Salute a Massimiliano e a tutti,
> in primo luogo credo sia un successo il fatto di poter discutere senza
isterismi, attacchi, e quant'altro. Credo che questo sia sinonimo di
civismo, spero davvero però che questo dibattito non rimanga un "colloquio"
ma possa coinvolgere altre persone della lista.
Purtroppo Ipovisione non è una lista molto partecipata; molti leggono, ma
pochi e solo a sprazzi, scrivono.
Alcuni hanno smesso di scrivere perchè si chiedeva loro di discutere SOLO di
ipovisione; come se non ci fossero già 2000 contesti in cui parlare di tutto
il resto, mentre quasi nessuno per il tema della lista.
Fa niente; chi ha opinioni da esprimere sa di avere uno spazio per farlo,
chi decide altrimenti probabilmente non ha neanche molto da dire...
Detto ciò, è altamente possibile che questa discussione rimanga un dialogo;
in questo caso gli ipovedenti e quanti si interessano di ipovisione avranno
meno giustificazioni per continuare a lamentarsi in modo sterile e
disfattista di tutto quello che non va.
> Cominciamo con un esempio, se io propongo un progetto di qualsiasi genere
e
voglio che questo divenga bene comune, ho diverse possibilità, ma tutte
queste passano per il consenso, la volontà e l'appoggio di organizzazioni, e
magari partiti politici, questo è il sistema, vale per il sociale, per il
business ecc, ecc.
La ricerca e la sperimentazione dovrebbero invece prescindere dal consenso e
dall'appoggio politico; non stiamo parlando delle collezioni per il prossimo
autunno-inverno... Il fatto che la società in cui viviamo e i meccanismi che
la regolano agiscono secondo questi presupposti non significa che siano
giusti e incontrovertibili; così come il fatto che nessuno scrive su
Ipovisione non significa che l'ipovisione non esiste...
> Veniamo alle cose più vicine a noi: se io vado presso un azienda alla
quale
dico che dovrebbe eliminare le barriere architettoniche di carattere
informatico, questa azienda mi chiede chi sono e se rappresento qualcuno o
di quale ente faccio parte, e così via.
Quindi è consequenziale che il sistema in generale ti richiede un certo peso
"politico".
Questo perchè si continua a ragionare in termini di peso politico e non si
pone al centro della discussione il problema. L'accessibilità informatica è
un problema di pecezione sensoriale, non di peso politico e il fatto che gli
attuali rimedi non risolvono il problema dimostra che l'approccio non è
corretto...
> Tu dici che inevitabilmente le organizzazioni grosse tendono a fagocitare
tutto, dici anche che questo è causa di un errore strutturale delle stesse.
Però la domanda sorge spontanea: quali sono questi errori strutturali e come
è possibile porvi rimedio? E soprattutto quale potrebbe essere
l'alternativa, se messa in relazione alla modello organizzativo della
società?
Non si tratta di "cambiare la società" per risolvere il problema
dell'accessibilità informatica; più semplicemente basterebbe che quanti
affrontano il problema lo facessero partendo dal problema e non dal
"consenso politico". L'azienda a cui si chiede di rendere accessibili il
proprio sito lo deve fare per rispetto verso tuti i suoi potenziali clienti,
non perchè è andato "X" dell'associazione "Y" che rappresenta "Z" a rompere
le scatole!
> Tu dici
"credo che un ente di ricerca super-partes (non riferibile ad alcuna
associazione di categoria), debba incaricarsi di costruire una struttura
come quella descritta e riunire le professionalità disponibili in materia.
Testare un sito con più browser, sistemi operativi e impostazioni, può
richiedere ore di lavoro e necessita di adeguata strumentazione che i
singoli e le associazioni non dispongono; dunque non può trattarsi di
un'attività volontaristica, ma deve poter disporre di adeguate risorse anche
a livello di formazione."
Ok ora ti pongo un altro quesito: in che modo ma soprattutto con quali soldi
organizzeresti questo ente super partesi?
Le risorse ci sarebbero; il problema è che non vengono investite/distribuite
col fine ultimo di affrontare e risolvere i problemi. E' per questo che le
persone interessate a risolvere i problemi restano senza risorse, mentre i
responsabili a livello di consenso politico...
> Concludo dicendo solo questo, credo di aver ottenuto:
1) il dialogo,
2) spirito di collaborazione costruttivo, "vedi, sito gruppoosi", questo è
un piccolo passo, ma è un grosso successo, perché credo che al di la dei
discorsi che racchiudono concetti complessi, dobbiamo trovare o meglio
costruire lo spirito di collaborazione, perché siamo tutti sulla stessa
barca.
Dialogo e collaborazione sono indispensabili e costano poco; però non
bastano ad affrontare e risolvere veramente i problemi.
> Vedi Franco, quando io ho difficoltà ad usufruire di un servizio, mi trovo
spiazzato, come cittadino e non come appartenente a questa o quella
associazione.
Perchè allora mi parli di consenso politico?
I diritti dei cittadini fino a prova contraria sono pre-politici!... :-)
Saluti;
Franco