)
Che un'ideologia renda possibile qulcosa è affermazione insensata, anche
confrontandola
alla tradizionale analisi marxista: al massimo vale l'inverso nella catena
causale.
Per quanto abbia scatenato disastri sociali e ambientali, negli ultimi
decenni il capitalismo ha suscitato immense energie produttive, allargando
a dismisura il mercato del lavoro e la sua produttività. Da qui deriva la
sua forza, la sua apparente invincibilità.
debenedetti
Parole passpartout: immense energie produttive (residuo marxiano, per altro
corretto: il
capitalismo come forma privilegiata di espansione dell'attività umana,
autocontraddittoria
ma comunque degna rispetto alle condizioni di vita precedente, anche questo
assunto
perfettamente marxiano). L'altra parola magica è apparente: la forza del
capitale è
evidente ma dà vita a un'apparente invicncibilità.
Ma occorre capire meglio quali sono i processi generativi del dispositivo
neoliberista per poter capire se e come sia possibile una decostruzione del
castello di automatismi che esso ha portato con sé. Per comprendere la
genealogia e l'evoluzione del neoliberismo non basta analizzare le linee di
formazione di un modello economico, occorre considerare la mutazione
tecnologica epistemica e antropologica che esso implica.
de benedetti
Questa è una vera insalata russa di problemi: posti uno dietro l'altro non
significano nulla.
La formazione di un modello economico implica necessariamente la mutazione
tecnica ma
non si capisce perchè l'analisi debba corrispondera a una sua possibile
decostruzione. A
meno di presupporre un punto di vista esterno, eccentrico all'analisi stessa
della
formazione economica, che nulla a a che vedere con questa e si nutre di
immaginario.
UN LIBRO DI FOUCAULT
Nel seminario tenuto al College de France nellanno 1978/79, (ora pubblicato
Seuil eGallimard col titolo Naissance de la biopolitique) Michel Foucault
ricostruisce il senso storico del liberismo moderno e del suo ripresentarsi
(proprio in quegli anni) in forma rinnovata.
Nel suo seminario, contemporaneo alla vittoria elettorale di Margareth
Thatcher in Gran Bretagna e di Ronald Reagan negli USA, quindi anticipatore
di processi che erano solo accennati nella storia di quegli anni, Foucault
allarga il suo sguardo genealogico e biopolitico alla sfera delleconomia.
"Il tema è quello della biopoltica, scrive Foucault nella conclusione del
seminario "in questo modo ho inteso la maniera in cui si è cercato di
razionalizzare dal diciottesimo secolo in poi i problemi posti alla pratica
di governo dai fenomeni propri da un insieme di viventi costituiti in
popolazione: la sanità, l'igiene, la natalità la longevità, la razza.
Sappiamo quale posto sempre più importante questi problemi hanno occupato
dopo il diciannovesimo secolo e quali questioni politiche ed economiche
hanno costituito fino a oggi" (pag.323).
Con la parola biopolitica Foucault introduce l'idea che la storia del
potere sia storia di una modellazione del corpo vivente da parte di
istituti e di pratiche profondamente mutagene, cioè capaci di introdurre
dei comportamenti, delle attese, delle modificazioni stabili del vivente.
Biopolitica è dunque una modellazione morfogenetica del vivente da parte
dell'ambiente in cui il vivente si trova a interagire.
Il liberismo (o neo-liberismo, per intendere la variante particolarmente
aggressiva del liberalismo che viene proposta nel corso dagli anni Settanta
dalla Scuola di Chicago e ripresa poi dai governi britannico e americano, e
infine trasformato dopo l'89 in dogma centrale della politica mondiale) è
un programma politico di riduzione della presenza dello Stato
nell'economia, e di liberazione della dinamica economica da quei vincoli di
ordine politico, sociale, etico, giuridico, sindacale ambientale, che
avevano contenuto quella dinamica nei decenni precedenti, per effetto
dell'azione normativa dello Stato, per effetto delle politiche di spesa
pubblica stimolate dalla riforma keynesiana, e per effetto della azione
organizzata dei lavoratori.
