|
Nove mesi di reclusione e un risarcimento alla famiglia della
vittima di 2000 euro a testa per i tre funzionari della polizia di
frontiera che il 28 maggio 1999 soffocarono un sudanese durante le
procedure di espulsione: il giudice di Francoforte lunedì ha scelto
la linea morbida con gli esecutori per poter pronunciare parole dure
contro i mandanti. Al capo dell´ufficio aeroportuale - che nel
frattempo ha fatto carriera - sono state rinfacciate "Ignoranz und
Inkompetenz": i funzionari non erano addestrati e non erano stati
informati che la cassa toracica premuta contro le ginocchia può far
soffocare una persona. Il sudanese infatti è morto così, dopo otto
minuti durante i quali i tre, dopo averlo legato con sette corde e
manette di plastica al sedile dell´aereo, tentavano di tenerlo fermo
premendone il busto contro le ginocchia. Hanno scambiato le
convulsioni di un uomo che stava soffocando per la resistenza di un
soggetto destinato all´espulsione.
Piccoli errori di valutazione, che non costano nulla - a qualcuno la
vita, ad altri poche centinaia di euro. Ma la vita in sé, la
vita "nuda", non è faccenda da funzionari, non è materiale per i
burocrati. E così i ministri degli interni europei si confrontano
sull´idea di costruire in Africa filiali dei propri uffici
immigrazione. Che siano questure in franchising o punti di
assistenza burocratica, che siano centri di raccolta assimilabile
alla detenzione o campi di attesa coatta con la prevedibile
temporanea sospensione di ogni diritto, non è ancora chiaro. Francia
e Spagna vedono una minaccia ai diritti fondamentali dell´uomo,
Italia e Germania sentono la minaccia degli illegali. Questioni di
valutazione, appunto. Ma il tedesco Schily è stato
rassicurante: «Abbiamo trovato un accordo: non parleremo più
di "lager"». L´importante è trovare una nuova parola.
|