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Amiche e amici,
ecco le due "recensioni" al romanzo di Davide Longo, scritte dalle
signore Marta e Paola del GdL, che sono state inserite nella scheda
di votazione del Premio Bergamo:
"Dal ritrovamento in fondo ad un vallone del cadavere di un uomo
ucciso a fucilate, prende l'avvio l'opera di Davide Longo. Un
romanzo, direi, di ampio respiro che coglie l'essenziale, ma indugia
anche in pregnanti particolari. Giro di malavita che coinvolge molti
individui ed omertà portata fino all'inverosimile costituiscono i due
cardini maggiori dell'opera. La ricerca della verità traspare
dall'inizio alla fine, ma è una inutile fatica. Tutto ciò è espresso
dall'autore con un linguaggio piano, chiaro e accessibile, non
scevro, a tratti, da uno stile forbito. L'attenzione del lettore è
subito catturata ed egli divora letteralmente le pagine per giungere
alla fine della "storia"."
(Marta Albanese)
"Il testo è scritto in buona lingua italiana, scorrevole, ben
punteggiata e piacevole alla lettura anche per la presenza di
notazioni condivisibili e piacevoli nella loro semplice
profondità: "Ogni cosa di lei si muoveva con garbo e Cesare sapeva
che è cosa che non si insegna" (p.99). Belle note paesaggistiche mai
retoriche: "Una luce che curvava le cose" (p.155) e cenni a certe
intimità trattate con mano leggera (p.157).
Il contenuto è un po' dispersivo. Ben costruita la figura del
protagonista Cesare, il francese. Più pallide le altre di contorno.
Ben sottinteso, delicatamente, ma intensamente l'amore per la moglie
morta, e in altro tono quello per la cagna.
"Noir ruvido e incalzante" (nelle note di copertina): non condivido.
E' più, secondo me e in parte la trama, un testo introspettivo sulla
vita di un uomo che, giunto quasi sulle soglie della maturità, vuole
provarsi ancora."
(Paola Volpi)
Cordiali saluti
Corrado
<moderatore>
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