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Giustizia : Il boss a spasso
inviato da Ugo il 29/2/2008 19:40:00 (11 letture)
Scarcerazioni facili, tra garantismo e tutela della società. Nel 1991 il
presidente del Consiglio Giulio Andreotti, a fronte della scarcerazione per
decorrenza dei termini preventivi di trenta imputati per reati di mafia, si recò
in Parlamento per far approvare un decreto legge ...
... d'urgenza, grazie al quale le forze dell'ordine poterono tenere in carcere i
sospetti criminali.
Nove anni dopo - governo D'Alema - 11 ergastolani pluriomicidi furono invece
tranquillamente scarcerati. E oggi, a distanza di diciassette anni dal decreto
legge di Andreotti, nuovamente abbiamo assisto alla scarcerazione di un giovane
boss della mafia, niente di meno che il figlio di Totò Riina, noto come il
numero uno di Cosa Nostra.
Per cui non soltanto non siamo riusciti a fare un solo passo avanti su questo
versante della lotta alla mafia rispetto a quanto avvenne quasi vent'anni fa, ma
anzi siamo andati indietro, visto che la criminalità organizzata ha uno dei suoi
principiali affiliati in libertà e lo Stato su-bisce uno smacco gravissimo.
Una sconfitta. Per la Giustizia innanzitutto, visto che i magistrati, secondo
quanto ha detto il procuratore antimafia Piero Grasso, sono ormai ridotti al
rango di "lavoratori socialmente inutili". Si preoccupano di imbastire i
processi alle veline televisive, ma poi non sono in grado di tenere in galera
nemmeno un personaggio come il figlio di Riina.
Ma sia chiaro che la sconfitta investe anche la classe politica nel suo
complesso, visto che l'episodio avviene mentre si discute delle liste elettorali
e vi sono partiti che ritengono di dover pacificamente candidare alle prossime
elezioni personalità condannate proprio per reati di mafia. Una sconfitta che
poi ricade pienamente su questo governo ancora in carica; che, per quanto
dimissionario, invece di mostrarsi amareggiato avrebbe potuto - previa
consultazione delle forze di opposizione - intervenire a riguardo con un
provvedimento ad hoc, visto che in un anno e passa di attività non si è
minimamente preoccupato di accelerare i tempi del processo.
Capiamo bene che l'onorevole Veltroni, che rappresenta un'Italia nuova, non si
senta responsabile dell'eredità fallimentare che il centrosinistra - con il
governo D'Alema e con il governo Prodi - ha lasciato, ma crediamo che, più che
promettere chissà quali risultati eccezionali su questo fronte, farebbe bene ad
impegnarsi con se stesso per non ripercorrere gli errori compiuti dai governi da
lui sostenuti.
E' vero che si è dimostrato alquanto spregiudicato nell'immaginare pene
asprissime contro i pedofili; e questo testimonia quanto il leader del Pd sia
sensibile alle questioni attinenti della sicurezza. Ma anche se la pedofilia è
un fenomeno grave, che va contrastato con energia, non siamo in Belgio. Siamo
invece in Italia, dove è quanto mai necessaria una revisione dei termini e delle
norme della scarcerazione preventiva per i reati di mafia, i quali non possono
essere equiparati ad altri reati comuni.
Questo è il primo problema che deve porre all'attenzione un governo serio sul
versante della sicurezza dei cittadini, lasciando da parte proposte azzardate e
roboanti, buone per fare i titoli sui giornali.
Roma, 29 febbraio 2008
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