Renato Corsetti, rispondendo ad un messaggio di Graziano Ricagno ("mi piace
molto la proposta di mama' e papa'; non sono un letterato ma, se lo fossi,
proverei ad usarle anche a costo di attirami anatemi dai puristi", ha scritto:
Vade retro, Satana! Graziano, l'esperanto e' una cosa per tutti compresi i
pachistani e gli usbechistani, non solo per gli europei. Inoltre e' una lingua
regolare. I tentativi di renderla simile ad un neo-latino nuocciono gravemente
alla sua salute!
Rispondo:
Sono pienamente d'accordo con Renato.
La forza dell'esperanto sta proprio nella sua "semplicità", intendendosi per
tale non già la "banalità", ma la capacità di esprimere anche le sfumature di
pensiero utilizzando una base linguistica relativamente ridotta, attraverso un
uso adeguato di radici, desinenze, prefissi e suffissi, e comunque con assoluta
regolarità. A mio modo di sentire, l'introduzione di neologismi (quando non si
tratti di nozioni nuove e non ricostruibili con il materiale già esistente,
come ad esempio il caso di "informadiko", "karaktro", "printilo") serve solo a
complicare la vita.
Detto questo, segnalo che Umberto Broccatelli ci ha... già provato con "mama'o"
(e, per la verità, anche con "Befano"), nella traduzione di un sonetto di
Giuseppe Gioachino Belli:
LA NOKTO DE PASKO EPIFANIA
Mama´!, mama´! - Vi dormu. - Mi ne emas. -
Lasu l´ aliajn dormi, diableto. -
Mama´, mi levi^gas. - Restu en lito. -
Resti ne povas mi; mi nun staremas. -
Mi vin ne vestos. - L´ avon nun mi premas. -
Sed ne tagigxis. - Tamen por-konsole,
mankis nur eta temp´, laux vi, parole -
Ecx senpage la varon li ne prenas! -
Mama´, rigardu cxu jam tag´ aperas -
Sed mi diris ke noktas. Kio pasis? -
Ho Di´, pro krampf´ mia pied´ suferas -
Nu, silentu, nun lumos la kandelo. -
Jes, poste vidu kion al mi lasis
la Befan´ sube de l´ kamenmantelo.
Quanto a "mamma", posso concedere che il termine esperanto "panjo", analizzato e
sezionato, non è eccezionalmente evocativo (come, del resto, tutti i
vezzeggiativi, come "pacxjo" per "babbo-papà" e "Pecxjo" per "Pierino"). Di
fatto, però, dopo cento anni di esperanto, questi termini ormai vivono di vita
propria.
Basti pensare alla bella canzone "Mamma", tradotta in esperanto da Giuseppe
Castelli in http://www.cinquantini.it/esperant/kantoj/tradicia.html
a "4 marzo 1943", tradotta in esperanto da Carlo Minnaja in
http://www.cinquantini.it/esperant/kantoj/dalla.html
alla poesia di Foscolo "In morte del fratello Giovanni", nella traduzione in
esperanto di Gaudenzio Pisoni in
http://www.nicolaruggiero.it/html/ilo/ugo-foscolo/sonetoj/pro-la-morto-de-la-fra\
to-giovanni/pro-la-morto-de-lia-frato-johano-g-pisoni-2/
al famoso discorso di Papa Giovanni Paolo primo su "Dio madre", nella traduzione
in esperanto di Carlo Sarandrea in
http://www.ikue.org/papoj/johanopaulounua/parolado.htm
Li (Dio) estas pa^cjo; pli multe, li estas panjo.
Nella canzone "Tammurriata nera", su
http://www.cinquantini.it
troviamo, poi, oltre che "panjo", anche i vezzeggiativi di nomi propri:
.....
Naski^gis nigra beb' laux onidiro
patrin' lin nomas Cxiro, jes ja lin nomas Cxiro
Ho ume sume ho, ho zume ume ho
Nomu lin Fracxjo aux Micxjo, nomu lin Jocxjo aux Cxiro
tiu beb' cire nigras, cire nigras, iom tro.
..........
Ho diru al panjo ho. Ho diru al panjo ho
nun rakontu la okazon
tiu beb' cire nigras, cire nigras, iom tro
........
Antonio De Salvo