allora, non me
ne vogliano i nostri atleti sponsorizzati.
il fatto non è
"uno maneggevole e uno resistente".
E' uno di
nuova concezione e uno dell'età della pietra.
Ciao a tutto
il forum , sono Daniele (Paci) , mi permetto di intervenire su un argomento
abbastanza delicato che non può essere riassunto nelle tre righe di cui
sopra. Il problema a mio avviso è
un altro, quale sarà l’utilizzazione del nostro mezzo e soprattutto quale è il
nostro bagaglio tecnico ed esperenziale in hydrospeed (capacità di valutazione,
lettura del fiume, tecnica individuale, ect.). Per chi non mi conosce dico cosa faccio da circa 18 anni in
modo da rendere più chiari alcuni concetti che andrò ad elencare di seguito .
Come altri, sono maestro dell’Associazione Italiana Hydrospeed, membro della
commissione tecnica della stessa associazione che cura e coordina l’iter
formativo delle proprie figure professionali e l’attività amatoriale e
didattica dei Centri scuola affiliati (i maggiori e più importanti operanti in
Italia) , operatore e formatore per il Centro di alta Specializzazione per Soccorso
e sopravvivenza fluviale , alluvioni della Federazione Italiana Nuoto per la disciplina dell’Hydrospeed
, membro della commissione tecnica dell’Area Acquaviva UISP anche per il
settore Hydrospeed pertanto, oltre ad essere un
hydrospeeders per puro divertimento, aimè sempre meno per problemi di tempo, lo faccio in modo continuativo per
professione . A monte distinguerei innanzitutto quali modelli sia in “schiuma”
o in polietilene dovrò utilizzare in base alle mie caratteristiche corporee (altezza,
peso, ecc.) e in base alla mia esperienza . Distinguerei due importanti fattori :
chi andrà ad utilizzare l’hydrospeed e per quale scopo . A mio avviso alcuni modelli in schiuma, soprattutto
quelli che si trovano in commercio non sono adatti per un principiante e per
principiante non intendo un neofita che si presenta in un centro per effettuare
una discesa commerciale ma un a persona che si avvicina a questa disciplina per
seguire un certo percorso formativo . Non
sono adatti per imparare la tecnica , non tengono una linea, non sfondano, spesso fianchi troppo
alti e squadrati , sbagliata impostazione delle impugnature che non consentono
una corretta impostazione, sono però adatti con un certo margine di sicurezza
per scendere percorsi di medio-bassa difficoltà anche a persone di poca
esperienza. Non li trovo
assolutamente ideali per
operazioni di soccorso e per un iter formativo corretto che possa portare ad un
accrescimento del nuotatore fino ad arrivare , per pura soddisfazione personale
o per futuro lavoro, a diventare una figura professionale . Non a caso noi facciamo sostenere le
prove di esame per guida con i “plasticoni” come , teniamo i corsi ai corpi
specializzati della protezione civile, Vigili del Fuoco e Croce Rossa, sempre
con il “plasticone” che, in operazioni di soccorso e di recupero consente
maggiore libertà di movimento e maggiore affidabilità e sicurezza in tutti i
tipi di percorso , dai più semplici ai più impegnativi. Io personalmente lavoro con un
hydrospeed in polietilene anche se ho un hydrospeed in schiuma che uso per mio
divertimento e quando non sono con i clienti o comunque quando il mio “grado in
acqua” mi mette in condizione di
non dover gestire un gruppo. L’idro in schiuma è sicuramente
divertente (soprattutto agli
imbarchi e agli sbarchi , visto il peso)
però , vista l’impostazione delle braccia, io probabilmente non lo
userei su percorsi molto tecnici e
particolarmente impegnativi , sia tecnici che di volume , in presenza di grossi
buchi, nicchie , salti . Il problema dei traumi dell’idro in plastica è dettato
sempre all’esperienza del notatore ,
comunque preferirei sempre una botta su un fianco che non avere la
possibilità di sfilare un braccio o di dover lasciare la presa in una
situazione di particolare disagio.
Alla fine comunque il mio consiglio non è quello di preoccuparsi di
quale idro sia più figo , più veloce o più leggero ma di seguire un iter formativo
corretto tale da garantirmi di scendere un fiume in assoluta sicurezza e che mi
consenta di poter scegliere poi in
autonomia quale sia il mezzo a me più congeniale a seconda di quello che dovrò
affrontare. E vai con le
discussioni ! Un abbraccio a tutti .
Daniele
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A.I.HYDRO.
Associazione Italiana Hydrospeed
Segreteria : Viale E. Cialdini n.4 - 50137
Firenze
Telef./Fax +39 055 611055
www.acquaviva.org/hydrospeed.htm
-----Messaggio
originale-----
Da: hydroitalia@yahoogroups.com
[mailto:hydroitalia@yahoogroups.com]Per conto
di marco giaroli
Inviato: martedì 15 maggio 2007
23.58
A: hydroitalia@yahoogroups.com
Oggetto: Re: [hydroitalia] Help
idrosolidale
allora, non
me ne vogliano i nostri atleti sponsorizzati.
il fatto non
è "uno maneggevole e uno resistente".
E' uno di
nuova concezione e uno dell'età della pietra.
Quelli di
schiuma hanno una resistenza infinita. Per il semplice fatto che non possono
rompersi.
Una volta
incollati a caldo gli strati, la forza necessaria x staccarli in acqua sarebbe
tale da essere una sorta di tornado. E a quel punto conta poco di che materiale
è l'hidro...
Quelli di
polietilene alla lunga imbarcano acqua, sono piatti sotto e tutti i colpi che
prendi sulle pietre te li portano driti dritti nei fianchi e nelle costole.
Il solo
vantaggio lo puoi avere (se vantaggio si può definire) sulle pietre semi
sommerse: quello di polietilene può scivolare, quelli in schiuma si ferma o
frena molto per attrito.
Per il resto
non esiste confronto. Anzi, a volte i colpi bucano il polietilene. X quelli in
schiuma, male che ti vada prendi carta da forno e ferro da stiro, una passata e
sembra nuovo.
Da ultimo, se
in francia (dove alle gare partecipano 150 persone) tutti usano la schiuma
nonostante la quasi impossibilità a reperirla...
saluti
schiumosi
Marcone
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