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La speranza ...   Elenco di messaggi  
Rispondi | Inoltra Messaggio #1040 di 1070 |
Intervista a padre Enzo Bianchi: "La speranza: una ragione per vivere, una
ragione per morire"

La conversazione che ho avuto con padre Enzo Bianchi, priore del monastero
di Bose, parte da Pavlov A. Florenskij, matematico russo, teologo, sacerdote
ortodosso, vittima delle famigerate purghe staliniane, arrestato nel '33,
detenuto in un gulag e poi fucilato nel '37. Un grande personaggio le cui
lettere sono raccolte in Italia con il titolo "Non dimenticatemi". Di
Florenskij padre Bianchi ha parlato anche nella sua LECTIO MAGISTRALIS
tenuta al convegno "Torino Spiritualità" la settimana scorsa.
- Che cosa ci insegna Florenskij sulla speranza?
"Che solo chi possiede una ragione per cui valga la pena morire, possiede
una ragione per cui vale la pena vivere. Oggi ci si lamenta spesso della
mancanza di senso della nostra vita, mancano infatti ragioni per cui
varrebbe la pena di spenderla, di rinunciarci, manca, cioè, un orizzonte
comunitario".
- Quindi la speranza che dà senso alla vita è la speranza condivisa?
"Se si condivide una speranza, uno scopo, con gli altri, se si pensa
all'umanità,
alle generazioni future, allora si può avere una ragione di speranza che dia
senso. Sperare soltanto per noi stessi significa vivere a ogni costo, senza
gli altri e contro gli altri. Invece sperare con e per gli altri può far
giungere fino al sacrificio".
- Sacrificio: una parola che oggi non è molto amata...
"Diciamo pure che in molti casi suscita repulsa, perché non si è più in
grado di comprendere che sacrificio significa perdere qualcosa in vista di
un bene maggiore. Ma la nostra cultura è immersa nell'amnesia, non vogliamo
o non sappiamo ricordare, eppure se siamo qui a parlare, ad ascoltare, a
discutere, è perché altri uomini e altre donne con sacrificio hanno
acquistato la libertà di cui noi godiamo: è grazie al sacrificio di altri
che abbiamo una vita e coltiviamo speranze. La speranza si paga sempre a
caro prezzo, non c'è speranza senza sacrificio".
- Avere speranza, avere fede, avere fiducia: vi è un nesso tra
queste espressioni che lei ha voluto mettere in evidenza.
"Gli uomini spesso se la cavano dicendo che la fede è un dono di Dio e
quindi chi non ce l'ha, Dio non gliel'ha data. Ma noi dobbiamo pensare che
le radici della fede sono radici umane, bisogna esercitarsi nell'arte della
fede così come bisogna esercitarsi nell'arte del vivere come scrive
Florenskij ai suoi figli. Fede come fiducia, senza fede nessun uomo potrebbe
intraprendere un itinerario di vita. Ci sono tante parole nella nostra
lingua che svelano questo nesso, la fede nuziale, il fidanzamento, sono
parole che rimandano all'esercizio della fede: ho fiducia in te, mi fido di
te".
- E senza fede nell'altro che succede?
"Senza fede ci attendiamo solo qualcosa di utile per noi stessi,
strumentalizziamo l'altro. Succede spesso, lo so, ma è un'aberrazione".
- Lei ha parlato di Gesù come di colui che desta la fede, la
fiducia.
"Gesù non agiva per stupire con i miracoli, queste sono sciocchezze. Gesù
ogni qual volta incontrava l'altro sapeva destare la fede, la fiducia. Egli
diceva: "La tua fede ti ha salvato": chi aveva la vita distrutta, chi era
malato, chi era senza speranza poteva ricominciare. Quegli uomini erano
mutati dall'incontro con Gesù perché lui ridestava in loro la fiducia
nell'uomo,
nel futuro, nel ricominciare".
- E come si arriva alla fede in Dio?
"Solo chi ha fede nell'altro può eventualmente arrivare alla fede in Dio,
altrimenti la sua fede è una credenza. Come si può aver fede in Dio che non
si vede se non ci si fida degli uomini che si vedono e con cui si vive ogni
giorno?".
- Il dolore ci rende migliori?
"Malattia, sofferenze, morte, difficilmente ci rendono migliori, sovente ci
rendono più cattivi, più egoisti. La vecchiaia ci rende più egoisti. L'egoismo
è una grande tentazione per i vecchi: ma pensare solo a se stessi rende più
piccoli, più incapaci di dare amore ma anche di riceverlo. Nella nostra
cultura, fin dall'antichità, l'opposizione non è tra vita e morte, bensì tra
amore e morte, Eros e Thanatos. Se c'è qualcosa che può combattere la morte
e tutte le sue anticipazioni è l'amore. E' questa la speranza del
Cristianesimo, ma lo possono capire anche i non cristiani, perché la
scintilla dell'amore abita in tutti i cuori".
da
http://club.quotidianonet.ilsole24ore.com/martina/intervista_a_padre_enzo_bianch\
i_la_speranza_una_ragione_per_vivere_una_ragione_per_morire


..............





Gio 25 Giu 2009 4:32 am

ha_victoria
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Inoltra Messaggio #1040 di 1070 |
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Intervista a padre Enzo Bianchi: "La speranza: una ragione per vivere, una ragione per morire" La conversazione che ho avuto con padre Enzo Bianchi, priore del...
nadia pal
ha_victoria
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25 Giu 2009
4:32 am
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