Ma soprattutto il liberismo è un progetto di performazione economica del
corpo e della mente collettiva. Il liberismo ha da un lato puntato a
togliere di mezzo quelle norme legali o quelle regolazioni sociali che
avevano come effetto un'attenuazione della dinamica competitiva .
Dall'altro lato ha mirato a trasformare ogni ambito della vita sociale
(compresa la sanità, l'istruzione, la sessualità, l'affettività, la
cultura) in dominio economici nei quali vale unicamente la regola della
domanda e dell'offerta in condizioni di privatizzazione dei servizi.
In conclusione possiamo dire allora che il neoliberismo ha funzionato come
un processo di deregolazione della società, e di eliminazione dei vincoli
che proteggevano la società dalle dinamiche competitive dell'economia; di
conseguenza esso ha provocato un effetto di marcamento biopolitico profondo
del corpo-mente collettivo "ciò vuol dire generalizzare la forma-impresa
all'interno del
corpo o del
tessuto sociale; ciò vuol dire riprendere questo tessuto sociale e fare in
modo che esso possa suddividersi, demoltiplicarsi secondo l'interesse
dell'impresa, non quello degli individui. Occorre che la vita
dell'individuo si iscriva nel quadro di una molteplicità di imprese diverse
inscatolate e incastrate, e occorre che la vita dell'individuo, nel suo
rapporto con la proprietà, la famiglia, il matrimonio, la sicurezza, il
rapporto alla pensione ecc diventi come una specie di impresa permanente e
multipla. Che funzione ha questa generalizzazione della forma impresa? Da
una parte, certamente, lo scopo di demoltiplicare il modello economico, il
modello offerta domanda, il modello investimento-costo-profitto, per farne
un modello dei rapporti sociali, un modello dell'esistenza stessa, una
forma di rapporto dell'individuo con se stesso, con il tempo, con
l'ambiente, l'avvenire, il gruppo, la famiglia.. Il ritorno all'impresa è
insieme una politica economica o una politica di economizzazione del campo
sociale nella sua interezza, cioè di spostamento verso l'economia del campo
sociale, ma è allo stesso tempo una politica che si presenta e si vuole
come una Vitalpolitik, che ha la funzione di compensare ciò che vi è di
freddo, impassibile, calcolatore, razionale meccanico nel gioco della
concorrenza propriamente economica." (Foucault: op.cit. pag. 247-8)
Il predominio dell'impresa è al tempo stesso un processo politico di
de-regolazione e un processo epistemico di ri-segmentazione del tempo di
vita e delle attese culturali. In questo senso è una Vitalpolitik, una
politica della vita, una biopolitica.
Sul piano politico, la vittoria del neo-liberismo porta alla creazione di
quello che Foucault definisce "una sorta di tribunale economico permanente
che pretende di sottoporre l'azione del governo in termini di stretta
economia di mercato. (op cit. pag. 253).
de benedetti
Questa è una frase fortemente decontestualizzata. Perde il suo senso. Il
confronto tra
mercato e stato vede il prevalere del primo dopo il tentativo di sottoporlo al
tribunale dello
stato che, non dimentichiamolo, è quello assoluto del sovrano. Il tribunale
economico
permanente si istituisce dopo i tribunali dello stato e per limitarne lo
strapotere. In questo
senso la ricostruzione dell'impostazione foucaultiana è assolutamente frettolosa
e
imprecisa. In realtà il neoliberismo è trattato da Foucault con molta più
attenzione in tutte
le sue variabili: tedesche continentali e americane, stando molto attento alle
distinzioni tra
i diversi approcci e sottolineando i diversi esiti a cui danno vita. Secondo un
vizio tutto
italiano Bifo trasforma l'approccio foucaultiano in una semplice sfilata di
facili slogan. Non
è così.
