Oggi un brano lungo di primo Levi sulle storpiature delle parole.
«L’aria congestionata
L’italiano, si usa ripetere da molto tempo, è una lingua ricca e nobile, ed insieme rigida ed impermeabile, restia ad accogliere voci nuove per le cose nuove. A giudicare dagli effetti, noti a chiunque abbia frequentato un ambulatorio o un laboratorio chimico o un’officina, appare evidente la ripugnanza con cui l’uomo parlante accoglie le parole che è costretto ad usare ma che gli giungono nuove. Tipicamente, il parlante si sforza di ricostruire il «vero» significato della parola deformandola più o meno profondamente: questo fenomeno, la cosiddetta falsa etimologia o etimologia popolare, è un meccanismo onorato dal tempo, presente in tutte le lingue, illustrato da esempi antichi (melancolia, cioè «bile nera», alterato in malinconia per falso accostamento a «male»), da dozzine di altri splendidi, golosamente acchiappati al volo da Giuseppe Gioacchino Belli (brodomedico per protomedico, mormoriale per memoriale, formicare per fornicare, sgrassazione per grassazione), fino ai più recenti.
Di questi, alcuni sono di umile estrazione, e comportano una elaborazione inconscia ovvia ed elementare; altri sono più arditi, ed attestano associazioni ad un livello più alto; altri, infine, contengono un lampo di poesia, o di sarcasmo, o di riso. Riflettario e acqua portabile sono di origine artigiana e scaturiscono da puro buon senso. Riflettario (per refrattario all’azione della fiamma) è talmente appropriato, ad esempio nei forni a riverbero, che potrebbe essere tranquillamente adottato, e forse lo sarà. L’acqua portabile contiene un implicito atto d’accusa contro i violentatori del linguaggio. Dal momento che il verbo latino potare «bere» in italiano non esiste più, perché la burocrazia del secolo scorso ha riesumato questo termine astruso, ignoto ai classici, di origine alchimistica («aurum potabile»)? Non bastava «acqua da bere», che era anche più corto? Di qui l’incomprensione e la non insensata correzione: l’acqua portabile è quella che ti viene portata a domicilio dalle condutture, senza alcuno tuo sforzo.
Raggi ultraviolenti. La deformazione allude ai noti effetti di una esposizione troppo prolungata; inoltre, non sono affatto violetti. Puz, in luogo di pus, si spiega dolorosamente da sé. Iniezioni indovinose: perché bisogna indovinare la vena, e non sempre ci si riesce al primo colpo. Intercolite (per enterocolite) sembra contenere un concetto assai diffuso ed arcaico di patogenesi, secondo cui ogni malattia è una confusione, un miscuglio, una intercomunicazione aberrante di fluidi che dovrebbero stare separati: la bile nel sangue, il sangue nelle urine e così via. Il verme solitario viene spesso detto salutario o sanitario, perché appare più sensato ricollegarlo al concetto di salute che non a quello della sua solitudine: da una logica analoga è nato il termine tifo pidocchiale (in luogo di petecchiale: le petecchie sono gli esantemi caratteristici della malattia), perché esso viene diffuso attraverso i pidocchi degli abiti.
Flautolenze, comunissimo, contiene una movenza di comicità insieme crassa e sottile, sconcia ed innocente. Si direbbe opera non collettiva e anonima, ma di un poeta arguto e strambo.
I dolori areonautici alludono alla nota influenza delle condizioni atmosferiche sui reumatismi (meno chiara è la forma gemella dolori aromatici). È evidente il sigillo del rifiuto in tintura d’odio.
Anche bestemmia è frutto di falsa etimologia. È stato ricavato dal latino e greco blasfemia, che vale press’a poco ingiuria, per trasparente accostamento con bestia, trattandosi di un’azione ritenuta più degna della bestia che dell’uomo.
Aria congestionata è più recente, ed esso pure è frutto di un atteggiamento di rigetto per le diavolerie del progresso in blocco, gli architetti innovatori, le case con troppi piani e le finestre che non si aprono. Concedenza sta per coincidenza (ferroviaria). La coincidenza fra l’arrivo di un convoglio e la partenza di un altro viene garantita in termini enigmatici dall’orario delle ferrovie. Spesso manca: perciò, quando è rispettata, è un dono del destino, una benevola concessione.
Levi Primo, “L’altrui mestiere”, Einaudi, pag. 41
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