Traggo dall’ultimo libro acquistato (Vito Tartamella: “Parolacce. Perché le diciamo, che cosa significano, quali effetti hanno”, Rizzoli 2006):
> Le parolacce vanno incluse nella teoria del linguaggio perché sono parole specializzate nell’esprimere emozioni (ira, odio, eccitazione, frustrazione, gioia, intimità, humour): un linguaggio senza emozioni è anormale quanto una persona senza emozioni.
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> Quando nel 1887 il polacco Lejzer Ludovik Zamenhof inventò l’esperanto, il linguaggio universale artificiale ricavato dalle radici dei principali ceppi linguistici mondiali, forse non immaginava che qualcuno l’avrebbe (giustamente) integrato con le parolacce. Eccole: anusulo (buco di culo), forfikigi (vaffanculo), fiki (fottere), furzi (scoreggiare), kaco (cazzo), kojonoj (coglioni), merdo (merda), pico (figa), pugo (culo), putinfilaco (figlio di puttana). Se in futuro parleremo esperanto, potremo anche insultarci.
Mio commento:
1) sottoscrivo pienamente (e non da ora) la prima affermazione;
2) è interessante che l’autore abbia avvertito l’esigenza di parlare (tutto sommato, con una certa dose di simpatia) anche dell’esperanto;
3) ovviamente, la mancanza delle lettere accentate rende ambigui, ad un esperantista, alcun dei termini riportati (ad esempio, si tratta di “picxo”, e non di “pico”; e mi raccomando di guardarsi dall’ordinare una “napola picxo”, così come sarebbe imbarazzante dire che “tro da kuiristoj kacon difektas”: dove si vede quale importanza abbiano le lettere accentate); per converso, un non esperantista potrebbe erroneamente pensare che “kaco” abbia a che fare con la defecazione;
4) non riesco a capire il significato di “anusulo”, dato che basterebbe “anuso”, a meno che la traduzione esatta non sia un’altra (corrispondente al toscano “bucaiolo”, con i suoi sinonimi “gay, finocchio, checca, invertito, pederasta, sodomita, frocio, ricchione, culo, culattone, culano, culatino, buso, busone, bardassa, bardascia, buggerone, femminello, mezzafemmina, pigliainculo” e – per così dire – chi più ne ha più ne metta);
5) per dire “figlio di puttana”, personalmente dico “putinido”, confortato in ciò dal vocabolario Minnaja e dall’analogia con “vipuridoj!” = razza di vipere (Matteo 3,7);
6) per dire “vaffanculo!” adopero: estu bugrita!; forfikigxu (en la pugo)!; malbenon/ plagon al vi! (nel mio dizionario ho anche registrato il proverbio “è meglio un vaffanculo d’un amico” = pli bone perdi amikon ol vortan pikon).
Cordialmente
Antonio De Salvo