In questo sito si pubblicano già poesie in esperanto. In altre lingue si possono anche ascoltare.
Ho parlato ieri sera col Direttore dell'azienda che gestisce il sito e anche la tv Arcoiris, di cui ho parlato più volte.
Lui chiede solo che ci iscriviamo in massa alla lista che invia le massime in varie lingue (http://www.logosquotes.org/pls/vvolant/welcome?lang=it), fra cui c'é anche l'esperanto.
Questa é la prima lista a cui comunico di questa possibilità, anche per aver visto passarmi sotto il naso svariati testi di poesie e canzoni, ma di possibilità di collocare testi, audio e video ce ne sono parecchie.
Pensate che potrebbe essere utile all'Esperanto? Mi sembrerebbe utile che la collezione di testi digitalizzati in esperanto crescesse e mi sembra che questo personaggio sia davvero speranzoso di ricevere il nostro appoggio e collaborazione.
Un saluto
Andrea Montagner
Per contattare il Direttore scrivete a : rvergara@...
----- Original Message -----
From: Scripta Manent
Sent: Friday, January 20, 2006 1:42 PM
Subject: D'Annunzio recitato da Antonio Delfino

ScriptaManent - 20-01-2006
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La poesia è notizia che rimane notizia, novità che resta nuova, diceva Ezra Pound.
La poesia è una parola che rimane. Scripta manent.
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Gabriele D'Annunzio
da “POEMA PARADISIACO”
La passeggiata
Voi non mi amate ed io non vi amo. Pure
qualche dolcezza è ne la nostra vita
da ieri: una dolcezza indefinita
che vela un poco, sembra, le sventure
nostre e le fa, sembra, quasi lontane.
Ben, ieri, mi sembravano lontane
mentre io parlava, mentre io v'ascoltava,
e il mare in calma a pena a pena ansava,
ed eran quei vapori come lane
di agnelli, sparsi in un benigno cielo.
Mi veniva da voi o da quel cielo
e da quel mare l'umile riposo?
Certo, in un punto, io fui quasi oblioso.
Lane di agnelli, gigli senza stelo,
vaghe bianche apparenze, in cielo, in mare...
Come leggero ai lidi ansava il mare!
Il vostro passo diventò più lento.
Come leggero anche! Ed io era attento
più la ritmo di quel passo o a quell'ansare,
o a le vostre parole, o al mio pensiero?
Parea che io non avessi alcun pensiero.
Non pensava. Sentiva, solamente.
Dite: non foste mai convalescente
in un aprile un po' velato? È vero
che nulla al mondo, nulla è più soave?
Qualche cosa era in me, di quel soave.
Pure, voi non mi amate ed io non vi amo.
Pure, quando vi chiamo, io non vi chiamo
per, nome. E il vostro nome è quel de l'Ave:
nome che pare un balsamo a la bocca!
Quando parlate, io non guardo la bocca
parlare, o al men non troppo guardo. Ascolto;
comprendo, vi rispondo. Il vostro volto
non muta se la mia mano vi tocca.
La vostra mano è quella che non dona.
Nulla di voi, nulla di voi si dona.
Però, nulla io vi chiedo, nulla attendo
se bene, debolmente sorridendo
come chi langue e pur non s'abbandona...
Oh, no! Voi eravate, ieri, stanca.
Voi eravate ieri molto stanca,
oh tanto che vi caddero di mano
i fiori. Non è vero che di mano
vi caddero le rose, tanto stanca
eravate? Così vi vedo ancóra.
E fate che così vi veda ancóra,
un'altra volta, un'altra volta sola.
Forse... Oh no. Sorridete. È una parola
vana questa che io dico. Voi, signora,
siete per me come un giardino chiuso.
Siete per me come un giardino chiuso,
dove nessuno è penetrato mai.
Di profondi invisibili rosai
giunge tale un divino odore effuso
che atterra ogni desìo di chi l'aspira.
Non ad altro la nostra anima aspira
che a una tristezza riposata, eguale.
Conosco il vostro portentoso male;
e il dolore ch'è in voi forse m'attira
più de la vostra bocca e dei capelli
vostri, dei grandi
medusèi capelli
bruni come foglie morte
ma vivi e fieri come l'angui attorte
de la Górgone, io temo, se ribelli,
e pieni del terribile mistero.
Me non avvolgerà tanto mistero.
Dicono che nel folto de le chiome
voi abbiate una ciocca rossa come
una fiamma: nel folto chiusa. È vero?
Io la penso, e la veggo fiammeggiare.
La veggo stramente fiammeggiare
come un segno fatale. - O passione
arsa a quel fuoco! - Tutte le corone
de la terra non possono oscurare
quel segno unico. Voi siete l'Eccelsa.
Voi che passate, voi siete l'Eccelsa.
E passate così, per vie terrene!
Chi osa? Chi vi prende? Chi vi tiene?
Siete come una spada senza l'elsa,
pura e lucente, e non brandita mai...
Oh, dove sono giunto! Perché mai
vi dico queste cose? Perdonate
chi sogna. Perdonate, perdonate.
Il tramonto è una fiamma, e i marinai
cantano da le navi, e odora il mare.
Voi vedete: non è lo stesso mare
di ieri. Voi vedete: è un altro cielo.
Lane di agnelli, gigli senza stelo,
vaghe bianche apparenze, in cielo, in mare:
queste cose rispondon meglio a noi,
meglio a le nostre anime stanche. Noi
saremo paghi di qualche dolcezza
mite, noi cercheremo una tristezza
riposata ed eguale. Ed abbia i suoi
cieli velati Aprile, come ieri,
i suoi mari quieti, come ieri;
sì che possiamo noi recar lungh'essi
i lidi, o sotto gli alberi, sommessi
colloqui e sogni e taciti pensieri,
- o voi dal dolce nome che io non chiamo!
perché voi non mi amate ed io non vi amo.
_________________
ascolta la poesia recitata da Antonio Delfino:
http://www.logospoetry.org/pls/wordtc/poesis.w6_start.doc?code=69644&lang=IT
biografia di Antonio Delfino:
http://www.logosfreebooks.org/pls/wordtc/new_wordtheque.w6_home_author.home?code_author=17457&lang=IT
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