Oggi un estratto da un classico "Don Chisciotte", con un brano che,
selezionato tra molti, fa ridere ancora oggi.
Sono due pagine che narrano di come il cavaliere e il suo scudiero,
infilatisi in un bosco, sentono un rumore misterioso. Don chisciotte
vorrebbe andare a vedere, Sancho ha così paura che si aggrappa alla gamba
del suo padrone e non la abbandona per nessun motivo, neppure per i bisogni
fisiologici.
Buon divertimento
XX . DELLA NON MAI VISTA E INAUDITA AVVENTURA COMPIUTA DAL VALOROSO DON
CHISCIOTTE CON MINOR PERICOLO DI QUALUNQUE ALTRA PORTATA A TERMINE DA ALCUN
FAMOSO CAVALIERE AL MONDO
Don Chisciotte, sostenuto dal suo intrepido cuore, saltò su
Ronzinante e, imbracciato lo scudo, mise a tracolla la lancia e disse:
«Amico Sancho, devi sapere che io nacqui, per volere del cielo,
in questa nostra età del ferro per far risorgere in essa quella dell'oro, o
aurea, come suole chiamarsi. Io sono colui a cui sono riservati i pericoli,
le grandi imprese, i fatti di valore.»
Sancho, udite le parole del suo padrone, cominciò a piangere
quanto più pietosamente si possa al mondo e a dirgli:
«Signore, io non so perché la signoria vostra voglia affrontare
questa così paurosa avventura: ora è notte; qui non si vede nessuno:
possiamo benissimo deviare da questa strada e allontanarci dal pericolo.»
«Non si deve dire di me, né ora né mai,» rispose don Chisciotte,
«che lacrime e preghiere mi abbiano distolto dal fare ciò che dovevo secondo
lo stile di un cavaliere; pertanto ti prego, Sancho, di star zitto. Ciò che
devi fare è stringer bene le cinghie a Ronzinante e restare qui; ché io
tornerò presto, o vivo o morto.»
Sancho, allora, vedendo la irremovibile decisione del suo
padrone e quanto poco servissero con lui le lacrime, le preghiere, i
consigli, stabilì di giovarsi della sua astuzia e di farlo aspettare, se gli
riusciva, fino alla mattina; pertanto, mentre stringeva le cinghie al
cavallo, cautamente, senza farsi sentire, con la cavezza del suo asino legò
tutt'e due le zampe a Ronzinante in modo che, quando don Chisciotte volle
partire, non poté, perché il cavallo non poteva muoversi se non a salti.
Sancho Panza, vedendo la felice riuscita del suo stratagemma, disse:
«Ecco, signore, che il cielo, impietosito dalle mie lacrime e
dalle mie preghiere, ha disposto che Ronzinante non si possa muovere; e se
voi volete ostinarvi a spronarlo, dàgli e dàgli, finirete con l'irritare la
Fortuna e, come si dice, dar calci al vento.»
Don Chisciotte, intanto, si disperava e quanto più spronava il
cavallo, tanto meno riusciva a smuoverlo; finché, senza rendersi conto della
legatura, stimò opportuno starsene calmo e aspettare, o che si facesse
giorno o che Ronzinante si movesse, credendo, senza alcun dubbio, che lo
ostacolo provenisse da tutt'altra causa che dalla furberia di Sancho;
pertanto gli disse:
«Giacché è così, Sancho, che Ronzinante non si può muovere, io
son contento di aspettare che spunti il giorno, sebbene pianga il tempo che
tarderà a venire. Sono io, per caso, di quei cavalieri che prendono riposo
nei pericoli? Dormi tu, che sei nato per dormire, o fa' quel che ti pare,
ché io farò quello che riterrò più conveniente ai miei intenti.»
«Non vada in collera la signoria vostra, mio signore,» rispose
Sancho. E, avvicinatosi a lui, mise una mano sull'arcione davanti e l'altra
su quello di dietro, in modo che restò abbracciato alla coscia sinistra del
suo padrone, senza osare di scostarsene di un dito.
Intanto, o che fosse - sembra - il freddo della mattina che
stava ormai per giungere o che Sancho avesse a cena ingerito qualcosa di
lassativo, o che fosse un bisogno naturale (ché è la cosa più credibile),
gli venne voglia e smania di fare ciò che un altro non avrebbe potuto fare
per lui; ma era tanta la paura che gli era entrata in cuore, che non osava
allontanarsi neanche quanto un nero d'unghia dal suo padrone. Neppure, però,
era possibile pensare di non fare ciò di cui sentiva il bisogno; e così quel
che fece, come transazione, fu di liberare la mano destra che teneva
attaccata all'arcione posteriore, e con essa, cautamente e senza far rumore
alcuno, sciogliere il nodo scorsoio del laccio che sosteneva da solo i
pantaloni; infatti, quando l'ebbe sciolto, i pantaloni caddero giù e gli
rimasero ai piedi come ceppi; dopo di ciò, tirò su la camicia come meglio
poté e scoprì entrambe le natiche, che non erano tanto piccole. Fatto questo
(che egli pensava fosse il più che c'era da fare per uscire dalla tremenda
urgenza di quel bisogno), gli sopraggiunse un altro guaio più grave, poiché
gli parve che non avrebbe potuto liberarsi senza far forti rumori, e
cominciò a serrare i denti e stringere le spalle, trattenendo in sé il
respiro quanto più poteva; ma, nonostante tutte queste precauzioni, fu così
disgraziato che alla fine fece un po' di rumore, ben diverso da quello che a
lui incuteva tanta paura. Don Chisciotte lo udì e disse:
«Che rumore è questo, Sancho?»
«Non so, signore,» egli rispose, «dev'esserci qualcosa di nuovo,
poiché le avventure e le sventure non cominciano mai per andare a finire in
una bagattella.»
Tornò di nuovo a tentare la sorte, e gli andò tanto bene che,
senza far più rumore e chiasso di prima, si sentì liberato dal peso che gli
aveva dato tanta molestia. Ma poiché don Chisciotte aveva il senso
dell'olfatto così vivo come quello dell'udito, e Sancho stava così vicino e
cucito addosso a lui che le esalazioni salivano in alto quasi in linea
retta, fu inevitabile che qualcuna gli arrivasse al naso; e non appena gli
giunsero, egli corse ai ripari stringendoselo fra due dita e disse con un
tono di voce un po' nasale:
«Mi sembra, Sancho, che tu abbia una gran paura.»
«Sì, che l'ho,» rispose Sancho; «ma da che cosa la signoria
vostra se ne accorge ora più che in qualsiasi altro momento?»
«Dall'odore che mandi ora più che in qualsiasi altro momento, e
non proprio d'ambra.»
«Potrà anche essere,» disse Sancho, «ma io non ne ho la colpa;
la colpa è della signoria vostra che mi porta in giro a ore indebite e per
questi luoghi inconsueti.»
«Vattene tre o quattro passi più in là, amico,» disse don
Chisciotte (sempre senza staccare le dita dal naso) «e d'ora in avanti abbi
più rispetto della tua persona e del dovere che hai verso di me; ché
l'eccesso di familiarità con cui ti tratto ha causato questa mancanza di
riguardo.»
«Scommetterei,» replicò Sancho, «che la signoria vostra pensa
che io mi sia fatto scappare dal corpo qualcosa... che non dovevo fare.»
«A rimestarla è peggio, amico Sancho,» rispose don Chisciotte.