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Rispondi | Inoltra Messaggio #885 di 1170 |
Una sorta di simpatia ci muove a scrivere una breve nota su questo
bella raccolta della siciliana Antonella Pizzo, solida conoscenza di
Poiein, anche dopo la pur acuta ed esaustiva nota di Massimo
Orgiazzi, appena inserita pochi giorni or sono. Il motivo è,
simpatia a parte, che mi intriga molto il tema del libro che mi
sembra, per una serie di considerazioni che cercherò d esporre al
meglio, di notevole rilievo. Il tema che predomina mi pare quello
del "distacco", che è sì, come rileva Orgiazzi, un distacco dalle
cose o anche una sorta di diffidenza o forse estraneità nei
confronti del mutamento, del divenire (nella piena accezione
filosofica). Ma è un distacco particolare e appunto questa
particolarità mi sembra un carattere saliente della raccolta: un
distacco sereno, conciliato, senza la connotazione tipica di trauma,
che è sottesa nell'uso comune di questa parola. In realtà, la
presenza costante in questi toni chiari, in questa leggerezza, in
questo vento, in questo cielo solcato da un passaggio di gru, mi
pare essere la morte (e forse la gru "di ferro" potrebbe essere il
simbolo di questo fare e disfare sempre le medesime cose, ossia il
presente, visto in questa sorta di àpeiron anassimandreo, dove la
poeta riveste i panni di colei che è pronta a dipartire nel futuro,
che, anzi, già si vede al di là del suo ciclo biologico e storico,
per fare posto a qualcun altro secondo la legge del tempo, come dice
appunto Anassimandro). Illuminante sotto questo aspetto la poesia
Quando questo mio andare si compirà, che sembra riecheggiare una
lirica in appendice a Salutz!, di Giovanni Giudici - anche lì si
trova la stessa poetica degli oggetti scissi dal loro fruitore, ma
nello stesso tempo l'anima del fruitore che pare permanere negli
oggetti. Se facciamo poi attenzione all'uso dei tempi nei verbi,
vedremo che dominano ampi squarci di futuro (e racconto di cose che
accadranno nel futuro) e ci accorgeremo peraltro che il pur
innegabile e a volte maniacale riferirsi al quotidiano oggettuale,
agli odori persino, altro non è che una rivisitazione onirica
dall'al-di-là di questa barriera, già considerata superata nel
distacco - che pertanto è già avvenuto, seppure soltanto
nell'immaginario. E' possibile parlare di futuro come esperienza
già avvenuta? Certamente: una sorta di prefigurazione, ma molto di
più, un'esperienza dell'immaginario, che pur non accaduta nella
storia è, nei suoi connotati essenziali, reale, e si configura come
congiunzione delle dimensioni temporali futuro-passato-presente in
un unico tempo qualitativo che è altra cosa dal tempo cronometrico.
Un sogno insomma, sognato dal futuro e che contiene il momento
storico presente, il qui ed ora dell'esperienza storica esistenziale
ancora in corso, che essa stessa non potrebbe essere senza contenere
in sé anche il passato. Mi pare questa, se non è un mio personale
abbaglio, una lieve ma insieme profonda maniera di riflettere sul
mondo, sull'esperienza, sull'essere. Il distacco si connoterebbe in
questo caso, non tanto come de-cisione tout court ma più come
ricerca di una giusta distanza che permetta di correggere la
prospettiva dei sensi e del pensiero stesso, che forse la poeta
considera deformata dall'esperienza esistenziale, dalle urgenza,
dalle problematiche così poco "poetiche" che il vivere comporta.
Di conseguenza, il contenuto di questo libro è non soltanto un
poetico racconto del proprio inferno terreno, ma il sogno di un
paradiso, o meglio da un paradiso, che rimanda anche a una visione
salvifica, pur in senso filosofico e non certo teologico.

Gianmario Lucini
- http://www.poiein.it/autori/2005_09/10_LuciniPizzo.htm )
6 sett. 05






Mar 6 Set 2005 8:56 pm

mpluchi
Offline Offline
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Inoltra Messaggio #885 di 1170 |
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Una sorta di simpatia ci muove a scrivere una breve nota su questo bella raccolta della siciliana Antonella Pizzo, solida conoscenza di Poiein, anche dopo la...
mpluchi
Offline Invia email
6 Set 2005
8:57 pm
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