"La mandragola" è una commedia scritta da Niccolò Machiavelli attorno al
1520.
Personaggi principali:
* una coppia sterile;
* un innamorato intraprendente;
* un frate accomodante;
* altri.
Il problema è sempre quello, o, se preferite, era già quello.
Una coppia sterile vuole un figlio e lo vuole a tal punto da cadere nella
rete di una colossale beffa.
Beffa o non beffa, c'è comunque sempre di mezzo la chiesa, sotto forma di un
suo agente deviato, come si direbbe se si trattasse di servizi segreti. Ma
deviato quanto?
E qui le alternative sono due: chi legge senza problemi l'italiano del
cinquecento può scaricare il testo da qui:
http://www.liberliber.it/biblioteca/m/machiavelli/index.htm.
Chi ha difficoltà in tal senso e si accontenta di un riassunto lo trova qui
di seguito, incollato da:
http://www.griseldaonline.it/informatica/mandragola.htm.
In particolare quest'ultimo sito presenta un'edizione commentata in formato
ipertestuale.
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Mandragola di Niccolò Machiavelli - Riassunto
Mandragola di Niccolò Machiavelli - Riassunto
Commedia in prosa in cinque atti preceduti da un prologo in forma di
canzone. La datazione non è sicura, ma è certo che la Mandragola fu
composta, rappresentata
per la prima volta e data alle stampe tra il 1518 e il 1520. In occasione di
una rappresentazione faentina del 1526, la commedia si arricchì di sei
canzoni,
distribuite prima del prologo e alla fine di ogni atto.
Il prologo, nel quale compare il titolo Mandragola, è recitato dalla voce
autoriale, che, rivolgendosi ai «benigni auditori», presenta i personaggi -
caratteri
moralmente disdicevoli, ad eccezione della protagonista femminile - narra
l'antefatto e recita la propria apologia, giustificando la composizione di
un'opera
"leggera" con la contingente impossibilità di dedicarsi ad imprese più
virtuose.
Atto I. L'azione si svolge a Firenze e prende le mosse da una confidenza che
Callimaco Guadagno, giovane innamorato, fa a Siro, suo servo fedele.
Callimaco,
appena rientrato in Italia dopo una permanenza di vent'anni a Parigi, è
vittima di un amore "di lontano" per la fiorentina Lucrezia, le cui lodi ha
sentito
tessere a Parigi da un cugino di lei. Lucrezia è la savia e onesta moglie di
messer Nicia Calfucci, "el più semplice ed el più sciocco uomo di Firenze",
nonostante la laurea in legge. Il giovane, deciso a conquistare la donna a
tutti i costi, sa che i due coniugi sono tormentati dal desiderio di avere
figli,
ancora insoddisfatto dopo sei anni di matrimonio. La stoltezza di messer
Nicia, il tormento dei due coniugi e l'avidità umana permettono a Callimaco
di
tessere un inganno che lo porterà a raggiungere il suo scopo, grazie alla
collaborazione, ottenuta con vari mezzi, di Siro, del parassita Ligurio,
assiduo
frequentatore di casa Calfucci, di Sostrata, la madre di Lucrezia, e del
poco spirituale frate Timoteo.
Atto II. Callimaco si finge medico e riceve in casa propria Ligurio e messer
Nicia. "Maestro Callimaco" prescrive una pozione di mandragola come medicina
sicuramente efficace contro la presunta sterilità di Lucrezia, avvertendo
messer Nicia dell'unica grave controindicazione: la morte del primo uomo che
farà all'amore con la donna, dopo che essa avrà assunto la pozione. Lo
stesso Callimaco suggerisce una facile soluzione a questo nuovo problema:
messer
Nicia sarà così saggio da rassegnarsi, per una notte, a cedere la propria
moglie ad un "garzonaccio" (naturalmente sarà Callimaco travestito) che egli
stesso, Callimaco (fra' Timoteo travestito), Ligurio e Siro preleveranno in
strada e condurranno a forza in camera di Lucrezia. A questo punto rimane un
unico inconveniente: la difficoltà di convincere Lucrezia, donna religiosa,
«onestissima e al tutto aliena dalle cose d'amore», a sottoporsi alla
terapia
proposta.
Atto III. Entrano in scena Sostrata, la madre di Lucrezia, facilmente
persuasa dell'opportunità di «pigliare de' cattivi partiti el migliore», e
frate Timoteo,
al quale Ligurio promette una ricchissima elemosina (naturalmente dalle
tasche dello sbalordito ma rassegnato messer Nicia) in cambio del suo
imprescindibile
aiuto nell'opera di persuasione di Lucrezia. Sostrata convince la figlia,
perplessa e timorosa di non agire rettamente, a recarsi da frate Timoteo per
chiedergli consiglio e conforto. Il frate, giovandosi dell'esempio biblico
delle figlie di Lot, persuade l'angosciata e remissiva Lucrezia con un
discorso
sull'ineccepibilità delle azioni dettate da buoni scopi e da buone
intenzioni.
Atto IV. E' arrivata la preannunciata notte dei travestimenti e degli
inganni. Ligurio, Siro e messer Nicia si travestono per l'agguato al
"garzonaccio",
accompagnati da fra' Timoteo travestito da Callimaco. Callimaco, a sua
volta, si traveste da "garzonaccio". L'agguato viene compiuto e i compari si
separano
davanti alla soglia di casa Calfucci. Sarà proprio l'ignaro messer Nicia ad
introdurre il "malcapitato" nella camera della moglie.
Atto V. E' mattina e ognuno dei personaggi esprime le proprie considerazioni
sulla notte appena trascorsa. Cacciato via il "garzonaccio" da casa propria,
messer Nicia si compiace con Ligurio e Siro della buona riuscita
dell'impresa e della propria vigilanza, durante la notte, affinché la cosa
andasse a buon
fine. Accomiatatosi da Nicia, Ligurio incontra Callimaco. Il giovane
racconta di essersi rivelato a Lucrezia, di averle dichiarato il proprio
amore e di
avere trovato la donna disposta ad accettarlo come suo amante e ad
accoglierlo in casa propria come compare del marito, in nome della "celeste
disposizione"
che fu causa degli ultimi avvenimenti. Anche la timorata Lucrezia, dunque,
nel finale rivela che la sua saggezza è tale perché sa adeguarsi alle
circostanze,
in ciò non aliena dal calcolo dell'utile, seppur ultraterreno.