Secondo me il telelavoro non è un castigo, anzi! Dopo 23 anni passati
alle dipendenze della stessa azienda, costantemente in mezzo alla bolgia
più totale (clienti, autisti, impiegati ed operai che entravano
nell’ufficio per le più svariate esigenze), ed un periodo transitorio,
in cui mi ero licenziato perché diventava per me troppo faticoso
percorrere 40 chilometri al giorno, visto che il mio datore di lavoro mi
aveva trasferito, nonostante la mia situazione di gravità dell’handicap,
asserendo che dove avevo lavorato fino a quel momento, non era più
possibile, visto che quel lavoro non c’era più lì; dopo il
licenziamento, dunque, e dopo aver lavorato 4 mesi per un’azienda e 15
giorni per un’altra, a febbraio dello scorso anno iniziai la mia
“avventura lavorativA” in Ikea, come borsa lavoro del Comune di Monza.
Ad aprile, subito dopo Pasqua, fui assunto e a giugno dello scorso anno
è iniziata per me una nuova vita. Lavoro da casa per il call center.
Ricevo le telefonate dei clienti, cerco di aiutarli a risolvere i
problemi che mi sottopongono. Se non riesco o non posso (per
disposizioni aziendali) trovare direttamente la soluzione, cerco i
colleghi o le colleghe, comunico con loro, spiego loro il problema e, se
necessario, giro il cliente a loro. Una volta al mese vado in sede per
portare il foglio presenze, che, comunque compilo, invece del classico
cartellino. Quando vado lì, mi fermo anche a lavorare….
Personalmente, visto il mio carattere ed il tipo di lavoro, preferisco
lavorare da casa, oltretutto con un sottofondo musicale invece del
solito brusio dei call center. Il che non è poco. Ho dei vincoli
d’orario, è vero. Se ho bisogno di ferie e permessi, li chiedo come
tutti i dipendenti. Però, sono in casa mia, mi vesto come voglio senza
dover cercare la camicia bella od altro perché in mezzo alla gente, non
si sa mai…. Uso il mio bagno, la mia cucina… ecc… Ikea mi ha dato la
strumentazione (pc compreso) per lavorare…
Insomma, credo che il telelavoro abbia risvolti positivi maggiori di
quelli negativi. A parte il fatto che esco due sere la settimana per
andare in palestra (e lì si socializza) ed un per le prove del coro
della Parrocchia dove canto…. Anche lì si socializza. Insomma, non
trascuro amicizie ed impegni vari… Forse fa paura il telelavoro, perché
non lo conosciamo a sufficienza. Io, anche se faccio part-time (5 ore al
giorno) e prendo uno stipendio molto più basso di prima…. Mi sento un
altro!
Quindi, non lo lego ai lavoratori con disabilità, ma vorrei che fosse un
po' più valutato.... ci sono tanti modi per socializzare.... non è
necessario un posto di lavoro per farlo, secondo me....
Fabrizio
-----Messaggio originale-----
Da: Enrico Agosti [mailto:enrico@...]
Inviato: mercoledì 10 novembre 2004 9.36
A: h81@yahoogroups.com
Oggetto: [h81] Ogg: telelavoro
Ciao Fabrizio,
mi scuso per il ritardo della risposta per il quesito che è molto
interessante.
Personalmente non sono favorevole al telelavoro legato alla persona
con disabilità in quanto la "persona" come tale ha bisogno del
contatto umano, della socializzazione e di muoversi. Vi sono comunque
diversi aspetti della questione che potrebbero favorire questa forma
di attività per persone in stato di gravità che hanno difficoltà di
spostamento. Anche per talune persone non disabili il telelavoro può
essere vantaggioso. Io come ho detto prima non legherei questa forma
di lavoro alle persone con disabilità.
ma è una impressione strettamente personale.
Ciao
Enrico
--- In h81@yahoogroups.com, "Paola & Fabrizio" <fdallavilla@l...> ha
scritto:
> Ciao, vorrei sapere da voi cosa pensate del telelavoro. Chi è
> favorevole? Chi contrario? Perché? Secondo voi una persona con
> disabilità quali vantaggi e quali svantaggi ne avrebbe come
> telelavoratore?
>
> Fabrizio
>
>
> [Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]
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