Giovanni Battista è la voce che grida in una bailamme umana, che allora come
oggi fa dire al proverbio biblico: «Nulla di nuovo sotto il sole». L´umanità nel
suo cammino faticoso si trova ad ogni generazione dinnanzi al bivio del salvarsi
o del dannarsi. Giovanni è vestito di peli ma non li ha sulla lingua con la
quale apostrofa i benpensanti con epiteti spietati: razza di vipere.
Il linguaggio di questo profeta non è tenero: far piazza pulita, dando voce
all´ira di Dio che sterminerà il male. Dio e la sua ira non sono mai contro
l´uomo: ma contro ogni male. Nel deserto egli grida: è il luogo in cui il popolo
visse della parola e della manna, in cui comunicava con il suo Dio. Deserto,
immagine di ogni situazione in cui l´emergenza avvolge la vita delle persone. I
fallimenti, le crisi economiche, la salute che ti abbandona, i tradimenti delle
persone amate, le depressioni, sono esperienze limite che ogni persona in
qualche stagione della vita si trova a dover affrontare. Quanto bisogno di
sentire una voce. Quante chiacchiere, senza parola, ci vengono offerte e ci
sommergono, dopo averci illusi, nel niente. Abbiamo bisogno della voce di chi
diventa grazia di Dio (Giovanni) perché trasmette la Parola che distrugge il
male che mi sta schiacciando. Non parole di consolazione ma di vita, che mi
consentono di rialzarmi per dar senso ai miei giorni tormentati dal
male. «Convertitevi»: cambiar strada rifiutando di pervertirsi in tutte le
direzioni. Mettere al centro delle nostre idee lui: «Guardate a lui e sarete
luminosi», ci suggerisce la preghiera dei salmi. Ristabilire l´ordine della
creazione mettendo al centro Dio e non il proprio io o le proprie immagini di
Dio. Vivere finalmente da figli e da fratelli: il segno di Dio si realizzerà con
il giudizio della croce del suo Cristo che non userà il setaccio per giudicare
gli uomini ma il ventilabro che trattiene il bene e disperde il male.
Convertirsi dunque è accettare su di noi il suo giudizio che è la croce, che
distrugge ogni male donandoci la sua vita. Oggi annunciare il regno dei cieli
non è facile eppure è doveroso per il credente prestare la propria voce a Dio
per testimoniare la sua presenza nella vita che egli nutre con il suo pane che
risana. Lo avevano capito i primi cristiani martiri che si sono giustificati
davanti al carnefice dicendo: senza domenica non possiamo vivere. Almeno
i praticanti siano capaci di nutrirsi del Corpo del Signore rinunciando a fare
i clienti dell´idolo del mercato che invade tutto, anche la domenica, con il suo
invito a consumare.
Invece che praticare lo shopping proviamo a mettere in pratica la virtù della
sobrietà: avremo la gioia di far Natale con i fratelli più disgraziati che
gioiranno, più che per il poco che possiamo loro donare, del rapporto che
abbiamo instaurato con essi: sarà un vero Natale, questo del 2004.
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