Ogni scelta di governo, ogni iniziativa sociale, ogni forma di cultura, di
educazione, di innovazione, viene giudicata in base ad un unico criterio,
quello della competitività economica, della redditività, del profitto. Ogni
disciplina, ogni sapere, ogni sfumatura di sensibilità deve rispondere a
quel criterio, fino all'inaridimento di ogni campo dell'agire umano.
de benedetti
Descrizione di comodo: anche perché Bifo e compagni si oppongono al
moltiplicarsi delle
agenzie educative, al rafforzarsi dei corpi intermedi (famiglia e comunità
locali), ponendosi
astrattamente di fronte al supposto potere del mercato con un'altrettanta
astratta
immagine della società, inarticolata e priva di strutture credibili. In altre
parole accettano
gli effetti che denunciano e credono che ripartendo dalla tabula rasa che
secondo loro il
liberismo ha creato si possa operare un ribaltamento esatto e simmetrico della
situazione,
ripristinando la ricchezza dell'agire umano. Non essendo Bifo, a differenza di
Foucault, un
genio, riesce solo a ipotizzare una rozza operazione di contrapposizione spalla
a spalla.
Il neoliberismo costituisce il tentativo di costruzione dell'homo
oeconomicus: un modello antropologico incapace di distinguere tra il
proprio bene e l'interesse economico.
de benedetti
La discussione foucaultiana dell'homo oeconomicus è molto più dettagliata.
Secondo
Ottavio Marzocca: «l'homo oeconomicus pone al potere politico problemi
radicalmente
diversi da quelli che pone il soggetto di diritto, poiché il rapporto fra
singolarità
individuale e totalità collettiva che si delinea a partire dal gioco degli
interessi economici è
ben più complesso di quello che, partendo dai diritti, può essere analizzato e
gestito
mediate una mera distinzione fra sfera privata e sfera pubblica» (p. 41 della
rivista Tellus,
n.22, Foucault, l'economia e l'arte del minor governo). La controprova la trovi
nell'atteggiamento che costoro hanno avuto nei confronti della questione delle
manipolazioni genetiche che Foucault cita come vera frontiera della biopolitica,
realmente
preoccupato della preponderanza dell'economia in questo settore. Sugli ogm
durezza
estrema, sulla manipolazion umana discorso sui diritti alla procerazione ecc.
nell'illusione,
statalista, che a temperare il liberismo debba essere ancora lo stato. Dalla
contraddizione
non ne escono e, almeno in parte, non ne esce neppure Foucault, ma almeno lui è
un
grande Bifo e sodali fanno ridire.
All'origine della visione liberista vi è una riduzione del bene umano (del
bene estetico ed etico) all'interesse economico, e una riduzione dell'idea
di ricchezza al possesso. L'idea di ricchezza viene separata dalla
gratuità, viene separata dal godimento, e ridotta ad accumulo di valore.
de benedetti
Frasi ridicole e prive di alcun nesso con la riflessione di Foucault.
Da qui in poi è delirio.
IL RETICOLO DI AUTOMATISMI E IL DISPOSITIVO IDEOLOGICO
Si vien formando un tipo umano che non sa più ragionare in termini di
piacere, di godimento, di tempo, di libertà, di affettività, ma soltanto in
termini di massimo profitto. Questo rappresenta una mutilazione spaventosa
nella vita, nella cultura, nella socialità. Nell'arco di venticinque anni
abbiamo visto che quella modellazione ha prodotto un effetto di
impoverimento incalcolabile nella qualità della vita, della cultura, e
nella stessa possibilità di provare piacere, di godere, di respirare.
Ma purtroppo abbiamo visto anche come quella modellazione ha creato dei
veri e propri automatismi che si sono iscritti profondamente non solo nel
sistema economico, e nelle forme della governamentalità postmoderna, ma
soprattutto nel linguaggio, nella relazione, nello psichismo individuale e
a maggior ragione nello psichismo collettivo.
