E' stato trasferito Mon. Bregantini
Chi fa abortire la vita dei giovani merita la scomunica
Il trasferimento del Vescovo di Locri, Mons. Bregantini a Campobasso......la
Calabria non si capacita di rinunciare ad una delle voci religiose, ma anche
civili più autorevoli. Una richiesta di popolo, lo stesso che è abituato a
vedere il vescovo camminare tranquillamente a piedi per le strade di Locri, dire
messa in ogni angolo della diocesi, parlare con tutti. Lui che non ha nemmeno il
telefonino cellulare e che ama avere contatti veri con il territorio, pronto ad
affrontare la 'ndrangheta con opere concrete: cooperative per dare un lavoro ai
giovani, formazione umana e spirituale, appelli pubblici. Uno stile sintetizzato
bene dai genitori e dalle sorelle di Giancarlo Congiusta, un giovane ucciso
alcuni anni fa dalla 'ndrangheta. Con la sua partenza, scrivono in una lettera
aperta ''subiremmo un'ulteriore tristissima privazione. Non ci lasci. Almeno non
ancora. I familiari delle vittime della 'ndrangheta, i giovani delle sue
cooperative, le madri, la diocesi stessa, tutti gli onesti che ancora sperano,
rimarrebbero smarriti e senza guida''....
http://www.korazym.org/news1.asp?Id=26071
Scomunica per l''ndrangheta. Il vescovo di Locri: ''Condanno chi fa abortire la
vita dei giovani''
di Mattia Bianchi/ 01/04/2006
Il vescovo di Locri, mons. Giancarlo Bregantini, ha deciso di rispondere ai
fatti di violenza che hanno insanguinato la Calabria nelle ultime settimane. Chi
spara e uccide è scomunicato. E la Chiesa lancia un segnale di speranza.
Chi fa abortire la vita dei giovani merita la scomunica. Una presa di posizione
durissima quella del vescovo di Locri, mons. Giancarlo Brigantini, che ha deciso
di rispondere ai fatti di violenza che hanno insanguinato la Calabria nelle
ultime settimane. In una lettera inviata a tutti i parroci, per essere letta
durante le messe di domani, il prelato condanna senza mezzi termini "questa
ripetuta violazione della santità della vita". "La condanno con la scomunica -
scrive mons. Brigantini - quella stessa scomunica che la Chiesa lancia contro
chi pratica l'aborto, è ora doveroso, purtroppo, lanciarla contro coloro che
fanno abortire la vita dei nostri giovani, uccidendo e sparando, e delle nostre
terre, avvelenando i nostri campi, in applicazione estensiva del Canone 1398
C.J.C., sentendo che questa grave sanzione giuridica ci aiuterà di certo a
prendere sempre più coscienza del tanto male che ci avvolge, per poi saper
reagire con fermezza e ulteriore impegno nel bene, nella difesa della vita,
nella preghiera sempre più intensa per chi fa il male, nella formazione in
parrocchia, seminando speranza nelle scuole, negli oratori, nei gruppi
ecclesiali". Per questo è necessario "risvegliare le nostre coscienze, perché
mai si lascino abituare al male, ma sempre possano attivare le necessarie forme
di reazione, nella logica della Pasqua anche con le tante lacrime versate in
questi giorni".
La decisione del vescovo arriva dopo il recente attentato che ha colpito le
coltivazioni di lampone gestite dalla cooperativa ''Valle del Bonamico'' del
Progetto Poliporo, l'iniziativa promossa dalla Conferenza episcopale italiana a
favore dei giovani disoccupati del Sud. Una realtà che agisce in contesti
difficili, andando in molti casi a toccare gli interessi stessi della
criminalità. Mons. Bregantini è da sempre una delle voci di speranza della
Locride e rappresenta quella voglia di riscatto interpretata bene dai giovani,
pronti a scendere in piazza per affermare il loro diritto ad un futuro diverso.
Un risveglio seguito all'uccisione dell'esponente della Margherita Franco
Fortugno, a cui sono seguiti altri fatti di sangue: l'ultimo, il 19 marzo con la
morte di Enzo Cotroneo di Bianco, ucciso mentre rientrava a casa.
Già nelle settimane scorse mons. Bregantini aveva annunciato che gli autori di
atti di violenze contro le persone e la terra della locride sarebbero stati
scomunicati. Con la lettera annunciata ieri, arriva l'atto ufficiale che segue
quanto prescrive il diritto canonico. Il vescovo ha deciso la scomunica
applicando il canone 1398 del Codice, cioè quello stesso relativo a quanti
praticano l'aborto. Il canone rientra sotto il titolo VI del testo canonico,
''Delitti contro la vita e la liberta' umana''. Al numero 1398 si afferma: ''Chi
procura l'aborto ottenendo l'effetto incorre nella scomunica latae sententiae''.
Una formula, quest'ultima, con la quale si stabilisce che la pena si applica in
caso si sia commesso un delitto, un peccato, per il quale è prevista appunto una
pena specifica.
Si tratta di una scelta che implica una conseguenza concreta molto precisa: chi
ha commesso le violenze non potrà ricevere i sacramenti. La scomunica infatti è
il più grave provvedimento che la Chiesa prende contro colui che, battezzato,
che abbiano peccato in modo grave sul piano morale o della dottrina, separandoli
dalla comunità dei fedeli attraverso l'interdizione a godere dei diritti e dei
benefici spirituali e temporali discendenti dall'appartenenza alla Chiesa. La
scomunica può essere comminata ad un laico e ad un ecclesiastico, può poi
attraverso specifiche procedure, essere revocata e quindi cessare con
l'assoluzione.
[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]