Ciao,
Franco scrive, a proposito della necessità o meno di un etichetta per gli
ipovedenti:
> tuttavia non so se sono proprio contento di voler essere in qualche modlo
> etichettato/definito/identificato...
> Nome e cognome sono più che sufficienti; le classificazioni troppo spesso
si
> rivelano dannose, perchè finiscono per essere uitilizzate per scopi
diversi
> rispetto a quelli prefissi.
> Un cieco avrebbe bisogno di servizi efficienti; invece troppo spesso si
> finisce col chiedere quanti ciechi si rappresentano, perchè in base a
> questo...
>
Concordo con te, ma, purtroppo credo che il tuo discorso vada bene solo
riferito ad un contesto già più profondo di conoscienza, dove gli altri
hanno già un'idea del problema con cui hanno a che fare. Io invece mi
riferivo al bisogno che ha la gente comune di inquadrare chi gli sta vicino,
di avere delle aspettative su come agirà; sembra che la cosa tranquillizzi e
che la motivazione e la sicurezza per una conoscienza più individuale, debba
comunque poggiarsi su una stabilità di base. Fa parte del nostro modo di
procedere nella conoscienza, nessuno, credo, ti chiede nome e cognome se non
si è prima fatto un'idea generale positiva e rassicurante sul tuo conto. A
parte qualche masochista come me, irresistibilmente attratta dalle persone
strane ed ambigue, fuori dal comune, misteriose, incomprensibili... ma
questa è una fatica che in pochi amano fare, soprattutto quando possono
tranquillamente scegliere di evitarla.
Ora rispondo a Sergio:
> forse sono i normo-vedenti (ma li dobbiamo chiamare così?) > ad avere
qualche
> problema di definizioni!
> . . . . . . o no?????
Certo, ma purtroppo sono i problemi della maggioranza a definire le
priorità! E i normo... io odio la parola normo-dotati! Mi fa pensare a noi
come alieni! Comunque... quelli che vedono bene, nostro malgrado, sono la
maggioranza e cercare di cambiare il modo di pensare di tutti ingaggerebbe
una lotta a scadenza generazionale! Credo che più che inca---rci perchè gli
altri hanno problemi di definizione, dovremmo imparare ad andare in giro
consapevoli che è una cosa normale contro cui si può fare poco, se non
comportarsi con naturalezza e dimostrare con i fatti che sei un individuo.
Dai, non ci si può inbilire ogni volta che uno ti guarda strano perchè ti
appiccichi alla vetrina e magari tra se dice "quello è scemo"! Quando quella
persona avrà visto più volte che dopo aver guardato la vetrina entri e fai
nromalmente shopping o che dialoghi normalmente, capirà che volevi vedere
che c'era lì, credo basti non vergognarsi di esternare le proprie modalità
anomale di approccio e andare in giro consapevoli che, a luuuungo andare, la
gente si abituerà, ma, considerate che è un problema a luuunga scadenza,
pensate solo a tutto il casino sul razzismo che è durato secoli, solo perchè
abbiamo scoperto persone con un colore di pelle diverso dal nostro! C'è poco
da fare, il cervello umano sarà pure enorme, avrà grandi potenzialità, sarà
adattivo, evoluto... ma quando si trova d'avanti qualsiasi cosa non si
conformi alle proprie aspettative ed abitudini, reagisce inevitabilmente
come un bambino impaurito!
Spero di non essere stata troppo contorta,
Valentina
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