Eroi. Come fanno presto i politici a usare l´eroismo altrui. E per
ragazzoni trentenni come i nostri ostaggi, mandati allo sbaraglio in
una terra complicata e violenta, in una guerra che non conoscevano,
da parte di "agenzie" private con pochi scrupoli e forti appetiti di
profitti facili, parassitari rispetto al grande business del
dopoguerra iniziato imprudentemente mentre è ancora guerra piena,
crudele, infida. Certo che è stato coraggioso, Fabrizio Quattrocchi
(nella foto, con la fidanzata Alice), a morire così. Ma il suo gesto
andrebbe rispettato con un po´ più di silenzio, un po´ meno retorica
(anche da parte dell´ottimo presidente Ciampi, con la sua ribadita
fierezza di italianità).
L´appello dei familiari, letto ieri tra le lacrime dal fratello di
Cupertino, ha invece gli accenti giusti: qui non c´entra la
politica, i nostri cari volevano solo lavorare, risparmiateli nel
nome di Dio, del vostro Dio che ha un nome diverso ma che noi
rispettiamo.
Così, come è morto Fabrizio Quattrocchi, muore con dignità un uomo,
prima ancora che un eroe. L´eroismo è una categoria che non mi
piace, perché ha giustificato fin troppe guerre, troppe inutili
stragi, ma semmai mi viene da applicarla a una come Annalena
Tonelli, assassinata nel Somaliland dopo una vita - quella sì
eroica - spesa a curare gli africani.