Foucault inizia il suo ragionamento sottolineando il fatto che nel XVIII
secolo la politica è l'assolutismo. Perciò il liberalismo avanza le ragioni
dell'economia, ma anche le ragioni della libertà politica, perché le une e
le altre sembrano essere una cosa sola.. Nella modernità poi il liberalismo
sconfigge l'assolutismo, ma nel XX secolo il socialismo impugna le ragioni
della politica e dello stato contro l'economia. Ma l'economia vince
ancora, con il neoliberismo.
de benedetti
Quindi doveva vincere il socialismo!
In questo gioco a due (politica versus economia) l'economia finisce sempre
per rompere le gabbie regolative della politica. La società si trova
presa in questa alternativa, contenuta e repressa dalla politica, sussunta
e devastata dal predominio dell'economia. Si pone allora un problema di
autonomia della società. Negli anni Sessanta nacque una pratica politica
che si definì autonomia operaia. Quell'esperienza di pensiero e di pratica
non va confusa con la storia del movimento socialista in quanto ne rifiuta
il regolazionismo statalista. Il movimento di autonomia rivendica libertà
dalla regolazione politica e dalla regolazione economica. Negli anni
settanta l'autonomia incontrò due nemici: il primo era il regolazionismo
politico (stato partiti, sindacati istituzioni, regolazioni e conformismo
culturale) e l'altro era la competizione economica del liberismo, che da
quel decennio inizia a smantellare le istituzioni e le strutture prodotte
da un trentennio di keynesismo e di socialdemocrazia.
All'emergere di un'autonomia sociale diffusa, le forme istituzionalizzate
della politica reagirono con rigidità, e finirono per spezzarsi. Iniziò
così la crisi del socialismo reale, della sua pretesa di contenimaneto
dell'innovazione tecno-sociale. A metà degli anni settanta un segno di
questa crisi fu l'esplosione del movimento autonomo creativo che raggiunse
una particolare intensità nella città di Bologna, avamposto occidentale del
socialismo reale.
de benedetti
Ma no? L'ombelico del mondo Bologna!
La stessa crisi dilagò poi in Polonia, e in tutto l'est
europeo. Lo stato, la politica, le istituzioni rappresentative non
riuscirono a integrare la dinamica innovativa che proveniva dalla
società. L'economia reagì invece con assoluta flessibilità, assumendo il
punto di vista della flessibilità, della precarietà, dell'innovazione
distruttrice. Questo movimento dell'economia liberista accolse e assorbì la
richiesta di s-regolamento e trasgressione che proveniva dalla
società. Ciò produsse una vera e propria alleanza di capitale de-regolato
e ceto del lavoro innovativo. Innovazione divenne la parola d'ordine della
deregulation capitalista, e la nuova composizione del lavoro precario e
cognitivo per tutto il decennio Novanta crebbe in simbiosi con l'economia
reticolare. Da quel momento la sinistra novecentesca perse (per sempre) la
sua capacità di comprensione e di proposta.
POLITICA ECONOMICA SOCIETA'
Nel gioco a tre che vede politica (assolutista o regolativa) economia
(liberista e deregolante) e società (autonoma e poi sussunta, subordinata e
sfruttata fino alla devastazione) si è svolto un processo che si può così
sintetizzare:: la società usò la politica sovversiva per rompere i limiti
della politica regolativa, ma accolse la normazione di tipo tecnologico ed
economico che il neoliberismo aveva preparato: che era una normazione non
regolativa, ma puramente linguistica (biopolitica).
L'economia aveva sconfitto la politica, e si preparava a divorare la
società. La società è stata risemiotizzata attraverso l'introduzione di
dispositivi di competizione in ogni nicchia della relazione.
