Sulla stampa nazionale e nei notiziari radiofonici di questa
mattina viene dato notevole risalto alla notizia dell'esperimento
condotto da Piero Anversa che ha dimostratO la presenza di cellulle
staminali nel cuore di ratto.
Lo stesso Anversa, che ha presentato questi risultati al congresso
dell'American Heart Association a Orlando è stato intervistato da RAI
1 in prima matinata.
A seguire uno degli articoli della stampa nazionale
Prof Enzo Reale
ORLANDO, 12 novembre 2003
Il cuore di un gruppo di ratti anziani ringiovanisce grazie alle
cellule immature, risvegliate e costrette a muoversi fino a
raggiungere i tessuti più colpiti dai segni del tempo e a
rigenerarli.
Tutto questo potrà accadere anche per il cuore umano, «ma non prima
di 3-5 anni», osserva Piero Anversa, che ha presentato questo
risultato senza precedenti nel congresso dell'American Heart
Association (AHA), a Orlando.
«Siamo riusciti a identificare le cellule staminali che risiedono nel
cuore e a mobilizzarle: in questo modo abbiamo trasformato un cuore
anziano in un cuore più giovane», ha detto Anversa, da anni impegnato
nelle ricerche sulle cellule staminali del cuore presso l'Istituto
per le ricerche cardiovascolari del New York Medical College.
Un cuore anziano ha visto così capovolgersi il suo destino. «Abbiamo
cambiato il suo corso», ha detto Anversa. Il primo passo è stato
riconoscere e trovare le cellule bambine del cuore (le cosiddette
Resident Cardiac Stem Cells).
Quindi sono stati individuati i fattori di crescita (due dei quali si
chiamano IGF1 e siMet), capaci non solo di far sviluppare le cellule,
trasformate in cellule adulte del muscolo cardiaco, ma di farle
spostare dove il tessuto era più danneggiato. «Spontaneamente le
cellule non riparano il tessuto danneggiato, ad esempio da un
infarto. E' un grande problema che riguarda il cuore così come tutti
gli altri organi, dal cervello al fegato.
Il nostro obiettivo è allora trovare sostanze in grado di farle
migrare. Non si sa perchè le cellule staminali possano differenziarsi
ma non si spostano per riparare lesioni gravi. E' un fatto». Molto
probabilmente le cellule staminali assicurano il normale ricambio in
tutti gli organi, ha osservato il ricercatore, «ma non intervengono
quando c'è un danno». La strada migliore da seguire è allora
potenziare al massimo il meccanismo alla base del normale ricambio
delle cellule, che in un organo permette di rimpiazzare quelle che
spontaneamente muoiono. Una volta fatte moltiplicare in grandi
quantità, però, le cellule devono spostarsi.
La leva per farle muovere, ha detto Anversa, è in alcuni recettori
che si trovano sulla superficie delle cellule staminali. Oltre al
successo ottenuto sui ratti, un altro grande passo è stato fatto su
grandi mammiferi, come i cani, in un lavoro dello stesso gruppo di
Anversa e coordinato da Patrick Muller.
Non soltanto i ricercatori sono riusciti a identificare, nel cane, i
nidi in cui si trovano le cellule staminali ed hanno concluso che «il
cuore del cane appartiene al gruppo degli organi in grado di auto-
rinnovarsi».
Ma nonostante questi risultati incoraggianti, la strada per arrivare
all'uomo è ancora lunga. «Almeno 3-5 anni» ha detto Anversa.