L'autoregolazione è resa possibile da automatismi connettivi: nella Rete si
collegano automatismi tecnici, linguistici, finanziari, relazionali,
psichici, comportamentali, e di conseguenza il movimento della moltitudine
si trasforma in movimento privo di consapevolezza e di alternativa: swarm,
sciame.
Se si trattasse di un gioco finito non ci sarebbe più via d'uscita. Se il
processo sociale avesse carattere deterministico il futuro sarebbe
prevedibile: attraverso congegni di scambio linguistico, affettivo,
desiderante che sono dominati dalla variabile economica, il capitalismo ha
costruito un dominio totalizzante.e risemiotizzato la società in maniera
irreversibile.
Ma non si tratta di un gioco finito.
L'equilibrio dinamico, conflittuale del capitalismo neoliberista si fonda
sul gioco di tre fattori: economia politica e società. Ma l'ambiente fisico
del pianeta e l'ambiente psichico collettivo non sono considerati nel
quadro descrittivo del neoliberismo.
de benedetti +++Una parte consistente della discussione di Foucault avviene
proprio
sulle teorie del capitale umano, dove l'ambiente psichico individuale è ben
compreso.
E questi due fattori esterni al
sistema di automatismi economici a un certo punto entrano in vibrazione.
de benedetti
Siamo al vibratore!!!
L'ambiente fisico planetario tende a divenire inabitabile da parte degli
organismi umani, l'aria irrespirabile, l'acqua imbevibile, il clima
imprevedibile
de benedetti
qundo mai gli uomini hanno previsto il clima con precisione!
la città impercorribile. La psicosfera tende a divenire
sempre più perturbata dall'accelerazione dei ritmi produttivi, dalla
competizione sempre più violenta, dall'inaridimento del campo affettivo,
dalla violenza psicologica.
Da questi due campi ignorati dal neoliberismo provengono le catastrofi che
mettono in questione il predominio della sfera economica.
All'inizio del nuovo millennio la natura del capitalismo liberista è mutata
profondamente, trasformandosi in un sistema di produzione del terrore e
della guerra. Una dittatura psichica e militare segue alla privatizzazione
generalizzata e alla precarizzazione dellesistenza.
Il diffondersi della rete ha creato le condizioni per un enorme
potenziamento del lavoro sociale, dell'intelligenza collettiva. La
composizione del lavoro postindustriale ha assunto le caratteristiche di un
corpo intelligente capace di autonomia dal capitale. Cresciuta in simbiosi
con il capitale finanziario ricombinante, la classe creativa che negli anni
Novanta è divenuta forza produttiva globale, cominciava a maturare le
competenze, la coscienza e la forza organizzata per divenire classe
generale autonoma, e cominciava a impersonare l'autonomia della società dal
capitale. Il capitalismo ha abbandonato a quel punto il modello
dell'alleanza reticolare, dell'innovazione e della globalizzazione, per
mutarsi in forza di devastazione pura. Dal capitalismo dinamico
conflittualmente innovativo siamo passati al capitalismo catastrofico. Dal
predominio economico del ciclo dell'immateriale siamo passati al predominio
del ciclo petrolifero e del ciclo militare.
La dinamica conflittuale socialmente innovativa è stata sostituita dalla
guerra.
La rottamazione del general intellect è cominciata, e la accompagna un
ingigantirsi dell'ignoranza, dell'afasia, della violenza. Il terrore si
diffonde nei circuiti della mente collettiva, paralizzando il desiderio.
Possiamo lasciarci prendere dal determinismo delle passioni tristi. Ma
proprio a questo punto la trama si lacera di nuovo. Il partito della guerra
entra in una crisi logica ancor più che politica. Il gigante impazzisce.
L'impero entra in guerra con se stessso.
E' il momento di ragionare sulla dissoluzione del dispositivo ideologico
del neoliberismo, e soprattutto sulla decostruzione del reticolo di
automatismi del capitalismo globale.
de benedetti
È matto.